ANDARE A FARE LA SPESA con nostalgia.

 

Io rallento e il mondo accelera. Passa il tempo, vado sempre meno sprint. La natura da bradipo di chi si fa avanti con gli anni è forse anche un modo per gustare il tempo che si accorcia. Oppure no. Da bambina mi ricordo un tempo lento. Ma io ero una bambina d’altri tempi, dove quello che oggi c’è allora era inimmaginabile. Le cose più tecnologiche di cui ho memoria sono la scala mobile della UPIM  e, in un primo periodo, il telefono e la televisione al bar vicino casa. Poi ho avuto anche il telefono e la televisione a casa. Ma era bello che venivano i vicini a chiedere il favore di fare una telefonata o il piacere di trascorre una serata insieme a guardare un programma. Andare a fare la spesa con i grandi era una passeggiata, un tempo lento anche quello. Si partiva a piedi con una sporta di paglia bella grande. In verità mia madre o mia nonna ne portavano una bella grande, a me ne davano una piccola. Si entrava in bottega e mentre si acquistava si chiacchierava dei fatti quotidiani, da quelli di interesse mondiale o nazionale a quelli accaduti nel borgo circostante. Le cose si sceglievano con calma, si pesavano con calma con la stadera. La bottegaia incartava tutto con calma, io ammiravo come arricciava la carta ripiegando i bordi all’indentro fino ad ottenere un pacchetto ben sigillato. La merce liquida te la versavano in una bottiglia che magari ti eri portato da casa. Alla fine si pagava con calma contanto banconote e monetine. Io forse sono troppo nostalgica, troppo…boh! Non so definirmi. Però andare a fare la spesa ultimamente è di uno stress indicibile. Intanto devi rincorrere le offerte, studiare gli innumerevoli volantini e poi recarti nell’apposito supermercato. Quindi prendi la macchina, guida nel traffico. Trova posteggio che non sempre nello spiazzo commerciale è garantito causa l’affollamento. Prendi il carrello e spingilo tra un corridoio e un altro facendo attenzione a non urtare persone e oggetti, sembra di continuare a guidare e viene in mente come mai non facciano i corridoi a senso unico. Intanto tocca guardare da tutte le parti, in tutti gli scaffali alla ricerca di prodotti e prezzi. Se incontri qualcuno a malapena lo saluti, che se ti metti a parlare intralci il traffico e ti guardano tutti storto. Poi arrivi alla cassa col carello colmo ed è lì che l’ansia galoppa. Velocemente devi mettere i prodotti sul nero nastro mobile, ma velocemente davvero, più veloce del cassiere che va a mille, perchè devi fare in tempo ad essere pronta dall’altro lato per imbustare il tutto. Ti piacerebbe imbustare secondo un verso ben preciso: la frutta e la verdura insieme, i detersivi insieme, i prodotti da frigo insieme… ma non ce la fai. Il cassiere ti chiede il conto, porgi la carta e guai a dimenticarti di dire: ” Non la strisci che il contactless è disattivato”. Se non lo avverti in tempo il patatract è fatto e devi ricominciare tutto daccapo. Così ti senti in colpa e cerchi di scusarti riguardo a quell’alt di teconologia che hai volutamente imposto alla tua carta di credito: “Sa io sono molto distratta, ho paura di perderla, di non accorgermente e di trovarvi poi con qualche fregatura”. Ma non t’ascoltano mica e se ti ascoltano replicano: “Vabbè! Ma solo venticinque euro!” Beati loro che sono così ricchi che venticinque euro li darebbero via come venticinque centesimi. Intanto è ora del pin e preghi di digitarlo  giusto. Ce la fai!!! Ma nel frattempo il cassiere ha messo mano alla tua roba e per farti una “gentilezza” l’ha imbustata a modo suo. Tutti abbiamo diritto a salvaguardarci e lui deve rendere conto al datore di lavoro e alla gente in fila che sbuffa. Ti restituisce  lo scontrino  e la carta che tu vuoi riporre nel borsellino al più presto per evitare di smarrirla, anzi di perderla proprio. Intanto ti senti goffa perchè la fretta ti rende impacciata e la gente, che ha più fretta te, ti guarda di traverso. Ti allontani di fretta con le borse caricate alla rinfusa sul carrello, il borsellino e la borsa mezzi aperti, disperatamente cerchi  un angolino per organizzarti e pensi comunque che qualcuno ti guarda e sbuffa. Non lo pensi succede davvero. Esci e ti ritrovi il tizio di turno che, in cambio di un’offerta, si offre di aiutarti. Se provi a rifiutare il suo aiuto è doppia fatica: una che ti devi caricare la roba da sola, l’altra che per dissuaderlo ce ne vuole eccome! Il problema è che tocca andare di nuovo a rovistare tra borsa e borsellino in cerca di monetine. Il dramma è che quando stai per mettere in moto ti rendi conto che hai comprato di tutto,hai roba per almeno quindici giorni, ma hai dimenticato cose urgentemente necessarie. E allora perchè non ti fai una lista? Perchè non ti prepari le monetine in tasca da dare di mancia? Perchè non posso avere il tempo lento di una botteguccia ogni mattina, vedere quel po’ che c’è a buon prezzo e regolarmi per il resto della giornata?  E no, tocca correre. Magari verso un altro supermercato perchè quel che ti manca è lì in offerta. E si ricomincia. Di spesa si può anche morire. Forse no, ma un po’ di emicrania e tachicardia ti viene. E la sincope quando ti accorgi, giunta a casa e srotolando gli scontrini, di quanto hai speso mentre non ti rendevi conto con la valuta immateriale della carta di credito. Ma chi se lo poteva immaginare tanto progresso! Intanto si potrebbe sfruttarlo anche meglio il progresso. Con un’apposita app ti recapitano tutto a casa. Mica male! Ma adesso no. Magari quando sarò molto vecchia e sarà necessario. Ma ci vorranno un bel po’ di anni e nel frattempo nessuno è in grado di immaginare il progresso che ancora verrà.

(Tosca Pagliari – persa in discorsi di spesa, nostalgie, progresso, stress e grande smania di scrivere – Grazie a chi ha letto sin qui.)

 

TEMPO PERSO

Si può veramente perdere tempo, sprecare tempo?

 

Spesso si ha questa tremenda sensazione di fare cattivo uso del tempo. La si vive con una sorta di rammarico, a volte pare proprio un misfatto, capita pure di rimproverarlo ad altri.

Ma il tempo solo noi possiamo quantificarlo. Esiste in quanto gli abbiamo inventato una misura e in quanto nulla rimane uguale, ma tutto via via si trasforma.

La concezione della perdita di tempo deriva da altri preconcetti con i quali il modello educativo ci ha plasmati. Soprattutto persiste il binomio mentale di tempo e produttività. L’ozio, la lentezza, le azioni non finalizzate a scopi utili e ben precisi sono deprecabili sicchè il tempo perso diventa quasi un’onta.

Si pensa “oggi non ho concluso nulla” e si conclude la giornata con un senso di smarrimento e grigiore nella migliore delle ipotesi.

Eppure il tempo non è mai perso e non si può non concludere nulla perchè siamo figli anche di stati d’animo, di sogni e di pensieri oltre che di azioni finalizzate.

Magari quando lo si perde il tempo in realtà lo si guadagna, ci se ne appropria in termini di vita vissuta e non recitata a copione.

La noia, la lentezza, il rimuginare, lo stare a guardare, lo stare a sentire dentro e fuori di noi ci regalano tempo di vita.

E allora perdiamolo con serenità questo tempo con un nuovo concetto di produttività interiore, di affetto per noi stessi, di conoscenza di noi stessi.

Noi siamo il tempo, noi siamo la sua misura non soltanto cronologica.

RALLENTIAMO, FERMIAMOCI, ATTIVIAMO RECETTORI DI NOIA, VIVIAMO TUTTE LE VOLTE CHE SENTIAMO IL TEMPO SCIOGLIERSI PIACEVOLMENTE INSIEME A NOI.

(Tosca Pagliari ha scritto felice di stare qui a prendersi il tempo che le piace pensando affatto di perderlo. E se qualcuno  ha letto fin qui mi auguro che provi la mia stessa serena leggerezza.)

 

SPERANZA

DOPO AVER RAGIONATO SULLA SPERANZA…

La speranza è l’anima della vita, è il motore propulsore del nostro esistere, ad ogni respiro si spera. Si spera per qualcosa di grande, ma anche di piccolo; si spera per qualcosa d’importante, ma anche di banale. Si spera per un amore, per un figlio, per la salute, per una vita che sfugge, per un ritorno, per un incontro, per un esame, per una vincita… Per tutto si spera, anche per la torta messa in forno affinchè lieviti nel modo giusto. Si spera per ogni riuscita del nostro quotidiano vivere.

Senza sperare non avremmo un domani, ma solo l’angoscia, la solitudine, lo smarrimento, la totale perdita della voglia di vivere.

La speranza è il dono che rimase all’umanità quando tutti gli altri si dispersero.

Potremmo definirla anche ottimismo o fiduciosa curiosità del futuro. Oppure definirla come colei che ci dovrebbe regalare la felicità da un momento all’altro e che intanto ci tiene tranquilli con il suo conforto.

La speranza è una preghiera, anche la preghiera dell’ateo. E’ il riscatto di “chi viaggia nel tunnel e aspetta la luce, fosse solo una scintilla per inventarsi un sole”.

La speranza è la fede nell’avvenire ed anche di un nuovo divenire dopo la morte. E’ un’energia cosmica che ci alimenta e ci dà l’equilibrio degli opposti, ma opposti che si elevano: la porta che si chiude e si riapre (magari più grande), ciò che si perde e ciò che si ritrova (magari più importante), il buio della notte e della luce del giorno che verrà (magari più luminoso).

La famosa frase “domani è un altro giorno” non è che un grido di speranza. Vivere di speranza non si vuole intendere come il fatalismo di chi attende gli eventi nell’inettitudine, ma come il coraggio di chi lotta per superare le difficoltà con la prospettiva della riuscita. Potremmo confonderla con l’illusione, ma quest’ultima è destinata a svanire lasciando maggiore sconforto. La speranza invece possiede una forza autorigenerante, un qualcosa in continua apertura su uno stadio successivo. Somiglia un po’ ad un video game con infinite vite che si rinnovano ad ogni abbattimento.Non si smette mai di sperare.

La speranza è una manciata di semi nel terreno della disperazione,della inutilità del dubbio, del vuoto. E’ l’ancestrale certezza che comunque qualcosa di buono attecchirà. Da millenni l’umanità compie il cammino della speranza.

La speranza è la misericordia dell’animo umano. La speranza è la compagna fedele della fiducia, della pazienza, dell’attesa del dopo e del poi, del nostro continuo divenire perchè “ci vuole sempre un domani per sopportare l’oggi”.

…SPERANDO D’AVER  CAPITO.

Tosca Pagliari – 28 ottobre 2018

(sfaccendata nell’ora domenicale, ripescata dal ripristino dell’ora legale, e carica dell’input  per l’argomento del prossimo confronto dato dal gruppo culturale ricreativo “Passeggiata Letteraria Ripostese”).

*Le frasi tra virgolette sono tratte dalle seguenti poesie della sottoscritta: “Dedicata” e  “Giorno grigio” pubblicate nella raccolta  “Palpitanti UniVersi”.

IL RONDONE

Il rondone ferito sotto l’ala

non ha fretta

la domenica mattina.

E’ il giorno che può

star fermo

rincantucciato

a godersi la pena.

Non deve andare

a volare

a far finta di volare

non deve

quel che si deve.

Il rondone ferito sotto l’ala

la domenica mattina

può compiere

il suo volo più alto

il suo volo simulato

nel riflesso d’una lacrima.

Lacrima

libera di sgorgare

calda

bollente

scottante

libera di dolere

e volare

… più su

più in alto

più su

sempre più su

un puntino

che si perde

nell’immenso.

(Tosca Pagliari-giugno 2018).

 

 

DI DOMENICA MATTINA

Di domenica mattina

mi ha svegliata la tristezza:

-Alzati è giorno, c’è il sole

eppure vieni con me.

-Sono già con te

resto qui

non faccio nulla

non piango neanche

sto ferma.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Alzati!.

-Perché?

Dimmi un solo

valido

perché.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Perché sei di natura

dispettosa

e prepotente

e riderai

per non darmi soddisfazione

riderai forte

per confondere

il mio alito infelice.

Combatterai

e a me piace

vederti combattere

io godo

a vederti dimenare

tra circostanze

e risoluzioni

con l’animo imbellettato

a somiglianza

d’una finta espressione.

 

 

Mi ha svegliata la tristezza

e non volevo

essere svegliata

volevo dormire

nell’apnea dei pensieri

volevo dormire

il mio sonno sottovuoto.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Combattimi,

ma dammi soddisfazione

combattimi

a mani nude,

combattimi

dentro il tuo silenzio

e la tua follia

soprattutto

combattimi lealmente

senza usare

la tua arma segreta.

 

Mi ha svegliata la tristezza

ma io sono di natura

dispettosa

e prepotente anche

e tremendamente

sleale.

Io scrivo.

(Tosca Pagliari- Maggio 2018)

 

 

 

 

UN BENE GRANDE QUANTO UNA CASA

Le case sono i gusci della nostra esistenza” ( “Nivek-Il segreto dell’erba tagliata – Tosca Pagliari).

Anche le case hanno un’anima e dei sentimenti” ( “Le foto salvate” – Tosca Pagliari )

La casa è il nostro mondo, è il luogo degli affetti, dei ricordi, delle abitudini, delle comodità … E’ nostra, ma può essere un bene condiviso dalla famiglia, dalla frequentazione di amici e  parenti, dalla compagnia di piacevoli animali domestici. La casa è qualcosa che ci somiglia , è frutto d’investimenti, di spese e di lavoro. La casa ci accoglie e ci incatena, ci ripara e ci soffoca, ci stimola e ci appiattisce. E’ lo specchio del nostro io nell’ordine o nel disordine, nella creatività o nella banalità, nel buono e nel cattivo gusto. La casa è il nostro regno e la nostra prigione, il frutto dei sacrifici e la gioia della riuscita. E’ tanto, è poco, è niente … questione di punti di vista. Unica certezza è cercare di starci il meglio possibile. La casa è un sogno, un progetto, un cantiere aperto, un’arresa o una sfida, un rapporto diretto con pareti e arredi. Quanto si può amare, detestare o ignorare la propria casa?

Andar per blog

Questo mio blog ha più di tre anni. Ha avuto momenti di su e giù in fatto di presenze. C’è chi è rimasto fedele nel tempo, chi è passato per curiorosare, chi per lasciare una labile traccia, chi per un periodo si è dato da fare e poi ha cambiato rotta.

E’ la dimensione tecnologicamente evoluta dei quadernini passati agli amici, dei diari collettivi dove annotare e far leggere pensieri, delle assemblee studentesche, dei giornalini d’istituto, dei volantini propagandistici, delle prime radio private …

Comunque è’ il blog!

Questo mezzo nuovo per stare da soli in compagnia. Per tirar fuori quel che si ha dentro senza dover uscire allo scoperto.

E’ il blog: spazio amico, consolatorio, informativo, da condividere, virtuale eppure vero.

E’ il blog, è quel che non c’era, ma adesso c’è e non si riesce più a farne a meno.

Qui vi aspetto bloggers, siete sempre i benvenuti!

ANIMALI IN VACANZA

C’è chi se li porta dietro organizzandosi anzitempo, c’è chi li mette in appositi ricoveri, c’è chi terribilimente li sperde per la strada. Questi sono gli eventi destinati agli animali nel periodo delle vacanze.

C’è chi parte per le vacanze con il proposito di rilassarsi, di fare costruttive nuove esperienze arricchendo anche il poprio patrimonio culturale in una maniera più esplorativa e diretta. Ma c’è anche chi parte per le vacanze con l’intendo di trasgredire a tutte le regole della buona educazione creando problemi a tutti coloro che si trovano a condividere spazi e tempi. Ecco anche questi sono “animali in vacanza” nell’accezione dispregiativa del termine “animale” in quanto nel vero termine gli animali sono dei gran signori. E ci sono situazioni in cui il termine “umano” e il termine “animale” andrebbero rivalutati e ribaltati.

Se volete approfondire le tematiche, con i commenti che più vi aggradano, questo spazio è aperto.

A tutti quanti  auguro”buone”, ma veramente “buone” vacanze.