TEMPO PERSO

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http://nhsevidencetoolkit.net/angelique-coeurnine-okusuya/detail1055962/shops/nhsevidencetoolkit.net/cfn/sfv/character/alex Si può veramente perdere tempo, sprecare tempo?

 

Spesso si ha questa tremenda sensazione di fare cattivo uso del tempo. La si vive con una sorta di rammarico, a volte pare proprio un misfatto, capita pure di rimproverarlo ad altri.

Ma il tempo solo noi possiamo quantificarlo. Esiste in quanto gli abbiamo inventato una misura e in quanto nulla rimane uguale, ma tutto via via si trasforma.

La concezione della perdita di tempo deriva da altri preconcetti con i quali il modello educativo ci ha plasmati. Soprattutto persiste il binomio mentale di tempo e produttività. L’ozio, la lentezza, le azioni non finalizzate a scopi utili e ben precisi sono deprecabili sicchè il tempo perso diventa quasi un’onta.

Si pensa “oggi non ho concluso nulla” e si conclude la giornata con un senso di smarrimento e grigiore nella migliore delle ipotesi.

Eppure il tempo non è mai perso e non si può non concludere nulla perchè siamo figli anche di stati d’animo, di sogni e di pensieri oltre che di azioni finalizzate.

Magari quando lo si perde il tempo in realtà lo si guadagna, ci se ne appropria in termini di vita vissuta e non recitata a copione.

La noia, la lentezza, il rimuginare, lo stare a guardare, lo stare a sentire dentro e fuori di noi ci regalano tempo di vita.

E allora perdiamolo con serenità questo tempo con un nuovo concetto di produttività interiore, di affetto per noi stessi, di conoscenza di noi stessi.

Noi siamo il tempo, noi siamo la sua misura non soltanto cronologica.

RALLENTIAMO, FERMIAMOCI, ATTIVIAMO RECETTORI DI NOIA, VIVIAMO TUTTE LE VOLTE CHE SENTIAMO IL TEMPO SCIOGLIERSI PIACEVOLMENTE INSIEME A NOI.

(Tosca Pagliari ha scritto felice di stare qui a prendersi il tempo che le piace pensando affatto di perderlo. E se qualcuno  ha letto fin qui mi auguro che provi la mia stessa serena leggerezza.)

 

La scrittura è femmina, anzi donna.

La scrittura di una donna è qualcosa di potente, meglio di prepotente. Come scrive una donna? Scrive col cuore, con la testa, con l’animo, con tutte le intercettazioni del proprio corpo. Ma una donna non si siede e scrive ininterrottamente ed esclusivamente. La donna scrive a “lascia e riprendi”. Che c’è di strano? C’è che non è facile lasciare e riprendere quando stai lì nell’attimo creativo. Chi crea a tutti i livelli e in tutti i settori lo sa. Il momento è creativo è qualcosa che non si può e non si deve rompere perchè è lì in quel preciso spazio temporale e dopo nulla sarà come prima. Ma una donna può. Lei sa crearsi una sorta di bolla dove congela l’effetto e poi torna a riprenderselo e a plasmarlo di nuovo.

La donna scrive in tutti i buchi del proprio tempo. Scrive mentre mantiene attive le antenne a tutto ciò che la circonda dentro e fuori la propria dimora, la propria persona. Scrive tra le incombenze familiari, domestiche, burocratiche, lavorative. Per fortuna la natura l’ha dotata di astuzie o meglio strategie o meglio ancora di una innata funzione multitasking che la rende capace di quel “lascia e riprendi” senza danneggiare nulla.

E ci sono state donne che hanno scritto dei capolavori in passato quando la mancanza della tecnologia rendeva tutto più difficile. Scrivevano a mano, a lume di candela, magari col pupo attaccacato al seno. Senza la facilità di un computer scrivevano su un quadernino che prendevano e riponevano in un cassetto, prendevano e riponevano, riponevano e riprendevano, magari appena dopo essersi asciugate le mani nel grembiule.  Poi, in alcuni casi, si sono dovute inventare un nome da uomo, uno pseudonimo maschile come garanzia di intelligenza. Peggio ancora, alcune  donne hanno lasciato acquisire ai mariti la proprietà del loro ingegno perchè era l’unico modo per rendere l’opera pubblica, credibile e magari fonte di guadagno. Eppure  le donne hanno scritto, hanno fatto anche loro la storia della letteratura. Perchè una donna quando vuole scrivere scrive e non la ferma niente e nessuno.

Una donna non si lascia fermare neanche la sua stessa femminilità, ora, che scrive usando un pc, può tenere facilmente in posa lo smalto sui tasti mentre freneticamente la creatività va a gonfie vele. Smalto e creatività pensate che non vadano d’accordo? La vanità da una parte e il pensiero profondo dall’altra, insieme al galoppo su una tastiera? Sì è possibile, per una donna è proprio possibile.

Qualcuno vuole smentire? Qualcuno vuole confermare? Dite pure.