SIGNIFICATI ANTICHI E MODERNI

 

 

 

Ultimi giorni di scuola, caldo e  stanchezza, molta stanchezza. Alunni, irrequieti più del solito, che puerilmente litigano scambiandosi infinite accuse. L’insegnante estenuata esordisce dimentica di una giovanissima platea:

_ E basta con queste FILIPPICHE!

Silenzio improvviso, magnifico silenzio, ma occhi sgranati ed espressioni esterrefatte degli alunni fanno comprendere che necessitano spiegazioni. Così la maestra:

– Per FILIPPICHE intendevo  in senso metaforico. Infatti erano una lunga serie di accuse  scambiate da alcuni oratori dell’antica Roma.

Un velo di delusione cala su tutte le facce degli alunni.

Uno di loro, che non ce la fa a non dire sempre la sua, con una vocina acuta replica:

– E io che pensavo che tu ti riferissi a MARIA DE FILIPPI!

 

 

DI DOMENICA MATTINA

Di domenica mattina

mi ha svegliata la tristezza:

-Alzati è giorno, c’è il sole

eppure vieni con me.

-Sono già con te

resto qui

non faccio nulla

non piango neanche

sto ferma.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Alzati!.

-Perché?

Dimmi un solo

valido

perché.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Perché sei di natura

dispettosa

e prepotente

e riderai

per non darmi soddisfazione

riderai forte

per confondere

il mio alito infelice.

Combatterai

e a me piace

vederti combattere

io godo

a vederti dimenare

tra circostanze

e risoluzioni

con l’animo imbellettato

a somiglianza

d’una finta espressione.

 

 

Mi ha svegliata la tristezza

e non volevo

essere svegliata

volevo dormire

nell’apnea dei pensieri

volevo dormire

il mio sonno sottovuoto.

 

Mi ha svegliata la tristezza:

-Combattimi,

ma dammi soddisfazione

combattimi

a mani nude,

combattimi

dentro il tuo silenzio

e la tua follia

soprattutto

combattimi lealmente

senza usare

la tua arma segreta.

 

Mi ha svegliata la tristezza

ma io sono di natura

dispettosa

e prepotente anche

e tremendamente

sleale.

Io scrivo.

(Tosca Pagliari- Maggio 2018)

 

 

 

 

Filastrocca fonti storiche primo approccio

LA STORIA DI DIEGO

Ma Diego chi è?

E’ un bambino immaginario,

ma proprio come me.

C’è di straordinario

che sa raccontare ogni fatto

fin da quando è nato,

ma mica perchè è matto.

Mamma, papà e parenti ha interrogato

facendosi tutto orecchi.

In scatole di giocattoli e vestiti vecchi

ha rovistato.

Album di foto e filmati ha visionato

e poi ha preso in mano

persino il certificato di nascita

e  quello delle vaccinazioni.

Quante emozioni!

tra le righe del suo diario di vita

scritto pian piano

da entrambi i genitori

esperti narratori.

Così sul suo passato ha investigato

e le fonti scritte e orali

visive e materiali

prove incontestate

sono diventate

per completare il puzzle del passato.

Adesso come Diego anch’io lo so fare

e superando i vuoti di memoria

tutta la mia vita in una storia

posso raccontare.

( Tosca Pagliari –  La maestra – maggio 2018).