Per imparare i numeri ordinali nella notte di Halloween.

Segamat HALLOWEEN NIGHT





IT’S HALLOWEEN NIGHT.

THE MOON IS BRIGHT

I AM IN MY BEDROOM.

 A WITCH IS FLYING

OVER A BLOCK OF FLATS

SHE HAS GOT FOUR CATS

IN A ROW ON HER BROOM.

THE buy clomid online malaysia FIRST CAT IS RED

AND HIS NAME IS FRED.

THE East Independence SECOND CAT IS BLACK

AND HIS NAME IS JACK.

THE THIRD CAT IS GREY

AND HER NAME IS MAY.

 THE FOURTH CAT IS BROWN

AND HE IS FALLING DOWN.

CAN THE WITCH CATCH HIM

BY HIS LONG TAIL NOW?

Tosca Pagliari (ottobre 2022)

BAMBINI RIBELLI

Mi piacciono i bambini ribelli

non quelli

capricciosi, prepotenti, testardi e sgarbati

ma ribelli nati

dalla punta dei piedi alla cima dei capelli.

Quelli che non son fatti di carta assorbente

ma di carta vetrata

e raschiano curiosi

per capire che c’è sotto ogni facciata .

Quelli che non puoi comandare per niente

ma solo convincere se ne sei capace.

Quei bambini che non si lasciano imbeccare

ma frugano da soli tra ciò che c’è da imparare.

Quei bambini a cui non serve un capitano

ma una rotta ben chiara per andare lontano.

Mi piacciono i bambini ribelli

per chiedere loro scusa quando hanno ragione

quando è giusta la loro opinione.

Mi piacciono i bambini da cui apprendere

visioni nuove di un mondo diverso

che mantengano aggiornato il mio universo.

Mi piacciono i bambini ribelli

proprio quelli

di sicuro

a cui affidare il futuro.

Tosca Pagliari (giugno 2022)

CARI BAMBINI

Cari bambini

la guerra non ve la spiego

perché non ci sono spiegazioni

ma non nego che c’è e non ha mai smesso

in milioni e milioni

di generazioni.

Come la fermiamo adesso?

Cari bambini

la guerra non ve la racconto

anche se mi piacerebbe dire

che sta per finire

che si sono tutti resi conto

di quanti guai combini.

Cari bambini

di guerra non voglio discorrere

vi vorrei solo leggere

una fiaba in cui poter credere:

– C’era la guerra una volta,

ma poi dal mondo l’han tolta.

Tosca Pagliari (marzo 2022)

SIAMO FOGLIE

Siamo foglie

e il  vento ci piglia.

Siamo foglie

figlie delle natura

non siamo i fogli

per la scrittura.

Siamo vegetali di famiglia

tutte insieme facciamo il fogliame.

Abbiamo colori di meraviglia

quando è autunno e l’albero si spoglia.

Siamo foglie

leggere come la paglia

di forme diverse abbiamo un bagaglio.

Di notte la rugiada ci veglia

e al mattino il sole ci abbaglia.

Siamo foglie

e a chi ci raccoglie

una ne posi con orgoglio

sul petto come medaglia.

( Tosca Pagliari – notte vigilia d’ottobre 2021)

Dedicata a tutti i bambini alle prese per scrivere bene GLI

2 ottobre FESTA DEI NONNI

Cari nonni,

oggi è la vostra festa

e mi passa per la testa

che è il giorno degli angeli,

anche voi lo siete

pur senza le ali.

Avete cresciuto mamma e papà

ma adesso eccovi qua

a ritornar bambini

in mezzo ai nipotini.

Che ogni mio sorriso

accenda una luce sul vostro viso

e se mi scappa una monelleria

che non sia grave

ma vi porti allegria.

I nonni e i nipoti

sono stati inventati

per unire il tempo presente

coi tempi passati,

per questo nonni siete

il mio mondo meraviglioso.

Vi faccio tanti auguri

col cuore di gioia radioso.

(Tosca Pagliari- La maestra- fine settembre 2021)

BUONA PASQUA BAMBINE E BAMBINI.

 

 

Buona Pasqua bambine e bambini. Buona Pasqua a voi che viaggerete lontani nel tempo futuro. E’ a voi tocca conservare memoria di questo tempo presente e farne tesoro da restituire a chi verrà dopo di voi.

Questa Pasqua 2020 arrivata a sorpresa, ancor prima che con le sorprese al profumo di cioccolato, vivetela felici. Ridete, giocate e poi, tutte le volte che volete, uscite con la fantasia. Andate dove vi pare, rincorrete i vostri sogni acciuffateli e fatene realtà futura.

Leggete e scrivete, non smettete mai d’imparare, vi servirà.

Pensate, non smettete mai di pensare e di ragionare per capire. Chiedete, informatevi, sfrenate la vostra naturale curiosità.

Poi un giorno racconterete come, pur nella semplicità della vostra giovinezza, avevate capito che tutti erano interconessi. Ma non perchè si aveva per le mani un PC, un tablet o uno smart phone. Al di là di ogni mezzo per umana natura  si era interconessi. Che da soli non ci si può bastare e quando si pensa ” Io ” è solo per ricordare “Noi”. Che per stare veramente bene bisogna stare tutti bene. Così nel vostro mondo nuovo, sicuramente migliore, perchè sarete più bravi, lo direte che c’è stato un tempo sbagliato lungo millenni. Un lunghissimo tempo in cui l’umanità ha avanzato senza imparare finchè ha compreso che il mondo è l’unica casa di tutti.

E la scoperta sarà stata vostra perchè avete mille prospettive per guardarvi intorno e  con la testa a terra e i piedi in aria sapete sentire il rumore dei nuovi semi che nasceranno e cavalcare cieli oltre le nuvole.

Buona Pasqua bambine e bambini, divertitevi, i giorni passeranno, adesso il tempo vi appare lento, ma poi prenderà la rincorsa e sarete grandi ancor prima di esservene accorti.

Siate lieti adesso e sempre. Buona Pasqua!

La maestra

 

RIFLESSIONE SULL’ARTE D’INSEGNARE A TUTTI attraverso un brano tra fiaba e realtà


BRANO TRATTO DAL RACCONTO “NIVEK-IL SEGRETO DELL’ERBA TAGLIATA” DI TOSCA PAGLIARI.

Nel caso volessi leggere la versione integrale, clicca su NIVEK dalla home page e poi un po’ più sotto clicca su SCARICA PDF. Buona lettura.

(Parlano un gatto e un bambino. Inizia il dialogo il gatto).

– Non mi interessano di preciso i nomi di tutti, ti ho mai forse chiesto il tuo?
– No, ma posso dirtelo. Mi chiamo Nivek.
– Stranezze umane!
– Adesso che ci penso dovrei dare un nome anche a te.
– No, non farlo! Non lo sopporterei di sentirmi chiamare Cicci, Pucci, Fufi, Frufrù o altri termini insulsi con cui sono stati appellati i miei simili per colpa d’umana idiozia.
– Allora sceglitelo da solo un nome. Come ti piacerebbe chiamarti.
– Beh, fammi un po’ pensare … Un nome è come un titolo di un’opera, ti deve dare un’idea sostanziale di quel che vuole esprimere in tutta la sua complessità. Io sono un gatto e siccome mi esprimo a miagolii mi piacerebbe chiamarmi, anzi chiamami senza alcun dubbio, MIAGOLA! Bello, no?
– Miagola è un verbo, anzi per l’esattezza “voce del verbo miagolare”, non è un “nome” e tanto meno un “nome proprio”.
– Chi le ha decise queste inconcludenti precisazioni?
– La maestra dice che si tratta della grammatica.
– Oh! La maestra!
E il gatto cominciò a ridere, sdraiato a pancia all’aria non riusciva a trattenersi. Cominciò allora a rotolarsi a terra e non ce la faceva più a smettere.
– Che c’è tanto da ridere?
– Le maestre mi fanno morire dal ridere.
– Perché? Tu sei un gatto che ne sai delle maestre.
– Che ne so? Lo so sì che lo so! Perdinci se lo so! Sono un gatto amMAESTRAto!
Così dicendo sembrò riprendersi, si piazzò su tutte e quattro le zampe e con la coda dritta, andando avanti e indietro, incominciò a parlare.
– Altro che se sono stato ammaestrato!
– E’ accaduto quando ti ho insegnato a fare i salti?
– No, caro mio. È stato molto tempo prima.
– Ma se ti ho trovato che eri un micio piccolo piccolo.
– Oh, sì! Piccolo piccolo e fuggitivo da un branco di fratellini ottusi che s’affannavano a dar retta all’ammaestratrice: “Tira su la zampa destra, tira su la zampa sinistra, fai un passetto, gira intorno, torna giù”..
– Questa roba la fanno i cagnolini al circo.
– Anche i micetti, dai retta a me, la fanno in qualche circo stravagante. Comunque l’ammaestramento credevo fosse una disgrazia capitata solo a poveri cani e gatti, fino a quando non sono saltato sul davanzale della finestra di una scuola e lì sono rimasto come imbalsamato. Guardavo e sentivo: ”Bambini zitti, bambini seduti, prendete il quaderno a righe, prendete il quaderno a quadri, copiate dalla lavagna, svelti, ripetete ba, be, bi, bo, bu. Bambini colorate: i quadrati rossi, i cerchi blu, i rettangoli verdi, i triangoli gialli. Bambini di qua, bambini di là e di su e di giù. Poveri bambini tutti vestiti uguali, tutti che andavano allo stesso ritmo, tutti che ripetevano con lo stesso tono. Poveri bambini ammaestrati! La maestra era bravissima a dirigere tutti quei bambini omologati, ma con quelli speciali non c’era verso. Con quelli ci voleva un tocco di classe, una sensibilità speciale al di là delle libresche dissertazioni didattico – psi..psi…psi ( Il gatto sbuffava ripetutamente) psico – pedagogiche (Ce la fece tutto d’un fiato e orgoglioso rizzò la coda continuando). I bambini speciali sono un vero e proprio rompicapo per le ammaestratrici, se non hanno fiuto non c’è sapienza che tenga. Il fiuto in questo caso è fatto di strategie, dedizione, convinzione di riuscita e un pizzico d’amore che non guasta mai. Se non sanno scommetterci è inutile che prendano in mano il gioco.
Ma torniamo a quel famoso giorno a scuola. Sbirciavo immobile seduto sulle zampe posteriori e la coda girata davanti a quelle anteriori, quando un bambino, che aveva un difetto nel meccanismo dell’attenzione, se ne stava voltato verso la finestra. Nonostante la mia immobilità e la mimetizzazione del mio pelo con il marmo bianco-grigio del davanzale, solo lui mi notò. Dimmi un po’ se non era davvero speciale quel bambino. Come mi vide gridò: “Gatto, gatto!” Con questa esclamazione disinnescò il perfetto meccanismo attentivo di tutti gli altri, che mollarono i loro arnesi e, tra gli inutili richiami della maestra, corsero a vedere, accalcandosi ai vetri. La povera donna, a furia di richiamare all’ordine era rossa in viso e la sua voce diventava sempre più stridula. Fu così che, istintivamente, me la detti a zampe. Quel che accadde dopo non lo seppi mai, ma posso immaginarlo. E tu mi vieni a dire che ne so io di maestre! Ne so eccome! Hanno l’ardire di voler far diventare semplice ciò che è complesso come se fosse una cosa abbastanza fattibile!
Basta ho parlato troppo delle maestre, mi detesterebbero se mi sentissero eppure non sanno che, in fondo, sono convinto che senza di loro il mondo sarebbe decisamente ignorante visto che, comunque, sono quelle che ti avviano al sapere. Come sarebbe un mondo futuro senza maestre, o anche maestri, perbacco, non lo so, questo proprio non riesco ad immaginarmelo. Adesso basta, proprio basta!
Invece a proposito del mio nome o Miagola o non se ne fa niente.