SIAMO FOGLIE

Siamo foglie

e il  vento ci piglia.

Siamo foglie

figlie delle natura

non siamo i fogli

per la scrittura.

Siamo vegetali di famiglia

tutte insieme facciamo il fogliame.

Abbiamo colori di meraviglia

quando è autunno e l’albero si spoglia.

Siamo foglie

leggere come la paglia

di forme diverse abbiamo un bagaglio.

Di notte la rugiada ci veglia

e al mattino il sole ci abbaglia.

Siamo foglie

e a chi ci raccoglie

una ne posi con orgoglio

sul petto come medaglia.

( Tosca Pagliari – notte vigilia d’ottobre 2021)

Dedicata a tutti i bambini alle prese per scrivere bene GLI

2 ottobre FESTA DEI NONNI

Cari nonni,

oggi è la vostra festa

e mi passa per la testa

che è il giorno degli angeli,

anche voi lo siete

pur senza le ali.

Avete cresciuto mamma e papà

ma adesso eccovi qua

a ritornar bambini

in mezzo ai nipotini.

Che ogni mio sorriso

accenda una luce sul vostro viso

e se mi scappa una monelleria

che non sia grave

ma vi porti allegria.

I nonni e i nipoti

sono stati inventati

per unire il tempo presente

coi tempi passati,

per questo nonni siete

il mio mondo meraviglioso.

Vi faccio tanti auguri

col cuore di gioia radioso.

(Tosca Pagliari- La maestra- fine settembre 2021)

BUONA PASQUA BAMBINE E BAMBINI.

 

 

Buona Pasqua bambine e bambini. Buona Pasqua a voi che viaggerete lontani nel tempo futuro. E’ a voi tocca conservare memoria di questo tempo presente e farne tesoro da restituire a chi verrà dopo di voi.

Questa Pasqua 2020 arrivata a sorpresa, ancor prima che con le sorprese al profumo di cioccolato, vivetela felici. Ridete, giocate e poi, tutte le volte che volete, uscite con la fantasia. Andate dove vi pare, rincorrete i vostri sogni acciuffateli e fatene realtà futura.

Leggete e scrivete, non smettete mai d’imparare, vi servirà.

Pensate, non smettete mai di pensare e di ragionare per capire. Chiedete, informatevi, sfrenate la vostra naturale curiosità.

Poi un giorno racconterete come, pur nella semplicità della vostra giovinezza, avevate capito che tutti erano interconessi. Ma non perchè si aveva per le mani un PC, un tablet o uno smart phone. Al di là di ogni mezzo per umana natura  si era interconessi. Che da soli non ci si può bastare e quando si pensa ” Io ” è solo per ricordare “Noi”. Che per stare veramente bene bisogna stare tutti bene. Così nel vostro mondo nuovo, sicuramente migliore, perchè sarete più bravi, lo direte che c’è stato un tempo sbagliato lungo millenni. Un lunghissimo tempo in cui l’umanità ha avanzato senza imparare finchè ha compreso che il mondo è l’unica casa di tutti.

E la scoperta sarà stata vostra perchè avete mille prospettive per guardarvi intorno e  con la testa a terra e i piedi in aria sapete sentire il rumore dei nuovi semi che nasceranno e cavalcare cieli oltre le nuvole.

Buona Pasqua bambine e bambini, divertitevi, i giorni passeranno, adesso il tempo vi appare lento, ma poi prenderà la rincorsa e sarete grandi ancor prima di esservene accorti.

Siate lieti adesso e sempre. Buona Pasqua!

La maestra

 

RIFLESSIONE SULL’ARTE D’INSEGNARE A TUTTI attraverso un brano tra fiaba e realtà


BRANO TRATTO DAL RACCONTO “NIVEK-IL SEGRETO DELL’ERBA TAGLIATA” DI TOSCA PAGLIARI.

Nel caso volessi leggere la versione integrale, clicca su NIVEK dalla home page e poi un po’ più sotto clicca su SCARICA PDF. Buona lettura.

(Parlano un gatto e un bambino. Inizia il dialogo il gatto).

– Non mi interessano di preciso i nomi di tutti, ti ho mai forse chiesto il tuo?
– No, ma posso dirtelo. Mi chiamo Nivek.
– Stranezze umane!
– Adesso che ci penso dovrei dare un nome anche a te.
– No, non farlo! Non lo sopporterei di sentirmi chiamare Cicci, Pucci, Fufi, Frufrù o altri termini insulsi con cui sono stati appellati i miei simili per colpa d’umana idiozia.
– Allora sceglitelo da solo un nome. Come ti piacerebbe chiamarti.
– Beh, fammi un po’ pensare … Un nome è come un titolo di un’opera, ti deve dare un’idea sostanziale di quel che vuole esprimere in tutta la sua complessità. Io sono un gatto e siccome mi esprimo a miagolii mi piacerebbe chiamarmi, anzi chiamami senza alcun dubbio, MIAGOLA! Bello, no?
– Miagola è un verbo, anzi per l’esattezza “voce del verbo miagolare”, non è un “nome” e tanto meno un “nome proprio”.
– Chi le ha decise queste inconcludenti precisazioni?
– La maestra dice che si tratta della grammatica.
– Oh! La maestra!
E il gatto cominciò a ridere, sdraiato a pancia all’aria non riusciva a trattenersi. Cominciò allora a rotolarsi a terra e non ce la faceva più a smettere.
– Che c’è tanto da ridere?
– Le maestre mi fanno morire dal ridere.
– Perché? Tu sei un gatto che ne sai delle maestre.
– Che ne so? Lo so sì che lo so! Perdinci se lo so! Sono un gatto amMAESTRAto!
Così dicendo sembrò riprendersi, si piazzò su tutte e quattro le zampe e con la coda dritta, andando avanti e indietro, incominciò a parlare.
– Altro che se sono stato ammaestrato!
– E’ accaduto quando ti ho insegnato a fare i salti?
– No, caro mio. È stato molto tempo prima.
– Ma se ti ho trovato che eri un micio piccolo piccolo.
– Oh, sì! Piccolo piccolo e fuggitivo da un branco di fratellini ottusi che s’affannavano a dar retta all’ammaestratrice: “Tira su la zampa destra, tira su la zampa sinistra, fai un passetto, gira intorno, torna giù”..
– Questa roba la fanno i cagnolini al circo.
– Anche i micetti, dai retta a me, la fanno in qualche circo stravagante. Comunque l’ammaestramento credevo fosse una disgrazia capitata solo a poveri cani e gatti, fino a quando non sono saltato sul davanzale della finestra di una scuola e lì sono rimasto come imbalsamato. Guardavo e sentivo: ”Bambini zitti, bambini seduti, prendete il quaderno a righe, prendete il quaderno a quadri, copiate dalla lavagna, svelti, ripetete ba, be, bi, bo, bu. Bambini colorate: i quadrati rossi, i cerchi blu, i rettangoli verdi, i triangoli gialli. Bambini di qua, bambini di là e di su e di giù. Poveri bambini tutti vestiti uguali, tutti che andavano allo stesso ritmo, tutti che ripetevano con lo stesso tono. Poveri bambini ammaestrati! La maestra era bravissima a dirigere tutti quei bambini omologati, ma con quelli speciali con c’era verso. Con quelli ci voleva un tocco di classe, una sensibilità speciale al di là delle libresche dissertazioni didattico – psi..psi…psi ( Il gatto sbuffava ripetutamente) psico – pedagogiche (Ce la fece tutto d’un fiato e orgoglioso rizzò la coda continuando). I bambini speciali sono un vero e proprio rompicapo per le ammaestratrici, se non hanno fiuto non c’è sapienza che tenga. Il fiuto in questo caso è fatto di strategie, dedizione, convinzione di riuscita e un pizzico d’amore che non guasta mai. Se non sanno scommetterci è inutile che prendano in mano il gioco.
Ma torniamo a quel famoso giorno a scuola. Sbirciavo immobile seduto sulle zampe posteriori e la coda girata davanti a quelle anteriori, quando un bambino, che aveva un difetto nel meccanismo dell’attenzione, se ne stava voltato verso la finestra. Nonostante la mia immobilità e la mimetizzazione del mio pelo con il marmo bianco-grigio del davanzale, solo lui mi notò. Dimmi un po’ se non era davvero speciale quel bambino. Come mi vide gridò: “Gatto, gatto!” Con questa esclamazione disinnescò il perfetto meccanismo attentivo di tutti gli altri, che mollarono i loro arnesi e, tra gli inutili richiami della maestra, corsero a vedere, accalcandosi ai vetri. La povera donna, a furia di richiamare all’ordine era rossa in viso e la sua voce diventava sempre più stridula. Fu così che, istintivamente, me la detti a zampe. Quel che accadde dopo non lo seppi mai, ma posso immaginarlo. E tu mi vieni a dire che ne so io di maestre! Ne so eccome! Hanno l’ardire di voler far diventare semplice ciò che è complesso come se fosse una cosa abbastanza fattibile!
Basta ho parlato troppo delle maestre, mi detesterebbero se mi sentissero eppure non sanno che, in fondo, sono convinto che senza di loro il mondo sarebbe decisamente ignorante visto che, comunque, sono quelle che ti avviano al sapere. Come sarebbe un mondo futuro senza maestre, o anche maestri, perbacco, non lo so, questo proprio non riesco ad immaginarmelo. Adesso basta, proprio basta!
Invece a proposito del mio nome o Miagola o non se ne fa niente.

CIAO BAMBINI,CONTAGIATEVI D’ALLEGRIA e di saperi.

  Ciao bambini, state tranquilli e godetevi l’inaspettata vacanza. Cogliete l’occasione per dedicarvi a ciò che più vi piace, date sfogo alla vostra creatività. Fate di questo tempo il vostro tempo migliore perchè poi dovrete raccontarlo. Dovrete raccontarlo ai vostri figli, ai vostri nipoti e pronipoti perchè il futuro vi attende. Sarà un futuro migliore e luminoso come un arcobaleno dopo un forte temporale. Usate il tempo per pensare, sognare, progettare … , insomma state allegri!

Usate il tempo pure per continuare ad imparare oltre che con i libri e i quaderni  anche con gli innovativi strumenti che più gradite. Ma mi raccomando provate quanto più potete a non esasperare genitori, parenti e chiunque si occuperà di voi in questi giorni. Voi continuate a fare i bambini spensierati, è il vostro turno, approfittatene. Sappiate però che gli adulti continuano ad avere le loro preoccupazioni e le loro responsabilità, in questo momento ancora di più. Tocca a voi alleviare loro il peso con la vostra buona condotta. So già che lo farete perchè quando volete siete capaci di essere più grandi dei grandi. Buone vacanze bambini, vedrete che troveremo delle modalità piacevoli per continuare a lavorare insieme anche a distanza così da non sprecare nulla di questo prezioso tempo. A presto. Vi voglio bene, a tutti quanti, anche ai più birbantelli. E ricordate NEVER GIVE UP! ( NON MOLLATE MAI!).

La maestra.

 

 

 

SIGNIFICATI ANTICHI E MODERNI

 

 

 

Ultimi giorni di scuola, caldo e  stanchezza, molta stanchezza. Alunni, irrequieti più del solito, che puerilmente litigano scambiandosi infinite accuse. L’insegnante estenuata esordisce dimentica di una giovanissima platea:

_ E basta con queste FILIPPICHE!

Silenzio improvviso, magnifico silenzio, ma occhi sgranati ed espressioni esterrefatte degli alunni fanno comprendere che necessitano spiegazioni. Così la maestra:

– Per FILIPPICHE intendevo  in senso metaforico. Infatti erano una lunga serie di accuse  scambiate da alcuni oratori dell’antica Roma.

Un velo di delusione cala su tutte le facce degli alunni.

Uno di loro, che non ce la fa a non dire sempre la sua, con una vocina acuta replica:

– E io che pensavo che tu ti riferissi a MARIA DE FILIPPI!

 

 

Filastrocca fonti storiche primo approccio

LA STORIA DI DIEGO

Ma Diego chi è?

E’ un bambino immaginario,

ma proprio come me.

C’è di straordinario

che sa raccontare ogni fatto

fin da quando è nato,

ma mica perchè è matto.

Mamma, papà e parenti ha interrogato

facendosi tutto orecchi.

In scatole di giocattoli e vestiti vecchi

ha rovistato.

Album di foto e filmati ha visionato

e poi ha preso in mano

persino il certificato di nascita

e  quello delle vaccinazioni.

Quante emozioni

tra le righe del suo diario di vita

scritto pian piano

da entrambi i genitori

esperti narratori.

Così sul suo passato ha investigato

e le fonti scritte e orali

visive e materiali

prove incontestate

sono diventate

per completare il puzzle del passato.

Adesso come Diego anch’io lo so fare

e superando i vuoti di memoria

tutta la mia vita in una storia

posso raccontare.

( Tosca Pagliari –  La maestra – maggio 2018).