BUONA PASQUA BAMBINE E BAMBINI.

 

 

Buona Pasqua bambine e bambini. Buona Pasqua a voi che viaggerete lontani nel tempo futuro. E’ a voi tocca conservare memoria di questo tempo presente e farne tesoro da restituire a chi verrà dopo di voi.

Questa Pasqua 2020 arrivata a sorpresa, ancor prima che con le sorprese al profumo di cioccolato, vivetela felici. Ridete, giocate e poi, tutte le volte che volete, uscite con la fantasia. Andate dove vi pare, rincorrete i vostri sogni acciuffateli e fatene realtà futura.

Leggete e scrivete, non smettete mai d’imparare, vi servirà.

Pensate, non smettete mai di pensare e di ragionare per capire. Chiedete, informatevi, sfrenate la vostra naturale curiosità.

Poi un giorno racconterete come, pur nella semplicità della vostra giovinezza, avevate capito che tutti erano interconessi. Ma non perchè si aveva per le mani un PC, un tablet o uno smart phone. Al di là di ogni mezzo per umana natura  si era interconessi. Che da soli non ci si può bastare e quando si pensa ” Io ” è solo per ricordare “Noi”. Che per stare veramente bene bisogna stare tutti bene. Così nel vostro mondo nuovo, sicuramente migliore, perchè sarete più bravi, lo direte che c’è stato un tempo sbagliato lungo millenni. Un lunghissimo tempo in cui l’umanità ha avanzato senza imparare finchè ha compreso che il mondo è l’unica casa di tutti.

E la scoperta sarà stata vostra perchè avete mille prospettive per guardarvi intorno e  con la testa a terra e i piedi in aria sapete sentire il rumore dei nuovi semi che nasceranno e cavalcare cieli oltre le nuvole.

Buona Pasqua bambine e bambini, divertitevi, i giorni passeranno, adesso il tempo vi appare lento, ma poi prenderà la rincorsa e sarete grandi ancor prima di esservene accorti.

Siate lieti adesso e sempre. Buona Pasqua!

La maestra

 

RIFLESSIONE SULL’ARTE D’INSEGNARE A TUTTI attraverso un brano tra fiaba e realtà


BRANO TRATTO DAL RACCONTO “NIVEK-IL SEGRETO DELL’ERBA TAGLIATA” DI TOSCA PAGLIARI.

Nel caso volessi leggere la versione integrale, clicca su NIVEK dalla home page e poi un po’ più sotto clicca su SCARICA PDF. Buona lettura.

(Parlano un gatto e un bambino. Inizia il dialogo il gatto).

– Non mi interessano di preciso i nomi di tutti, ti ho mai forse chiesto il tuo?
– No, ma posso dirtelo. Mi chiamo Nivek.
– Stranezze umane!
– Adesso che ci penso dovrei dare un nome anche a te.
– No, non farlo! Non lo sopporterei di sentirmi chiamare Cicci, Pucci, Fufi, Frufrù o altri termini insulsi con cui sono stati appellati i miei simili per colpa d’umana idiozia.
– Allora sceglitelo da solo un nome. Come ti piacerebbe chiamarti.
– Beh, fammi un po’ pensare … Un nome è come un titolo di un’opera, ti deve dare un’idea sostanziale di quel che vuole esprimere in tutta la sua complessità. Io sono un gatto e siccome mi esprimo a miagolii mi piacerebbe chiamarmi, anzi chiamami senza alcun dubbio, MIAGOLA! Bello, no?
– Miagola è un verbo, anzi per l’esattezza “voce del verbo miagolare”, non è un “nome” e tanto meno un “nome proprio”.
– Chi le ha decise queste inconcludenti precisazioni?
– La maestra dice che si tratta della grammatica.
– Oh! La maestra!
E il gatto cominciò a ridere, sdraiato a pancia all’aria non riusciva a trattenersi. Cominciò allora a rotolarsi a terra e non ce la faceva più a smettere.
– Che c’è tanto da ridere?
– Le maestre mi fanno morire dal ridere.
– Perché? Tu sei un gatto che ne sai delle maestre.
– Che ne so? Lo so sì che lo so! Perdinci se lo so! Sono un gatto amMAESTRAto!
Così dicendo sembrò riprendersi, si piazzò su tutte e quattro le zampe e con la coda dritta, andando avanti e indietro, incominciò a parlare.
– Altro che se sono stato ammaestrato!
– E’ accaduto quando ti ho insegnato a fare i salti?
– No, caro mio. È stato molto tempo prima.
– Ma se ti ho trovato che eri un micio piccolo piccolo.
– Oh, sì! Piccolo piccolo e fuggitivo da un branco di fratellini ottusi che s’affannavano a dar retta all’ammaestratrice: “Tira su la zampa destra, tira su la zampa sinistra, fai un passetto, gira intorno, torna giù”..
– Questa roba la fanno i cagnolini al circo.
– Anche i micetti, dai retta a me, la fanno in qualche circo stravagante. Comunque l’ammaestramento credevo fosse una disgrazia capitata solo a poveri cani e gatti, fino a quando non sono saltato sul davanzale della finestra di una scuola e lì sono rimasto come imbalsamato. Guardavo e sentivo: ”Bambini zitti, bambini seduti, prendete il quaderno a righe, prendete il quaderno a quadri, copiate dalla lavagna, svelti, ripetete ba, be, bi, bo, bu. Bambini colorate: i quadrati rossi, i cerchi blu, i rettangoli verdi, i triangoli gialli. Bambini di qua, bambini di là e di su e di giù. Poveri bambini tutti vestiti uguali, tutti che andavano allo stesso ritmo, tutti che ripetevano con lo stesso tono. Poveri bambini ammaestrati! La maestra era bravissima a dirigere tutti quei bambini omologati, ma con quelli speciali con c’era verso. Con quelli ci voleva un tocco di classe, una sensibilità speciale al di là delle libresche dissertazioni didattico – psi..psi…psi ( Il gatto sbuffava ripetutamente) psico – pedagogiche (Ce la fece tutto d’un fiato e orgoglioso rizzò la coda continuando). I bambini speciali sono un vero e proprio rompicapo per le ammaestratrici, se non hanno fiuto non c’è sapienza che tenga. Il fiuto in questo caso è fatto di strategie, dedizione, convinzione di riuscita e un pizzico d’amore che non guasta mai. Se non sanno scommetterci è inutile che prendano in mano il gioco.
Ma torniamo a quel famoso giorno a scuola. Sbirciavo immobile seduto sulle zampe posteriori e la coda girata davanti a quelle anteriori, quando un bambino, che aveva un difetto nel meccanismo dell’attenzione, se ne stava voltato verso la finestra. Nonostante la mia immobilità e la mimetizzazione del mio pelo con il marmo bianco-grigio del davanzale, solo lui mi notò. Dimmi un po’ se non era davvero speciale quel bambino. Come mi vide gridò: “Gatto, gatto!” Con questa esclamazione disinnescò il perfetto meccanismo attentivo di tutti gli altri, che mollarono i loro arnesi e, tra gli inutili richiami della maestra, corsero a vedere, accalcandosi ai vetri. La povera donna, a furia di richiamare all’ordine era rossa in viso e la sua voce diventava sempre più stridula. Fu così che, istintivamente, me la detti a zampe. Quel che accadde dopo non lo seppi mai, ma posso immaginarlo. E tu mi vieni a dire che ne so io di maestre! Ne so eccome! Hanno l’ardire di voler far diventare semplice ciò che è complesso come se fosse una cosa abbastanza fattibile!
Basta ho parlato troppo delle maestre, mi detesterebbero se mi sentissero eppure non sanno che, in fondo, sono convinto che senza di loro il mondo sarebbe decisamente ignorante visto che, comunque, sono quelle che ti avviano al sapere. Come sarebbe un mondo futuro senza maestre, o anche maestri, perbacco, non lo so, questo proprio non riesco ad immaginarmelo. Adesso basta, proprio basta!
Invece a proposito del mio nome o Miagola o non se ne fa niente.

CIAO BAMBINI,CONTAGIATEVI D’ALLEGRIA e di saperi.

  Ciao bambini, state tranquilli e godetevi l’inaspettata vacanza. Cogliete l’occasione per dedicarvi a ciò che più vi piace, date sfogo alla vostra creatività. Fate di questo tempo il vostro tempo migliore perchè poi dovrete raccontarlo. Dovrete raccontarlo ai vostri figli, ai vostri nipoti e pronipoti perchè il futuro vi attende. Sarà un futuro migliore e luminoso come un arcobaleno dopo un forte temporale. Usate il tempo per pensare, sognare, progettare … , insomma state allegri!

Usate il tempo pure per continuare ad imparare oltre che con i libri e i quaderni  anche con gli innovativi strumenti che più gradite. Ma mi raccomando provate quanto più potete a non esasperare genitori, parenti e chiunque si occuperà di voi in questi giorni. Voi continuate a fare i bambini spensierati, è il vostro turno, approfittatene. Sappiate però che gli adulti continuano ad avere le loro preoccupazioni e le loro responsabilità, in questo momento ancora di più. Tocca a voi alleviare loro il peso con la vostra buona condotta. So già che lo farete perchè quando volete siete capaci di essere più grandi dei grandi. Buone vacanze bambini, vedrete che troveremo delle modalità piacevoli per continuare a lavorare insieme anche a distanza così da non sprecare nulla di questo prezioso tempo. A presto. Vi voglio bene, a tutti quanti, anche ai più birbantelli. E ricordate NEVER GIVE UP! ( NON MOLLATE MAI!).

La maestra.

 

 

 

SIGNIFICATI ANTICHI E MODERNI

 

 

 

Ultimi giorni di scuola, caldo e  stanchezza, molta stanchezza. Alunni, irrequieti più del solito, che puerilmente litigano scambiandosi infinite accuse. L’insegnante estenuata esordisce dimentica di una giovanissima platea:

_ E basta con queste FILIPPICHE!

Silenzio improvviso, magnifico silenzio, ma occhi sgranati ed espressioni esterrefatte degli alunni fanno comprendere che necessitano spiegazioni. Così la maestra:

– Per FILIPPICHE intendevo  in senso metaforico. Infatti erano una lunga serie di accuse  scambiate da alcuni oratori dell’antica Roma.

Un velo di delusione cala su tutte le facce degli alunni.

Uno di loro, che non ce la fa a non dire sempre la sua, con una vocina acuta replica:

– E io che pensavo che tu ti riferissi a MARIA DE FILIPPI!

 

 

Filastrocca fonti storiche primo approccio

LA STORIA DI DIEGO

Ma Diego chi è?

E’ un bambino immaginario,

ma proprio come me.

C’è di straordinario

che sa raccontare ogni fatto

fin da quando è nato,

ma mica perchè è matto.

Mamma, papà e parenti ha interrogato

facendosi tutto orecchi.

In scatole di giocattoli e vestiti vecchi

ha rovistato.

Album di foto e filmati ha visionato

e poi ha preso in mano

persino il certificato di nascita

e  quello delle vaccinazioni.

Quante emozioni!

tra le righe del suo diario di vita

scritto pian piano

da entrambi i genitori

esperti narratori.

Così sul suo passato ha investigato

e le fonti scritte e orali

visive e materiali

prove incontestate

sono diventate

per completare il puzzle del passato.

Adesso come Diego anch’io lo so fare

e superando i vuoti di memoria

tutta la mia vita in una storia

posso raccontare.

( Tosca Pagliari –  La maestra – maggio 2018).

 

POESIE IN DIALETTO SICILIANO sul tema dell’amicizia

mani-bimbo-anziano

 

I DISCUSSI DI MO NANNU

N’JORNU MO NANNU MI VARDAU

E TUTTO SERIU MI CUNTAU:

-CU AVI N’AMICU AVI ‘N TRISORU!

IU  ARRISTAI CUNFUSU E PINSAI

CU TRISORU ERANU SULU TANTI COSI D’ORU

NO UNU CU CUI CI PASSI TEMPO ASSAI

CI JOCHI E TI SCIARRII,

FAI PACI E  ‘NSEMI CI TORNA FURRII.

 

MA MO NANNU CA MI SAPEVA COTTU E CRUDU

MO NANNU CA È ‘N CRISTIANU  TANTU SPERTU

MI CUNTINUAU A PARRARI  A CORI APERTU

SPIRANNU CA MI S’APRISSI U CIRIVEDDU.

 

ACCUSSI CUNTINNUAU:

-ARRIUODDITI CA CU TU VOLI MALI TI FA RIDIRI

E CU TI VOLI BENI TI FA CHIANCIRI

NON SEMPRI I COSI SU COMU TI PARUNU A TIA.

ARRIUODDITI CA CARCIRI, NICISSITÀ E MALATIA

SI VIDI U CORI D’AMICI!

IÙ ERA SEMPRI PIÙ CONFUSU

CA PERSUASU

E CI VULIA RISPUNNIRI: – MA CHI DICI!

 

PI EDUCAZIONI MI STETTI SODU

E PINSAI CA PRIMA O POI IN QUACCHI MODU

U SIGNIFICATU S’AVISSI FATTU CHIARU

ALLI VOTI ‘NTA TESTA MI S’ADDUMAVA ‘N FARU.

 

PASSAU TEMPO E ‘N JORNU

CA MI PAREVA DI STARI O NFERNU

MI TRUVAI  CU CORI  NIURO E L’OCCHI DI CHIANTU

PISTATI E VUNGHI TANTU.

CHE M’AVA CAPITATU CHI VU CUNTU A FARI

CA NON È CHISTU DI CUI VAIU A PARRARI.

 

VI CUNTO SULU CA QUANNU

U MUNNU ‘N CODDU MI STAVA CASCANNU,

QUANNU A TESTA N’AVIA CHIU UNNI NTAPPARI,

CI FU UNU CA MI DISSI: – NON TI SCANTARI

CA A MORTI SULU NON C’È RIPARU.

POI MI STUIAO L’OCCHI PARU PARU

MI VADDAU N’TA FACCI  E CUNTINNUAU A PARRARI:

NON TI SCANTARI,  U SAI CHI TI DICU

CI SOGNU IU CA CU TIA, SUGNU TO AMICU!

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FU TANNU

CA CAPII I DISCUSSI DI MO NANNU.

 

I discorsi di mio nonno.

Un giorno mio nonno mi guardò

e tutto serio mi raccontò:

-Chi ha un amico ha un tesoro!

Io rimasi confuso e pensai

che il tesoro  erano solo tanti oggetti d’oro

non uno con cui ci passi il tempo a lungo

ci giochi, ci litighi

fai pace e insieme ci continui ad andare in giro.

 

Ma mio nonno che mi conosceva cotto e crudo

mio nonno che è una persona tanto intelligente

mi continuò a parlare a cuore aperto

sperando che mi si aprisse il cervello.

 

Così continuò:

-Ricordati che chi ti vuole male ti fa ridere

e chi ti vuole bene ti fa piangere

non sempre le cose sono come ti sembrano.

Ricordati che in caso di carcere, necessità e malattia

si vede il cuore degli amici.

Io ero sempre più confuso

che persuaso

e gli volevo rispondere:-Ma che dici!

 

Per educazione rimasi zitto

e pensai che prima o poi in qualche modo

il significato si sarebbe fatto chiaro

alle volte in testa mi si sarebbe acceso un faro.

 

Passò del tempo e un giorno

che mi sembrava d’essere all’inferno

mi ritrovai col cuore nero e gli occhi di pianto

gonfi così.

Che cosa mi fosse capitato che ve lo racconto a fare

che non è di questo che vi devo parlare.

 

Vi racconto solo che quando

il mondo addosso mi stava cascando,

quando non avevo più dove andare a sbattere la testa,

ci fu uno che mi disse :-Non ti spaventare

che solo alla morte non c’è rimedio.

Poi mi asciugò gli occhi per bene

mi guardò in faccia e continuò a parlare:

-Non ti spaventare, lo sai che ti dico

ci sono qua io con te, sono tuo amico!

 

Fu allora

che compresi i discorsi di mio nonno.

 

 

gruppo-degli-amici-che-mostrano-insieme-unità-con-le-loro-mani-43047413

TUTTI O MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU

N’AMICU È COMU U VENTU

C’ARRIVA CCU NA CIUSCIATA E NTA MUMENTU

DO CORI STI SCIPPA OGNI LAMENTU.

 

N’AMICU È COMU U SULI A MATINATA

CA TI SPUNTA NTA L’ANIMA SCURIATA

E  SUBITU T’AGGHIORNA NA RISATA.

 

N’AMICO AVI ‘N CORI RANNI COMU U MARI

E N’TA DU MARI ANNEIA LE SCERRE AMARI

E TUTTI QUANTI LI TICHETTI CA CI POI FARI.

 

N’AMICU AVI OCCHI CA LEGGIUNU PINSERI

E NON CI POI AMMUCCIARI NÈ DISPIACIRI NÉ DISIDERI

NÉ COSI MUNSIGNARE NÈ COSI SINCERI.

 

N’AMICO SI PRESTA NTA OGNI SITUAZIUNI

E NON S’INVENTA SCAGIUNI

PI FARISI A LARGA DA QUESTIUNI.

 

N’AMICO È TALE E QUALI COME A TIA

PI CHISTU TI AVI ‘N SIMPATIA

N’AMICO È U TO SPECCHIO E U TO TISORU

TANTI VOTI  È CHIÙ DI ‘N FRATI O DI NA SORU.

 

 

TUTTI O  MUNNU AVISSIRO AVIRI N’AMICU

E TUTTI L’AMICI A MANU S’AVISSIRU A DARI

A MANU  A UNU A UNU STRITTA STRITTA

FORMANNU ‘N NASTRO UNICU

E FALLU SVINTULIARI

CU SUPRA STA FRASI SCRITTA:

“  INSEMI A STU MUNNU AMU A STARI

E  COSE BONE AVEMU A POTIRI FARI”.

 

 

 

Maggio 2017


TUTTI AL MONDO DOVREBBERO AVERE UN AMICO

 

Un amico è come il vento

che arriva come un soffio e  in un momento

 dal cuore ti strappa ogni lamento.

 

Un amico è come il sole in mattinata

che ti spunta nell’anima oscurata

e subito ti sorge una risata.

 

Un amico ha il cuore grande come il mare

e in quel mare annega le litigate amare

e tutti i dispetti che gli puoi fare.

 

Un amico ha occhi che leggono i pensieri

e non gli puoi nascondere né dispiaceri né desideri

ne cose bugiarde né cose vere.

 

Un amico si presta in ogni situazione

e non s’inventa scuse

per farsi alla larga dalla questione.

 

Un amico è tale e quale come te

per questo ti ha in simpatia

un amico è il tuo specchio e il tuo tesoro

a volte è più di un fratello o di una sorella.

 

Tutti al mondo dovrebbero avere un amico

e tutti gli amici la mano si dovrebbero dare

la mano ad uno ad uno stretta

formando un nastro unico

e farlo sventolare

con sopra questa frase scritta:

“Insieme a questo mondo dobbiamo stare

e cose buone dobbiamo poter fare”.

 

 

 

 

 

(La maestra).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

poesia per gli ULTIMI GIORNI DI SCUOLA

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Coraggio bambini e bambine

presto la scuola avrà fine,

vi aspettano giorni di sole

e in silenzio resteranno le aule.

Vi aspetta il mare turchese

coraggio all’estate manca meno di un mese!

Vi aspetta la fresca montagna

e nera di noia resterà la lavagna.

Vi aspettano corse a perdifiato

tra i rossi papaveri del prato,

il fischio dell’omino del gelato

e il filo al tuo polso legato

di un aquilone colorato.

Vi aspettano giorni di valigie e viaggi

alla scoperta di nuovi paesaggi.

Coraggio bambini e bambine

presto la scuola avrà fine

il tempo vola veloce

e l’estate vi chiamerà a piena voce.

(Tosca Pagliari, maggio 2017).