Andar per blog

Questo mio blog ha più di tre anni. Ha avuto momenti di su e giù in fatto di presenze. C’è chi è rimasto fedele nel tempo, chi è passato per curiorosare, chi per lasciare una labile traccia, chi per un periodo si è dato da fare e poi ha cambiato rotta.

E’ la dimensione tecnologicamente evoluta dei quadernini passati agli amici, dei diari collettivi dove annotare e far leggere pensieri, delle assemblee studentesche, dei giornalini d’istituto, dei volantini propagandistici, delle prime radio private …

Comunque è’ il blog!

Questo mezzo nuovo per stare da soli in compagnia. Per tirar fuori quel che si ha dentro senza dover uscire allo scoperto.

E’ il blog: spazio amico, consolatorio, informativo, da condividere, virtuale eppure vero.

E’ il blog, è quel che non c’era, ma adesso c’è e non si riesce più a farne a meno.

Qui vi aspetto bloggers, siete sempre i benvenuti!

Il rovescio della trama del tappeto

Tutto quel che accade nella nostra vita ha un senso che non riusciamo ad interpretare, è come il rovescio della trama di un tappeto, il cui intreccio di nodi e fili non riesce a svelare il meraviglioso disegno che appare dall’altra parte. Così mi spiegarono quando ero ancora bambina, bambina curiosa, incerta e capricciosa desiderosa soltanto d’andare a sbattere quel tappeto dal verso giusto. E tutti gli anni che sono passati e tutti i fatti che sono accaduti, tutti i fili, i colori e i nodi che si sono aggiunti hanno reso ancor più intricata la trama del mio tappeto senza riuscire a rigirarlo sotto sopra.

Mi chiedo se ci sia qualcuno che ne sappia di più, qualcuno che sappia darmi risposte adeguate e non aneddoti prefabbricati. Ci vorrebbe un santo, un poeta, un veggente, un teologo, un filosofo, uno scienziato, un vecchio saggio … ci vorrebbe a tu per tu soltanto il tessitore del tappeto, ammesso che ci sia un tessitore di tappeti o rimanga soltanto un miscuglio di casi nel caos delle assolute incertezze.

Non so quel che cerco nè dove vado, ma vado in un labirito di fili che non segnano l’uscita, ma soltanto l’inciampo.

Che mi dite di più?

FIAT LUX

Sia fatta la luce … e la luce fu!

Necessariamente la luce: in natura e artificiale, nell’animo e nella metafora, nella cura del corpo e dello spirito, nella vita e nella morte.

Oggi, 13 dicembre Santa Lucia, soprannominata Regina della Luce, inauguro questo thread sperando d’illuminare piacevolmente questo spazio virtuale.

Tutti i colori del mondo

Per dirne di tutti i colori.

Lo scrigno dei colori è un piccolo universo delle apparenze dove la fisica moderna di Newton ha costruito con la luce del sole le sue certezze.( M. Brusatin)

Tutto ciò che vediamo è sorto da una massa di colori trasformata in piano e volume, e ogni macchina, cosa, persona, tavola è un sistema pittorico di volumi predisposto per scopi precisi. (K. Malevic)

I colori sono i veri abitanti dello spazio. La linea non fa che viaggiarvi attraverso e percorrerlo; essa passa soltanto.(I.Klein)

Le anime più pure e più pensose sono quelle che amano i colori.(I. Ruskin)

buy the stars lyrics S http://annedickson.co.uk/books/difficult-conversations/ i dovrebbero assorbire i colori della vita, mai ricordarne i particolari. I particolari sono sempre volgari. (O. Wilde)

“Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione.”
[Matisse]

” I colori usano gli occhi per sussurrare emozioni, le emozioni usano i colori per trasformarli in arte”. (Tosca Pagliari)

E voi in che colore intingerete le vostre parole?

La scuola sta per chiudere, teniamola aperta per chiacchierarci su.

Ora che la scuola sta per chiudere … si fa per dire visto che ci sarà ancora tutto questo mese di da fare.

Allora visto che la scuola volge verso la chiusura per le vacanze estive, sarà che sono autolesionistica, sarà che ormai sono, nonostante tutto, scuola-dipendente in tutti i sensi del termine, mi viene voglia di riaprire l’argomento scuola dopo aver chiuso il primo, ed unico sino a quest’ultimo, alcuni anni fa.

La cosa che mi preoccupa è la piega che potrebbe prendere, in pratica non vorrei che si sfociasse in schieramenti politici o disfattismi assoluti, ma mi piacerebbe poter chiaccherare per confrontare, chiarire, incoraggiare, condividere pensieri, patemi d’animo, soluzioni e riflessioni varie.

Chi ci sta alzi la mano e si tenga pronto per i compiti estivi.

Gli attimi del nostro quotidiano trascorrere.

Teniamo in conto la somma dei nostri anni, ci rammentiamo le date degli eventi più significativi, facciamo progetti futuri, ma … Il tempo, “il tempo continuo”, quello scandito dal ritmo giornaliero. Il tempo, “il tempo banale” della quotidianità. Il tempo che ci plasma impercettibilimente e ci spinge, quando erroneamente pensiamo d’essere noi a spingerlo troppo presi dalla frenesia degli atti e degli impegni. Proviamo  a pensarlo questo “tempo condensato” in un continuo presente, che ci sfugge mentre ci affaccendiamo tra il prima e il dopo, il programmare e il revisionare incessante della nostra vita. Proviamo a rimisurarlo in una dimensione interiore, che parallelamente agli strumenti consueti, ci permetta di renderlo palpabile. E se il tempo vola, impariamo a volare più in alto perchè…

“Il tempo siamo noi, siamo noi la vita, il giorno chiaro,  il richiamo lontano d’infinito”(scritto in gioventù)

L’UNITA’ D’ITALIA: Una Storia, migliaia di storie.

Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari, casa editrice A&B

buy gabapentin usa Il garibaldino.

“Alessio Piccolomini si lisciava pensoso la lunga barba bionda mentre l’imbarcazione scivolava sulle calme acque del Tirreno diretta verso la Sicilia.

Quando le sponde dell’isola sarebbero apparse, tutto avrebbe avuto inizio o fine? Questo si chiedeva, ma non era pentito d’esser lì con la sua giubba rossa animato da un fervente spirito patriottico o dal desiderio di gloria e d’avventura? Anche questo si chiedeva e non aveva voglia di rispondersi. Sentiva sempre più qualcosa dentro che lo molestava, anzi lo torturava: era la nostalgia di casa. Era il richiamo della sua ridente terra di Toscana, i suoi poderi da coltivare…e ancora…il bacio d’addio di sua madre sconsolata, lo sguardo color miele della giovanissima Ersilia, il profumo del castagnaccio, il colore del grano tenero di fine aprile che ondeggia al vento…

– O Piccolomini, o che tu pensi? Via! Vedrai che s’arriva, si finisce alla svelta e si torna su con l’Italia bell’e fatta!-

– Mi garba assai quando tu parli ‘osì convinto Gigi, ma saran pronti? Un si starà mi’a a mangiare l’ovo in culo alla gallina?

Dico io: saran ben organizzati quei ragazzi lì che chiamano picciotti? Tu non te le chiedi mai tutte codeste ‘ose?-

– O che voi che ti dica, io ci credo e basta in quel che fo’-

– Ci credo anch’io! Che voi che non ci creda? Ci credo sì, se no che partivo a fare? Quando si torna, prendo in moglie Ersilia e si banchetta vedrai Gigi, il primo ballo con la sposina sarà il tuo, dopo di me s’intende.-

Gigi sorrise e Alessio continuò:

– E’ di molto bellina Ersilia, non me la voglio mi’a far scappare!-

– O che voi che scappi, l’è bella che cotta a puntino-

A queste parole gli occhi turchesi d’Alessio scintillarono tra le ciglia dorate, ma una ruga d’inquietudine continuò a segnare la fronte ampia dalla cui attaccatura partivano i capelli biondi e ondulati che arrivavano fino alle spalle. Si alzò e tutta la sua figura imponente si stagliò tra l’azzurro del cielo e del mare, così solenne nell’uniforme e al tempo stesso così fragile nella sua gioventù.

Intanto l’imbarcazione andava verso la costa predestinata.

E la sorte li attendeva per farne degli eroi, per passare alla storia anonimi, ma sotto un’unica esaltante denominazione: “I garibaldini.” Così ben descritti sui libri di storia che le generazioni a venire potessero ben imprimerseli nella mente.

Si mescolarono ad altri ragazzi dal colorito prevalentemente moro e lo stesso cuore infervorato. Ci fu gloria e sangue e tanta gioventù immolata alla storia d’Italia.

Gigi non ce la fece e se ne andò senza un gemito tra le braccia di Alessio. Riuscì soltanto a dirgli:

– Meglio a me che a te. Io non ce l’avevo mi’a un’ Ersilia ad attendermi.-

Alessio sarebbe rimasto lì a sorreggere l’amico esanime chissà per quanto se qualcuno non l’avesse scosso.

– Camina, camina ti dissi, moviti! E chi è, non senti? –

La voce del ragazzo siciliano finalmente lo distolse, capì che doveva andare, doveva continuare anche in onore di Gigi.

Maggio era alla fine, la precoce estate siciliana aveva lasciato un colore ambrato sul volto dei garibaldini superstiti, che vittoriosi si apprestavano a lasciare l’isola.

Alessio si portava a casa il dolore della morte, un eco di voci nuove dal dialetto sconosciuto. Miscugli d’insolite fragranze, vedute di paesaggi assolati, sapori di cibi speziati, velarono negli anni a venire il ricordo del sangue, della ferocia, di quel sentirsi disfatti pur nella vittoria…”

SE AVETE ALTRE STORIE DA RACCONTARE, STORIE CHE HANNO CONTRIBUITO ALL’UNITA’ D’ITALIA E QUANT’ALTRO VI STIA A CUORE  PER PARLARE  DELL’ITALIA, ECCO QUA UNO SPAZIO DA RIEMPIRE CHIACCHIERANDO, CONFRONTANDOCI E TENENDOCI COMPAGNIA COME SEMPRE.

Sssssss! Entra il silenzio. Avanti s’ accomodi: è già rotto il silenzio.

“Faenza - Chiesa della Commenda - Francesco Menzocchi (XVI Sec.) : “Il Silenzio” - Foto tratta da Panoramio: © Tutti i diritti riservati di esse est reminisci”.

“Faenza - Chiesa della Commenda - Francesco Menzocchi (XVI Sec.) : “Il Silenzio” - Foto tratta da Panoramio: © Tutti i diritti riservati di esse est reminisci”. ( Raffaele Russo)

Mentre iniziano ad imperversare gli schiamazzi di Carnevale, allegri e ben attesi; mentre su drammatici casi di cronaca impazziscono esageratamente i talk show; mentre il tempo si fa grigio e s’ode lontano un rombo di tuono; mentre prendo sempre più consapevolezza del rumore, è allora che torno a pensare al silenzio.

“E interessante una meditazione sul silenzio.
Il silenizio è anche una altro modo di parlare, un’offerta d’interpretazione delle cose ultilizzando un codice muto. Un silenzio può essere una sfida, un’arresa, un’insolenza, un rispetto, un consenso, un rifiuto, una presenza, un’assenza, può essere tutto e tutto il suo contrario. Il fatto è che appena si nasce si strilla, poi si comincia ad imparare a parlare, dopo di che a leggere a scrivere; c’è persino chi, per cultura o per occasioni di vita, impara anche ad esprimersi in altre lingue. Gli animali hanno i loro versi, gli oggetti producono i loro rumori. No, non siamo proprio avvezzi al silenzio. Il silenzio spesso lo viviamo come un’imposizione data da situazioni particolari. Educare al silenzio è un’impresa, rispettare il silenzio è una virtù di pochi, comprendere la sostanza del silenzio è quasi una magia.” ( Questo l’avevo già scritto in un precedente commento).

Sul tema del silenzio v’invito dunque ad esporre le vostre idee, a trovare brani letterari, modi di dire e tutto ciò che vi andrà di esporre.


Come dite, scusa? Che faccio l’apologia del silenzio e poi v’invito al discorso? ( Ho letto di recente “Canale Mussolini” di A. Pennacchi e mi piace ricalcare il suo modo di rivolgersi ai lettori, non è un plagio, è un gioco. Tante scuse a Pennacchi e chiudo parentesi).

E sì, faccio l’apologia del silenzio e poi v’invito al discorso perchè ci si accorge del silenzio solo dopo averlo rotto.

O no?

Fotografie sotto l’albero

L’immagine che ferma il tempo, rende tangibile un ricordo, racconta in silenzio di sembianze, luoghi, consuetudini, affetti. Quel che può una fotografia dal documento storico ai sentimenti più profondi non è paragonabile a null’altro, neanche al filmato nei generi più moderni. Il filmato scorre, è sì dinamico, ma non lascia quel tempo d’indugiare durante il quale mente e cuore seguono un loro corso, non lascia il contatto corporeo di rigirare l’immagini tra le mani quasi a sentire tutto il possesso di quel che è già passato.

L’immagine che diventa arte in un click, cogliendo la giusta inquadratura, la luce adatta, i colori più suggestivi, i soggetti più vari.

L’immagine che diventa denuncia, propaganda, emblema, clamore, mito, cartolina …
Quanto ancora può l’incanto di una fotografia da dagherrottipo al digitale? Se mettessimo in un cesto sotto l’albero di Natale quelle più importanti, più belle, più significative sarebbe davvero un Natale diverso?