COME FAR NASCERE IL VIZIO DI SCRIVERE

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Vasylivka In una delle mie classi sto per avviare un laboratorio di scrittura creativa. Sono piena di entusiamo e perplessità, è una classe molto numerosa ed io ho una centrifuga di idee da organizzare. L’unica certezza è che sarà un lavoro faticoso e appassionante, un lavoro che si definirà da solo mano a mano che prenderà forma. Sicchè starci troppo a ragionare non fa bene, bisogna iniziare ed agire di volta in volta. La piega si prenderà da sè ed è proprio ciò che m’incuriosisce e mi sprona. Ad ogni mio alunno  ho dedicato questo:



Scrivi perché la fatica che hai fatto per imparare non sia vana.
Scrivi perché scrivendo puoi sognare e far sognare.
Scrivi perché le tue idee possano prendere forma.
Scrivi perché ciò che è in te possa uscire da te e incontrare gli altri.
Scrivi per liberare emozioni.

Scrivi per custodire ricordi.
Scrivi per arricchire il tuo spirito.
Scrivi per divertirti con le parole e con l’immaginazione.
Scrivi come quando hai fame, come quando hai sete,
come quando hai voglia di gridare o di ridere a squarciagola
così che scrivere sia anch’esso il tuo grande bisogno,

il tuo maggior vizio.
Scrivi e sarai un guerriero di parole,
scrivere sarà sempre una grande forza
la tua grande forza.

 

 

FIABE

Le fiabe sono sogni, miti, messaggi filosofici.

Le fiabe sono l’altra dimensione: l’irreale.

Si raccontano ai bambini per farli dormire, agli adulti per farli sperare.

Sono la medicina dei guai, l’invenzione della felicità.

Sono il brutto che si fa bello, il povero che si fa ricco, l’amore che arriva a cavallo, il buono che viene premiato, il cattivo che riceve la giusta punizione … sono appunto fiabe, l’antitesi del reale.

Le fiabe sono quel che si vorebbe che fosse: un anelito di perfezione, uguaglianza, giustizia, ma soprattutto felicità.

E la felicità è tutta lì nel motto finale, nel paradiso dei tutti “felici e contenti” con quel rafforzativo di sinonimi a rimarcare l’evento paradossale.

Se stasera vi dovessi raccontare una fiaba che m’inventerei?

Ecco:

“C’era una volta un mondo dove gli uomini non nacquero mai, era quello il tempo della loro felicità …”

Buonanotte principi, principesse e cavalieri

e che domani sia meglio di ieri!

Da Tosca Pagliari.