PROVA COSTUME

Manta Come s’impara crescendo!

Āsbe Teferī La prova costume

è passata di moda.

Faccio la prova a svegliarmi viva

ogni mattina

ad addormentarmi

per lo più in buona salute

tutte le notti.

La pelle cambia velocemente

si va in discesa

eppure s’impara

a guardare dall’alto

là dove

il panorama s’allarga.

È da vicino che si vede male

ma da lontano è un meravigliarsi

di quanto si è avuto,

magari anche

un recriminare

di quel che ci è stato tolto

e notare come

la bilancia

basculi incerta

tra il dato e il ricevuto.

Tutti vorremmo un elisir,

meglio ancora

un miracolo.

Tutti vorremmo

ancora riscuotere

premi di gioventù.

Ma ogni miracolo

ci è già concesso

nell’attimo di ogni respiro

e il premio

è un altro granello di giorno

nel salvadanaio dell’esistere.

La prova costume

la faccio pensando

che se son macerie

ebbero il dono

d’essere state

trascorse vestigia.

E poi al mare

che vuoi che importi?

Il mare è grande e tutto accoglie .

Quest’anno voglio provare

un nuovo costume

più elastico all’adattamento

e più contenitivo

per reggere forte

ad ogni evenienza.

Tosca Pagliari ( giugno 2022)

2

GIOCATRICE DI PAROLE

Non gioco a scacchi

non gioco a dadi

riempio sacchi

di pensieri radi

e li baratto con scacco matto

in capriole

di parole

strane

e vane.

Non gioco a carte

non gioco a dama

metto da parte

parole scelte

un po’ alla volta

per creare trame

di discorsi

di domande da porsi

con mille forse.

E resta un farsa.

Tosca Pagliari ( marzo 2022)

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE (1964)

Una sera, forse, si fece lo sfoglio in diretta via radio, perché il nonno era attento ad ascoltare sfilze di nomi a non finire ed anche lei finì per memorizzarne alcuni, quelli che le parvero più buffi perché davano l’idea d’essere allo zoo: Leone, Cicogna, “Sarà gat”.

– O che tu ridi bimba?

– O nonno, ma son nomini tanto strani e perché “sarà un gatto”?

Il nonno rise fino alle lacrime con la sua bocca sdentata. Pareva un bimbetto alla prima dentizione, ma con la faccia avvizzita. Diceva di non volersi fare una dentiera come Pia perché tanto ormai gli restava ben poco tempo da masticare che non valeva la pena far arricchire il dentista.

– L’è bella codesta: “Sarà un gatto”!

– Non si dice mica così. Saragat è un cognome e si scrive tutto attaccato e con la lettera maiuscola. Che stai a sentire “Sarà gat”?

Puntualizzò Irina trovando sconveniente che la figlia dicesse stupidaggini.

Il nonno però ci aveva preso gusto ed anche la nonna se la ridacchiava tutte le volte che sentiva quel cognome. Ada avrebbe voluto stare a sentire per chissà quanto, ma si fece tardi ed il nonno sbadigliando disse:

– Mi pare sia l’ora che arrivano i Pisani, e quella l’è l’ora che i bimbi vadano a dormire.

– Ma mi garbava ‘osì tanto!

– A letto e senza fare storie, che si son consumati già troppi ciocchi al foco! Via, si va tutti al caldo sotto le coperte.

Sentenziò Pia e non ci fu nulla da fare.

La mattina dopo, Ada si svegliò al calduccio del letto. Dai vetri della finestra si scorgeva qualche fiocco di neve, dal pian terreno giungeva l’odore del pane tostato sulla brace del camino e del caffè d’orzo fatto bollire nel bricco d’alluminio.

 Il nonno entrò dalla porta della camera. Aveva un cosino in mano tutto intirizzito e la gatta di casa gli andava dietro miagolando.

– Madonnina…, bada te se doveva andare a fare i figlioli in soffitta con codesta gelata, madonnina…, Son tutti belli e stecchiti, ma almeno la tu’ nonna non dovrà affogarli nella fogna. Non c’è mica di che scegliere stavolta, o campa questo qui o non se ne fa nulla. È tutto diaccio marmato, proprio freddo come il marmo anche questo e mi pare bello che stecchito, ma mettilo lì nel tu’ letto, magari al caldo rinviene.

Ada lo tenne sotto le coperte lisciandogli delicatamente la tenue peluria, dopo un po’ capì che si era mosso e ne ebbe conferma quando udì un flebile gnaulio. La gatta balzò sul letto, cominciò al leccarlo tutto e dopo prese ad allattarlo.

Ada allora si alzò, si ficcò un pesante maglione sopra il pigiama, calzò le ciabattine imbottite di lana e scese in cucina affamata e vogliosa di quelle fragranze mattutine.

– Vieni bimba, su che si mangia – le disse il nonno.

– Lo sai che il gattino s’è ripreso.

– Ben per lui. E lo sai che anche quell’altro gatto ce l’ha fatta.

– Quale gatto?

– Quello di ieri sera alla radio, è Presidente d’Italia.

– Davvero? Sarà gat è Presidente?

– “Saragat”!

Corresse la madre con voce perentoria …

E il nonno:

…– Dai si torna su a vedere il gattino. Ma te ci pensi? “Sarà gat” e poi due gatti in un colpo solo!

where to buy disulfiram (antabuse) Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari

PENSIERI IN BILICO

Quel che è destinato a regnare è il dubbio.

Di nulla ci sono certezze.

Ognuno segua le proprie strade guidato dal proprio istinto o dalle proprie necessità.

L’unica cosa certa è che nessuno è eterno.

Il bello è che a nessuno è dato sapere il limite della propria esistenza terrena e questa diventa anch’essa un’ incertezza.

La magica quotidiana incertezza che dà l’illusione dell’eternità.

Tosca Pagliari -agosto 2021

PENSIERI A ROTTA DI COLLO

(Connessi, interconnessi, disconnessi)

Non vado lontano, secondo il metro dei miei multi decenni, per dire che trent’anni fa o poco più eravamo d’altra natura.

Ci mancava quell’estensione, quell’organo esterno e vitale dove pulsa l’intera sostanza dell’odierno vivere: la piatta e magica scatoletta. Indispensabile scatoletta con la quale orientarsi nel tempo e nello spazio, avere la cognizione dello scibile, la conoscenza di tutte le lingue, le ricette e i consigli per tutte le evenienze, l’intrattenimento sotto ogni punto di vista, la soluzione per ogni pratica esigenza, la comunicazione immediata e visiva con chiunque in ogni parte del mondo, il pass per ogni passo.

Di che solida natura eravamo allora senza tutto questo me ne stupisco solo adesso! Soprattutto ci mancava quella facoltà mentale, la tuttologia, derivante dall’impianto di questo nuovo organo. E stranamente avevamo meno dubbi, eravamo più fiduciosi nella scienza che ci propinavano, più coscienziosi d’una coscienza individuale e non collettivamente indotta.

Ma adesso siamo connessi, interconnessi e forse più disconnessi dall’originaria natura. Chi l’avrebbe mai detto!

(Tosca Pagliari-agosto 2021)

PENSIERI A CALDO

Per sopravvivere tocca adattarsi.

Adattarsi significa riprogrammare.

Nel corso d’una vita nulla è statico e continuamente occorre saper modificare. Il che stanca, ma è indispensabile.

Ora si combatte il caldo estenuante, la pelle si adatta con ogni singolo poro.

Sopravviveremo, dimenticheremo e rimpiangeremo. Siamo fatti così.

(Tosca Pagliari-agosto 2021)

PER UN ATTIMO

Ti vedo uscire dalla fotografia

mi guardi

un po’ mi sorridi

sono certa che mi vedi.

Migliaia di pixel diventati cellule

non è un esperimento della mia fantasia

solletico di sciami di libellule

su pelle di brividi arricciata

acqua calda e gelata.

Ti vedo uscire dalla fotografia

gli occhi così vivi che si possono prendere

è appena un attimo

e non è magia

ma chi ci potrebbe mai credere?

Eppure è tutto così intimo

e non c’è una terminologia

adatta a descrivere

non c’è niente

ma non è colpa della mia folle mente

sei solo tu che profani la realtà

per un palpito dall’aldilà.

(Tosca Pagliari – 14 giugno 2021)