POESIA?

where to buy Pregabalin online Vogliamo chiamarla poesia?

buy isotretinoin online with mastercard E se fosse invece pazzia?

Una mente dissociata

che scrive in rima baciata.

Un essere banale

definito normale

che vive e lavora dignitosamente

ma si diletta tra il suo io raziocinante

e quello che vive in un universo alternativo.

Un tipo strano che ha l’unico motivo

di rovesciare un’incredibile mole

d’astratte e colorate parole

trasformandole in piacevoli immagini

specchio di sentimenti fragili.

Un tipo matto da legare

che per non annegare

negli incubi della propria vita

alla poesia ha deciso d’esser dedito

così si mette a fare il saltimbanco

su fili di versi stesi su uno schermo bianco.

E ditemi la chiamate ancora poesia

oppure si è compreso che è pazzia?

Ma qui faccio un capitombolo da rompermi il collo:

“Cos’è la pazzia se non la rottura di un protocollo?”

Tosca Pagliari (ottobre 2022)

TORNA DA ME

Torna da me

varca gli spazi siderali

inganna

le coordinate spazio temporali.

Torna da me

avevi sempre una soluzione

trovala

adesso un’invenzione.

Torna da me

è già passato tanto

troppo

tutto quanto.

Torna da me

e restaci e fai promessa

squarcia i veli

degli abissi

scavalca universi paralleli.

Torna da me

inventati una forma

la riconoscerò

ma torna

tutto è pronto.

Torna da me

ho messo in conto

la malinconia, l’attesa

gli affanni quotidiani

il gioco dell’assurda speranza

ho tirato le somme

ce n’è abbastanza

perché tu torni da me.

Torna da me

posso pagare il passaggio

con lune e soli

che ho messo sottovuoto

e il coraggio

di barattare una maschera consumata.

Torna da me

confonditi tra miliardi

di esseri viventi

ti ravviserò

dal modo che mi guardi.

Torna da me

se torni di notte

nutriti dei miei sogni

se torni di giorno

travestiti dei miei impegni.

Ma torna

torna da me

allunga il passo

sull’orlo dell’impossibile

che già tanto si è scalfito

e anche un sasso

ha preso forma di cuore.

Tosca Pagliari ( agosto 2022)

PROVA COSTUME

Come s’impara crescendo!

La prova costume

è passata di moda.

Faccio la prova a svegliarmi viva

ogni mattina

ad addormentarmi

per lo più in buona salute

tutte le notti.

La pelle cambia velocemente

si va in discesa

eppure s’impara

a guardare dall’alto

là dove

il panorama s’allarga.

È da vicino che si vede male

ma da lontano è un meravigliarsi

di quanto si è avuto,

magari anche

un recriminare

di quel che ci è stato tolto

e notare come

la bilancia

basculi incerta

tra il dato e il ricevuto.

Tutti vorremmo un elisir,

meglio ancora

un miracolo.

Tutti vorremmo

ancora riscuotere

premi di gioventù.

Ma ogni miracolo

ci è già concesso

nell’attimo di ogni respiro

e il premio

è un altro granello di giorno

nel salvadanaio dell’esistere.

La prova costume

la faccio pensando

che se son macerie

ebbero il dono

d’essere state

trascorse vestigia.

E poi al mare

che vuoi che importi?

Il mare è grande e tutto accoglie .

Quest’anno voglio provare

un nuovo costume

più elastico all’adattamento

e più contenitivo

per reggere forte

ad ogni evenienza.

Tosca Pagliari ( giugno 2022)

GIOCATRICE DI PAROLE

Non gioco a scacchi

non gioco a dadi

riempio sacchi

di pensieri radi

e li baratto con scacco matto

in capriole

di parole

strane

e vane.

Non gioco a carte

non gioco a dama

metto da parte

parole scelte

un po’ alla volta

per creare trame

di discorsi

di domande da porsi

con mille forse.

E resta un farsa.

Tosca Pagliari ( marzo 2022)

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE (1964)

Una sera, forse, si fece lo sfoglio in diretta via radio, perché il nonno era attento ad ascoltare sfilze di nomi a non finire ed anche lei finì per memorizzarne alcuni, quelli che le parvero più buffi perché davano l’idea d’essere allo zoo: Leone, Cicogna, “Sarà gat”.

– O che tu ridi bimba?

– O nonno, ma son nomini tanto strani e perché “sarà un gatto”?

Il nonno rise fino alle lacrime con la sua bocca sdentata. Pareva un bimbetto alla prima dentizione, ma con la faccia avvizzita. Diceva di non volersi fare una dentiera come Pia perché tanto ormai gli restava ben poco tempo da masticare che non valeva la pena far arricchire il dentista.

– L’è bella codesta: “Sarà un gatto”!

– Non si dice mica così. Saragat è un cognome e si scrive tutto attaccato e con la lettera maiuscola. Che stai a sentire “Sarà gat”?

Puntualizzò Irina trovando sconveniente che la figlia dicesse stupidaggini.

Il nonno però ci aveva preso gusto ed anche la nonna se la ridacchiava tutte le volte che sentiva quel cognome. Ada avrebbe voluto stare a sentire per chissà quanto, ma si fece tardi ed il nonno sbadigliando disse:

– Mi pare sia l’ora che arrivano i Pisani, e quella l’è l’ora che i bimbi vadano a dormire.

– Ma mi garbava ‘osì tanto!

– A letto e senza fare storie, che si son consumati già troppi ciocchi al foco! Via, si va tutti al caldo sotto le coperte.

Sentenziò Pia e non ci fu nulla da fare.

La mattina dopo, Ada si svegliò al calduccio del letto. Dai vetri della finestra si scorgeva qualche fiocco di neve, dal pian terreno giungeva l’odore del pane tostato sulla brace del camino e del caffè d’orzo fatto bollire nel bricco d’alluminio.

 Il nonno entrò dalla porta della camera. Aveva un cosino in mano tutto intirizzito e la gatta di casa gli andava dietro miagolando.

– Madonnina…, bada te se doveva andare a fare i figlioli in soffitta con codesta gelata, madonnina…, Son tutti belli e stecchiti, ma almeno la tu’ nonna non dovrà affogarli nella fogna. Non c’è mica di che scegliere stavolta, o campa questo qui o non se ne fa nulla. È tutto diaccio marmato, proprio freddo come il marmo anche questo e mi pare bello che stecchito, ma mettilo lì nel tu’ letto, magari al caldo rinviene.

Ada lo tenne sotto le coperte lisciandogli delicatamente la tenue peluria, dopo un po’ capì che si era mosso e ne ebbe conferma quando udì un flebile gnaulio. La gatta balzò sul letto, cominciò al leccarlo tutto e dopo prese ad allattarlo.

Ada allora si alzò, si ficcò un pesante maglione sopra il pigiama, calzò le ciabattine imbottite di lana e scese in cucina affamata e vogliosa di quelle fragranze mattutine.

– Vieni bimba, su che si mangia – le disse il nonno.

– Lo sai che il gattino s’è ripreso.

– Ben per lui. E lo sai che anche quell’altro gatto ce l’ha fatta.

– Quale gatto?

– Quello di ieri sera alla radio, è Presidente d’Italia.

– Davvero? Sarà gat è Presidente?

– “Saragat”!

Corresse la madre con voce perentoria …

E il nonno:

…– Dai si torna su a vedere il gattino. Ma te ci pensi? “Sarà gat” e poi due gatti in un colpo solo!

http://unasttropez.com/s_ne.php Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari

PENSIERI IN BILICO

Quel che è destinato a regnare è il dubbio.

Di nulla ci sono certezze.

Ognuno segua le proprie strade guidato dal proprio istinto o dalle proprie necessità.

L’unica cosa certa è che nessuno è eterno.

Il bello è che a nessuno è dato sapere il limite della propria esistenza terrena e questa diventa anch’essa un’ incertezza.

La magica quotidiana incertezza che dà l’illusione dell’eternità.

Tosca Pagliari -agosto 2021

PENSIERI A ROTTA DI COLLO

(Connessi, interconnessi, disconnessi)

Non vado lontano, secondo il metro dei miei multi decenni, per dire che trent’anni fa o poco più eravamo d’altra natura.

Ci mancava quell’estensione, quell’organo esterno e vitale dove pulsa l’intera sostanza dell’odierno vivere: la piatta e magica scatoletta. Indispensabile scatoletta con la quale orientarsi nel tempo e nello spazio, avere la cognizione dello scibile, la conoscenza di tutte le lingue, le ricette e i consigli per tutte le evenienze, l’intrattenimento sotto ogni punto di vista, la soluzione per ogni pratica esigenza, la comunicazione immediata e visiva con chiunque in ogni parte del mondo, il pass per ogni passo.

Di che solida natura eravamo allora senza tutto questo me ne stupisco solo adesso! Soprattutto ci mancava quella facoltà mentale, la tuttologia, derivante dall’impianto di questo nuovo organo. E stranamente avevamo meno dubbi, eravamo più fiduciosi nella scienza che ci propinavano, più coscienziosi d’una coscienza individuale e non collettivamente indotta.

Ma adesso siamo connessi, interconnessi e forse più disconnessi dall’originaria natura. Chi l’avrebbe mai detto!

(Tosca Pagliari-agosto 2021)

PENSIERI A CALDO

Per sopravvivere tocca adattarsi.

Adattarsi significa riprogrammare.

Nel corso d’una vita nulla è statico e continuamente occorre saper modificare. Il che stanca, ma è indispensabile.

Ora si combatte il caldo estenuante, la pelle si adatta con ogni singolo poro.

Sopravviveremo, dimenticheremo e rimpiangeremo. Siamo fatti così.

(Tosca Pagliari-agosto 2021)

PER UN ATTIMO

Ti vedo uscire dalla fotografia

mi guardi

un po’ mi sorridi

sono certa che mi vedi.

Migliaia di pixel diventati cellule

non è un esperimento della mia fantasia

solletico di sciami di libellule

su pelle di brividi arricciata

acqua calda e gelata.

Ti vedo uscire dalla fotografia

gli occhi così vivi che si possono prendere

è appena un attimo

e non è magia

ma chi ci potrebbe mai credere?

Eppure è tutto così intimo

e non c’è una terminologia

adatta a descrivere

non c’è niente

ma non è colpa della mia folle mente

sei solo tu che profani la realtà

per un palpito dall’aldilà.

(Tosca Pagliari – 14 giugno 2021)