UMANA PIETA’ O ISTINTIVA FEROCIA?

Ecco il dilemma dopo aver sottratto la malcapitata lucertola al mio gatto. E lui poi quanto ha pianto! Sì, sì piangono anche i gatti con miagolii laceranti.

E’ che a me la lucertola faceva pena mentre lui assecondava il felino istinto.

Ne consegue che ho alterato le leggi della natura.  Così mi rimane il dubbio della validità del mio agire.

Di dubbio in dubbio la mia coscienza ha cominciato ad innescare conflitti tra filosofia, teologia, etica, scienza, sentimentalismo, trasgressione, rivoluzione…un calderone che con le temperature odierne ha iniziato a bollire e a spandere fumi.

E tutto quel che ora mi viene da sintetizzare è che siamo tutti quanti fumo sparso nel vento.

Ho pensato che l’essere umano dotato di ragione, in quanto “specie superiore” (mah!), avesse tutto il diritto di manipolare le leggi scomposte della natura.

Ho pensato che un’opera di creazione che non prevedesse alcuna catena alimentare, ma solo esseri già  autonutrienti, bilanciati nella quantità mondiale e fatti perire di serena vecchiaia, sarebbe stato molto meglio.

Ho pensato che bisogna sempre intervenire, con le proprie capacità, per evitare una qualsiasi tragedia (anche la morte di un’ innocua lucertola).

Ho pensato alla scala evolutiva, agli animali dominanti rispetto ad altri, alle leggi naturali di salvaguardia e di equilibrio.

Ho pensato che trasgredire alle regole della natura e metterci il proprio operato ci dia un gradevole senso di potenza.

Ho pensato che con tutto quello che ci sarebbe d’aggiustare al mondo magari bisognerebbe cominciare a fare una rivoluzione ( a partire dai diritti della lucertola, o dai diritti del gatto?).

DELIRIO!

Delirio di tutto questo pensare che alla fine ha portato solo il bollore del caldo e la mia testa fumante.

Di certezze non ce ne sono, di giustizie ne mancano tante.

Sapete che vi dico, ho salvato una lucertola e non me ne pento. Ho fatto torto al gatto e non me ne pento. Del resto quando si salva qualcuno magari tocca fare torto a qualcun altro. Sugli odierni fatti di cronaca non mi voglio soffermare perchè già di tutto è stato detto compresi sproloqui e vaniloqui.

Mi fermo qui alla lucertola e al gatto che con la ciotola piena è stato costretto a risparmiare una vita. Prendetela pure come metafora che tanto non guasta.

Vedete quel che possono combinare un gatto e una lucertola ad una che come me finalmente si ritrova in vacanza!

Era tanto che mancavo da questo blog. Adesso spero di rimettermi spesso all’opera. E se chi ha avuto la forza di leggere fin qui  ne trovasse un altro pochino per esprimere il proprio parere ne sarei lieta.

Alla prossima.

Tosca Pagliari.

 

 

PELO ROSSO

Juye “Pelo rosso nè cane nè gatto” così recita un vecchio adagio sulla scia dei pregiudizi sui where to buy cenforce “rossi malpelo”. Invece pare che ci sia una fisiognomica anche per il colore del pelo del gatto e risulta che “Il felino color del fuoco si è dimostrato più resistente e le sua mappa cromosomica ha valorizzato le caratteristiche di aggressività, dandogli maggiore chance di affermarsi“;il mantello rosso denota regalità, potere, energia e coraggio; “Il gatto rosso è più vivace, il gatto rosso è un pò come un leone, non solo per il colore del pelo ma anche per il carattere”;

Molti gatti rossi sono stati dei veri e propri V.I.P : “Il micio di Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” era rosso Anche Garfield (all’italiana Isidoro) è amatissimo, un pò anche per il suo mantello color del sole. Churchill poi amava circondarsi in casa del suo gatto Jock. Il colore del suo mantello? Indovinarlo non è difficile ……”. “Per le sue caratteristiche di vivacità, di spontaneità, per la sua fierezza, per il suo indomito coraggio, che sia di razza o trovatello. il gatto rosso è un ottimo gatto da compagnia.” E non dimentichiamo il gatto nel famoso cartone animato di “Shrek”e nel successivo cartone animato “Il gatto con gli stivali”

 

Si sa che il gatto originariamente era nero e tutti gli altri colori sono dovuti a mutamenti d’adattamento all’ambiente.

Il gatto rosso può avere due diverse origini: il rosso legato al sesso, o vero rosso, e il rosso non legato al sesso. Il vero rosso e il cream sono legati al gene per l’arancione “O”, che è portato dal cromosoma X. I gatti maschi ereditano il cromosoma X dalla madre e quello Y dal padre, e possono quindi avere un solo gene 0, che determina il colore arancione del fondo, con tigrature più scure. Le femmine ereditano due cromosomi X, che devono portare due geni 00 per dare un mantello rosso come nel maschio. I maschi rossi sono molto più comuni delle femmine.Solo in rarissimi casi i maschi ereditano un cromosoma X in più, e possono quindi avere un mantello tartaruga (se ereditano i due alleli Oo), ma proprio questa anomalia ne provoca la sterilità.

I gatti di color rosso uniforme sono stati selezionati riducendo il contrasto tra il colore del fondo e quello delle marcature, che però sono molto spesso ancora evidenti sulla testa, la coda, le zampe e nei gattini anche sul corpo.
 La mappatura della frequenza del rosso legato al sesso nella popolazione dei gatti domestici ha rivelato come questa mutazione sia probabilmente occorsa inizialmente in Turchia e Asia Minore, e si sia diffusa attraverso le vie di mare e di fiume nel nordest dell’Europa, dove è stata particolarmente apprezzata nelle isole scozzesi. La massima concentrazione di gatti rossi, oltre che in queste isole, si registra in Gran Bretagna, nella Bretagna francese, nella valle del Reno, in Sicilia, in Calabria e sulle costo del Nordafrica.”