IO SONO IL GATTO

Io sono il gatto

il gatto di casa

quello della ciotola sempre piena.

Io sono il gatto

il gatto di casa

il mio spazio è nel tuo mondo

vado sulle tue orme

cerco i tuoi odori

mi struscio tra le tue gambe

a mio piacimento.

Io sono il gatto

il tuo gatto.

Inarco la schiena

dimeno la coda

mi cerchi

e ti disdegno

l’indifferenza mi contraddistingue.

È perché io sono il gatto.

Graffio quel che capita

lascio peli

su tutto ciò che è morbido

mi arrampico

fin dove arrivo

mi chiami e ti sento a convenienza.

È perché io sono il gatto

non posso essere suddito

non posso essere ubbidiente

né fedele, né disponibile.

Ho questa mia natura

ma ne ho anche un’altra

e mi spaventa

più del rombo del tuono

più del latrato del cane.

Quando mi accovaccio sul tuo grembo

le fusa mi squarciano il corpo

le zampe hanno smania

di palparti come

se fossi mia madre.

E se non riescoa tenere i miei occhi

fissi nei tuoi

è perché ho paura

che vi si rispecchi

la mia segreta natura.

Ho paura

perché sono il gatto

il gatto di casa

il tuo gatto

e so

che se non resto vigile

potrei morire d’amore

d’amore per te.

Tosca Pagliari (gennaio 2021) .

IN MEMORIA

Quella volta che sono stata ad Auschwitz

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni fame, paura

tortura

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni occhi di fossa

e ossa

(anche se non ci sono mai stata).

Quella volta che avevo la testa rasata

la dignità negata

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni  ombra, fumo denso

e urlo immenso.

Quella volta che sono stata ad Auschwitz

sì che ci sono stata

ci sono stata ascoltando memorie

e ci torno ogni anno.

Tosca Pagliari ( 27 gennaio 2021)

SE FOSSE STATO UN FILM

C’era un cielo livido e sinistro

fatto di nubi di sporca gommapiuma

che schiacciavano le chiome sventagliate

dei centenari pini marittimi.

Un cielo denso e pesante

che il vento di maestrale

pur impazzando con rabbia

non riusciva a morderne

neanche un lembo.

Riusciva solo a sollevare il tendone bianco

dell’accampamento sanitario

al punto che dovettero smontarlo.

Le macchine in coda

si muovevano lente

di tanto in tanto

in mesto corteo.

Un paio di giovanissime astronaute

si avvicinavano a turno

porgendo con gesti quasi mistici

strumenti e sostanze rivelatorie.

Tutt’intorno mura di cemento

sormontate da ringhiere

cancellate a ridosso di strade

larghe e viscide

budella di circuiti industriali.

Se fosse stato un film di fantascienza

l’avrei spento piena di disprezzo

per la pessima ambientazione.

Invece è rimasto acceso

insieme al rombo del motore

che fuggiva via dalla scena

ma non dalla realtà.

E anche voler piangere

sarebbe stato non so quanto stupido

perché era soltanto il caso di procedere

che da che mondo é mondo

in qualche maniera

sempre si procede.

Tosca Pagliari (gennaio 2021).

Per ricordare la pandemia quando sarà finita e vorrò esserci a testimoniarne l’inizio ma anche la fine.

VIGILIA DI TEMPO ANDATO

Abito da sposa

bianco

leggero

vela che ha attraversato

il mare del tempo.

Abito da sposa

vuoto

dormi

tra carta velina

sbriciolata.

Dormi chiuso

ante d’armadio

che non tocco.

Ho paura

a ridarti aria

potresti ingoiare

anche la mia

e lasciarmi

senza fiato.

Mi piace pensare

che ancora profumi

della mia gioventù

tra perline luccicanti di felicità.

Tosca Pagliari ( 24 gennaio 2021)

RESTEREMO SOTTO FORMA DI PAROLE …

Fino a qualche anno fa, su questo mio blog scriveva assiduamente un poeta, scrittore, fotografo, pittore e psicologo. Una persona stupenda di grande sapere e di grande garbo. È stato una grande ricchezza culturale e creativa. L’avevo conosciuto tra i circuiti culturali on line e mai ebbi modo né pensiero di incontrarlo di persona. Poi è finito il suo tempo terreno così quasi all’improvviso.

Sembrava dovesse lasciare un vuoto ed invece ha lasciato un archivio di profondi pensieri sparsi nello spazio immateriale di questo blog e di riflesso nello sconfinato spazio dove fluttua oramai lo scibile umano.

E mi piace quest’idea che andremo via, ci dematerializzeremo, eppure resterà il prodotto della nostra mente dentro la scatola dell’universo. Basterà una parola chiave per aprire l’accesso, una sorta di gate del ritorno, e fare baluginare una scintilla di noi.

Resteremo sotto forma di parole, immagini e suoni galleggianti in attesa di quella ragnatela virtuale che ci intrappoli e ci faccia tornare in qualche modo vivi, per rimetterci a contatto col mondo reale.

Tosca Pagliari ( gennaio 2021)

A MORSI LA VITA

Il cibo

la fame,

prendi prendi

prendi e mangia.

Il cibola fame

il digiuno,

prendi prendi

prendi se puoi

e mangia.

Il cibo

la fame

il digiuno

la dieta,

prendi prendi

prendi e convinciti

e mangia.

Il cibo

la fame

il digiuno

la dieta

la gola il peccato,

prendi prendi

prendi e mangia

e saziati.

Mangia

finché puoi mangiare

e non farti mangiare.

Un corpo affamato

affama lo spirito.

Mangia

e godi

prendi prendi

prendi e mangia

prendi a morsi la vita.

(Tosca Pagliari – gennaio 2021)

METAMORFOSI

In un tempo senza calcolo di tempo

prenderemo sonno da umani

e ci desteremo d’altra sostanza.

Tutti figli di codici binari

strozzati di parole

e ingordi solo di numeri e sequenze.

Domani forse

o prima o dopo

tutti in schiere omologate e controllate

tutti appiattiti

senza guizzi strani

di pensieri

senza capitomboli d’idee.

Programmati a nuovi sensi di felicità

studiati nei dettagli

convinti della perfezione.

Ma qualcuno ancora

si sentirà cantare

al di là d’ogni barriera

e qualcun altro

avrà gambe per correre e danzare.

Forse ci sarà pure

chi svilupperà le ali

per insegnare a tutti

a volare via.

Tosca Pagliari ( gennaio 2021)

IPOTESI INFONDATA

Non è ancora accaduto

forse non accadrà

mai.

Allora perché dovrei

ingozzare paure e speranze

stropicciandomi l’anima?

Devo saper andare

col passo della lancetta lunga

dell’orologio

devo sincronizzare il mio battito

sul suo tic tac

e rinchiudere

i pensieri di domani

come infami prigionieri

in sotterranei senza uscite.

Quel che non è ancora nato

non ha respiro

non può togliere respiro.

Il futuro è un’ipotesi infondata.

Tosca Pagliari ( gennaio 2021)

C’è una luce lassù

I miei ringraziamenti a TERESA SCIACCA per la foto dalla quale ho tratto ispirazione.

C’è

una luce

lassù

che arriva

dal cuore

della Terra

dove alloggia

l’essenza primigenia

dove dormono i miti

e combattono gli eroi.

C’è una luce calda di fuoco

che rischiara la notte e gareggia

con la tonda faccia perlacea della luna.

(Tosca Pagliari – gennaio 2021)

GLI OCCHI RESTANO

Andando avanti

s’ indossa altra pelle.

Si alterano le cromie.

Cambiano piega le labbra.

S’ increspano i lineamenti.

Ma gli occhi restano

al di là di ogni crepa

così come la prima volta

che si aprirono

e attraverso la nebbia del pianto

compresero

che dovevano

continuare a scoprire

fino all’impossibile.

(Tosca Pagliari – gennaio 2021)

3Antonella Quondam Girolamo, Rosa Mazzeo e 1 altra persona