TEMPO PERSO

Si può veramente perdere tempo, sprecare tempo?

 

Spesso si ha questa tremenda sensazione di fare cattivo uso del tempo. La si vive con una sorta di rammarico, a volte pare proprio un misfatto, capita pure di rimproverarlo ad altri.

Ma il tempo solo noi possiamo quantificarlo. Esiste in quanto gli abbiamo inventato una misura e in quanto nulla rimane uguale, ma tutto via via si trasforma.

La concezione della perdita di tempo deriva da altri preconcetti con i quali il modello educativo ci ha plasmati. Soprattutto persiste il binomio mentale di tempo e produttività. L’ozio, la lentezza, le azioni non finalizzate a scopi utili e ben precisi sono deprecabili sicchè il tempo perso diventa quasi un’onta.

Si pensa “oggi non ho concluso nulla” e si conclude la giornata con un senso di smarrimento e grigiore nella migliore delle ipotesi.

Eppure il tempo non è mai perso e non si può non concludere nulla perchè siamo figli anche di stati d’animo, di sogni e di pensieri oltre che di azioni finalizzate.

Magari quando lo si perde il tempo in realtà lo si guadagna, ci se ne appropria in termini di vita vissuta e non recitata a copione.

La noia, la lentezza, il rimuginare, lo stare a guardare, lo stare a sentire dentro e fuori di noi ci regalano tempo di vita.

E allora perdiamolo con serenità questo tempo con un nuovo concetto di produttività interiore, di affetto per noi stessi, di conoscenza di noi stessi.

Noi siamo il tempo, noi siamo la sua misura non soltanto cronologica.

RALLENTIAMO, FERMIAMOCI, ATTIVIAMO RECETTORI DI NOIA, VIVIAMO TUTTE LE VOLTE CHE SENTIAMO IL TEMPO SCIOGLIERSI PIACEVOLMENTE INSIEME A NOI.

(Tosca Pagliari ha scritto felice di stare qui a prendersi il tempo che le piace pensando affatto di perderlo. E se qualcuno  ha letto fin qui mi auguro che provi la mia stessa serena leggerezza.)

 

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