SVEGLIARSI

Svegliarsi,

aprire questo libro di facce

e scoprire che una faccia non c’è più.

E tornano spiagge di gioventù,

risate, sospiri.

Era ieri e ora non è più.

Svegliarsi e sperare di star sognando.

Svegliarsi

con lo stupore di stare ancora vivendo

sforzandomi di salutare

chi ha preso un altr’altra direzione.

Buon viaggio amica mia

ti saluto da questa stazione

dove al mattino c’è ancora il miracolo

del sole che entra a spiraglio

c’è ancora il miracolo del risveglio.

Per te che sei partita

stamattina onoro la vita.

(Tosca Pagliari – febbraio 2021)

ANDAVANO A PORTARLI A CASA

Andavano a portarli a casa.

Erano amori in pelliccia

e loro gli davano famiglia.

Andavano spianando chilometri

avvicinando anime da compagnia.

E poi un attimo si volava via

in un abbraccio d’arcobaleno.

(Tosca Pagliari – febbraio 2021)

In memoria di volontari morti in un incidente d’auto mentre portavano alla meta cani e gatti da adottare. Anche un cane è morto con loro.

ETNA

Sbava

vena di lava

dal profondo

così da che è mondo.

Uomo che snaturi

uomo che plasmi

scenari futuri

non fermi i miasmi

del ventre primordiale

né i battiti cupi

del cuore di terra.

Pulsa il ritmo ancestrale

là sotto le rupi

e non c’è guerra

né scienza o follia

né trucco o magia

che fermi il fermento

che plachi il tormento

della montagna che rugge

al suo sangue che sfugge.

(Tosca Pagliari – febbraio 2021)

QUANDO CALA IL BUIO

Quando cala il buio

la compiutezza del giorno andato

diventa mestizia

come un forte senso di spreco.

È quella tristezza

quell’ eco

oscuro da fuori a dentro

che impaurisce e stringe

tra gola e petto.

Quando cala il buio

si sta come in colpa

per la fuga del giorno

come se fossimo stati

sbadati guardiani del tempo.

Quando cala il buio

ci vuole il coraggio

di passare la notte

per provare a scommettere ancora

una moneta di vita.

(Tosca Pagliari – febbraio 2021)

IO SONO IL GATTO

Io sono il gatto

il gatto di casa

quello della ciotola sempre piena.

Io sono il gatto

il gatto di casa

il mio spazio è nel tuo mondo

vado sulle tue orme

cerco i tuoi odori

mi struscio tra le tue gambe

a mio piacimento.

Io sono il gatto

il tuo gatto.

Inarco la schiena

dimeno la coda

mi cerchi

e ti disdegno

l’indifferenza mi contraddistingue.

È perché io sono il gatto.

Graffio quel che capita

lascio peli

su tutto ciò che è morbido

mi arrampico

fin dove arrivo

mi chiami e ti sento a convenienza.

È perché io sono il gatto

non posso essere suddito

non posso essere ubbidiente

né fedele, né disponibile.

Ho questa mia natura

ma ne ho anche un’altra

e mi spaventa

più del rombo del tuono

più del latrato del cane.

Quando mi accovaccio sul tuo grembo

le fusa mi squarciano il corpo

le zampe hanno smania

di palparti come

se fossi mia madre.

E se non riescoa tenere i miei occhi

fissi nei tuoi

è perché ho paura

che vi si rispecchi

la mia segreta natura.

Ho paura

perché sono il gatto

il gatto di casa

il tuo gatto

e so

che se non resto vigile

potrei morire d’amore

d’amore per te.

Tosca Pagliari (gennaio 2021) .

IN MEMORIA

Quella volta che sono stata ad Auschwitz

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni fame, paura

tortura

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni occhi di fossa

e ossa

(anche se non ci sono mai stata).

Quella volta che avevo la testa rasata

la dignità negata

(anche se non ci sono mai stata)

e divenni  ombra, fumo denso

e urlo immenso.

Quella volta che sono stata ad Auschwitz

sì che ci sono stata

ci sono stata ascoltando memorie

e ci torno ogni anno.

Tosca Pagliari ( 27 gennaio 2021)

SE FOSSE STATO UN FILM

C’era un cielo livido e sinistro

fatto di nubi di sporca gommapiuma

che schiacciavano le chiome sventagliate

dei centenari pini marittimi.

Un cielo denso e pesante

che il vento di maestrale

pur impazzando con rabbia

non riusciva a morderne

neanche un lembo.

Riusciva solo a sollevare il tendone bianco

dell’accampamento sanitario

al punto che dovettero smontarlo.

Le macchine in coda

si muovevano lente

di tanto in tanto

in mesto corteo.

Un paio di giovanissime astronaute

si avvicinavano a turno

porgendo con gesti quasi mistici

strumenti e sostanze rivelatorie.

Tutt’intorno mura di cemento

sormontate da ringhiere

cancellate a ridosso di strade

larghe e viscide

budella di circuiti industriali.

Se fosse stato un film di fantascienza

l’avrei spento piena di disprezzo

per la pessima ambientazione.

Invece è rimasto acceso

insieme al rombo del motore

che fuggiva via dalla scena

ma non dalla realtà.

E anche voler piangere

sarebbe stato non so quanto stupido

perché era soltanto il caso di procedere

che da che mondo é mondo

in qualche maniera

sempre si procede.

Tosca Pagliari (gennaio 2021).

Per ricordare la pandemia quando sarà finita e vorrò esserci a testimoniarne l’inizio ma anche la fine.

VIGILIA DI TEMPO ANDATO

Abito da sposa

bianco

leggero

vela che ha attraversato

il mare del tempo.

Abito da sposa

vuoto

dormi

tra carta velina

sbriciolata.

Dormi chiuso

ante d’armadio

che non tocco.

Ho paura

a ridarti aria

potresti ingoiare

anche la mia

e lasciarmi

senza fiato.

Mi piace pensare

che ancora profumi

della mia gioventù

tra perline luccicanti di felicità.

Tosca Pagliari ( 24 gennaio 2021)

RESTEREMO SOTTO FORMA DI PAROLE …

Fino a qualche anno fa, su questo mio blog scriveva assiduamente un poeta, scrittore, fotografo, pittore e psicologo. Una persona stupenda di grande sapere e di grande garbo. È stato una grande ricchezza culturale e creativa. L’avevo conosciuto tra i circuiti culturali on line e mai ebbi modo né pensiero di incontrarlo di persona. Poi è finito il suo tempo terreno così quasi all’improvviso.

Sembrava dovesse lasciare un vuoto ed invece ha lasciato un archivio di profondi pensieri sparsi nello spazio immateriale di questo blog e di riflesso nello sconfinato spazio dove fluttua oramai lo scibile umano.

E mi piace quest’idea che andremo via, ci dematerializzeremo, eppure resterà il prodotto della nostra mente dentro la scatola dell’universo. Basterà una parola chiave per aprire l’accesso, una sorta di gate del ritorno, e fare baluginare una scintilla di noi.

Resteremo sotto forma di parole, immagini e suoni galleggianti in attesa di quella ragnatela virtuale che ci intrappoli e ci faccia tornare in qualche modo vivi, per rimetterci a contatto col mondo reale.

Tosca Pagliari ( gennaio 2021)

A MORSI LA VITA

Il cibo

la fame,

prendi prendi

prendi e mangia.

Il cibola fame

il digiuno,

prendi prendi

prendi se puoi

e mangia.

Il cibo

la fame

il digiuno

la dieta,

prendi prendi

prendi e convinciti

e mangia.

Il cibo

la fame

il digiuno

la dieta

la gola il peccato,

prendi prendi

prendi e mangia

e saziati.

Mangia

finché puoi mangiare

e non farti mangiare.

Un corpo affamato

affama lo spirito.

Mangia

e godi

prendi prendi

prendi e mangia

prendi a morsi la vita.

(Tosca Pagliari – gennaio 2021)