CARI BAMBINI

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Karanganom Cari bambini

la guerra non ve la spiego

perché non ci sono spiegazioni

ma non nego che c’è e non ha mai smesso

in milioni e milioni

di generazioni.

Come la fermiamo adesso?

Cari bambini

la guerra non ve la racconto

anche se mi piacerebbe dire

che sta per finire

che si sono tutti resi conto

di quanti guai combini.

Cari bambini

di guerra non voglio discorrere

vi vorrei solo leggere

una fiaba in cui poter credere:

– C’era la guerra una volta,

ma poi dal mondo l’han tolta.

Tosca Pagliari (marzo 2022)

VENTO

Tacque finalmente il vento

nel silenzio lo spavento

del cielo buio pesto.

Cercai di pescare una stella

con un’esca di carta stagnola

invece nulla

solo il ripiego dolce amaro

del cioccolatino

che vi era avvolto.

Tacque finalmente il vento

che urlava là fuori

entrò scassinando l’apatia

e scappò via

risucchiando ogni goccia di calma.

Poi tornò a rinchiudersi

in petto

e lì rimase

scatenando la danza

al ritmo d’ogni battito.

Ora non si muove più foglia

attonito il cielo nero terso

fissa il mondo dormiente

soffia dentro scompiglio

domani si attende un altro risveglio.

Tosca Pagliari ( 8 febbraio 2022).

COME UN GATTO

Dormire come un gatto

con la testa rincantucciata nella coda.

Il corpo un anello

senza inizio e senza fine

un abbraccio di vita e morte.

Nel mezzo soltanto

un respiro di fusa

nel mezzo soltanto

un’illusione.

Svegliarsi

come un gatto

stirando le giunture

elastiche del corpo

allenando lo scatto

che occorre

per attraversare

gli ostacoli del giorno

un giorno alla volta.

Tosca Pagliari (10 febbraio 2022)

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE (1964)

Una sera, forse, si fece lo sfoglio in diretta via radio, perché il nonno era attento ad ascoltare sfilze di nomi a non finire ed anche lei finì per memorizzarne alcuni, quelli che le parvero più buffi perché davano l’idea d’essere allo zoo: Leone, Cicogna, “Sarà gat”.

– O che tu ridi bimba?

– O nonno, ma son nomini tanto strani e perché “sarà un gatto”?

Il nonno rise fino alle lacrime con la sua bocca sdentata. Pareva un bimbetto alla prima dentizione, ma con la faccia avvizzita. Diceva di non volersi fare una dentiera come Pia perché tanto ormai gli restava ben poco tempo da masticare che non valeva la pena far arricchire il dentista.

– L’è bella codesta: “Sarà un gatto”!

– Non si dice mica così. Saragat è un cognome e si scrive tutto attaccato e con la lettera maiuscola. Che stai a sentire “Sarà gat”?

Puntualizzò Irina trovando sconveniente che la figlia dicesse stupidaggini.

Il nonno però ci aveva preso gusto ed anche la nonna se la ridacchiava tutte le volte che sentiva quel cognome. Ada avrebbe voluto stare a sentire per chissà quanto, ma si fece tardi ed il nonno sbadigliando disse:

– Mi pare sia l’ora che arrivano i Pisani, e quella l’è l’ora che i bimbi vadano a dormire.

– Ma mi garbava ‘osì tanto!

– A letto e senza fare storie, che si son consumati già troppi ciocchi al foco! Via, si va tutti al caldo sotto le coperte.

Sentenziò Pia e non ci fu nulla da fare.

La mattina dopo, Ada si svegliò al calduccio del letto. Dai vetri della finestra si scorgeva qualche fiocco di neve, dal pian terreno giungeva l’odore del pane tostato sulla brace del camino e del caffè d’orzo fatto bollire nel bricco d’alluminio.

 Il nonno entrò dalla porta della camera. Aveva un cosino in mano tutto intirizzito e la gatta di casa gli andava dietro miagolando.

– Madonnina…, bada te se doveva andare a fare i figlioli in soffitta con codesta gelata, madonnina…, Son tutti belli e stecchiti, ma almeno la tu’ nonna non dovrà affogarli nella fogna. Non c’è mica di che scegliere stavolta, o campa questo qui o non se ne fa nulla. È tutto diaccio marmato, proprio freddo come il marmo anche questo e mi pare bello che stecchito, ma mettilo lì nel tu’ letto, magari al caldo rinviene.

Ada lo tenne sotto le coperte lisciandogli delicatamente la tenue peluria, dopo un po’ capì che si era mosso e ne ebbe conferma quando udì un flebile gnaulio. La gatta balzò sul letto, cominciò al leccarlo tutto e dopo prese ad allattarlo.

Ada allora si alzò, si ficcò un pesante maglione sopra il pigiama, calzò le ciabattine imbottite di lana e scese in cucina affamata e vogliosa di quelle fragranze mattutine.

– Vieni bimba, su che si mangia – le disse il nonno.

– Lo sai che il gattino s’è ripreso.

– Ben per lui. E lo sai che anche quell’altro gatto ce l’ha fatta.

– Quale gatto?

– Quello di ieri sera alla radio, è Presidente d’Italia.

– Davvero? Sarà gat è Presidente?

– “Saragat”!

Corresse la madre con voce perentoria …

E il nonno:

…– Dai si torna su a vedere il gattino. Ma te ci pensi? “Sarà gat” e poi due gatti in un colpo solo!

buy prednisone 20mg Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari

QUO VADIS?

Tutto online.

Tutto sulla linea.

Tutto allineato

come i pianeti

nelle inquietanti combinazioni astrali

come i soldati

prima di rompere le righe.

Tutto online

nell’etere eterno

dell’ immateriale

sospeso sul mondo

e preso

nella vasta rete.

Tu lo sai

dove vai?

Siamo nati nomadi

erranti di mete

erranti di sbagli.

Chissà dove e come

stiamo camminando

eppure procediamo

come nei secoli dei secoli

Amen

Tosca Pagliari (28 novembre 2021)

RICORDI DEI TEMPI DELLA MIA BEFANA

Vengo dalla cultura della Befana. Né Babbo Natale , né le anime dei defunti. Nell’ innocente credenza della mia prima infanzia c’era la Befana. In quel luogo c’era la Befana non solo per me, ma per tutti i bambini dei dintorni. Era un’attesa lunga, si doveva passare il Natale e pure il Capodanno e poi ancora dei giorni. A quell’età un giorno forse valeva più di un anno di adesso. In terza elementare sapevo contare alla rovescia e avevo un’idea un po’ più precisa della successione cronologica, ma ancora credevo nella Befana e ogni giorno informavo i bambini più piccoli di quanto tempo mancasse al suo arrivo. Fu così che uno di loro mi dette della bugiarda perché il giorno prima gli avevo detto che mancavano quattro giorni e il giorno dopo invece lo avevo informato che ne mancavano tre. Cercai di farglielo capire, ma quello continuava a dire che il giorno prima lo avevo imbrogliato dicendogli un numero diverso da quello attuale. Alla fine mi infuriai e lo picchiai di brutto. Fu così che le presi pure io da mia madre insieme alla minaccia che la Befana mi avrebbe portato solo carbone. Non mi persi d’animo e risposi che non me ne importava nulla perché tanto avevo pure la Befana del carabiniere e che quella lo sapeva che ero stata provocata. Lo dissi seria e compunta, ma ricordo che risero fino alle lacrime la madre della picchiatrice e quella del picchiato. Poi la mattina del sei gennaio la Befana mi fece comunque trovare i giocattolini dentro un’enorme calza e nel pomeriggio mio padre in divisa mi portò con sé in piazza a ritirare il regalo della Befana del carabiniere. Questa notte della Befana la dedico al ricordo dei miei genitori e a quel tempo della mia vita infantile che aveva sempre della magia anche nelle situazioni più difficili.

Buona Befana a tutti, anzi Buona Epifania intesa proprio come manifestazione di ciò che vi è più caro e più desiderato.

Tosca Pagliari ( 6 gennaio 2022)

FATTI MARE

Se ti arriva un sasso

fatti mare

lascia passare

senza apertura

senza chiusura

senza ferita

senza che resti tramortita.

Fatti mare che non si strappa

né si ricuce

e lascia passare

sassi e luce.

Fatti mare

e deposita sul fondo

poi continua a specchiare

finché cielo è sul mondo.

Tosca Pagliari ( 9 gennaio 2022)

PER QUESTO NATALE

Per questo Natale

vorrei un giorno normale

di gente tranquilla

che non strilla

per un nonnulla

di gente pacata e cortese

di poche pretese

che non sbuffa

né sì azzuffa

né cerca baruffa.

Per questo Natale

vorrei un giorno normale

di strette di mano

senza timore

di un sorriso umano

d’occhi e di cuore

e di bocca  non mascherata.

Vorrei quel che si aveva

insieme una bella serata

una stanza affollata

il piacere della risata.

Quest’anno a Natale

vorrei un giorno normale

proprio uno di quelli 

che non si sapeva, ma erano già così belli

e vorrei non temere più il male

né di corpo né di animo

vorrei  solo un giorno di quelli

e che veramente Natale si chiamino.

Tosca Pagliari