Filastrocca fonti storiche primo approccio

LA STORIA DI DIEGO

Ma Diego chi è?

E’ un bambino immaginario,

ma proprio come me.

C’è di straordinario

che sa raccontare ogni fatto

fin da quando è nato,

ma mica perchè è matto.

Mamma, papà e parenti ha interrogato

facendosi tutto orecchi.

In scatole di giocattoli e vestiti vecchi

ha rovistato.

Album di foto e filmati ha visionato

e poi ha preso in mano

persino il certificato di nascita

e  quello delle vaccinazioni.

Quante emozioni!

tra le righe del suo diario di vita

scritto pian piano

da entrambi i genitori

esperti narratori.

Così sul suo passato ha investigato

e le fonti scritte e orali

visive e materiali

prove incontestate

sono diventate

per completare il puzzle del passato.

Adesso come Diego anch’io lo so fare

e superando i vuoti di memoria

tutta la mia vita in una storia

posso raccontare.

( Tosca Pagliari –  La maestra – maggio 2018).

 

A TUTTE LE DONNE

A tutte le donne magiche

che mutano un pianto in un sorriso,

a tutte le donne uniche

che non si arrendono quando hanno deciso,

a tutte le donne guerriere

con armi di sogni e coraggio,

a tutte le donne che non temono frontiere

e intraprendono il loro viaggio,

a tutte le donne che rammendano

sbagli con fili di ferro coperti di seta,

a tutte  le donne che perdonano

e poi ritracciano una meta,

a tutte le donne che guardano oltre

pregiudizi ed inganni

e non le infagotta la coltre

del tempo e la somma degli anni,

a tutte le donne che sanno essere libere

anche tra lacci e nodi

a tutte le donne che amano vivere

nonostante dolenti chiodi,

a tutte le donne che sanno già dove andare

a quelle che stanno scegliendo una strada

a quelle che  sanno di poter restare

a quelle convinte che quel che deve accadere accada

a tutte quante un abbraccio forte

un abbraccio grande

e un augurio che oltre le porte

del cuore si espande

( Tosca Pagliari – vigilia dell’8 marzo 2018).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SACCO DI MADRE

Sacco pieno di ossa e di carne

perché vita possa uscirne.

Sacco che di altra essenza  si riempie

per un destino che si compie.

Sacco  che  di pensieri si estende

e ogni cosa difende e comprende.

Sacco caldo di lana

che sogni dipana,

sacco fresco di tela di lino

dov’era nascosto un semino

sacco molle

di tenera pelle

che culla

il tutto e il nulla.

Sacco zeppo di affanni

che portano i figli

intanto che passano gli anni

e indietro non li ripigli.

Sacco che più non si svuota

e pesa e aggiunge un’altra quota.

Sacco di grembo

sacco di bimbo

sacco di anima e cuore

sacco di silenzio e rumore

sacco di madre che accoglie

e raccoglie

ogni giorno che passa

e aggiunge un altro sasso.

Sacco robusto che non si scuce

e anche al buio si fa luce.

Sacco elastico che non si sventra

dove tutto pigiato a forza ci entra

e mille speranze mai perse

in eterno liquido amniotico immerse

sospirando non osan legare  il laccio

del sacco.

(Tosca Pagliari – 20 gennaio 2018)

PENSIERI D’AGOSTO

Agosto sabbia leggera

sabbia di clessidra

che scivola i giorni

verso l’ora di tornare

rubando  la leggiadra

aria vacanziera.

 

Agosto musica di conchiglia

con allarme di sveglia

già pronta a trillare

per passare consegne

dal riposo al da fare.

 

Agosto bambino che strilla

il gioco lì non lo molla

lo stringe con presa audace

ma quel che piace

è sempre troppo  fugace

e l’onda già lo trascina

al largo della marina.

 

Agosto barchetta di carta

s’affloscia pian piano

e il gioco già fugge di mano.

 

Agosto leone con criniera

e  ultimi ruggiti spaventa

la ripresa di  compiti assopiti

nella calura

e inventa,

finché dura,

l’illusione  d’un tempo sospeso

senza fretta e senza peso.

 

Agosto stella di mare

rubata alla vita

e rimasta a seccare

… la festa è finita.

 

(Tosca Pagliari 18 agosto 2017).

 

 

 

IL FOGLIO BIANCO

FOGLIO1

La purezza del foglio bianco

accoglie le parole

come mosche

su un candido lenzuolo

steso nel vento

ad asciugare emozioni.

E restano gli aloni

nell’intento

di cambiare il ruolo

alle   espressioni   fosche

lavandole in acquerugiole

di rinfranco.

Quel che il  pensiero  traccia

la mente per sempre abbraccia

matita indelebile

su un foglio reso inservibile.

(Tosca Pagliari- 8 agosto 2017).

VI LASCIO UN’ ALLITTERAZIONE

gatti

gatta pensosa
Andrò ad insegnare in un’altra scuola il prossimo anno scolastico. Al di là di tutto resta la nostalgia per gli alunni, ma professionalmente bisogna saper superare anche questo. Se già i figli nella vita sono in prestito figuriamoci gli alunni.

Eppure mi piace immaginare che qualcosa di quel che ho cercato di dare loro gli rimanga per sempre. Senz’altro i valori e poi l’amore per la conoscenza. Ma mi accontenterei anche di uno sprazzo, di un ricordo buttato lì a caso in un qualunque momento particolare della loro vita. Chissà magari ad un esame importante quando dovranno riconoscere il significato di un’ ALLITTERAZIONE  e verrà loro in mente una mastra stravagante che glielo ha insegnato usando i nomi dei propri gatti: OSCAR e SCARLETT.

Ciao bambini, ricordate: la vita presa sempre con un sorriso e non smettete mai di rincorrere i vostri sogni.

Con affetto.

La  maestra

GIOCO DI LUNA

luna

Palla luna che rimpalla

casca in mare e torna a galla.

Palla luna che rimbalza

casca in mare e si rialza.

Palla luna acqua ribalta

si rigira e in cielo salta.

Palla luna a palla gioco

finché è notte ancora un poco.

(Tosca Pagliari- 8 luglio 2017)

LA FORMA PIATTA DELLA PIATTAFORMA

donna pc

Per mia natura sono curiosa. La tecnologia mi affascina. La tecnologia non è un demonio come molti rimbrottano, borbottano e si professano mancati cavernicoli. Demonio semmai siamo noi quando ne facciamo un uso sbagliato. La tecnologia è progresso, è risorsa, è il mondo in un palmo di mano. Poi ci siamo noi con questo giocattolo e le manie d’onnipotenza, noi dell’era “homo scemens scemens”.

Detto questo passo all’argomento.

LA PIATTAFORMA !!!

LA PIATTAFORMA digitale: l’universo parallelo dove andare a svolgere la vita pratica, burocratica, meritocratica.

Fantastica! Un circuito stimolante di input e feed back, di step by step, community e network…

Al di là di questo delirio altisonante d’italiano perduto e d’inglese incalzante. Incalzante perchè? Ma perchè calza a pennello, il temirne rende, il linguaggio internazionale e dei media se è in inglese non è mica a caso. Qui ci starebbe una di quelle emoticon che ridono con le lacrime, ma non ce la metto che ormai è diventato anche banale.

Ma dove lo trovo stamattina questo insulso e gratuito sarcasmo?

EH! EH! Lo trovo nell’aggiornamento, nella professionalità docente, nei crediti e discretiti di chi non è innovativo, di chi viene affamato col “bonus”: bocconcino appeso alla lenza e lì che ti pesco e fatti pescare se no resti pesce piccolo e puzzolente di inettitudine.

EH! EH! Lo trovo nella PIATTA FORMA! Questa forma piatta dove l’umanità diventa username e password, soldatini omologati alla ricerca del sapere eccezionale.

Ora ce n’è una interessantissima (per davvero senza sarcasmo) si chiama SOFIA (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti). Fantastica (senza sarcasmo) soprattutto geniale l’acronimo “Sofia” dal greco greco antico  σοφία (sophia): “sapienza” “saggezza”. E’ talmente bella questa piattaforma che pare sia obbligatoria .Qui il sarcasmo c’è? Non lo so, a volte non mi conosco. E penso sempre a quel tizio, sempre greco sempre, che diceva:  γνῶθι σαυτόν (gnōthi sautón ovvero conosci te stesso). Certo che andare verso il globale con incertezze sul personale  non è facile, magari in tempi moderni una piattaforma per lo scopo si potrebbe avere? Una bella piattaforma di lancio per raggiungere il proprio universo interiore, una bella piattaforma di lancio per far partire le nuove generazioni verso un futuro migliore. Si può avere? Ecco ora magari me ne danno una vera in mezzo al mare e …così stai lì buona buona che di rompib#### in giro ce ne sono già troppi! …

Comunque per non annoiarvi, o forse per annoiarvi meglio vi racconto una storia. Anzi no, un reality che fa più effetto!

In un progetto di dispersione scolastica improntato sulle nuove tecnologie, in una scuola che non vi dico, tanti anni fa ma non troppi, si stabilirono gruppi pomeridiani con due insegnanti per gruppo. Per farmi dispetto (Perchè me li fanno? Poveretti che colpa ne hanno se io ho un talento naturale per essere antipatica!).

Allora, per farmi dispetto, mi misero insieme ad una collega molto anziana, ma non troppo, che il PC non lo sapeva neanche accendere. Io lo sapevo accendere, spegnere e nell’intermezzo ricavarci qualcosina d’interessante per quel bel gruppetto di scatenati, ognuno alle prese con i propri problemi tradotti nel loro meraviglioso multilinguaggio infantile. Già, perchè per chi  legge di me solo adesso, sono una maestrina della scuola primaria e, con tutto il rispetto per gli altri gradi scolastici, fiera di esserlo, me ne faccio vanto.

Sicchè io ero la maestrina anche allora, quella moderna che usava strumenti a misura delle nuove generazioni. La mia collega, anch’ella maestrina, era quella antica, obsoleta, squalificata dalla mancanza d’innovazione, emarginata per il mancato aggiornamento, non aveva ideea di software didattici e spazi virtuali da piattaforma. Era quella scadente che me l’avevano data per dispetto: Tiè così t’arrangi da sola!

Ma lei aveva il sorriso giusto, la calma giusta, la parola giusta, il modo giusto per placare, consigliare, aiutare ogni bambino. Con un nulla arginava le baruffe, con un alito trasmetteva la voglia di fare, con una pazienza infinita guidava le fiere scatenate trasformandoli in mansueti agnellini vogliosi di sapere. E questo sicuramente perchè era una sua dote, ma soprattutto perchè L’ESPERIENZA l’aveva formata, le aveva dato una forma tutt’altro che piatta.

In conclusione mi pare che oramai si stia esagerando là dove non si riconosca più la validità della VERA ESPERIENZA sul campo, soppiantandola unicamente con titoli da conseguire su una piattaforma, con titoli da conseguire con i soldi che ti danno per contentino, al di là del rinnovo di un contratto. Inoltre con la lotta da “fila per prendere il pane con la tessera” per il bonus d’istituto. Ma venitemi a trovare in classe, ma parlate con i miei alunni, ma toccate con mano il mio lavoro e datemi quello che mi spetta per arrivare a fine mese senza stirare il collo. Tutto il resto che ben venga, ma senza esagerare, senza edulcorare e gettare fumo negli occhi, senza paradossi burocratici di vario genere.

Sono pronta, voglio imparare meglio per insegnare meglio. Sono interessata alle novità (ora mi sono lasciata affascinare dal coding, non vedo l’ora di saperne di più e metterlo in pratica), ma per carità, lasciatemi dire, il troppo storpia e le prese in giro non piacciono a nessuno. A me poi mandano su di giri e quando sono su di giri, se non parlo col tono inviperito non respiro e peggio ancora se non scrivo col tono inviperito muoio. Ma dato che mi piace vivere …

… e poi non dite che non vi avevo avvertito che ho un talento naturale per essere antipatica!

N.B. Per te che sei arrivato/a a leggere fin qui un “bonus” speciale. Quale? Dimmi tu! Fatti sentire.