MALINCONICO MAGGIO

Ha voglia di piangere

questa primavera che avanza.

Penzola triste il glicine

la rosa ha alterato la fragranza

e d’umido ha odore.

La zagara ha perso

tutto il suo candore

nella ruggine

d’una terra giunta da lontano.

Cinguetta fioco il nido

tra i rami che mutano

pian piano

i fiori in embrioni

di nuovi frutti.

E fra tutti

quel che è più mesto

è il cielo

che indossa un velo

opaco per smorzare

la luce su questo

dolente scenario.

Tosca Pagliari (maggio 2022)

ESTATE STESA

Dallo stantio odore

dei bauli i lini, le sete,

i freschi cotoni

al sole riprendono vigore.

Si rinnovano nell’aria odorosa

sventolanti filati fini

disegni fioriti dai caldi toni.

Vesti vuote in sognante posa

con trepida voglia

d’agguantare pelle spoglia

ricolorita

stan lì per dire

che finché c’è vita

il tempo gira, torna

e si somma,

di nuove grinze la pelle adorna

eppure devi capire

che può cambiar la forma

ma ancora si gioca la partita.

Tosca Pagliari (maggio 2022)

GIOCATRICE DI PAROLE

Non gioco a scacchi

non gioco a dadi

riempio sacchi

di pensieri radi

e li baratto con scacco matto

in capriole

di parole

strane

e vane.

Non gioco a carte

non gioco a dama

metto da parte

parole scelte

un po’ alla volta

per creare trame

di discorsi

di domande da porsi

con mille forse.

E resta un farsa.

Tosca Pagliari ( marzo 2022)

INSISTENZA

Cielo di marzo di piombo

aria fredda strofinata di neve

incombe un telo che cala

che stringe le vene

duole alla testa:

malore

come di cosa che muore.

Eppure insiste davvero

intrepido un passero

e strilla che vuole

il suo raggio di sole.

Tosca Pagliari. (marzo 2022)

CARI BAMBINI

Cari bambini

la guerra non ve la spiego

perché non ci sono spiegazioni

ma non nego che c’è e non ha mai smesso

in milioni e milioni

di generazioni.

Come la fermiamo adesso?

Cari bambini

la guerra non ve la racconto

anche se mi piacerebbe dire

che sta per finire

che si sono tutti resi conto

di quanti guai combini.

Cari bambini

di guerra non voglio discorrere

vi vorrei solo leggere

una fiaba in cui poter credere:

– C’era la guerra una volta,

ma poi dal mondo l’han tolta.

Tosca Pagliari (marzo 2022)

VENTO

Tacque finalmente il vento

nel silenzio lo spavento

del cielo buio pesto.

Cercai di pescare una stella

con un’esca di carta stagnola

invece nulla

solo il ripiego dolce amaro

del cioccolatino

che vi era avvolto.

Tacque finalmente il vento

che urlava là fuori

entrò scassinando l’apatia

e scappò via

risucchiando ogni goccia di calma.

Poi tornò a rinchiudersi

in petto

e lì rimase

scatenando la danza

al ritmo d’ogni battito.

Ora non si muove più foglia

attonito il cielo nero terso

fissa il mondo dormiente

soffia dentro scompiglio

domani si attende un altro risveglio.

Tosca Pagliari ( 8 febbraio 2022).

COME UN GATTO

Dormire come un gatto

con la testa rincantucciata nella coda.

Il corpo un anello

senza inizio e senza fine

un abbraccio di vita e morte.

Nel mezzo soltanto

un respiro di fusa

nel mezzo soltanto

un’illusione.

Svegliarsi

come un gatto

stirando le giunture

elastiche del corpo

allenando lo scatto

che occorre

per attraversare

gli ostacoli del giorno

un giorno alla volta.

Tosca Pagliari (10 febbraio 2022)

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE (1964)

Una sera, forse, si fece lo sfoglio in diretta via radio, perché il nonno era attento ad ascoltare sfilze di nomi a non finire ed anche lei finì per memorizzarne alcuni, quelli che le parvero più buffi perché davano l’idea d’essere allo zoo: Leone, Cicogna, “Sarà gat”.

– O che tu ridi bimba?

– O nonno, ma son nomini tanto strani e perché “sarà un gatto”?

Il nonno rise fino alle lacrime con la sua bocca sdentata. Pareva un bimbetto alla prima dentizione, ma con la faccia avvizzita. Diceva di non volersi fare una dentiera come Pia perché tanto ormai gli restava ben poco tempo da masticare che non valeva la pena far arricchire il dentista.

– L’è bella codesta: “Sarà un gatto”!

– Non si dice mica così. Saragat è un cognome e si scrive tutto attaccato e con la lettera maiuscola. Che stai a sentire “Sarà gat”?

Puntualizzò Irina trovando sconveniente che la figlia dicesse stupidaggini.

Il nonno però ci aveva preso gusto ed anche la nonna se la ridacchiava tutte le volte che sentiva quel cognome. Ada avrebbe voluto stare a sentire per chissà quanto, ma si fece tardi ed il nonno sbadigliando disse:

– Mi pare sia l’ora che arrivano i Pisani, e quella l’è l’ora che i bimbi vadano a dormire.

– Ma mi garbava ‘osì tanto!

– A letto e senza fare storie, che si son consumati già troppi ciocchi al foco! Via, si va tutti al caldo sotto le coperte.

Sentenziò Pia e non ci fu nulla da fare.

La mattina dopo, Ada si svegliò al calduccio del letto. Dai vetri della finestra si scorgeva qualche fiocco di neve, dal pian terreno giungeva l’odore del pane tostato sulla brace del camino e del caffè d’orzo fatto bollire nel bricco d’alluminio.

 Il nonno entrò dalla porta della camera. Aveva un cosino in mano tutto intirizzito e la gatta di casa gli andava dietro miagolando.

– Madonnina…, bada te se doveva andare a fare i figlioli in soffitta con codesta gelata, madonnina…, Son tutti belli e stecchiti, ma almeno la tu’ nonna non dovrà affogarli nella fogna. Non c’è mica di che scegliere stavolta, o campa questo qui o non se ne fa nulla. È tutto diaccio marmato, proprio freddo come il marmo anche questo e mi pare bello che stecchito, ma mettilo lì nel tu’ letto, magari al caldo rinviene.

Ada lo tenne sotto le coperte lisciandogli delicatamente la tenue peluria, dopo un po’ capì che si era mosso e ne ebbe conferma quando udì un flebile gnaulio. La gatta balzò sul letto, cominciò al leccarlo tutto e dopo prese ad allattarlo.

Ada allora si alzò, si ficcò un pesante maglione sopra il pigiama, calzò le ciabattine imbottite di lana e scese in cucina affamata e vogliosa di quelle fragranze mattutine.

– Vieni bimba, su che si mangia – le disse il nonno.

– Lo sai che il gattino s’è ripreso.

– Ben per lui. E lo sai che anche quell’altro gatto ce l’ha fatta.

– Quale gatto?

– Quello di ieri sera alla radio, è Presidente d’Italia.

– Davvero? Sarà gat è Presidente?

– “Saragat”!

Corresse la madre con voce perentoria …

E il nonno:

…– Dai si torna su a vedere il gattino. Ma te ci pensi? “Sarà gat” e poi due gatti in un colpo solo!

Brano tratto da “Le foto salvate” di Tosca Pagliari

QUO VADIS?

Tutto online.

Tutto sulla linea.

Tutto allineato

come i pianeti

nelle inquietanti combinazioni astrali

come i soldati

prima di rompere le righe.

Tutto online

nell’etere eterno

dell’ immateriale

sospeso sul mondo

e preso

nella vasta rete.

Tu lo sai

dove vai?

Siamo nati nomadi

erranti di mete

erranti di sbagli.

Chissà dove e come

stiamo camminando

eppure procediamo

come nei secoli dei secoli

Amen

Tosca Pagliari (28 novembre 2021)