TRE DICEMBRE MILLENOVECENTO-SETTANTRE’

Corsa,

minigonna a pieghe

sotto il cappotto spalancato.

Corsa,

dieci lire

di foglio protocollo a righe

per la bella

dieci lire per la brutta.

Corsa,

peso di libri

e di vocabolario di latino.

Corsa,

fumo di fiato

in aria fresca

e capelli che si spettinano.

Corsa,

suono di clacson

fiat coupè bianca.

Si ferma la corsa

impazza il cuore

in corsa

non conosce più ritmi

non trova più limiti.

Corsa,

auto in corsa

sgommata di ruote

sull’asfalto brumoso

libri abbracciati

sul cuore che schianta.

Fermata

spiazziale della littorina

angolo riservato

con tenda d’alberi spogli

fischio di treno in arrivo

pieno di

libri e gioventù

in corsa verso la scuola.

Corsa di treno che riparte.

Auto in sosta.

Si farà tardi

tremendamente tardi.

I volti si accostano

le labbra

il sapore nuovo

del bacio

dolciastro

schiumoso

tabacco e menta

il cuore s’arresta

il tempo si liquefà

in una bolla

e si solleva

sconfina

nel tutto

nel nulla.

Guance in fiamme

la felicità non ha peso

non ha forma

non ha nè ieri

nè domani

solo l’eterno adesso

che evapora

diventa universo.

E via

di corsa!

Corsa di ladra

di pregiato bottino.

Corsa,

già la campanella

si sente da lontano.

Corsa,

si farà tardi,

si farà in qualche modo.

La classe

le scuse

gli occhi due lampade

abbaglianti.

La versione già alla lavagna

il banco, i libri

venti lire di fogli protocollo

a righe spiegazzati.

Di corsa

tocca iniziare

mentre il cuore

ancora scherza

ha battiti di zoccoli

di cavalli sciolti.

“Marius et Sylla”

ecco l’incipit del compito.

Tra le righe un nome

un nome

in tutte le declinazioni

perchè la vita è strana

ma ti parla, ma te le dice

le cose, te le anticipa

se solo potessi capirle

al momento che vanno capite.

Invece è una corsa

una penna che scorre lesta

su venti lire

di fogli di carta protocollo a righe

stropicciati in un bacio

alle otto di mattina.

( Tosca Pagliari – 3 dicembre 2020)

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