INVIDIA

Invidio i saccenti

i depositari convinti

delle assolute verità

col brevetto di benpensanti

col presupposto di sentirsi santi.

Invidio i prepotenti

sempre pronti

alla ragione certa

al posto di comando

sull’alto dello scranno

e l’indice puntato

contro l’altrui mediocrità.

Invidio gli ignoranti

che pascolano quieti

non conoscendo

dubbi e turbamenti

non immaginando

nuovi argomenti.

Invidio

i non invidiosi

sicuri d’essere il meglio

il capolavoro

la perfezione assoluta

dell’universo intero.

Invidio l’acqua cheta

che dorme sotto il ponte

e non conosce

spavento di cascata.

Tosca Pagliari (Luglio 2014)

 

8 thoughts on “INVIDIA

  1. Allora, mi accorgo che devo aver sbagliato termine forse invece d'”invidio” avrei dovuto scrivere “ammiro” allora avrebbe avuto tutto un altro senso. Del resto non alludevo ad una invidia puramente intesa, ma era un modo di esprimemere la mancanza di una mia capacità nell’interpretare il mondo in un certo modo, mentre altri che ce l’hanno magari vivono una vita più tranquilla con saldi punti di riferimento, con convinzioni inattaccabili. La mia non voleva certo essere una lode all’invidia nè tanto meno la manifestazione di una mia tendenza di spirito invidiosa. Mi accorgo veramente che per rendere meglio quel che dovevo dire avrei dovuto scrivere ironicamente “Ammiro”

    Ammiro i saccenti

    i depositari convinti

    delle assolute verità

    col brevetto di benpensanti

    col presupposto di sentirsi santi.

    Ammiro i prepotenti

    sempre pronti

    alla ragione certa

    al posto di comando

    sull’alto dello scranno

    e l’indice puntato

    contro l’altrui mediocrità.

    Invidio gli ignoranti

    che pascolano quieti

    non conoscendo

    dubbi e turbamenti

    non immaginando

    nuovi argomenti.

    Ammiro

    i non invidiosi

    sicuri d’essere il meglio

    il capolavoro

    la perfezione assoluta

    dell’universo intero.

    Ammiro l’acqua cheta

    che dorme sotto il ponte

    e non conosce

    spavento di cascata.

    Ecco forse così riesco ad esprimermi meglio, ma poi è anche vero che tra quel che si tenta di dire e quel che gli altri interpretano è sempre un enigma.

  2. Ho comunque l’impressione – mi si consenta – che la sostituzione del termine non elimini in tutto il componimento una forte e amara vena critica che anzi così risulta ancora più sarcastica. Ovviamente a parer mio.
    Purtroppo in questa isola deserta sono l’unico interlocutore, quindi, in attesa di “fantasmi” disposti ad esprimere democraticamente altre vedute, potrei concludere con il classico “…dire la vostra che ho detto la mia”.

    Ma….non si potrebbe cambiare argomento? Ad esempio parlando di gratitudine che è un antidoto dell’invidia?
    Non si potrebbe cominciare a riconoscerti, Tosca, che hai realizzato in tutti questi anni un blog ricco, creativo, denso di spunti per riflettere sulla nostra umanità?
    E che questo lo si deve alle tue qualità, alla tua grinta, alla tua energia, alla tua creatività?
    E concludere quindi, semplicemente, con un “grazie”? Grazie perché esiste questo “luogo” (isola,classe, caminetto, ecc.) che senza di te non ci sarebbe.

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