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Archivi per la categoria ‘cultura - civiltà - religione’

I paesaggi fuori e dentro di noi.

Domenica, 1 Agosto 2010

I pittori li dipingono, i fotografi li cercano per catturarli dall’angolatura migliore, gli ecologisti fanno in modo di salvaguardarne l’ecosistema biologico, gli architetti sono alle prese (o quanto meno dovrebbero esserlo) per integrare armonicamente la parte antropica con quella naturale, i poeti li mettono come sfondo ai loro versi, cantanti e musicisti li descrivono a suon di note, le sovraintendenze ai beni culturali si danno da fare per proteggere quelli che racchiudono siti archeologici. Di fatto i paesaggi sono un patrimonio storico-artistico, ma anche un’identità, una comunione di luoghi e di spiriti dove ricordi e abitudini si legano fino a renderli unici e irrinunciabili. Noi siamo anche il paesaggio in cui viviamo, quello di cui ne abbiamo nostalgia, quello che sogniamo, quello per cui lottiamo. Rurali o urbani che siano i paesaggi diventano parte della nostra identità perchè in essi ci riconosciamo, perchè essi influenzano le nostre abitudini ed il nostro mondo interiore.

Allora, se vi va, scambiamoci pensieri amichevoli e saggi sui paesaggi.

Un autobus per il Paradiso o per il regno del nulla?

Martedì, 13 Gennaio 2009

Gli autobus a lungo usati allegoricamente quali mezzi di trasporto verso dimensioni ultraterrene (vedi il film “Prossima fermata:il Paradiso” oppure il libro di Leo Biscaglia “Un autobus verso il paradiso”) pare abbiano effettuato una repentina inversione a U verso il regno del nulla. Dal flagellante, che andava insanguinato per le vie ad inneggiare la fede, agli autobus con gli slogan ateisti, siamo giunti in un Medioevo mediatico dove il culto del freddo razionalizzare e dell’esagerato apparire va stigmatizzato persino sulla fredda e colorata lamiera di un autobus. Sono stati gli Inglesi ad inaugurare la serie, fieri di dare ai loro red double decker buses una pennellata di anticonformismo con la scritta: “There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life”. Poi gli spagnoli, calienti amanti del profano, fanno a meno del “probably” ed il loro slogan sull’autobus appare più incisivo: “Dios no existe. Deja de preocuparte y goza de la vida”.

Potevano gli Italiani, altrettanto popolo latino di gran rispetto, a questo punto rimanere indietro? Non sia mai! Ma, da originali qual amano essere, hanno voluto apportare le loro modifiche al testo. Così con lo stesso stile dei varietà da quattro risate e quattro soldi (che a volte anch’io guardo e ci rido, ma non è detto che approvi del tutto), sullo sfondo azzurro del deretano degli autobus nostrani è apparso:

«LA CATTIVA notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno».

A questo punto il mio controslogan è:

” Se Dio non esistesse sarebbe un gran guaio, perchè “probabilmente” (forse ho delle inconscie origni anglosassoni?) Dio potrebbe non esistere, ma “certamente” noi ne abbiamo un grande bisogno!”.

E tutta questa frase me la scrivo idealmente su un aquilone e poi lo faccio volare il più in alto possibile, pensando fortemente che Dio esiste e me lo rispedisca con quel “probabilmente Dio potrebbe non esistere” cancellato con tanto di matita blu, quella con cui i miei professori segnavano gli errori gravi.

Voi di che idea siete?