Marinella Fiume

Recensione della scrittrice MARINELLA FIUME in occasione della presentazione presso l’ITIS “E.FERMI” di Giarre (CT)

Il libro “Le foto salvate” di Tosca Pagliari è una bella e talora commovente saga familiare che abbraccia più di un secolo di storia e anche quasi due se pensiamo che alla fine una mamma dei nostri giorni si rivolge ai suoi figli consegnando loro questo libro di memorie per farne tesoro e a loro volta trasmetterlo, sicchè par dire che il bene più grande che si possa trasmettere ai propri figli è la memoria delle proprie radici da custodire, tramandare, trasmettere come un bene di famiglia ancor più della casa avita dove pure vissero generazioni di parenti. Ciò spiega anche la dedica che l’autrice fa ai suoi figli perchè “siano liberi di volare lontano ricordandosi sempre da dove sono partiti”. Dedica che si salda quasi a chiudere un cerchio con il messaggio finale ai propri figli: “Figli miei, tutto ciò che vi ho raccontato è la mia eredità, con questo vi consegno le chiavi del passato…” E qui trovo un’assonanza con il un libro bellissimo  che ho presentato al “Palazzo delle culture” di Giarre poco tempo fa, “Bene di famiglia” romanzo postumo del magistrato scrittore Antonino Assennato.

Quanto mai opportuna cade la presentazione di questo libro proprio mentre fervono i festeggiamenti o le manifestazioni della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Infatti il libro si apre con una sorta di affresco storico dell’impresa di Garibaldi e dei picciotti a Marsala per liberare la Sicilia, lo sbarci dei Mille, senza i revisionismi storici che si stanno facendo in questi tempi in cui qualcuno rema per un federalismo esasperato, fatto di razzismo nei confronti dei meridionali terroni e di Roma ladrona … Qui Garibaldi non è un rubagalline, ma è ancora il valoroso eroe dei due mondi!!!

Il libro però non si ferma a questi anni, ma racconta molte generazioni di uomini e donne, l’arrivo del Novecento, il secolo breve, la crisi vitinvinicola, l’emigrazione trasoceanica ed europea, le guerre, il dopo guerra, il miracolo economico, l’assassinio di Kennedy, l’alternarsi dei presidenti sullo scranno della Repubblica italiana e di Papi sul soglio pontificio, il 68 con le assemblee e la contestazione studentesca, i professori che saltavano Virgilio dai programmi di ginnasio perchè poeta augusteo e imperialista, gli anni Settanta del Novecento con gli hippy, i figli dei fiori e la fantasia al potere …

Una saga familiare, dicevamo, una sorta di genealogia familiare e ogni capitolo è una storia da cui si genera, sprizza, zampilla un’altra storia, come la vita, in ordine cronologico, talora, ma talora soprattutto per una serie di flash back, di ritorni all’indietro che sanno di tecnica filmica e che fanno del tempo un’entità soggettiva e relativa, com’è diventato nella letteratura del Novecento dopo il ciclo di Proust.

LA CASA

Il simbolo della famiglia è il focolare, il nucleo centrale della casa, per acquistare la quale si è disposti a tanti sacrifici, anche a partire per l’America ammazzandosi di lavoro, la casa che resta uguale a se stessa mentre il mondo intorno cambia con i suoi abitanti e personaggi che in qualunque modo e a qualunque titolo gravitano intorno ad essa.

LA CASA E LE FOTO

Due sono le cose che possono fissare la memoria, impedire che il ricordo svanisca, far rivivere il passato, evocare le ombre di chi non c’è più, ma ha lasciato persistenti tracce di sè nei lineamenti, persino nel destino … di chi ne ha continuato la specie: la casa e le foto.

E sono queste le parole chiave del libro, che ne fissano i temi fondamentali descritti con un sentimento a volte di un dolore lancinante, a volte di una nostalgia dolcissima che trattiene a stento un pianto irrefrenabile, a volte di un ironico ridere su se stessi, un compatirsi scanzonato e consolatorio…La casa stessa ha reazioni umane, tipiche di un essere vivente, è capace di angosciarsi al punto di lasciarsi morire, è capace di ammiccare furbesca, di ridere se sai ascoltare con l’animo di un bambino, il fanciullino pascoliano; è metafora di tutte le generazioni che ci hanno vissuto e che ci hanno preceduto, che ci hanno lasciato sapori, odori, immagini evenescenti delle loro vite.

LE FOTO

Le foto sono l’altro tema semioticamente pregante e letterariamente generativo, da cui la fantasia creatrice di Tosca muove nella stessa misura di questo romanzo, perchè è dal ricevimento rocambolesco di un album sottratto allo sfacelo della casa dei nonni e fatto altrettanto rocambolescamente recapitare dall’ennesimo acquirente della casa che prende inizio, non solo l’incipit del racconto, ma il viaggio a rembour nel passato della protagonista del romanzo, che ci sembra di vedere distesa nel lettino di una psicanalista e volontariamente, come lo Zeno sveviano, raccontare il passato doloroso che le rimbomba dentro e che non è solo quello suo, limitata creatura umana, ma di tutti quelli che hanno sedimentato nella sua memoria e nella sua linfa vitale . Solo quando l’ultima protagonista del romanzo, Ada, scioglierà questa sorta di laico voto ai Lari della casa e alle madri, solo quando si libererà dai mostri del suo passato, primo tra tutti un’infanzia segnata dal burrascoso rapporto tra la madre bellissima e biondissima continentale, inquieta, frustrata, insoddisfatta e sempre alla ricerca di qualcosa di indefinito, incline alle depressioni più alienanti e devastanti, spesso in clinica psichiatrica, malata di estetismo e narcisista, incapace di dare amore a una bimba, e il padre carabiniere, terrone, moro come tanti siciliani e come la figlia Ada, la “morina dagli occhi neri”, che della sicilitudine porta in qualche modo la stigma, il segno, come della inquietudine e dell’insofferenza alle regole materne, solo allora ella si impadronirà del suo passato, potrà suturarne le ferite e consegnarlo come radici robuste e salde ai suoi figli.

ROMANZO DI UNA DONNA

La casa-le foto … ed entrambi ci riconducono ad elementi tutti femminili. Questo è il romanzo che solo una donna poteva scrivere e che si inserisce nella linea di quella che possiamo definire letteratura delle donne. Già il titolo ci fa pensare al romanzo di un’altra donna:”Le foto di Orta” di Laura Pariani, la quale afferma: “non invento, ricostruisco, intuisco tutt’al più; passo le dita compassionevoli sulla fragile trama degli avvenimenti a cui le foto alludono”. E’ una modalità di scrittura a cui fa certamente pensare anche il romanzo di Tosca Pagliari che sa bene che “E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina … si fanno con gli occhi, con il Cuore, con la testa” ( H. Cartier Bresson).

“RITRATTO IN SEPPIA”

E pensiamo ancora al romanzo pubblicato nel 2001, “Ritratto in Seppia”, il racconto di una vita conosciuta, scoperta, vissuta attraverso le fotografie, una “storia di sguardi”, un invito a guardare con occhi diversi il mondo e la vita che la fotografia ci ha fatto scoprire.

Sentite cosa scrive Isabella Allende: “Se non fosse per le migliaia di fotografie che si nono accumolate nella mia casa, come potrei raccontare questa storia? Dovrei forgiarla con l’immaginazione, senz’altro materiale che i fili elusivi di tante vite altrui e qualche ricordo illusorio. La memoria è invenzione. Selezioniamo il materiale più brillante e quello più buio, ignorando ciò che è fonte di vergogna, e così tessiamo il grande arazzo della nostra vita. Per mezzo della fotografia e della parola scritta cerco disperatamente di sconfiggere la fuggevolità della mia vita, di catturare gli animi prima che svaniscano, di rischiarare la confusione del mio passato. Ogni istante si dissolve in un soffio trasformandosi immediatamente in passato, la realtà è effimera e transitoria, pura nostalgia. Con l’aiuto di queste fotografie e di queste pagine tengo vivi i ricordi; sono il punto fermo di una verità labile, che è pur sempre verità, attestano che questi eventi hanno avuto luogo e che questi personaggi sono transitati per il mio destino. Grazie a loro posso far resuscitare mia madre, morta quando vidi la luce, le mie agguerrite nonne e il mio saggio nonno cinese, il mio povero padre come anche altri anelli della lunga catena della mia famiglia, tutti di sangue misto o appassionato. Scrivo per sciogliere gli antichi segreti della mia infanzia, definire la mia identità e creare la mia leggenda. Alla fine l’unica cosa a cui possiamo attingere a piene mani è la memoria che abbiamo intessuto. Ognuno sceglie la tonalità con cui tramandare la propria storia; a me piace la chiarezza durevole di una stampa su platino, ma nente del mio destino possiede tale prezioso requisito. Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze; la tonalità con cui raccontare la mia vita si accorda meglio a quella di un ritratto in seppia …”

E Tosca Pagliari scrive:

” Pia s’avvide che la sua figliola si era fatta davvero bellina e decise che era venuto il momento di mostrarla al mondo e di eternare quelle sopravvenute grazie.

L’avvolse in una calda copertina di lana, prese la corriera e la portò in città dal miglior fotografo per farla ritrarre nuda a pancia in giù. La macchina fotografia impresse il candore delle sue carni percorse da solchi e fossette, lo splendore dei grandi occhi espressivi, la fronte ampia sovrastata dai radi capelli chiari, il visino rotondo e le labbra imbronciate in una espressione di stupore. “

Le foto per Tosca Pagliari si fanno nel tentativo di salvare il ricordo di una famiglia unita e proprio quando sta per sgretolarsi …

“Pia sentì che ancora una volta la sua famiglia si sgretolava, nel tentativo di salvare un ricordo tangibile mandò a chiamare un bravo fotografo.

Sul terrazzino di casa, davanti alla porta, che si schiudeva sul lungo e largo corridoio, rimasero impressi con colori cinerini che il tempo tinse con toni dorati: un’elegante signora con i capelli raccolti dietro la nuca; un signore raffinato e longilineo …”

PERSONAGGI

L’autrice si mostra davvero brava a tracciare i ritratti dei vari personaggi che affollano le pagine di questa saga familiare, tracciati con fine capacità psicologica. Il primo personaggio ad entrare in scena è una baronessa giovane e ribelle che nel trasgredire alla regole morali del tempo sovverte il proprio destino trascinando nella miseria anche i suoi discendenti. Nello stesso periodo un garibaldino parte dalla Toscana per combattere sulle coste siciliane, ma al momento le due storie rimangono slegate. Solo dopo diverse generazioni troveranno un punto in comune che si condenserà nel personaggio di Ada.

Tanti e diversi sono i personaggi che affollano questo romanzo e tutti rimangono impressi per la loro personalità e per gli eventi che li coinvolgono. Ma il personaggio più straordinario è quello di Ada, una bambina che, che cresciuta in una famigli sballata, si sente non amata  e reagisce ai tira e molla della madre che ora la vuole ora la rifiuta – mentre la gatta cerca il suo cucciolo, la madre non cerca sua figlia – con inconsueta grinta e dice alla nonna Pia che la rimprovera di essere nata male: ” Io sono me, non sono nè te nè nessun altro. E se nessuno mi vuole bene sono capace di volermi bene da sola!”. Così crescerà Ada e la sua è anche una storia di formazione, perciò il romanzo è un bildungsroman, un romanzo di formazione.

LINGUA

Originale la maniera con cui i personaggi parlano ultilizzando il loro dialetto e i loro modi di dire, attraverso i quali emerge la mentalità dei tempi e dei luoghi.

Il tono generale del romanzo è affabulatorio, anche questo il tono tipico delle donne , da Sherazade alle nonne e mamme e lo si preannuncia già nella pagina che dovrebbe essere scabrosa e invece sa di favola in cui si racconta dell’amplesso tra la baronessa Concetta Nucifora e lo stalliere. Il tono favolistico, infatti è quello dominante e anche la storia, la macrostoria, si fa favola sotto la penna affabulatrice di Tosca.

Una sorta di bilinguismo: mimesi dialettale del siciliano e del toscano, ed è interessante come attraverso la lingua e le foto il romanzo si trasformi in un grande dizionario del repertorio etno-atropologico di due regioni, ma soprattutto della nostra Sicilia, di cui si narrano le feste, le tradizioni, i morti che portano i regali ai bambini mentre nel continente è la Befana o Babbon Natale, le novene, il presepe, le orazioni per guarire o prevedere il futuro, come il paternostro di San Giuliano, i matrimoni, le prime comunioni, le cresime, i parti e battesimi, i funerali, i proverbi, la cucina …

UN ROMANZO FEMMINILE

C’è tutto l’universo delle donne, il loro privato, il ciclo vitale di cui sono padrone mentre spesso loro è stata vietata la sfera pubblica di pertinenza degli uomini secondo un’atavica cultura patriarcale.

C’è nel romanzo dolore e consapevolezza del destino delle donne che appena in fasce danno pensiero alle famiglie per preparare il corredo d cui dipende l’onore loro e delle loro famiglie; ciò è riassunto drammaticamente in quelle raccomandazioni della madre che saluta per sempre la figlia trasgressiva che ha rifiutato di sposare un bavoso barone: “Tu prumettimmillu, affughili tutti i to figghi fimmini…

Tra tutti i personaggi tratteggiati quelli femminili sono senz’altro i più interessanti dotati di una personalità maggiore, più forti e intelligenti anche se a volte più inquietanti. A partire proprio dalla baronessa che appare nella prima foto raccontata da un dagherrottipo color seppia.

STORIA

Interessante è come l’autrice unsa la storia, nel senso della grande storia o macrostoria, che è vista ancora con gli occhi di una donna perchè non si racconta come un vuoto scenario, uno sfondo più o meno roboante, ma attraverso le vicende familiari e i drammi dei personaggi, attraverso la microstoria, insomma, perchè la storia, lo diceva già Block, non è narrazione di guerre o di battaglie di capi di stato e di statisti, ma di uomini e  donne vissuti in un certo periodo in ogni parte del mondo. Anzi qui gli evenements di braundeliana memoria sono narrati spesso secondo un’ottica molto particolare, quella di una bambina che ne coglie gli aspetti stranianti che può cogliervi lo sguardo di un bimbo, gli episodi minimali come quelli della vita scolastica.

GEOGRAFIA

I luoghi in cui è ambientato il romanzo sono soprattutto la Sicilia, la Toscana e anche la Liguria, ma in realtà non sai mai dove Ada si troverà l’indomani e nemmeno l’anno scolastico iniziato potrà darle la certezza che almeno la durata della scuola stazionerà in un posto perchè il romanzo è un continuo spostarsi della scena sulla base degli umori materni e paterni, delle baruffe, dei ricoveri materni, di un legame coniugale che si è incrinato sul nascere fino al divorzio, sicchè la bambina è un continuo passar di mano dalla madre al padre, ai nonni materni, agli amici di famiglia, agli zii siciliani. Fino al suo stabilirsi in Sicilia tra l’Etna e il mare in casa di una zia ostetrica che finalmente le insegnerà cos’è l’amore. E con l’amore finisce questo romanzo in cui la sofferenza più grande è determinata da un amore mal dato o da un amore mai dato …

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