Profondo, immenso, magico mare

Siamo creature marine sbarcate sulla Terra, ma parte del nostro spirito è rimasto in quel brodo primordiale, così il mare ci richiama da millenni. Tutte le leggende, le metafore, le poesie, le canzoni,i dipinti, i racconti, i misteri e i sogni veleggiano sulle sue acque. La sua vastità, lo sguardo che si perde nel suo azzurro infinito, la sua profondità ancora da esplorare del tutto, la cangiante magia dei suoi colori e del moto dei suoi flussi, il suo imparagonabile odore che dalle narici passa a inondare l’animo, tutto questo ha un fascino irresistibile: il fascino eterno del mare.

Qui vi aspetto per i vostri tuffi e le vostre nuotate, per l’attracco dei vostri velieri carichi di poesia, per gettare l’ancora nei momenti di tregua dai tumulti quotidiani, per partire verso mete lontane tutte le volte che si ha voglia d’evasione.

209 thoughts on “Profondo, immenso, magico mare

  1. Grande Tosca,
    bellissimo il nuovo thread che hai aperto. Io ho uno strano rapporto con il mare:non riesco a farne a meno, ma a volte ho un profondo timore.
    Ricordo che quando abitavo a Milano, affacciata dalla finestra della mia casa, il mio pensiero vagava fra quegli enormi palazzoni convinta che là dietro di loro ci fosse il mio mare.Si, proprio quello che vedevo dal balcone di casa mia con sullo sfondo la costa calabra e la bella Taormina. Un giorno me ne andai a Livorno e rimasi affascinata ad osservarlo, come una bambina che lo vede per la prima volta, a carpirne tutti gli odori e i suoni… che momenti…. A proposito di musica una canzone per voi:

  2. L’uomo e il mare

    di Charles Baudelaire

    Uomo libero,
    sempre tu amerai il mare!
    Il mare è il tuo specchio:
    contempli l’anima tua
    nell’infinito srotolarsi
    della tua onda,
    e il tuo spirito
    è un abisso non meno amaro.

    Ti diletti a tuffarti
    nel seno della tua immagine;
    l’abbracci con gli occhi
    e con le braccia,
    e il tuo cuore si distrae
    talvolta dal proprio battito
    al fragor di quel lamento
    indomabile e selvaggio.

    Entrambi siete
    tenebrosi e discreti:
    uomo,
    nessuno ha sondato
    il fondo dei tuoi abissi;
    mare,
    nessuno conosce
    le tue intime ricchezze:
    tanto gelosamente serbate
    i vostri segreti !

    E tuttavia da secoli innumerevoli
    vi fate guerra senza pietà nè rimorsi,
    tanto amate la strage e la morte,
    o lottatori eterni,
    o fratelli inseparabili!

  3. Per sempre me ne andrò per questi lidi,
    Tra la sabbia e la schiuma del mare.
    L’alta marea cancellerà le mie impronte,
    E il vento disperderà la schiuma.
    Ma il mare e la spiaggia dureranno
    In eterno.
    (Kahlil Gibran, 1926)

    Il mare nei sogni
    Il mare nei sogni è un simbolo che, come la terra ed il cielo, compare con grande frequenza legato com’è alle profondità inconsce ed all’ insondabile mistero umano.

    Il significato del mare nei sogni è collegato a quello della madre come fonte di vita e nutrimento, un “brodo primordiale” nel quale l’esistenza si crea e si rinnova.

    Mare-madre, mer-mére in francese, sono termini molto simili che tendono a perpetuare l’unione simbolica di questi due archetipi vitali.

    Come la madre il mare può dispiegare tutta la sua carica “terribile ” e diventare strumento di distruzione e di dolore. Maree, onde, inondazioni, tsunami hanno in se’ tutta la carica e la potenza che appartiene all’ acqua, e nei sogni sbaragliano controllo e difese, mettendo il sognatore a contatto con le profondità delle sue emozioni e del suo essere.

    Il mare nei sogni rappresenta l’inconscio, è l’ espressione di profondità misteriosa ed insondabile, luogo di rinascita e di visioni da cui emergono i contenuti rimossi dei grandi pesci o mostri marini.

    E’ inconscio collettivo per la sua vastità, per il suo lambire ogni sponda e rive sconosciute, per il suo comprendere l’elemento acqueo senza modificarlo, ma rinnovandolo continuamente.

    Simbolo di una dinamica continua, di un movimento che è presente nell’uomo, nella materia e nel pensiero, il mare è anche dubbio, incertezza, mancanza di solidità, e nello stesso tempo molteplicità, ampiezza, e apre il sognatore alle possibilità e variabili di fronte a lui, lo confronta con la difficoltà della scelta.

    Sognare il mare nelle sue diverse immagini è un evento frequente per la maggior parte i sognatori insieme a quella insostituibile e spesso non registrato della terra e del cielo, e come questi archetipi partecipa dei moti vitali della creazione che si riflettono nella vitalità umana.

    Posso dire la mia riguardo al mare nei sogni: io quando lo sogno ne ho veramente paura perchè ogni volta mi accade qualcosa…non sempre positiva.ed a voi?

  4. ACROSTICO

    Ma dove giunge
    all’orizzonte, laggiù
    resta un mistero
    e certamente un mito.

    *******

    Condivido, Daniela, quello che hai scritto sul mare. Io ho sempre sognato il mare, a memoria mia, in chiave positiva. Anche se il concetto di positivo e negativo si riferisce alla parte manifesta del sogno. Ogni sogno viceversa ha qualcosa di utile da suggerire perchè porta a galla elementi che vengono dal profondo dove non esistono le categorie dello psichismo cosciente, ma solo espressioni globali della vita originaria, di cui il mare è un simbolo potente.
    L’ultima tua osservazione è interessante e meriterebbe una chiacchierata approfondita. Posso solo dirti di non avere paura e di considerare come la realtà sia grande, variegata,complessa, ma – come il mare – caratterizzata da un’ integrazione e da un’armonia che merita di essere meditata.

  5. Cercando tra i miei ricordi musicali e pensando al mare mi è venuta in mente quest’altra bella canzone di Fiorella Mannoia che si intitola:
    “Ogni volta che vedo il mare”

  6. Dove sono? In mezzo al mare. In un mare di guai. In alto mare.
    Al momento non mi viene nessun’altra metafora marinaresca per descrivere il da fare che ho. Sono con l’acqua alla gola ( che nel mare di acqua ce n’è tanta). E’ da stamattina che sfaccendo e ho una mole di lavoro scolastico che mi attende, credo che mi toccherà fare nottata e non ne ho molta voglia. Si va verso la fine del primo quadrimestre e la burocrazia è micidiale. Se prima non mi rimetto in careggiata non potrò dedicare molto tempo al blog e me ne dispiace moltissimo. Animatelo intanto voi che ci riuscite stupendamente. Grazie per la serenata Raffaele, poi la voce di Bocelli mi piace moltissimo. I tuoi acrostici sono uno più simpatico dell’altro.
    Grazie anche a te Daniela per le canzoni, le poesie e la simobologia onirica del mare. Sei in gamba come sempre.
    Una buona serata a tutti quanti con la promessa di essere più creativa e presente non appena mi libererò di tutto il da fare. Pazientate intanto e accontentandovi dei passaggi veloci perchè mi sa che sino alla fine del mese riuscire a liberarmi sarà davvero difficile.
    Un abbraccio a tutti quanti.

  7. Alcune curiosità sul mare

    Perché il mare è salato?
    Perché nel corso delle ere geologiche i fiumi, le piogge e il mare stesso hanno consumato le rocce prendendo i loro sali minerali.

    Quanto sale c’è nell’acqua di mare?
    In un litro di acqua di mare ci sono circa 35 grammi di sale.

    Perché il mare è di tanti colori?
    L’acqua del mare, se limpida e pulita, è trasparente e lascia vedere il colore del fondo, soprattutto a riva.
    A volte può essere di colore rossastro o marrone perché nel fondo vivono minuscole piante e animali.
    In alto mare, però, il fondale è troppo lontano dalla superficie e i colori che vediamo sono solo il riflesso del cielo: rosso al tramonto, nero quando
    c’ è il temporale, smagliante e azzurro quando il cielo è sereno, argenteo come la luna che lo illumina.

    Perché il mare si muove?
    È soprattutto il vento che fa muovere una parte della sua acqua e forma un fiume invisibile chiamato corrente marina.
    Anche la differenza di temperatura tra l’acqua in superficie e l’acqua al fondo fa muovere il mare; l’acqua in superficie è fredda e scende verso il fondo, l’acqua calda che sta al fondo le lascia il posto e sale in superficie.
    Infine l’acqua del mare si muove perché la Terra gira e girano anche gli oceani.

    Come si muovono le onde?
    Guardando il mare, soprattutto quando è agitato, sembra che esso ci venga incontro, che si muova avanti e indietro.
    In realtà non è così: il mare si muove solo su e giù, come fa una palla che rimbalza.
    (ilmare.myblog.it)

  8. … e adesso vi porto tutti con me sulle note di “Hawaii calls me home” dei D.D.Sound a fare un giro fra le onde….
    Ascoltate il rumore delle onde che si rifrangono a riva all’inizio del brano… quanti bei ricordi di gioventù legati a questa canzone…

  9. Buongiorno amici, dopo breve assenza forzata, ritorno pure. io. purtroppo degli imprevisti mi hanno trascinato ” in mezzo al mare” uso la metafora per entrare in tema. Con il mare io ho un rapporto strano lo amo tantissimo ma nel contempo suscita in me un arcano timore che mi induce ad una forma di severo rispetto. Io ho la fortuna di vivere in un paese baciato dal mare e forse per chi come me, il mare l’ha sotto casa si è rapiti dal suo indescrivibile fascino; si vive in una specie di simbiosi con esso. Il mare è parte di noi e noi siamo parte indivisibile di esso. Il mare generoso che porta benessere e progresso, il mare tenebroso quasi cattivo che ruba la vita, il mare un mirabile elemento di quella meravigliosa opera che è la natura.
    Vi propongo un pezzo in tema di Giammaria Testa ” Come le onde del mare”

  10. “Mare mare mare voglio annegare
    portami lontano a naufragare
    via via via da queste sponde
    portami lontano sulle onde.”

    Stasera sono di questo spirito.
    Grandioso come sempre Battiato.
    Buon ascolto e buona serata a tutti quanti.
    Ben tornato Giuseppe trasportato dalle onde del web, dolcissima la canzone da te inviata.
    Eppure un sorriso Coci e Renato lo strappano sempre, grazie Raffaele.

  11. Tosca, questo mare è davvero un argomento, musicalmente parlando, per quanto mi riguarda, stuzzica il mio animo di speaker radiofonica. Mi è tornato in mente questo brano, molto bello e raffinato dei Dirotta su Cuba di cui allego testo e relativo video musicale, augurando a tutta la classe il mio “buon ascolto”.

    In Riva Al Mare
    Reti stese a asciugare
    Consumate dal sale
    Tutto è immobile
    Ma il silenzio parla di te

    Tra conchiglie di sabbia
    Un castello di rabbia
    Tu non sei con me e un altro giorno se ne va

    Ma il tempo per noi
    Non è passato mai
    Per sempre con me resterai

    Dimmi se c’è un posto dove stare insieme a te
    In questo mondo
    Se c’è un angolo di cielo anche per noi
    Ma io so cos’è questa malinconia che non va via
    E che sa di sale
    Sei tu
    Che sento in ogni cosa intorno a me
    In riva al mare

    Soffia un vento leggero
    Sul profilo del faro
    Mi riporta qua proprio come un anno fa

    Sole brucia la pelle
    Tatuata di stelle
    Mi addormenterei stretta fra le braccia tue

    Ma io resto qui
    Io così piccola
    Con un sogno più grande di me

    Dimmi se c’è un posto dove stare insieme a te
    In questo mondo se c’è
    Un angolo di cielo anche per noi
    Ma io so cos’è
    Questa malinconia che non va via e che sa di sale
    Sei tu che sento in ogni cosa intorno a me
    In riva al mare

  12. Posso fare una dedica a Raffaele?
    Per te : ” Il Guardiano Del Faro” che esegue “Amore grande Amore Libero” ricordi? Io avevo proprio il 45 giri in vinile, e lo ascoltavo spesso, e nei miei sogni di ragazzina, volavo con la fantasia nella speranza di un futuro roseo e romantico…

    Eccoti il brano:

  13. A Tosca invece dedico questa:

    Onda Su Onda
    he notta buia che c’è…

    povero me, povero me…

    Che acqua gelida qua

    nessuno più mi salverà…

    Son caduto dalla nave, son caduto

    mentre a bordo c’era il ballo…

    Onda su onda

    il mare mi porterà

    alla deriva

    in balia di una sorte bizzarra e cattiva

    onda su onda

    mi sto allontanando ormai,

    la nave è una lucciola persa nel blu

    mai più ritornerò.

    Sara, ti sei accorta?

    Tu stai danzando insieme a lui

    con gli occhi chiusi ti stringi a lui…

    Sara, ma non importa!

    Stupenda l’sola è…

    il clima è dolce intorno a me

    ci sono palme e bambù…

    è un luogo pieno di virtù…

    Steso al sole ad asciugarmi

    il corpo e il viso

    guardo in faccia il paradiso…

    Onda su onda

    il mare mi ha portato qui,

    ritmi canzoni, donne di sogno,

    banane, lamponi

    onda su onda

    mi sono ambientato ormai

    il naufragio mi ha dato la falicità che tu,

    non mi sai dar…

    Onda su onda

  14. A Giuseppe, voglio invece dedicare una raffinatissima canzone, di George Benson: ” Beyond the sea”

    Beyond The Sea

    Somewhere beyond the sea
    Somewhere waiting for me
    My lover stands on golden sands
    And watches the ships that go sailing

    Somewhere beyond the sea
    He’s watching for me
    If I could fly like birds on high
    Then straight to his arms I’d go sailing
    It’s far beyond a star, it’s near beyond the moon
    I know beyond a doubt
    My heart will lead me there soon

    We’ll meet beyond the shore
    We’ll kiss just as before
    Happy we’ll be beyond the sea
    And never again I’ll go sailing
    Some sailing

  15. Buongiorno amici, grazie Daniela per la dedica pensa che coincidenza sai che ieri stavo per postare lo stesso pezzo ? Però nella versione di Robbie Williams. Vado veloce gli impegni mi sottragono al diletto ma avrò modo per recuperare…

  16. I brani dedicati al mare sono davvero tantissimi, in un cassettino dei ricordi musicali, ho tirato fuori questo brano strumentale dal titolo:”Mare Nostrum” eseguito dalla Bottega Dell’arte
    …come sempre… buon ascolto e chiudete gli occhi abbandonandovi a dolci pensieri!!!!

  17. CITAZIONI CELEBRI SUL MARE

    C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima. (Victor Hugo)

    Chi va al mare | torna impietrito. (Tomas Tranströmer)

    Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. (Jean-Claude Izzo)

    Il mare: una tale quantità d’acqua rasenta il ridicolo. (Henri Monnier)

    “Pochi sono coloro che possono dare del tu al mare, e quei pochi non lo fanno.” Anonimo.

    Uomo libero, amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola e il tuo spirito è un abisso altrettanto amaro.” Charles Baudelaire (1821-1867), poeta e critico francese.

    “Il mare non cambia mai ed il suo operare, per quanto ne parlino gli uomini, è avvolto nel mistero.” Joseph Conrad (1857-1924)
    Fonte: “Cuore di tenebra”.

    “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.” Joseph Conrad

    “I mari sono la prova tangibile che Dio ha pianto della sua creazione.” Paul Fort (1872-1960), poeta francese.

    “Sempre camminerò per queste spiagge tra la sabbia e la schiuma dell’onda. L’alta marea cancellerà l’impronta e il vento svanirà la schiuma. Ma sempre spiaggia e mare rimarranno.” Gibran Khalil (1883-1931), poeta e scrittore libanese.

    “Il mare è l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita.” Herman Melville (1819-1891), scrittore americano.

    “Solo sul mare si è davvero liberi.” Eugene O’Neill (1888-1953), drammaturgo americano.

    “Il mare unisce i Paesi che separa.” Alexander Pope (1688-1744), poeta inglese.

    “Chi ha il dominio del mare ha il dominio di tutto.” Temistocle (528-462 a.C.), politico ateniese.

    “Chi è padrone del mare lo sarà prima o poi dell’impero.” Temistocle (528-462 a.C.), politico ateniese.

  18. Ciao Daniela, vedo che il mare ti dà un “mare” d’emozioni, di ricordi, d’idee che riesci a trasmettere in modo coinvolgente a tutti noi. Grazie per la canzone che mi hai dedicato è davvero piacevole e le citazioni sul mare sono molto interessanti. Un applauso!

    Ciao Giuseppe che vai di fretta, sapessi come ti comprendo di questi tempi. Prima o poi si troverà il tempo di rallentare, speriamo prima che poi.

  19. IL MARE NELLE ALTRE CULTURE

    “Il mare metaforico degli Arabi”.

    Gli Arabi non erano un popolo fatto per il mare. Per loro, il mare era soprattutto un riferimento metaforico. La poesia pre-islamica, per esempio, abbonda di tale percezione metaforica che associa deserto/mare; dune/onde. L’esempio più conosciuto, di questa serie di metafore in cui vivevano gli Arabi, sarebbe quella dell’assimilazione del cammello ad una barca. Si capisce bene come nelle distese desertiche, il mare prende presto il senso di distesa d’acqua. Gli Arabi da subito hanno distinto due tipi di mare: il mare dolce e il mare salato. Questa distinzione spiega il senso dell’espressione “i due mari”. Contrariamente a quel che ha potuto scrivere Predrag Matvejevich, il Corano non parla di due grandi mari ma di questi due tipi. Il mare: una distesa d’acqua. Così il Nilo, che si è sempre considerato un mare, è chiamato Mar del Nilo fino ad oggi. Alcuni laghi sono chiamati mari. Ed è vero che alcuni mari somigliano a dei laghi. Può darsi che il legame fra i due tipi di mare sia il carattere pescoso. Mare dunque, significherebbe distesa pescosa.
    Per gli Arabi, il mare per eccellenza è il Mar Rosso. Della trentina di volte in cui occorre nel Corano la parola mare, nessuna fa riferimento al Mediterraneo, chiamato mare bianco.
    Perché questo colore? Donde gli viene?
    Sono eredi della cartografia greca, traduttori del Grande Trattato, oggi più noto col nome di Alamgesto (forma arabizzata di Megistos [biblos] il Grande [Libro] di Tolomeo), opera di cui la biblioteca nazionale di Tunisi detiene un sontuoso esemplare.
    Gli Arabi hanno adottato la rappresentazione alessandrina del mondo. Le carte riportano differenti colori rappresentanti ciascuno un punto cardinale. L’Est è rosso; il Nord è nero; l’Ovest è bianco.
    Di tutti questi mari, il più importante per un musulmano è il Mar Rosso. Non solo per ragioni relative alla fede: è quello che attraversa Mosé, è il mare più citato dal Corano. Ma anche per delle ragioni geografiche: è il Mar Rosso che fa dell’Arabia una penisola (al Jazeera, l’isola), è lui che fa l’insularità dell’Arabia, che delimita e protegge. Il Mar Rosso ha un’importanza identitaria per quel santuario che è Al Jazeera, contiene la Mecca e Medina, le città sante con Gerusalemme (Al Qods: parola formata sulla radice QDS: sacro).
    Questa predilezione musulmana per le isole dovrebbe essere studiata: l’Islam non attraverserà il Mediterraneo che per raggiungere delle isole: l’Andalusia (un’altra penisola, Jazeera, isola), Malta, Sicilia, Sardegna…
    Sul piano letterario, questa predilezione per l’insularità si trova in Ibn Touffayal e raggiunge la sua espressione più colorita nelle Mille e una Notte.
    L’insularità dell’immaginario musulmano si spiega attraverso l’importanza che hanno le oasi, isole metaforiche, nella vita in Arabia. Questa supremazia dell’oasi, dell’isola trova un’altra eco: nell’architettura urbana musulmana, la moschea è l’oasi dell’oasi. Ne riproduce, con i suoi archi e archetti, gli alberi, per il posto che vi occupa l’acqua fa pensare all’oasi, al paradiso. Si potrebbe azzardare, senza rischio di sbagliare troppo, che l’isola ha qualcosa di paradisiaco.
    Il Mar Rosso costituisce anche un legame con la Palestina, sarebbe a dire un legame storico e religioso con il cristianesimo e il giudaismo. Uno dei principali motivi dell’Islam è di iscriversi nella continuità di queste due religioni. Il Mar Rosso è il ponte che assicura questa continuità.
    Il Mediterraneo, il mare bianco, quello dell’Ovest, è anche detto il mare dei Rumi (bizantini). È il mare dell’altro. Spazio cristiano, spazio di passaggio del Cristianesimo (dal sud verso il nord), quando l’Africa del Nord raggiungerà molto presto l’Islam e il mondo arabo. Perché, contrariamente a ciò che si pensa, essere arabi è un’appartenenza linguistica e non etnica.
    Un hadith del profeta sostiene che “chiunque parli arabo è Arabo”.
    Tutto avviene come se il Maghreb fosse integrato nell’immaginario musulmano, come se fosse un’ isola. Delimitato dal Mediterraneo a nord, l’oceano ad Ovest e un metaforico mare a sud: il Sahara.

    tratto da: http://www.babelmed.net/Paesi/Mediterraneo/Viaggi/il_mare.php?c=3947&m=942&l=it

  20. COM’E’ OGGI IL MARE.

    Com’è nebbioso oggi il mare
    e livido il tempo
    indifferente
    e grigio
    pesa
    su tetti, alberi, animi.

    Com’è lontano oggi il mare
    lontano
    dal sole
    dal caldo
    dall’estate
    rapita insieme alle vacanze.

    Com’è piccolo oggi il mare
    un lembo appena
    sfilacciato
    nella bruma
    del giorno
    che già
    vuol cedere il passo alla sera.

    Tosca Pagliari

    Poesia partorita di fretta. Come si dice da queste parti “A jatta mpresciarola fici i figghi orbi” (La gattà frettolosa partorì i figli ciechi), speriamo invece che si possano vedere gli occhi a questi versi ( saranno poi versi?) scappati alla svelta.
    Buona serata a tutti quanti. Dopo lo scarso poetare torno con l’animo dimesso alla squallida burocrazia.

  21. Grazie Daniela per la dedica (un bel brano di un certo tempo fa) che sto ascoltando ora come sottofondo alla mia breve parentesi qui con voi.
    Vorrei soffermarmi di più a leggervi e a visionare tutti i video e i link,ma al momento non ce la faccio.
    Il tempo stringe tra tante cose che urgono e che vanno fatte.
    Spero di ritornare un attimo questa sera.
    Un saluto a tutti voi.

  22. Sono ritornato un attimo nel blog come si fa quando, con l’orologio alla mano, si percorrono corridoi e sale di un’interessante,ricca e bella pinacoteca. Lo sguardo giocoforza diventa rapido, la focalizzazione dell’attenzione si muove secondo schemi le cui regole non sempre sono perfettamente consapevoli. L’impressione che se ne trae, complessivamente è quella di un arricchimento dello spirito, della cultura e dell’umanità che ci caratterizza (anche se certi fatti di cronaca mi farebbero dubitare sulla generalizzazione di questo concetto). Permettetemi questa sintetica metafora amici. Dopo cena sarò al laboratorio di poesia che ricomincia a Imola. Buona serata a tutti.

  23. Buongiorno amici un saluto a tutti gli isolani. Il fatto stesso che siamo isolani ci impone un rapporto particolare col mare e dato che parliamo di esso e siamo in inverno vi dedico questa canzone .

  24. Ciao Giuseppe siamo isolani di un’isola vera e una virtuale, grazie per la canzone.

    Ciao Raffaele sommo poeta che passi di fretta per andare a poetare. Sono contenta perchè poi questo blog ne coglierà i frutti.

    Ciao a tutti quanti e buona serata.

    Buon ascolto di questa canzone che va oltre ogni tempo.

  25. … e a proposito di anni ’60:

    STESSA SPIAGGIA STESSO MARE
    per quest’anno
    non cambiare
    stessa spiaggia stesso mare
    per poterti rivedere
    per tornare, per restare
    insieme a te.

    e come l’anno scorso
    sul mare col pattino
    vedremo gl ombrelloni lontano
    lontano
    nessuno ci vedrà vedrà vedrà..

    per quest’anno
    non cambiare
    stessa spiaggia, stesso mare
    torna ancora quest’estate
    torna ancora quest’estate insieme a me.

    per quest’anno
    non cambiare
    stessa spiaggia, stesso mare
    per poterti rivedere
    per tornare, per restare
    insieme a te.

    e come l’anno scorso sul mare col pattino
    vedremo gl ombrelloni lontano
    lontano
    nessuno ci vedrà vedrà vedrà..

    per quest’anno
    non cambiare
    stessa spiaggia, stesso mare torna ancora quest’estate
    torna ancora quest’estate insieme a me.

    e come l’anno scorso sul mare col pattino
    vedremo gl ombrelloni lontano
    lontano
    nessuno ci vedrà.

    per quest’anno
    non cambiare
    stessa spiaggia, stesso mare torna ancora quest’estate
    torna ancora quest’estate insieme a me.

    stessa spiaggia, stesso mare
    insieme a te.

  26. … E ADESSO UNA CANZONE DI OGGI:

    IO TI LASCIO E VADO AL MARE

    Per quest’anno non cambiare…….
    Io ti lascio vado al mare
    come è bello respirare
    di reality e tv proprio non se ne può più
    io ti lascio vado al mare
    sotto il sole a non pensare
    che di crisi ed auto blu proprio non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più.
    Estate ovunque siano le ferie poi passa
    non interessa se guadagni un miliardo
    o mille col lordo ti regala un sorriso
    amore sono stanca
    in estate si diventa Narciso
    dopo un inverno vissuto al chiuso
    il giusto riposo è fuggire dalla città
    dal lavoro dalle tasse vampire
    Ma io…non voglio più sentire
    quello che voglio è partire
    io non voglio più restare qui seduto a farmi male
    litigare se mi pestano l’orgoglio
    sentirmi giudicare se non sono un bravo figlio.
    E quindi io ti lascio vado al mare
    come è bello respirare
    di reality e tv proprio non se ne può più
    io ti lascio vado al mare
    sotto il sole a non pensare
    che di crisi ed auto blu proprio non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più.
    Sono un tipo che viaggia il sole è la mia faccia
    mannaggia sono in conflitto con i tipi da spiaggia
    ho troppi rivali ho i lardominali
    zero dorsali
    eppure lo sai lo so
    nella palestra ci sto mica per il fisico
    le tipe mi reclamano perchè io sono il critico
    litigare ” Scusa ma ce l’hai con me?”
    Ma se l’uomo è animale la donna com’è?
    Ringrazio Federica preparo la valigia
    e abbandono la mia amica….
    Attenzione prego ultima chiamata per il volo 000
    amore vero in partenza dal gate 9.
    Io ti lascio e vado al mare
    come è bello respirare
    di reality e tv proprio non se ne può più
    non se ne può più.
    Vesto giorno e notte in egual modo
    non importa se sto bene solo se è comodo
    è il periodo e ci do ci do
    in riva al mare a far l’amore mi accomodo
    io Berlusconi tu Veronica
    le nostre vite un eterno tran tran
    abbandono la routine scialandomi
    e dalla confusione allontanandomi.
    Io ti lascio vado al mare
    come è bello respirare
    di reality e tv proprio non se ne può più
    io ti lascio vado al mare
    sotto il sole a non pensare
    che di crisi ed auto blu proprio non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più
    non se ne può più.

  27. Curiosità …. marine

    Anticancro marino
    Una nuova speranza nella cura del cancro viene dal mare. Gli scienziati potrebbero usare un batterio che vive in mare per produrre un farmaco naturale con proprietà anticancro. Il batterio in questione è il “Prochloron didemni” e vive in simbiosi con un ascidia, una creatura marina che assomiglia ad una spugna e vive sui fondali o attaccata alla roccia filtrando acqua. Ricercatori americani hanno scoperto che questi batteri sono in grado di produrre dei “patellamidi” che sono dei peptidi, composti chimici formati da due o più aminoacidi, conosciuti da tempo per le loro proprietà antitumorali. Finora gli scienziati non avevano prove che i “patellamidi” fossero prodotti dai microscopici “Prochloron”.

    Col sale si galleggia meglio
    Chi ha dimestichezza con l’acqua sia dolce che salata probabilmente si sarà accorto del fatto che nell’acqua salata del mare si galleggia meglio rispetto all’acqua dolce. Ciò si deve al famoso Principio di Archimede che dice che un “corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto di intensità pari al peso del volume del liquido spostato” L’acqua marina, a causa del sale che contiene, è più densa e quindi più pesante dell’acqua dolce. Questo, secondo il Principio, si traduce in una maggiore spinta verso l’alto e di conseguenza una maggiore galleggiabilità. Un caso limite è quello del Mar Morto che con una salinità media di 365 g/l permette a chiunque di galleggiare tanto che si può addirittura stare tranquillamente sdraiati sull’acqua a leggersi il giornale. –

    Gelato al sapore di mare
    Ormai i gelati si possono trovare in tutti i gusti anche i più stravaganti ma un gelato ai “profumi del mare” è una idea veramente originale. L’autore è un rinomato e premiato pasticcere di Mestre-Andrea Zanin che ha presentato nel 2009 la sua specialità a Identità Golose-Congresso Italiano di Cucina d’Autore tenutosi a Milano.Si tratta di un gelato ai profumi del mare e menta croccante con ingredienti estratti dalle alghe.

    Il mare fa bene ai pomodori
    Già si sapeva come il pomodoro, un ortaggio essenziale della famosa dieta mediterranea, fosse ricco di sostanze benefiche per la salute umana ma ora una ricerca curata dall’Università di Pisa ha scoperto come aumentare la presenza di queste sostanze benefiche. Secondo i ricercatori, infatti, annaffiare pomodori con acqua di mare, piuttosto che con acqua dolce, fa aumentare in questi gustosi ortaggi la presenza di vitamine ed antiossidanti.

    Il mare viola
    Due miliardi di anni fa il colore del mare era viola e tossico. A sostenere questa tesi è una ricerca australiana che ha esaminato alcuni frammenti di roccia risalenti a quel periodo. Secondo gli scienziati della Australian National University, a colorare di viola intenso il mare del nord dell’Australia era un’alta densità di sostanze sulfuree e batteri. Il risultato dello studio è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Nature. La scoperta potrebbe spiegare il fatto che l’evoluzione dei semplici batteri in forme di vita più complessa che ha avuto inizio in tempi relativamente recenti, ovvero 600 milioni di anni fa. Forse la vita si è evoluta in un secondo tempo solo quando l’acqua è diventata meno tossica, in seguito ad un’esplosione avvenuta 542 milioni di anni fa, in seguito alla quale gli animali hanno cominciato la loro evoluzione.

    In equilibrio sullo Stretto
    Dopo aver attraversato di tutto sospeso su di una fune ora il famoso funambolo cinese Adili Wuxiuer si è messo in testa di attraversare lo Stretto di Messina su di un cavo di acciaio sospeso in aria lungo 3650 metri. Il cavo verrà steso fra vecchi piloni dell’Enel di Calabria e Sicilia posti alle estremità dello Stretto, piloni alti più di 200 metri.
    L’impresa è attesa per la prossima estate. Auguri quindi al temerario cinese così fortunato da non aver bisogno né di ponti né di traghetti per attraversare loStretto.

    L’Acquamarina
    Si può trovare in una gamma straordinaria di sfumature di azzurro, dal celeste più chiaro al blu intenso del mare, è l’acquamarina, pietra amata e bramata da tutte le donne in tutti i secoli. L’acquamarina è una delle varietà del berillo ed è così chiamata perchè ha il colore dell’acqua del mare.
    La leggenda racconta infatti che l’acquamarina faceva parte del tesoro delle sirene ed è diventata, per questo, l’amuleto dei marinai come protezione contro la burrasca.
    Grazie alla sua bellezza e al fatto che è possibile trovarne esemplari abbastanza grandi e limpidi a prezzi abbordabili, in gioielleria è fra le pietre più usate. I cristalli più belli e spesso anche quelli di maggiore dimensioni provengono dai giacimenti del Brasile meridionale.

    Mare elisir di lunga vita
    A quanto pare l’aria marina fa particolarmente bene alle donne. Secondo un recente studio presentato ad un congresso di geriatri, i centenari italiani sono soprattutto donne che vivono al nord ed in città che si affacciano sul mare. Nella speciale classifica è Trieste ad avere il maggior numero di centenari segue La Spezia ed tra i primi posti c’è anche Genova.

    Mare sano nel 2010 ?
    rappresentati dei 19 paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno messo a punto una strategia che porterà ad un graduale disinquinamento del Mare Nostrum: entro il 2005 tutte le città al di sopra dei 100.000 abitanti dovranno avere impianti di depurazione e tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo dovranno ridurre del 50% l’emissione di sostanze organiche persistenti e di metalli pesanti. Entro il 2010 dovranno eliminare del tutto l’emissione di sostanze organiche persistenti e ridurre del 50 % l’emissione delle sostanze tossiche biopersistenti ed accumulabili.

    Onde ghiacciate
    Un curioso fenomeno si verifica nelle regioni particolarmente fredde come in certe zone del Canada settentrionale e ai due poli. Grazie all’azione combinata di freddo intenso e forte vento può capitare che anche le onde vengano bloccate come in un fermo immagine a causa di un improvviso congelamento.

    Quanto può variare la temperatura del mare
    La temperatura del mare dipende principalmente dalla latitudine e dalla profondità. Nelle zone tropicali ed equatoriali la temperatura superficiale del mare può raggiungere anche i 35°. Tra i mari più caldi troviamo i Caraibi, il Mar Rosso e certe zone dell’Oceano Pacifico ed Indiano. Al contrario, ai poli la temperatura del mare cala fino ad arrivare a -2° che è anche il punto di congelamento dell’acqua marina. Un discorso a parte è la temperatura che raggiungono le acque profonde dell’oceano situate sulle dorsali che presentano delle fratture da cui fuoriesce magma proveniente dalle parti più profonde della terra dove si è registrata una temperatura superiore ai 400°.

    Notizie tratte dal sito: http://www.mareinitaly.it

  28. Ciao Daniela sei mitica, sei una risorsa, sei una maestra d’intrattenimento, i tuoi passati radiofonici non si possono smentire perchè traspaiono dalla simpatia, dalla varietà e dall’eleganza con cui sai porgere ogni cosa su questo blog.

  29. Ciao a Tosca e tutti gli altri,
    stasera voglio solo rivolgere un pensiero al popolo di Haiti colpito da una immane tragedia.

  30. Sì,condivido,Irene. Stanno accadendo cose sconvolgenti,per un verso o per un altro. Ieri sera ho visto la trasmissione “Anno zero” sui fatti di Rosarno e in generale sull’immigrazione.Ho dormito malissimo e mi vien da dire “Meno male”.Forse ci si deve svegliare in fretta da un sogno e mobilitare la nostra coscienza,la nostra energia,magari anche la nostra fantasia. Ognuno, anche nel suo piccolo,può fare qualcosa.Una buona giornata a tutti.

  31. Ciao Irene e ciao Raffaele.
    La tragedia del sisma è immane, lascia senza fiato. Eppure mi fanno più paura i fatti di Rosarno citati da Raffale. Un conto è la natura, con le sue dinamiche spesso anche atroci, un altro conto è l’indolenza umana. Per troppo tempo si è lasciato che le cose andassero senza un controllo, senza una pianificazione, senza una previsione di quel che si sarebbe potuto mettere in moto. Ora temo che questi fatti siano solo una scintilla e che potrebbero ardere fuochi ancor più gravi, altri luoghi ed altra storia insegnano. Non mi piacciono le facilonerie degli schieramenti politici nè il buonismo nè il disfattismo, ma tocca davvero svegliarsi. Svegliarsi e capire, ristabilire, riorganizzare con criterio ed umanità perchè si comincia a rischiare grosso. Il tutto sperando di non essere già oltre la soglia del riparabile.

    Qui piove e c’è un tempaccio. Mi piacerebbe essere soltanto un gatto a far le fusa davanti al caminetto.

  32. Cara Tosca, guarda cosa ho scovato:

    tutto per i miei amici isolani che apprezzano la musica in tutte le sue sfaccettature, lingue e tempo!!!

  33. Questa canzone è davvero sublime, parla di una storia d’amore, con il mare che ha il suo ruolo… mi ricordo che ero a Milano, il primo anno di supplenza, ero da sola, in una casa che non sentivo mia, lontana da tutti i miei affetti più cari, sperduta e sola fra una moltitudine di persone.
    Alla radio si suonava questa canzone, ed ogni volta per me era l’occasione per un forte piando carico di tristezza e tantissima nostalgia della mia famiglia e della mia terra. Ogni volta che l’ascolto rivivo quei momenti, che passano nella mia mente fotogramma per fotogramma!
    La canzone è “CARUSO” di L:Dalla

    Caruso
    Qui dove il mare
    e tira forte il vento
    Su una vecchia terrazza
    davanti al golfo de surriento
    Um uomo abbraccia una ragazza
    dopo che aveva pianto
    Poi si schiarisce lo voce
    e ricomincia il canto:
    Te voglio bene assaie
    Ma tanto bene sai
    É una catena ormai
    Che scioglie il sangue dint’ e vene sai.

    Vide le luci in mezzo al mare,
    pensò alle notti là in America,
    ma erano solo lampare
    a la bianca scia di un elica
    Guardò negli occhi la ragazza,
    quegli occhi verdi come il mare.
    Poi, all’improvviso uscì una lacrima
    e lui credette di affogare.

    Te voglio bene assaie
    Ma tanto bene sai
    É una catena ormai
    Che scioglie il sangue dint’ e vene sai.

    Potenza della lirica,
    dove ogni dramma è un falso
    Che con un po’ditrucco e con la mimca
    puoi diventare un altro.
    Ma due occhi che ti guardano
    cosí vicini e veri
    ti fan scordarele parole,
    confondonoi pensieri.

    Cosí diventa tutto piccolo
    anche le notti là, in America
    Ti volti e vedi la tua vita
    come la scia di un’elica
    Ma sì è la vita che finisce
    ma lui non ci penso poi tanto;
    anzi si sentiva già felice
    e ricominciò il suo canto:

    Te voglio bene assaie,
    ma tanto bene sai.
    É una catena ormai
    che scioglie il sangue dint’ e vene sai.

    Te voglio bene assaie,
    ma tanto bene sai.
    É una catena ormai
    che scioglie il sangue dint’ e vene sai.

  34. Hai ragione Daniela, ci sono canzoni che al di là del loro significato oggettivo ne hanno uno del tutto soggettivo, che non toglie nulla al primo, anzi lo rafforza. E le canzoni che hai inviato sono sublimi davvero.

    Ci voleva proprio quel gatto stasera, grazie Raffaele.

    Io ho trovato questa di canzone, ve la propongo. Credo che sia molto intensa e il video la rende ancor più suggestiva.

  35. Ecco a voi alcune poesie sul mare di grandi autori.

    I Ricordi

    I ricordi, un inutile infinito,
    ma soli e uniti contro il mare, intatto
    in mezzo a rantoli infiniti..
    Il mare,
    voce d’una grandezza libera,
    ma innocenza nemica nei ricordi,
    rapido a cancellare le orme dolci
    d’un pensiero fedele…
    Il mare, le sue blandizie accidiose
    quanto feroci e quanto,. quanto attese,
    e alla loro agonia,
    presente sempre, rinnovata sempre,
    nel vigile pensiero l’agonia…
    I ricordi,
    il riversarsi vano
    di sabbia che si muove
    senza pesare sulla sabbia,
    echi brevi protratti,
    senza voce echi degli addii
    a minuti che parvero felici…

    Giuseppe Ungaretti

  36. Mare

    M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
    vanno le stelle, tremolano l’onde.
    Vedo stelle passare, onde passare:
    un guizzo chiama, un palpito risponde.
    Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
    sul mare è apparso un bel ponte d’argento.
    Ponte gettato sui laghi sereni,
    per chi dunque sei fatto e dove meni?

    Giovanni Pascoli, 1892

  37. S’Ode Ancora il Mare

    Già da più notti s’ode ancora il mare,
    lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
    Eco d’una voce chiusa nella mente
    che risale dal tempo; ed anche questo
    lamento assiduo di gabbiani: forse
    d’uccelli delle torri, che l’aprile
    sospinge verso la pianura. Già
    m’eri vicina tu con quella voce;
    ed io vorrei che pure a te venisse,
    ora di me un’eco di memoria,
    come quel buio murmure di mare.

    Salvatore Quasimodo

  38. E’ un po’ imbarazzante passare di qua senza avere il tempo di leggere, vedere e ascoltare (devo prepararmi ad una giornata piena fino a sera). Ma forse è ancora peggio passare senza lasciare almeno un saluto. Buona giornata,quindi.

  39. Buongiorno amici , sono in un periodo di “piena” approfitto di questa pausa per porgere un saluto al volo a tutti gli isolani.

  40. In questo mondo che gira di fretta ci sarà ancora un po’ di tempo per i proverbi?

    PROVERBI DEL MARE

    A barca storta lo puorto deritto.

    Proverbio di Giambattista Basile

    Accerta il corso e poi spiega le vele.

    Bisogna navigar secondo il vento.

    Buttate in mare un uomo fortunato e tornerà a galla

    con un pesce in bocca (Proverbio arabo)

    C’è un tempo per pescare e un tempo per asciugare le reti.

    (Proverbio cinese)

    Chi dorme non piglia pesci.

    Chi ha da navigar guardi il tempo.

    Chi è padrone del mare, è padrone della terra.

    Chi non ha sorte non vada a pescare.

    Chi non ha navigato non sa che sia male.

    Chi pesca in fretta, spesso piglia dei granchi.

    Chi pesce vuol mangiare le brache s’ha a bagnare.

    Chi scapita in mare, scapita in terra.

    Chi teme acqua e vento, non si metta in mare.

    Chi va per questi mari, questi pesci prende.

    È gran desgrazia quanno tozza a scuoglio.

    Proverbio di Giambattista Basile

    Fa il bene e buttalo a mare: se non te lo riporta

    la gente, te lo riporta il pesce.

    Goccia dopo goccia si fa il mare

    Goccia dopo goccia si svuota anche il mare.

    Giuramenti d’amore, giuramenti da marinaio.

    Il beccaio non ama il pescatore.

    Il cielo e il mare si congiungono all’orizzonte.

    (Proverbio della Samoa)

    Il mare calmo non rende bravo il marinaio

    (Proverbio africano)

    Il marinaio cambia il cielo, ma il cuore mai.

    Il mondo è come il mare: vi affoga chi non sa nuotare.

    Il naufrago teme ogni mare

    Il pesce grosso prende il pesce piccolo.

    In acqua senza pesci non gettar rete.

    In nave persa, tutti son piloti.

    Invan si pesca, se l’uomo non ha l’esca.

    I pesci grossi stanno al fondo.

    L’arte del marinaio è morire in mare.

    Meglio chiamar gli osti in terra che i santi in mare.

    Meglio esser testa di luccio che coda di storione.

    Nave senza timon va presto al fondo.

    Nave genovese, mercante fiorentino.

    Nel mare grosso si pigliano i pesci grossi.

    Non giudicar la nave stando a terra.

    Non si vende il pesce prima di pescarlo.

    Ogni acqua va al mare.

    Ogni nave fa acqua.

    Ognuno sa navigare col buon vento.

    Per la gola si pigliano i pesci.

    Per mare non ci sono taverne.

    Popolo marinaro, popolo libero.

    Secondo il vento, la vela.

    Tutti i fiumi vanno al mare.

    Un occhio al pesce e un altro alla gatta.

    Un’ora di buon porto fa scordare cento anni di sfortuna

    Proverbio di Giambattista Basile

    Vecchia nave, ricchezza del padrone.

    Vento in poppa, mezzo porto.

    Vento in poppa, vele al largo.

  41. IL MARE CALMO DELLA SERA

    Non so
    Cosa sia la fedelt,
    La ragione del mio canto
    Che resistere non pu
    Ad un cosi dolce pianto
    Che mut l’amore mio.

    E se
    Anche il sorgere del sole
    Ci trovasse ancora insieme,
    Per favore dimmi no,
    Rende stupidi anche i saggi
    L’amore, amore mio.

    Se dentro l’anima
    Tu fossi musica,
    Se il sole fosse dentro te,
    Se fossi veramente
    Dentro l’anima mia,
    Allora si che udir potrei
    Nel mio silenzio
    Il mare calmo
    Della sera.

    Per
    Quell’immagine di te
    Cosi persi nei miei occhi
    Mi port la verit,
    A ma quello che non ha
    L’amore, amore mio.

    Se dentro l’anima
    Tu fossi musica,
    Se il sole fosse dentro te,
    Se fossi veramente
    Dentro l’anima mia,
    Allora si che udir potrei
    Il mare calmo della sera.
    Nel mio silenzio
    Il mare calmo della sera.

    Bocelli è da ascoltare e gustare fino all’ultima goccia

  42. Cari compagnetti, il mare è proprio la mia ispirazione, e voglio dedicare a tutti voi questa canzone e questo bellissimo video:

    E C’E’ ANCORA MARE – GIORGIA

    E poi svegliarsi
    Essendo l’alba
    Addormentarsi essendo notte
    Volare essendo cielo
    Un sogno vascello
    Una realtà di luna
    Una sponda immaginaria
    Aspirazione luce
    Do you need somebody – e c’è ancora mare
    Do you love somebody – mare nelle mani
    Do you need somebody – e c’è ancora mare
    Somebody
    E navigare
    Ma dove andare
    Andare avanti essendo vita
    Magari fino al Tibet
    Una stella negra
    Un amore Nuova Guinea
    L’universo in un Tepee
    Aspirazione sì
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    Do you love somebody – cielo sotto i piedi
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    E volare, volare, volare
    Dove sei tu
    E tornare, tornare
    Con le tue ali
    Do you need somebody – e c’è ancora mare
    Do you love somebody – dove siamo veri
    Do you need somebody
    Scaldare il mondo essendo sole
    Magari in fondo al cuore
    Un giorno normale
    Qualche cosa che rimane
    Una vibrazione presto
    Aspirazione Everest
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    Do you love somebody – cielo sotto i piedi
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    E volare, volare, volare
    Dove sei tu
    E tornare, tornare
    E volare, volare, volare
    Dove sei tu
    E tornare, tornare
    Con le tue ali
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    Do you love somebody – cielo sotto i piedi
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    Do you love somebody – dove siamo veri
    Do you need somebody – e c’è ancora cielo
    Do you love somebody – cielo sotto i piedi
    Do you need somebody – e c’è ancora mare
    Do you love somebody – mare nelle mani

  43. Il pescatore di Cefalù

    Una volta un pescatore di Cefalù, nel tirare in barca la rete, la sentì pesante pesante, e chissà cosa credeva di trovarci.
    Invece ci trovò un pesciolino lungo un mignolo, lo afferrò con rabbia e stava per ributtarlo in mare quando udì una voce sottile che diceva:
    – Ahi, non mi stringere così forte.
    Il pescatore si guardò intorno e non vide nessuno, ne’ vicino ne’ lontano, e alzò il braccio per buttare il pesce, ma ecco di nuovo la vocina:
    – Non mi buttare, non mi buttare!
    Allora capì che la voce veniva dal pesce, lo aprì e ci trovò dentro un bambino piccolo piccolo, ma ben fatto, coi piedi, le mani, la faccina, tutto proprio a posto, solo che dietro la schiena aveva due pinne, come i pesci.
    – Chi sei?
    – Sono il bambino di mare.
    – E che vuoi da me?
    – Se mi terrai con te ti porterò fortuna.
    Il pescatore sospirò:
    – Ho già tanti figli da mantenere, proprio a me doveva toccare questa fortuna di averne da sfamare un altro.
    – Vedrai… – disse il bambino di mare.
    Il pescatore lo portò a casa, gli fece fare una camicina per nascondere le pinne e lo mise a dormire nella culla del suo ultimo nato, e non occupava nemmeno mezzo cuscino con tutta la persona.
    Quello che mangiava, però, era uno spavento: mangiava più lui di tutti gli altri figli del pescatore, che erano sette, uno più affamato dell’altro.
    – Una bella fortuna davvero ! – sospirava il pescatore.
    – Andiamo a pescare? – disse la mattina dopo il bambino di mare con la sua vocetta sottile sottile.
    Andarono, e il bambino di mare disse:
    – Rema diritto fin che te lo dico io. Ecco, siamo arrivati. Butta la rete qua sotto.
    Il pescatore ubbidì, e quando ritirò la rete la vide piena come non l’aveva mai vista, ed era tutto pesce di prima qualità.
    Il bambino di mare battè le mani: – Te l’avevo detto, io so dove stanno i pesci.
    In breve tempo il pescatore arricchì, comprò una seconda barca, poi una terza, poi tante, e tutte andavano in mare a buttare le reti per lui, e le reti si riempivano di pesce fino, e il pescatore guadagnava tanti soldi che dovette far studiare da ragioniere uno dei suoi figli per contarli.
    Diventando ricco, però, il pescatore dimenticò quel che aveva sofferto quando era povero. Trattava male i suoi marinai, li pagava poco, e se protestavano li licenziava.
    – Come faremo a sfamare i nostri bambini? – essi si lamentavano.
    – Dategli dei sassi, – egli rispondeva, – vedrete che li digeriranno.
    Il bambino di mare, che vedeva tutto e sentiva tutto, una sera gli disse:
    – Bada che quel che è stato fatto si può disfare.
    Ma il pescatore rise e non gli diede retta.
    Anzi, prese il bambino di mare, lo rinchiuse in una grossa conchiglia e lo gettò in acqua.
    E chissà quanto tempo dovrà passare prima che il bambino di mare possa liberarsi.

    Gianni Rodari

    La sirena di Palermo
    Una volta un pescatore di Palermo trovò nella rete, insieme ai pesci, una piccola sirena. Si spaventò, e stava per lasciar ricadere la rete in mare, ma si accorse che la sirena piangeva e non ne ebbe più paura.
    – Perché piangi? – le domandò.
    – Ho perduto la mia mamma.
    – E com’è successo?
    – Giocavamo a nasconderci tra gli scogli. Mi sono allontanata troppo dalle mie compagne e non le ho più ritrovate. Sono due giorni che nuovo in cerca di loro, in cerca di qualcuno, non conosco la strada per tornare a casa.
    – Eh, il mare è grande! – disse il pescatore, sorridendo alla sirena. Era una sirena bambina, appena più alta di una bambola. I suoi capelli biondi erano fradici. Dalla vita in giù le sue squame di pesce scintillavano al sole.
    – Portami con te, – disse la sirena. – Io non so dove andare.
    – Ti porterei, – rispose il pescatore. – Ma ho già cinque figli da mantenere, la casa è piccola e io guadagno poco.
    – Portami con te, – pregò di nuovo la sirena bambina. – Io non occupo molto posto. Ti prometto che starò buona e non avrò quasi mai appetito.
    – Sentiremo quando sarà mezzogiorno.
    – Allora mi porti?
    – Nasconditi in quella cesta. Non voglio che la gente ti veda.
    – Sono brutta?
    – Anzi, sei tanto bellina. Ma la gente trova sempre da ridire e da chiacchierare.Così il pescatore portò a casa la sirena bambina. Sua moglie brontolò un poco, ma non troppo: la sirena era graziosa, i suoi occhi erano buoni e allegri. I bambini del pescatore erano addirittura felici.
    – Finalmente ci hai portato una sorella, – dicevano. Erano cinque maschi e a metterli vicini le loro teste scure sembravano i gradini di una scala.
    – Faremo così, – disse il pescatore, – le prenderemo una carrozzella, perché deve stare sempre seduta. Le metteremo davanti una coperta e diremo che ha le gambe malate. Diremo che è figlia di un parente di Messina, e che è venuta a stare un po’ con noi.
    E così fecero.
    Il pescatore e la sua famiglia abitavano in un povero vicolo, in un quartiere di vicoli poveri e stretti. Le case erano brutte e la gente stava quasi sempre fuori. Nel vicolo, poi, c’erano tante bancarelle, vi si vendeva di tutto: pesci, formaggi, abiti usati, qualsiasi cosa. Di sera ogni bancarella accendeva un lume ad acetilene, e quella luminaria metteva addosso una festosa allegria.
    La piccola sirena, seduta nella carrozzella fuori della porta di casa, non si stancava mai di quello spettacolo. Tutti la conoscevano, ormai. Ogni donna che passava, pensando alla sua malattia, si fermava a farle una carezza e le diceva una parola gentile. I giovanotti scherzavano con lei e fingevano di litigare tra loro per sposarla. I figli del pescatore non parlavano che di lei, erano molto orgogliosi della sua bellezza e le portavano le piccole meraviglie che riuscivano a trovare, vagando tutto il giorno per i vicoli: una scatola di cartone, un giocattolo di plastica, tante cose così.
    La piccola sirena adesso si chiamava Marina.
    Una sera la portarono a vedere il teatro dei pupi. Chi non l’ha visto non sa com’è bello. Sul palcoscenico del teatro i guerrieri, nelle armature splendenti, compiono imprese meravigliose, battendosi in duello con coraggio. Le principesse portano anche loro la corazza e la spada, e non sono meno ardimentose dei paladini. I loro nomi sono nobili e sonori: Orlando, Rinaldo, Carlomagno, Guidosanto, Angelica, Brandimarte, Biancofiore.
    Marina era incantata e felice. Quando poi fu l’ora di andare a letto, cominciò anch’essa a raccontare. Sapeva storie meravigliose, le aveva imparate quando viveva nel mare con le altre sirene. Per esempio, sapeva la storia di Ulisse e dei suoi viaggi, e di quella volta che passò con la sua nave accanto all’isola delle sirene. Chi udiva il canto delle sirene subito si gettava in mare per rimanere con loro. Ulisse voleva udire quel canto, ma non voleva dimenticare e perdere la strada di casa. E così l’astuto capitano riempì di cera le orecchie dei suoi marinai, perché badassero alla nave, ma nelle proprie orecchie non mise nulla: poi si fece legare all’albero maestro, per non provare la tentazione di gettarsi in mare. Le sirene gli cantarono le loro canzoni più belle ed egli pianse ascoltandole, pregò i suoi compagni di scioglierlo. Ma i suoi compagni avevano le orecchie tappate, non udivano e non capivano nulla. Da quella volta Marina non cessò mai di raccontare. Erano storie di tutti i popoli e di tutti i tempi; delle genti che l’una dopo l’altra avevano messo piede sulla terra siciliana o ne avevano corso il mare: Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli, Italiani… E storie di pesci, di mostri sepolti negli abissi marini, di navi affondate e spolpate lentamente dall’acqua.
    Intorno alla sua carrozzella, nel povero vicolo, c’era sempre un crocchio di bambini. Sedevano silenziosi sui gradini della casa del pescatore, si accoccolavano sul selciato, spalancavano i loro occhi di carbone e di diamante, e non erano mai stanchi di ascoltare.
    Ogni donna che passava si fermava un momento, e quando andava via si asciugava una lagrima.
    – Quella bambina è una sirena, – dicevano i vecchi pescatori. – Guardate come ha incantato tutti. E’ proprio una sirena.
    Più nessuno, ormai pensava a lei come a una povera bambina infelice perché non poteva camminare. La sua voce era chiara e squillante, e nei suoi occhi c’era sempre una luce di festa.

    Gianni Rodari

    …E ADESSO UN PO’ DI LETTURA NUTRIMENTO DELLA NOSTRA MENTE…

  44. Ciao Tosca…per la serie….a volte ritornano, eccomi. Il mare …bellissimo tema…quante poesie per celebrarne l’immensità, la suggestiva bellezza in ogni tempo..Io l’amo da morire e avrei voluto essere un gabbiano per respirarne l’essenza salmastra e la dolce solitudine che sprigiona.

    Mi fermerò tra queste pietre
    chiare
    per saziare di sale la mia pelle:
    resterò qui a perdermi
    tra l’eco assordante
    dell’acqua…
    sirena triste,
    le iridi affogate
    nei cristalli
    mentre il tempo scorre
    uguale,
    silente,
    feroce…
    Mi nutrirò di cielo e di
    mare,
    ruberò l’acqua a conchiglie
    gelose,
    cercherò me dispersa in questa
    immensità.
    E quando il vento
    con la sua mano dolce
    mi legherà i capelli,
    fonderò il mio essere qui..
    per sempre..

  45. Complimenti Rita la poesia è bellissima, sei ritornata alla grande, sempre con il grande carisma che ti caratterizza.
    A te dedico questo magnifico pezzo di una sublime Donna Summer:” Down deep inside”

  46. Io amo molto la musica, e da buona intrattenitrice musicale e radiofonica, un pezzo tira l’altro, per cui per tutti gli amici isolani una buona domenica con il sottofondo musicale di L. Dalla e del suo”Com’è profondo il mare”
    Buon ascolto

  47. Ma in questa domenica mattina dove siete????

    …non mi dite:”Tutti al mare”??!!?

    mitica voce di Gabriella Ferri

  48. Davanti Al Mare

    E tanti auguri davanti al mare,
    con quest’aria da sud
    che non sembra inverno,
    io guardo il nuovo anno,
    cominciare.
    Quanti pensieri davanti al mare,
    in quest’alba leggera
    c’è gente ancora,
    in abito da sera,
    davanti al mare.
    Cosa faranno,
    nel nuovo anno,
    queste signore con le scarpe in mano,
    e un anno in più
    da cancellare.
    Ce la faranno i carabinieri,
    ad arrestare i ladri quelli veri,
    a far dei figli e portarli al mare,
    e mi ricordo un’altra fine dell’anno al mare.
    Bei tempi senza sonno,
    nè soldi nè paure,
    dove saranno adesso gli altri,
    se ci ritroviamo ora,
    chissà quali canzoni
    ci ricordiamo ancora.
    E tanti auguri davanti al mare,
    alla gente che ha tutto
    da festeggiare,
    o ha solo vecchie foto
    da mostrare.
    Ci siamo tutti davanti al mare,
    c’è chi ha in testa un’azienda
    saltata in aria,
    e chi ha una raversata,
    solitaria.
    E tanti auguri
    a questi signori,
    che stan cercando il primo bar aperto,
    come l’acqua nel deserto.
    Lavati il viso
    tu che stanotte,
    hai fatto a botte invece che all’amore
    e tanti auguri
    davanti al mare.
    Qui tutto arriva e poi si ferma
    davanti al mare,
    chi ha voglia di sognare
    e chi non sa nuotare.
    Era la fine di un’età,
    ed uno ad uno siam partiti,
    ma ripensarci bene
    ci siamo divertiti.

    Per tutti i Poohlover questa magnifica canzone… bellissimo il testo!!!

  49. Me lo sentivo che il nuovo anno vi avrebbe riportato, prima Daniela, poi Clara e adesso Rita. La classe torna a riempirsi. Come sono contenta che tu sia tornata Rita. Forse con la mente t’ho chiamata, ieri pomeriggio ti ho pensata a lungo insieme alle tue poesie. Mi sembra perciò un prodigio ritrovarti qui stamattina. Tra poco metterò in archivio quest’altra tua stupenda poesia.

    Ciao Daniela, ieri sera stavo per metterlo io “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, poi tra una cosa e l’altra è sfumato l’intento. Perciò non immagini la mia gioia nel ritrovermela già qui questa canzone insieme ad altre altrettanto piacevolissime. Grazie Dany!

    Da bambina, credo avessi circa dieci anni, avevo scritto una poesia sul mare, chissà quanto tempo fa sarà stata buttata via. Ora mi manca e me la ricordo a stralci, non so più rimetterla in piedi. Era in rima baciata, ma aveva un significato profondo sul trascorre della vita attraverso gli occhi di chi guardava il mare nelle varie età. Provo a fare uno sforzo di memoria.

    Bimbo seduto sulla sponda
    che guardi l’onda
    sogni un veliero misterioso
    e pensi che la vita sia un viaggio misterioso.

    Uomo che guardi il mare tempestoso
    pensi…………………………………..
    ……………………………………….

    Vecchio ……………………………..
    che guardi un’altro bimbo sulla sponda
    pensi che il mondo
    sia di sogni, paure e ricordi un girotondo.

    I puntini sono le parti che non riesco a ricordare, ma rammento che questa strofa di mezzo del bambino diventato uomo era proprio la più lunga.
    Qualcuna delle mie amichette conservava copia delle mie poesie infantili, mi piace pensare che le abbia ancora, mi piace pensare che ci incontreremo di nuovo in questa vita.

  50. Tosca, questo thread non mi riesce a farmi allontanare da questo blog… nella mia mente furllano, rimbalzano, si susseguono una miriade di ricordi, ognuno accompagnato da una colonna sonora. Questa canzone mi dà il senso di una libertà di pensiero totale e poi è molto delicata, bellissima. Te la posto, ok?

    Sailing
    Well, it’s not far down to paradise, at least it’s not for me
    And if the wind is right you can sail away and find tranquility
    Oh, the canvas can do miracles, just you wait and see.
    Believe me.

    It’s not far to never-never land, no reason to pretend
    And if the wind is right you can find the joy of innocence again
    Oh, the canvas can do miracles, just you wait and see.
    Believe me.

    CHORUS:
    Sailing takes me away to where I’ve always heard it could be
    Just a dream and the wind to carry me
    And soon I will be free

    Fantasy, it gets the best of me
    When I’m sailing
    All caught up in the reverie, every word is a symphony
    Won’t you believe me?

    CHORUS

    Well it’s not far back to sanity, at least it’s not for me
    And if the wind is right you can sail away and find serenity
    Oh, the canvas can do miracles, just you wait and see.
    Believe me.

    CHORUS

    … E PER CHI NON COMPRENDE L’INGLESE

    Navigando

    non é lontano il paradiso
    almeno non é lontano per me
    e se il vento é giusto puoi navigare lontano
    e trovare tranquillità
    la tela puo fare miracoli
    aspetta e vedrai
    credimi

    non é lontana la terra di nessuno
    nessuna ragione di fingere
    e se il vento é giusto troverai ancora
    la gioia dell’innocenza
    la tela puo fare miracoli
    aspetta e vedrai
    credimi

    Navigando
    portami lontano
    dove ho sempre sentito potesse essere
    solo un sogno e il vento mi conduce
    presto sarò libero

    Fantasia
    mi porterà il meglio per me
    quando sto navigando
    tutto é preso in una favola
    ogni parola é una sinfonia
    non mi vuoi credere

    non é lontano dal buon senso
    almeno non lo é per me
    e quando il vento é giusto puoi navigare lontano
    e trovare serenità
    la tela puo fare miracoli
    aspetta e vedrai
    credimi

  51. Sapessi, cara Daniela quanto felice d’averti catturata con questo thread. Il mare si sta rivelando molto “pescoso” !
    Buona Domenica a te e a tutti gli altri che verranno a leggere, ad ascoltare, a vedere, quel che di piacevole è stato postato e che, magari, porteranno dell’altro. Del resto si dice che il mare è ricco. Facciamo sempre più ricco anche questo nostro mare virtuale.

  52. Sognate amici…i sogni colorano i muri grigi della vita. Respirate queste note….e buona domenica a tutti. Grazie alla cara Daniela per il gentile commento e un affettuoso saluto a te Tosca…mia rimpianta amica. Un sorriso…

  53. Ciao Tosca,
    questa domenica sono a casa,non sono potuta andare nella mia adorata casetta di campagna.Per distrarmi un po’ ed ho fatto un giro in internet e sono arrivata di nuovo nel tuo BLOG.
    Che bello il mare!!!Io in estate ci vado sempre e sto in acqua da quando arrivo fin che vado via,per la disperazione della mamma e della nonna…ma io mi diverto così!!!!!!!!!!!!!!
    Ho letto gli acrostici,sai che la mia maestra me li ha insegnati?!Anzi sai che ti dico?Provo a farne uno con la parola mare:

    Mare mi
    Affascina
    Risantire sempre la tua
    Elegante voce.

    Ti piace?
    Rispondimi presto. Baci e abbracci
    CLARA

  54. E brava alla mia piccola e dolcissima Clara!!!
    Mi rivolgo a Rita, mi hai fatto venire in mente questo brano strumentale che continua a farci rimaneri immersi nei nostri sogni, supportati da queste dolcissime note!!!
    Signore e signori ,per voi Jean Claude Borelly con “Il concerto del mare”.
    Acoltatelo e fatevi cullare da questa splendida escuzione!!!!

  55. Siete fantastiche!
    Ciao Clara pesciolino di mare ed esperta in acrostici.
    Ciao Daniela e Rita e grazie per i vostri post azzeccatissimi e stupendi. Spero che abbiate trascorso una bella domenica, del resto se siete state su questo blog qualcosa di piacevole lo avete fatto senz’altro. Questo è un posto dove dove la brezza di mare rinvigorisce animo e corpo.
    Domani si ricomincia la settimana. Che sia serena per tutti. Buonanotte.

  56. Dante Alighieri

    INFERNO, Canto XXVI – L’ultimo viaggio in mare di Ulisse

    « “O frati,” dissi, “che per cento milia
    perigli siete giunti a l’occidente,
    a questa tanto picciola vigilia

    d’i nostri sensi ch’è del rimanente
    non vogliate negar l’esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza”. »

    (vv. 112-120)

  57. Buongiorno amici isolani, il mare qui da noi nei giorni scorsi ha fatto la voce grossa; i pescatori hanno “tirato” le barche sopra al sicuro e non non possono ” varare” (termine in dialetto che indica: andare per mare). Pensando ai pescatori vi linko questo bellissimo pezzo di Bertoli in duetto con la Mannoia.

  58. Caspita, è arrivato anche Dante! Qui le cose si fan serie e a puntino! Grazie Raffaele.
    Con i pescatori citati da Giuseppe mi viene di pensare ai marinai e invio questo delicato brano di Branduardi.

  59. Per sempre me ne andrò per questi lidi,

    Tra la sabbia e la schiuma del mare.

    L’alta marea cancellerà le mie impronte,

    E il vento disperderà la schiuma.

    Ma il mare e la spiaggia dureranno

    In eterno.

    (Kahlil Gibran)

  60. Ciao amici,
    oggi giornata piena ma appena libera dagli impegni eccomi qua a fare un tuffo in questo splendido mare, farmi avvolgere ed accarezzare dolcemente dalle sue onde, mi dà un profondo senso di benessere e libertà… vi regalo una canzone, splendido duetto fra Paola Turci e Riccardo Cocciante… buon ascolto con “E mi arriva il mare”

    E MI ARRIVA IL MARE

    Qui rinchiuso per la vita
    in metro quadro appena
    mi domando se un’idea
    puo’ essere legata a una catena
    ho provato una gran pena, sai
    ascoltando il vento fuori
    corre libero ovunque va
    come adesso i miei pensieri
    ti confesso che talvolta
    sono in preda alle paure
    tutto non mi sembra vero
    e allora tiro un gran respiro.
    E mi arriva il mare
    e mi arriva il mare
    da quel giorno sono sola
    tra le braccia della gente
    il mio grido di dolore
    tra le voci non si sente
    son la donna di un eroe che
    vive solo nella mente
    ormai un simbolo vivente
    tutto cio’ che senso ha
    come e’ grande questo letto
    quasi come il tuo gran cuore
    ti desidero amore
    io ricerco il tuo respiro.
    E mi arriva il mare
    e mi arriva il mare
    ti chiedo scusa per il dolore
    la solitudine, i tormenti
    ma mi hanno scritto che oramai
    siamo diventati tanti
    ancora solo pochi anni e dopo
    saranno tuoi tutti i momenti
    i miei giorni e le mie notti
    i pensieri e i sentimenti.
    E mi arriva il mare
    e mi arriva il mare
    io ti bacio, ti abbraccio, mi senti amore? E mi arriva il mare
    sono qui e ti stringo, mi senti amore mio? E mi arriva il mare
    ti parlo, sto gridando, mi senti amore mio? E mi arriva il mare
    toccami, sentimi, amami amore mio e mi arriva il mare
    le mie notti e miei giorni saranno tuoi amore mio
    e mi arriva il mare
    e mi arriva il mare.

  61. Io mi accontenterei di una capanna pur di addormentarmi cullata dalla nenia monotona, eppure bellissima ,della risacca. E’ stata una giornata intensa, tutto di corsa eppure….mi sono fermata alcuni minuti a contemplare l’immensa distesa turchese. I colori sfumavano come se fiumi sommersi di colore si fondessero sotto il pelo dell’acqua. Lo stupore per tanta bellezza mi serrava la gola…..

  62. Uomo libero, amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola e il tuo spirito è un abisso altrettanto amaro.

    Charles Baudelaire

  63. Buon pomeriggio a tutti,
    appena rientrata da scuola ho spalancato la finestra per sentire l’odore del mare, ammirarne il suo colore ed ascoltare un medley marino anni ’60 cantato dal mitico Fred Bongusto:

  64. … e ancora un’altra del grande Bongusto:

    Una striscia di mare
    na striscia di mare
    due gocce di luna
    la vita e’ lontana da noi
    i tuoi fianchi di seta
    offerti alla luna
    mi baci e mi dici di no.

    sulla sabbia bagnata
    tu fuggi per niente
    lo sai che ti raggiungero’
    tanto il mare cancella
    le impronte
    di quelli che si amano
    come noi due
    tutti e due
    a piedi nudi cosi’
    e le bocche si baciano
    e le onde ci bagnano
    ma chi si accorge.

    una striscia di mare
    un filo di spiaggia
    che cosa c’e’ dopo
    …chisa’
    sbarazzati dal mondo
    insieme abbracciati
    aspettiamo che arrivi da noi.

    …… l’alba
    una striscia di mare
    un filo di spiaggia
    che cosa c’e dopo…chisa’
    sbarazzati dal mondo
    insieme abbracciati
    aspettiamo che arrivi da noi
    …l’alba……

    …l’alba da noi.

  65. Buonasera amici, fra brezze marine e onde lunghe vi giunge il mio saluto,. Raffaele ho finito di leggere i tuoi libri. mi complimento ancora con te.

  66. Grazie, Giuseppe. Spero di riuscire, tra tanti impegni, a trovare il tempo di completare quello che sto scrivendo. Buona serata a te e a tutta la classe…in tenuta marinara!

  67. Che soddisfazione, che consolazione, che gioia, che calore! Tornare a casa tardi e mezza morta di lavoro, aprire il blog e ritrovarvi : Daniela, Raffaele, Giuseppe, Rita. Gustare con grande relax le cose piacevoli che avete inviato è un vero toccasana e poi, come un boomerang, l’idea del mare, da me lanciata, mi ritorna ricca del corredo delle vostre novità. Grazie a tutti quanti.

    Sul mare bisogna avere sempre una finestra aperta.

  68. ACROSTICO

    Meravigliose
    Acque che
    Rubate
    Emozioni

    Buonaserauna fugace apparizione sull’isola per ritrovare gli amici.

  69. ACROSTICO DOPPIO (In risposta a Daniela)

    Mai potranno
    abbandonarci.
    Restano in noi
    eterne sponde.

    Moti armoniosi
    alla riva del cuore
    reca il mistero
    e l’anima li ascolta.

  70. Buongiorno amici
    da queste magiche sponde vi giunga il mio saluto
    mentre io al mar m’inchino e nel suo azzuro son perduto…
    E sopra il mio scranno mi muovo fra carte ed intenti
    navigando nell’incertezza dei tanti momenti
    sperando che dopo tempesta quiete faccia
    e che l’onda plachi l’arrivo della bonaccia….

  71. A ondate d’acrostici, video, canzoni, aforismi, curiosità varie e stupende poesie navighiamo in questo mare dalle acque chiare. E’ come una crociera dello spirito nel tran tran del quotidiano vivere. Grazie a tutti voi.

    Giuseppe, la poesia che hai inviato oggi l’ho collocata in “Poeticamente approdati” accanto al tuo veliero, è davvero molto piacevole e d’effetto.

  72. A Raffaele (non mi reputo alla tua altezza…ma ci provo):

    Molta
    Armonia
    Rilevo nei tuoi
    Eccelsi versi

    Mio caro
    Amico poeta!
    Rivolgo a te i mei
    Eterei e dolci pensieri!!!

  73. Cari amici, io sono un’inguaribile romantica(nonostante tutto!)e stasera voglio dedicarvi questa struggente canzone di C.Baglioni che ha a che fare con il mare. Ogni volta che la sento mi commuovo…che posso farci!!!

    Una Favola Blu
    una tavola blu il mare
    con tante barche laggiù
    forse l’estate è già qui
    c’è il sole ma non per tutti è così
    stesse facce vedrò ragazzi
    che si ritrovano qui
    un grande prato sarà la spiaggia
    quando la sera verrà
    una favola blu
    il tuo amore per me
    penso e ripenso che ormai
    ho perduto te
    mare sempre più blu colori
    e una canzone per me …
    quante ragazze laggiù
    ti penso ora mi manchi di più
    era grande così l’amore
    forse più grande di te
    eri sincera lo so ma il tempo
    forse ha tradito il tuo cuor
    una favola blu
    il tuo amore per me
    penso e ripenso che ormai
    ho perduto te

  74. Fra poco vi darò un diploma in “acrosticologia”, magari una laurea. Andate forti davvero. Hai ragione Daniela, questa canzone prende l’anima.
    Io invece ho pensato di farci quattro risate con questo video.

    Questo invece è molto suggestivo e Bocelli sempre più grande.

  75. La buonasera a tutti ….mentre fuori, gocce di pioggia insistente, giocano con la luce dei fari delle auto. Si inseguono chiacchierine sull’asfalto poi , stremate, si fondono in larghe pozzanghere.

  76. Tutto tace,
    fisse stelle,
    rami come braccia imploranti….
    Anche i girasoli chinano il capo
    mentre la luna
    si spegne nel mare…..

  77. ACROSTICO DIAGNOSTICO

    Ma guarda quanto si grattano
    ancora i poeti di questo blog!
    Riconosciamone il motivo:
    epidemia virulenta di acrostici.

    ACROSTICO TERAPEUTICO TRADIZIONALE

    Male sarebbe che una crema
    anti-eczema, placando il prurito,
    restituisse sollievo, poetica pace
    e togliesse le croste d’acrostici?

    ACROSTICO TERAPEUTICO ALTERNATIVO

    Ma infine è noto in medicina
    alternativa comprendere e non
    reprimere il sintomo. Indi per cui
    esprimersi poeticamente è bene.

  78. Correzione ad ACROSTICO TERAPEUTICO TRADIZIONALE

    Male sarebbe che una crema
    anti-eczema, placando il prurito,
    restituisse sollievo, poetica pace
    e togliesse le croste d’acrostici?

    Provvedi tu,Tosca, con un copia incolla, a correggere quanto sopra. Grazie. saluti a tutti.

  79. ACROSTICO PER NOI TUTTI

    Ma siamo tutti
    Autori di poesie e costrutti.
    Replichiamo con rispetto,
    E formiamo un bel gruppetto!!!

  80. ACROSTICO

    Mi piace molto
    Ascoltare canzoni
    Rilassanti
    E che parlano del mare!

    Ascoltate un po’ questa cover di SERGIO CAMMARIERE

  81. Scusa Raffaele, ma siccome mi piaccono tutte e due le versioni di ACROSTICO TERAPEUTICO TRADIZIONALE, mi fa piacere tenerle entrambe. Spero non ti dispiaccia.
    Rita, le tue poesie sono sempre d’effetto, complimenti.
    Daniela, la canzone di Sergio Cammariere ha una raffinatezza di sentimenti che non si finirebbe mai di ascoltarla.

  82. Ti prego ,Tosca, di eliminare e sostituire l’acrostico scorretto (se vuoi tienitelo a parte), anche perché la differenza è quasi nulla. Qui purtroppo puoi gestire solo tu le correzioni, altrimenti l’avrei fatto io senza dubbio. Te lo dico anche in poesia:

    ACROSTICO PER TOSCA

    Mi piace consegnare
    ai tuoi preziosi archivi
    riveduta e corretta ogni
    espressione poetica

  83. ACROSTICO

    Molteplici sussurri la risacca
    alla spiaggia regala nottetempo
    Raro mi giunge da lontano
    evanescente un suono di sirena.

  84. A Daniela, con i miei ringraziamenti per l’acrostico e il video…meglio tardi che mai!

    ACROSTICO PER DANIELA

    Mi perdonerai, io spero,
    anche se dopo tanto
    rispondo ai versi tuoi
    eleganti e dolci assai.

    Mi sfuggono ahimè
    avanti agli occhi i giorni:
    resta la consapevole
    esperienza d’amico,

    mentre alla sera penso
    a quanto nella vita
    resti inespresso, a come
    esca di scena il tempo mio.

  85. Mi pare proprio suggestivo, dolcemente intrigante. Grazie per avercelo proposto. Grazie anche per aver corretto l’acrostico. Una buona notte a te e a tutta la classe…vestita alla marinara.

  86. IL PESCATORE

    solo nella notte un vecchio pescatore
    guarda il cielo, guarda il mare
    tempo fa buono deve andare….
    solca l’acqua il legno, il freddo sulle spalle
    ma non è solo l’accompagnano le stelle…..

    Buongiorno amici il freddo si fa sentire e marca la stagione, il mare s’adegua ad essa e si esibisce nelle sue perfomances; cambia moto, cambia i colori e ci regala sempre tante emozioni. Un saluto a tutti da un contabile di provincia sommerso da “chiusura anno” e previsioni di bilancio.

  87. Molto bella, ben composta e idilliaca la tua poesia,Giuseppe. Il ritmo cadenzato, armonico evoca molto bene il moto placido delle onde. Infonde serenità. Buon lavoro con la tua contabilità. Io, per altro, spero di poter essere un po’ più presente qui con voi e restituire qualche feedback, qualche impressione ricavate dalla visione, ascolto o lettura di quello che trovo inserito. Buona giornata.

  88. Ciao Giuseppe, la tua poesia è ricca di musicalità e mette ben in risalto il sacrificio, la volontà, il sentimento del pescatore. Il tutto in pochi versi, con poche incisive parole. Mi piace molto il tuo stile. Vorrei chiederti d’inviare su questo blog anche le altrettante toccanti poesie che hai inserito di recente su Facebook. Non preoccuparti se non sono in tema con l’argomento del mare, il thread è un modo per avere un filo conduttore non per creare una tenuta stagna d’idee. Le aspetto volentieri. Grazie in anticipo. Intanto vado a metterla accanto alle altre e sono pure contenta che abbia dato a Raffaele lo spunto d’inviare il video con la canzone “Il pescatore” di De Andrè, perchè è una delle mie preferite.
    Buona giornata a tutti voi.

  89. “Il segreto del mare” è veramente splendido. Mi ha conquistato, ammaliato fin dall’inizio e mi ha dolcemente, come cullandomi, accompagnato fino alla sua conclusione che sinceramente ho vissuto con un senso di perdita, come se il mio pensiero dicesse “Già te ne vai?”. Un piccolo capolavoro, di versi meditativi ed estatici, di profonda nostalgia, di luci, riflessi ed armonie musicali. Lo consiglierò e lo terrò nella mia memoria, fra le cose belle che questa vita continua miracolosamente ed elargire.

  90. ACROSTICO PER TOSCA

    Mah! Dopo cena io son qui
    a guardare la posta,
    riordinare Panoramio,ecc.
    E tu, oltre al Blog,che fai?

  91. ACROSTICO DI COMMENTO ALLA RISPOSTA DI TOSCA

    Mi pare saggio calibrare
    attentamente il tempo
    reso alla navigazione in rete
    e non dilatarlo oltre misura.

  92. ACROSTICO DI CONGEDO

    Mi assento, ora, Tosca, e vado
    a fare altro. Spengo il monitor,
    rimango per un po’ a pensare
    e “in te ipsum redi” a meditare.

    Buona notte..

  93. ‘U mari”

    di Pietro Maria Sabella

    Mi sentu ca m’annagghia

    sta vogghia ri mari,

    cà talìu a spiaggia e

    mi vogghiu insivari

    ri sali, ri petri e du suli

    ri sta terra,

    ca disperata abbannìa

    pi lu sangu e l’ammazati

    pi li pisci e i cunsumati,

    pi sti poveri riavuli ca semu nuatri.

    Mi sentu ca mi scinni

    e m’acchiana sta vogghi’ e mari,

    sutt’a li scugghia

    pi li puirpa affirrari,

    cu la sete ‘ntra li vina

    e la piddi assiccata,

    ma iu sugnu in Sicilia, e a me vita megghiu r’accussi

    un putìa esseri criata.

    E a mìa mi chiama stu mari

    turchino,

    mi rici ri turnari cà,

    runni nascìu, fui nico e piccino,

    runni i fimmini su gioielli

    e li ciura troppu beddi.

    U mari m’annaca sutta lu suli,

    mi rici: “picchi t’innisti?,

    ascuta u to cori!”.

    E iu c’arrispunnu : “Sì prigioniera

    Sicilia mia!, ri politici, mafiusa

    e malaminchiata ammuffuta,

    e iu scinnennu ti rico che,

    tutti i me foirza

    spinnute saranno,

    pì tìa ca sì a cchiù bedda,

    pi tìa ca sì a me terra.

    dal sito:www.dillinger.it

  94. Mediterraneo

    Antico, sono ubriacato dalla voce
    ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
    come verdi campane e si ributtano
    indietro e si disciolgono.
    La casa delle mie estati lontane,
    t’era accanto, lo sai,
    là nel paese dove il sole cuoce
    e annuvolano l’aria le zanzare.
    Come allora oggi la tua presenza impietro,
    mare, ma non più degno
    mi credo del solenne ammonimento
    del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
    che il piccino fermento
    del mio cuore non era che un momento
    del tuo; che mi era in fondo
    la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
    e svuotarsi cosi d’ogni lordura
    come tu fai che sbatti sulle sponde
    tra sugheri alghe asterie
    le inutili macerie del tuo abisso.

    Eugenio Montale

  95. Casa Sul Mare

    ll viaggio finisce qui:
    nelle cure meschine che dividono
    l’anima che non sa più dare un grido.
    Ora I minuti sono eguali e fissi
    come I giri di ruota della pompa.
    Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
    Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

    Il viaggio finisce a questa spiaggia
    che tentano gli assidui e lenti flussi.
    Nulla disvela se non pigri fumi
    la marina che tramano di conche
    I soffi leni: ed è raro che appaia
    nella bonaccia muta
    tra l’isole dell’aria migrabonde
    la Corsica dorsuta o la Capraia.

    Tu chiedi se così tutto vanisce
    in questa poca nebbia di memorie;
    se nell’ora che torpe o nel sospiro
    del frangente si compie ogni destino.
    Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
    l’ora che passerai di là dal tempo;
    forse solo chi vuole s’infinita,
    e questo tu potrai, chissà, non io.
    Penso che per i più non sia salvezza,
    ma taluno sovverta ogni disegno,
    passi il varco, qual volle si ritrovi.
    Vorrei prima di cedere segnarti
    codesta via di fuga
    labile come nei sommossi campi
    del mare spuma o ruga.
    Ti dono anche l’avara mia speranza.
    A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
    l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

    Il cammino finisce a queste prode
    che rode la marea col moto alterno.
    Il tuo cuore vicino che non m’ode
    salpa già forse per l’eterno.

    Eugenio Montale

  96. Buongiorno amici ho trovato tante belle cose oggi leggendo il blog , da Montale a De Andrè ( che io amo particolarmente). Grazie per l’apprezzamento per i miei versi. Tosca mi invitava a postare qualche mia poesia già inserita su fb, anche se non in linea con l’argomento: Lo faccio subito.

    Tutto tace

    Tutto tace ….solo scatti regolari di led e macchine
    luci sommesse , Cristo su d’una parete osserva le ore
    tutte uguali, che scorrono tristi….
    fra tubi e fili è ferma la vita
    nel tragico tormento dell’illusione
    in un letto questa prigione.
    Dignità composta di lacrime non piante
    il dolore miete ricordi , tanti….. E poi tanti ancora
    nell’attimo dolce d’un sorriso
    di quella che fu primavera rubata all’improvviso…
    S’infrange il silenzio che si impone agli umori
    della anima stessa affidata ad un respiratore.
    Tutto tace in quella stanza e il tuo sguardo scomposto
    appare perfino bello ed ogni cosa è al suo posto.
    Occhi confusi fra la rabbia e l’amore
    fra l’impotenza e la forza del cuore
    cercando sul tuo viso una goccia di rugiada
    che righi quella maschera forzata…
    Ma tutto tace, tutto è fermo sull’orizzonte
    i colori si frantumano nel buio della mente
    Solo l’attesa….l’attesa che la vita finisca
    O forse semplicemente …… che rinasca…

    ( ad Eluana….)

  97. Grazie Daniela anche per le tue interessanti proposte. Ti auguro una buona serata così come a tutti gli altri.
    Piove una pioggia fredda. Ho voglia d’una cena calda, di un bel letto caldo e magari di un buon film se ne trovo.
    A domani.

  98. Buon pomeriggio amici, legate al mare si raccontano tante storie, a volte belle a volte tristi; bisogna saperle ascoltare e magari dopo saremo noi a narrarle . Ve ne propongo una, di quelle tristi che io ho messo in rime.

    Era bella
    (storia di un amore )

    Era bella coi capelli color oro
    vendeva le sue rose per poche lire,
    all’ angolo della vecchia osteria
    nei suoi occhi la malinconia.

    Lui arrivò un giorno da lontano
    alto fiero forte la mano
    la sua casa era il mare,
    e poco tempo per amare.

    Lei lo guardò piangendo felice
    gli carezzò la guancia e sorrise;
    poi le donò dolcemente il cuore
    nell’ultimo suo pensiero che fu d’amore…

    Lui raccolse una lacrima fra le dita
    inchiostro indelebile per il libro della vita
    poche frasi su un foglio stropicciato,
    scuse labili come un proverbio risaputo.

    Oltre l’orizzonte lo spazio di un sogno
    vasto l’oceano, arcano per lei il disegno;
    e nessuno si curò del suo viso
    bellissimo fiore ormai reciso
    e di quel sorriso disteso e sereno,
    ma ormai non più terreno…

  99. ACROSTICO METEO (ULTIM’ORA)

    Molta neve cade ancora.
    Alta la bianca coltre ovunque
    ricopre case, strade e campi.
    Estatica la notte è silenziosa.

  100. ACROSTICO IN COMMENTO ALLA POESIA DI GIUSEPPE

    Muove tristezza e certo compassione
    amor tradito e tanto disilluso.
    Ricorrenti strazi oscurano la terra
    e ancora tanto piove sul bagnato.

  101. ACROSTICO PER GIUSEPPE

    Molta dolcezza e tanta malinconia

    afferra la mia mente, la tua bella poesia.

    Rimango ammaliata dai tuoi dolci versi

    e qualche lacrima, credo che, dai miei occhi si riversi!!!

    Complimenti Giuseppe, sei un Grande poeta anche tu.
    Daniela

  102. Giuseppe, la tua poesia è intensa e malinconica, ha il sapore agrodolce della vita. I versi arrivano dritti al cuore.

    Raffaele, immagino il tuo paese che s’imbianca. Qui continua a piovere e fa freddo. C’è d’attraversare l’inverno con il desiderio di riuscire a scorgere un’altra primavera e, come Rita, continuare ad adorare l’estate.

    Buona serata a tutti quanti.

  103. ACROSTICO PER TOSCA

    Ma non ti sembra bello, cara Tosca?

    A parlar ” acrostichese” cosa costa?

    Rimescolare e rimare parole e versi

    E un certo renderci dagli altri, unici e diversi!!

  104. ACROSTICO IN CHIUSURA DI PERSONALI ACROSTICI.

    Mai vorrei far voi imposizione
    avevo solo tirato in ballo una
    riflessione
    e che ognun continui come gli gira la luna.

    Mi
    accosto al raffaellesco pesiero
    riducendo la mia acrostica vena
    effettivamente a zero.

  105. NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA

    Voi che vivete sicuri
    nelle vostre tiepide case,
    voi che trovate tornando a sera
    il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
    che lavora nel fango
    che non conosce pace
    che lotta per mezzo pane
    che muore per un si o per un no.
    Considerate se questa è una donna,
    senza capelli e senza nome
    senza più forza di ricordare
    vuoti gli occhi e freddo il grembo
    come una rana d’inverno.
    Meditate che questo è stato:
    vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    stando in casa andando per via,
    coricandovi, alzandovi.
    Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    la malattia vi impedisca,
    i vostri nati torcano il viso da voi.

    (Primo Levi)

  106. Un paio di scarpette rosse

    C’è un paio di scarpette rosse
    numero ventiquattro
    quasi nuove:
    sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
    “Schulze Monaco”.
    C’è un paio di scarpette rosse
    in cima a un mucchio di scarpette infantili
    a Buckenwald
    erano di un bambino di tre anni e mezzo
    chi sa di che colore erano gli occhi
    bruciati nei forni
    ma il suo pianto lo possiamo immaginare
    si sa come piangono i bambini
    anche i suoi piedini li possiamo immaginare
    scarpa numero ventiquattro
    per l’ eternità
    perché i piedini dei bambini morti non crescono.
    C’è un paio di scarpette rosse
    a Buckenwald
    quasi nuove
    perché i piedini dei bambini morti
    non consumano le suole.

    (Joyce Lussu)

  107. Aprile

    “Prova anche tu,
    una volta che ti senti solo
    o infelice o triste,
    a guardare fuori dalla soffitta
    quando il tempo è così bello.
    Non le case o i tetti, ma il cielo.
    Finché potrai guardare
    il cielo senza timori,
    sarai sicuro
    di essere puro dentro
    e tornerai
    ad essere Felice.”

    (Anna Frank)

  108. Buon pomeriggio amici anch’io vorrei dedicare qualche riga al “Giorno della memoria ” Scrissi questa poesia dopo aver sentito il racconto della “prigionia” di un amico di mio padre deportato in Austria nel campo di Mauthausen.

    Dove ho visto la neve

    Dove ho visto la neve ho lasciato il mio sorriso e qualche fiore
    dove la cenere si fondeva all’aria ho lasciato il mio cuore
    in quel cielo di nuvole nere di fumo, si perser le mie pupille
    lavando le membra con carni de’ miei fratelli….
    ma il nostro dio era anche il loro Dio?
    Io non distinguevo l’aurora dal tramonto
    dentro ai capannoni era sempre estate senza ritorno .
    Milioni di spettri vagano fra il suono dei violini
    accarezzando ancora il volto dei bambini
    ma il nostro dio era il loro Dio?
    leggevo di nascosto con luce fioca
    cercando risposte a quell’ oblio di follia opaca
    fra il confine incerto dell’incubo e la sicura realtà
    mantelli di sangue coprivano speranze senza età
    ma forse il mio dio non era il loro Dio.
    L’inverno gelido avvolse la vita prima del tacer dei cannoni
    tornò primavera sull’odore putrido della morte campione
    tornò a crescere l’erba vicino i cancelli
    tornò l’acqua sulla faccia ed i capelli
    son invecchiato fra stanca rassegnazione e passo greve
    non e’ tornato il sonno e non ho più visto la neve.
    Ma ho capito che il mio Dio era anche il loro Dio…..

  109. Profonda, autentica, toccante è la tua poesia Giuseppe.

    Raffaele, mi ha sempre fatto un grande effetto la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo”. La voglio riproporre con questo video.

  110. IN UN MARE DI DOLORE

    Non lo so se ci fossi anch’io veramente
    eppure c’è qualcosa nella mia mente,
    nel profondo del mio cuore impaurito
    desolato, allibito
    provo come un battito ancestrale
    una memoria universale.
    E mi pare non d’aver sentito dire
    ma con le mie orecchie aver potuto udire
    e i miei stessi occhi aver spalancato
    inorridita.
    C’era un mare di dolore
    un dolore immenso
    mai placato
    e solo il ricordare
    trova un senso.

    Tosca Pagliari ( 27 gennaio 2010)

  111. LA NUOVA AUSCHWITZ

    Parole e musica di Claudio Chieffo (*)

    Io suonavo il violino ad Auschwitz mentre morivano gli altri ebrei,
    io suonavo il violino ad Auschwitz mentre uccidevano i fratelli miei,
    mentre uccidevano i fratelli miei, mentre uccidevano i fratelli miei…

    Ci dicevano di suonare, suonare forte e non fermarci mai,
    per coprire l’urlo della morte, suonare forte e non fermarci mai,
    suonare forte e non fermarci mai, suonare forte e non fermarci mai…

    Non è possibile essere come loro,
    non è possibile essere come loro…

    Nel mondo nuovo che ora abbiamo creato
    c’è la miseria, c’è l’odio ed il peccato,
    c’è l’odio ed il peccato, c’è l’odio ed il peccato…

    Ora siamo tornati ad Auschwitz dove c’è stato fatto tanto male,
    ma non è morto il male nel mondo e noi tutti lo possiamo fare
    e noi tutti lo possiamo fare e noi tutti lo possiamo fare…

    Non è difficile essere come loro
    non è difficile essere come loro…

    Ora suono il violino al mondo mentre muoiono i nuovi ebrei,
    ora suono il violino al mondo mentre uccidono i fratelli miei,
    mentre uccidono i fratelli miei, mentre uccidono i fratelli miei…

    (*) Cantautore di Forlì che ho conosciuto personalmente e recentemente scomparso.

  112. Se si accoglie la teoria dell’inconscio collettivo il “mare di dolore” potrebbe avere un senso che va oltre la risonanza individuale..

  113. Ciao Raffaele, mi sento d’accogliere pienamente la teoria dell’inconscio collettivo perchè dà delle spiegazioni a certi echi profondi del mio animo. Credo che non si trasmettano di generazione in generazione soltanto elementi biologici, ma anche tendenze, paure, impressioni. Non sono dei veri e propri ricordi strutturati secondo il pensiero individuale, ma una sorta di conoscenza pregressa universale.

    Stupenda la canzone che hai inviato del cantautore di Forlì, Claudio Chieffo. Ha una risononanza tra la ballata e la preghiera, le parole, poi, lasciano davvero il segno.

  114. Ho conosciuto personalmente Claudio Chieffo, oltre 40 anni fa, quando partecipai nel luglio 1966 ad un campo estivo di Gioventù Studentesca sul passo di Costalunga (Bz), un bellissimo luogo ai piedi del Catinaccio e non lontano dal Lago di Carezza. Allora già Claudio componeva canzoni, tutte d’ispirazione umanistica e religiosa, ed alcune erano molto conosciute. Forse la più famosa storicamente è “I cieli”. Cfr. http://www.claudiochieffo.com/canzoni.html#
    Molto popolare nell’ambiente dell’associazionismo cattolico, e in CL in particolare, morì nel 2007 per tumore al cervello. Fino all’ultimo partecipò a meeting e concerti. Per altre notizie cercare Claudio Chieffo su Wikipedia..

    Per quanto riguarda le tue considerazioni,Tosca, sull’inconscio collettivo mi sento di condividerle. Uno dei miei formatori, uno psicoanalista fiorentino, da anni ormai scomparso, ci diceva – in modo lapidario,ma efficace – che “l’inconscio parla all’inconscio”. Negli anni ho potuto verificare che è molto vero. Si tratta poi di sapersi mettere in sintonia con questo linguaggio che, certamente individuale e personale, può avere una dimensione collettiva.

  115. Buonasera amici, bella e profonda la tua poesia Tosca, grazie a Raffaele per ” La nuova Auschwitz ” di Claudio Chieffo, è una di quelle canzoni che suonavo nei lontani campi scuola degli anni 70. Per la verità in quei campi scuola convivevano diverse “anime ideologiche” e magari si ascoltavano, insieme ai pezzi di Chieffo e di Gen Rosso, canzoni di Guccini o di De Andrè ed anche pezzi storici come Bella Ciao. Erano i tempi del compromesso storico e da noi in provincia si respirava aria nuova, così capitava che si facessero campi scuola dove insieme stavano i ragazzi dell’Azione cattolica ed i ragazzi dell’Arci; era bellissimo , onestà intellettuale, spiritualità ma sopratutto una gran voglia di fare e di cambiare, abbattevano ogni limite e pregiudizio. Questo succedeva nel mio piccolo paese di provincia allora…. altri tempi. Oggi forse, ho nostalgia per quei gioni perchè mi accorgo amaramente che c’è stato un regredire brutale ed inaspettato. Scusate ho tergiversato e mi sono lasciato andare alla nostalgia . Non so se questo c’entra con la “Teoria dell’incoscio” ma sicuramente in qualche modo ci sarà qualche connessione.

  116. Fa freddo, non vedo l’ora che passi quest’ondata gelida. Purtroppo non posso neanche andare in letargo e risvegliarmi a primavera. Mi toccherà svegliarmi domattina all’antipatico trillo della sveglia e sgusciare fuori dalle calde coperte. Rimpiango le notti estive con le porte e le finistre spalancate su cieli stellati e la luce dell’alba che giungeva a solleticare la pelle. Buona notte.

  117. Ricordo anch’io quei tempi,Giuseppe. Forse si era più ingenui rispetto ad oggi, o forse si sapeva sognare di più e condividere di più i sogni che accomunavano tanti della nostra generazione. Oggi mi pare che il sogno sia decaduto perché fagocitato dalla realtà virtuale, dall’effimero: è forse diventato più efficiente, più “reificato”, quindi più manipolato e manipolabile. Una volta i sogni non si spegnevano facilmente perché erano generati dalla passione, dalla fede, dalla fantasia, dall’ideologia e dalla cultura. Oggi i sogni (mi pare) sono come software che presto obsoleti si gettano come i telefonini di nuova generazione che soppiantano i meno recenti. Volendo utilizzare lo spunto “marino” di questo thread, direi che un tempo si navigava sulla superficie del mare dell’esperienza,ma ci si sapeva calare anche nel profondo: per curiosità, per passione, per fede. Oggi il profondo interessa molto meno e paradossalmente è stravolto in qualcosa di superficiale, di mercificato, in un talk show, in un’occasione per ciarlare, per fare audience, tra una pubblicità e l’altra, dove con la stessa disinvoltura di passa da Haiti, al gossip, dalle apparizioni della Madonna al lifting. Per citare Claudio Chieffo, questo è “il mondo nuovo che oggi abbiamo creato”. Le SS portavano sulla fibbia della cintura la scritta “Gott mit uns”. Il mondo nuovo della Germania nazista marciava con la certezza di avere Dio dalla sua parte e di poter dividere il Bene dal Male come angeli dell’Apocalisse. Il dubbio era sospetto e non a caso la psicoanalisi era invisa perchè non portava certezze,ma come disse Freud la “peste”. Anche oggi le categorie si stanno radicalizzando, senza sfumature: tornano in auge ancora il Bene e il Male (o Amore e Odio), come assoluti che si fronteggiano. Il mare attuale, il Mare Nostrum, è un pericoloso acquario dove si rischia di dimenticare che stiamo diventando come orate e branzini d’allevamento, pasturati di “mangimi” che ci fanno perdere il gusto e il senso della vita. Non ho ancora visto il Signor Rossi al mare. Ora lo vedo e spero davvero che mi faccia ridere.

  118. Sì,davvero divertente il sig.Rossi. E’ l’umorismo spensierato e un po’ ingenuo di quegli anni. Oggi si ride diversamente. In modo graffiante e gelido. Inutile fare citazioni di umoristi odierni. A voi la scelta.A tutti la mia buona notte.

  119. Sono tornata perchè mi è venuto in mente che dovevo ringraziare Giuseppe per l’apprezzamento della mia poesia e dire che anch’io rimpiango il senso della morale di una volta. Forse le cose erano anche allora ammantate da qualche ipocrisia, ma comunque c’erano dei valori, ora si vaga nel vuoto. Ho trovato questo nuovo commento di Raffaele che delinea perfettamente l’odierno scenario del costume. Io vorrei aggiungere come questi disvalori si stiano trasmettendo ingigantiti da una generazione all’altra. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, perchè, per fortuna, qualcuno miracolosamente si salva, noto trentenni – quarantenni pieni d’arroganza. Sono giovane signore e giovani signori che sanno tutto, sanno fare tutto, ne sanno più di tutti, sgomitano, s’impongono, si mettono in mostra, scansano. I loro teneri pargoletti hanno nomi di spicco, strani, nomi per distinguersi da tutti gli altri. Poi li portano a fare i casting di qua e di là, devono essere unici e i migliori, sono stati fatti per essere esposti quale merce più pregiata di altra. C’è questa mentalità della selezione, dello stare in cima. Hanno corredi scolastici eccezionali all’inizio dell’anno, i gentori fanno a gara per accontentarli, ma ancor più per metterli in risalto. Poi le matite si spuntano e si rimpiccioliscono, i colori si perdono, i righelli si rompono, i quaderni finiscono i fogli e le penne non hanno più inchiostro. Non si curano di rimpiazzarli e la cosa dovrebbe stupire, invece la lettura del caso è semplice: a comprare si fa presto, a curare ci vuole tempo e attenzione e amore. E’ finito lo spirito di sacrificio, il senso dell’ordine e della misura, l’amore vero incondizionato, il rispetto per se stessi e per gli altri. E’ amaro ammettere quanta pena possano fare le ultimissime generazioni.
    Forse divento sempre più vecchia e i vecchi me li ricordo piuttosto apocalittici, spero davvero d’essere esageratamente allarmata.
    Con questa lunga tiritera non prevista vado a nanna, veramente adesso, con la voglia di sognare cose allegre. Sogni allegri anche a tutti voi.

  120. Chi sono i trentenni di cui si parla? Sono i bambini nati alla fine degli anni ’70 e giù di lì, i cui genitori, magari ex-sessantottini doc, presi dalla frenesia dell’ “impegno” (che altresì potremmo definire la “Sindrome di Marta”, la famosa sorella iperattiva della Maria evangelica) tra le tante cose da fare, da dire e da scrivere, forse avevano perso la bussola spirituale per orientarsi in un mondo che stava rivelando la sua faccia atroce e complessa, con l’assassinio di Moro, con Piazza Fontana e con gli anni di piombo. Sono i bambini cresciuti con Heidi e con Goldrake, con il monitor della TV e dei videogiochi spesso acceso, delegati volentieri, anche con giustificazioni pseudoculturali, al tempo pieno, alle agenzie extrafamiliari per la gestione del “tempo libero”. Sono i bambini dei genitori che tra tanti impegni non avevano per i figli il tempo dell’attenzione, dei genitori che guardavano al “là e poi” invece che al “qui e ora”. E ora questi trentenni, bamboccioni o meno, spesso vivono nella pretesa narcisistica di un mondo che s’accenda come un monitor a comando e s’inchini alla loro maestà.
    E i quarantenni? Sono i bambini nati alla fine degli anni ’60 e giù di lì, i cui genitori figli della guerra e del dopoguerra avevano assimilato il sogno dei loro padri di rimuovere la tragedia del passato prossimo, di “ricostruire”, anche spesso in senso materiale ed economico. Il sommo bene dei figli, per queste generazioni di padri, era la cameretta laminata di Formica, il TV color,e magari la scuola privata.E oggi i loro pargoli quarantenni vorrebbero rivivere i loro sfolgoranti vent’anni che si collocano degnamente nell’epoca colorata di stupidità dell’ottimismo reaganiano, del “cacao meravigliao”, degli yuppy e ovviamente ristrutturare il nostro povero mondo a loro immagine e somiglianza. Auguri.

  121. Godiamoci un po’ di ottimismo meravigliao di ieri, per meglio capire le fasi embrionali dell’ottimismo politically correct di oggi.

  122. Buongiorno amici Dopo il simpatico siparietto Arbor – Frassichiano, volevo ritornare solo per un appunto sulle considerazioni di ieri, per dirvi che condivido in pieno le analisi di Tosca e Raffaele. Non vorrei però che le mie nostalgiche rimembranze, fossero intese come resa incondizionata, rinuncia o peggio ancora come indice di pessimismo su vita e società. E’ vero che, come dalle ciò esternato, viviamo in un mondo di qualunquismo e superficialità dove tutto si riduce meschinamente ad interessi mirati sopratutto da chi gestisce il potere, ma è anche vero che non tutto è piatto; dico questo perchè c’è ancora una parte di società che si ribella, che non si piega e che continua a trasmettere valori e pensieri. In questa parte, io mi identifico e cerco col mio piccolo apporto come e quando posso, di contribuire attivamente. E’ bello e gratificante, vedere, ad esempio, i giovani che io seguo da tanti anni, motivati ed interessati: questo mi stimola e mi dà la forza di sorridere. Io credo che tanti giovani, si aspettano da noi degli imput, degli esempi, dei modelli ed in questo non possiamo e non dobbiamo deluderli.

  123. D’accordo, Giuseppe. Non generalizziamo e non facciamo d’ogni erba un fascio. Cerchiamo di tenere saldamente il bambino mentre gettiamo l’acqua sporca. Su questo sono pienamente d’accordo e apprezzo la tua filosofia che percepisco autentica.

  124. Tanti significati… di detti sul Mare

    Essere una goccia nel mare.
    Figurato: essere di minima importanza rispetto a qualcos’altro di maggiore entità. Anche essere troppo “piccolo”, del tutto insufficiente a risolvere una situazione che richiede mezzi o interventi più importanti, riferito in particolare a problemi di denaro, quando una piccola somma non serve a niente di fronte a necessità ben grandi.
    Disperdersi ma tuttavia apportare un sia pur piccolo contributo a una situazione.

    Essere un porto di mare.
    Si dice d’un posto dove la gente va e viene; una casa dove non c’è mai quiete, dove si entra e si esce continuamente.
    Si usa anche per indicare un luogo pieno di ogni ben di Dio.
    Similare: Essere l’uscio del Trenta dove c’è chi esce e chi entra.

    Essere un Mare Magnum (Grande Mare).
    Essere una quantità enorme, una quantità sterminata e disordinata; un ammasso di roba di cui non si capisce la natura.
    Mare Magnum era il nome che gli antichi davano alle acque che secondo la loro concezione circondavano la terra. Era detto anche Oceano.

    Non trovare acqua in mare.
    Figurato: non sapersela cavare; non riuscire a trarsi d’impaccio nemmeno nelle situazioni più semplici, come chi non riuscisse a trovare l’acqua nemmeno stando in mare.

    Levarsi la sete con l’acqua salata.
    Fallire uno scopo o procurarsi un danno per pura testardaggine, come chi cercasse di dissetarsi bevendo acqua di mare.

    Andare a scopare il mare.
    Tre i significati.
    1) Fare una cosa completamente inutile o intraprendere un’iniziativa che non ha alcuna possibilità di successo.
    2) Invito più o meno scherzoso a togliersi di torno, magari per andare a fare una cosa inutile e impossibile, ma evitando di far perdere tempo agli altri. Usato in forma di esortazione è rivolto in genere a chi propone cose o soluzioni insensate.
    3) Invito bonario a non dire sciocchezze o a smetterla in atteggiamenti noiosi o importuni rivolto a una persona noiosa, insistente o fanfarona.

    Portare acqua al mare.
    Aggiungere nuovi elementi, arricchimenti, prove ulteriori e simili a favore di una teoria già consolidata, a un argomento di discussione, a una decisione già presa.
    In generale: fare una cosa sciocca, insensata, inutile, come aggiungere altra acqua a quella del mare, esercitare un’attività senza nessun rendimento, portare un prodotto in un luogo dove ne hanno da vendere in abbondanza.
    Ha lo stesso significato del più raro “portar vasi a Samo”. Samo, isola greca dell’Egeo, era famosa nell’antichità per i vasi che vi si lavoravano. Erano di ceramica verniciata di rosso lucido e assai ricercati.

    Essere in un mare di guai.
    Avere molti problemi e difficoltà, essere in una situazione talmente difficile da sembrare un mare nel quale ci si trova immersi.

    Avere il mal di mare.
    Essere afflitti dall’ansia, da una preoccupazione, un problema o altro che provoca la stessa sgradevole sensazione data dal mal di mare vero e proprio.
    E’ detto mal di mare il disturbo propriamente chiamato chinetosi, ossia la sensazione di nausea provocata dal movimento di un’imbarcazione.

    Essere in alto mare.
    Essere molto lontani dalla meta e dal risultato voluto, come quando ci si trova al largo dove il mare è molto profondo.
    Un tempo, in mare aperto poteva capitare non solo d’ignorare la propria posizione, ma anche di scegliere una rotta sbagliata, proprio a causa della mancanza di punti di riferimento.

    Essere sulla cresta dell’onda.
    Figurato. Essere in un momento di grande successo, come qualcosa che viene portata in alto dalla parte superiore dell’onda.

    Buttare a mare qualcosa o qualcuno.
    Rinunciare completamente o definitivamente a qualcosa. Anche eliminarla, abbandonarla, disinteressarsene.
    Riferito a una persona: sacrificare un altro per un interesse ritenuto superiore, togliendogli la protezione.Si getta a mare, come dicono i marinai, la mercanzia – cominciando dalla meno preziosa e più pesante – per alleggerire la nave in pericolo.

  125. ACROSTICHIAMO

    Mi rilassa la mente
    andare su questo blog, liberamente!
    Ritrovare i miei amici così fieri
    e scambiare con loro dolci pensieri!

    Mi sembra carino
    a voi pensare e le mie membra
    rilassare . Con voi tutto è reale e sincero
    e a volte non mi sembra vero,

    meravigliarmi e stupirmi ancora
    amici cari, che bella parola!
    Restiamo qui sempre sereni
    evviva Tosca, che così simpaticamente ci intrattieni!!!

    Daniela

  126. Ciao acrosticante Daniela e continua risorsa di novità sul mare. Se non c’eri bisognava inventarti così come tutti gli altri che lo frequentano. Questo blog è quel che è grazie soprattutto a tutti voi.
    Anche oggi la giornata si è conclusa. Buona notte a tutti voi.

  127. Espressioni idiomatiche in inglese che riguardano il mare
    Di proverbi e modi di dire che riguardano il mare ce ne sono veramente moltissimi in inglese, e di sicuro torneremo con una seconda parte di questo articolo, intanto prendiamo le espressioni più comuni e le spieghiamo.

    Quando capita un ‘sea change‘(cambio del mare) la situazione di cui si sta parlando subisce un cambiamento radicale e completo.
    Per esempio: This year is so different for our company, it’s a sea change (quest’anno è così diverso per la nostra azienda, è un cambiamento totale)

    Se sentite dire ‘all hands on deck‘(tutte le mani sul ponte) significa che tutti quanti devono dare una mano e mettersi a disposizione per un eventuale lavoro.
    Per esempio: this is a urgent problem, i want all hands on deck! (questo è un problema urgente, voglio tutti al lavoro)

    Essere ‘between the devil and the deep blue sea‘ (tra il diavolo ed il profondo mare blu) vuol dire avere una alternativa tra due situazioni che sono entrambe spiacevoli.
    Per esempio: if i stay home i’ll have to work with my father but if i go to school i’ll have to face an exam: it’s a choice between the devil and the deep blue sea (se sto a casa dovrò lavorare con mio padre, ma se vado a scuola dovrò affrontare un esame: è una scelta tra due situazioni spiacevoli)

    L’espressione ‘be at sea‘ (essere a mare) significa essere in uno stato di totale confusione, nel pallone totale.
    Per esempio: Beckham was all at sea last night, he couldn’t find the right position in the pitch( Beckham era totalmente confuso ieri sera, non riusciva a trovare la giusta posizione in campo)

  128. Interessantissime queste espressioni idimatiche in inglese. Grazie Daniela per avercele proposte. Quella che più mi ha fatto simpatia è “be at sea” (essere a mare) perchè la ritrovo simile nel dialetto siciliano per voler dire di essere in una sitazione di totale impreparazione e smarrimento di fronte a ciò che doveva, invece, essere già pronto o, almeno, quasi pronto : Semu a mari!” (Siamo a mare).

  129. Una ciliegia tira l’altra. Così dalle frasi idiomatiche inglesi passo ai proverbi siciliani che riguardano il mare.

    * Cu avi lingua passa u mari.

    Chi ha lingua attraversa il mare.

    * Di lu mari nasci lu sali e di la fimmina ogni mali.

    Dal mare è nato il sale e dalla donna tutti i mali.

    * Sciroccu chiaru e tramuntana scura, mettiti in mari senza paura.

    Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura.

    Cu va pi mari, avi a sapiri natari. (Chi va per mare deve saper nuotare – Chi fa un’attività pericolosa, deve tenerne conto e conoscere la soluzione ai problemi).

    I pisci du mari è distinatu cu l’avi a mangiari. (I pesci del mare è destino chi li deve mangiare – Ogni cosa avverrà perchè destinata, pertanto è impossibile all’uomo cambiare la sorte).

    E questi proverbi sono solo una goccia nel mare se si tiene conto che il Pitrè ha raccolto i proverbi siciliani in quattro volumi.

  130. La tradizione toscana invece tramanda questi proverbi:

    Il buon marinaio si conosce al cattivo tempo.

    Il buon nocchiero muta vela, non tramontana.

    Ognuno sa navigare col buon vento.

    Pallidezza nel nocchiero, di burrasca segno vero.

    Per il mare non ci sono enoteche…

    Meglio un’acciuga ar mare che un’aragosta al lavoro.

    Ogni testa dura trova ‘r su’ scoglio.

    Quando le nuvole vanno al mare

    prendi la vanga e vai a vangare.

    Chi ne sa degli altri li aggiunga pure. ( Questo non è un proverbio, è un mio invito)

  131. I Proverbi del mare

    I proverbi e i modi di dire costituiscono una manifestazione plastica di vita, di costumi, di tradizioni. Va da s� che, appunto per l�uniformit� dei contatti con il mare, uno stesso concetto, derivante dalla stessa attivit� ed esperienza � navigazione e pesca, ad esempio � abbia trovato estrinsecazioni lessicali diverse dall�Alto Tirreno fino all�Alto Adriatico, passando per lo Jonio, compreso naturalmente il perfetto italiano.
    Dal libro Suggestioni del Mare
    il contributo di Giovanni Acquaviva

    Valga qualche esempio: i romani dicevano piscem vorat maior minorem che in italiano suona: il pesce grande mangia il piccolo, nel dialetto sorrentino: �o pesce gruosso se mangia �o piccerillo, in quello tarentino: �u pesce gruesse se mange u pesce piccinne.

    Oppure: piscis a capite putet si diceva in latino, in dialetto veneto il pesce comincia a putir dal capo, nel napoletano �o pesce fete r� �a capa.

    Naturalmente non � possibile presentare in queste pagine tutti i proverbi che hanno attinenza con il mare. Dobbiamo perci� necessariamente limitarne il numero, cominciando da uno di carattere generale che � molto significativo:

    Popolo marinaro, popolo libero.

    Che racchiude tanta saggezza ed insieme tanti auspici: la libert� di navigazione e dei commerci, il mare inteso come collegamento tra popoli e nazioni in nome di una pacifica e costruttiva convivenza,tutto questo pu� conseguire una maggiore possibilit� di successo a un popolo che vive e opera sul mare, un popolo marinaro, cio�.

    Ce n�� anche qualcuno di carattere intimistico che pure per� ha significati universali:

    Chi non sa pregare vada in mare a navigare.

    Che i Veneti hanno trasposto in

    Chi non va per mar Dio non sa pregar.

    A Sorrento si dice:

    Chi vo� �mpar� a pri� se resse a navec�.

    poi la variante:

    Meglio chiamar gli osti in terra che i santi in mare.

    Che cosa vogliono significare in sostanza questi proverbi? Vien da chiedersi, infatti, che si ritiene sia necessario trovarsi in qualche difficolt�, navigando, per mettersi in comunicazione con Dio, pregandolo di risparmiarci la vita in pericolo. Tutto ci� � riduttivo giacch� la preghiera � una costante per il credente. Evidentemente il rivolgersi a Dio in caso di pericolo diventa “naturale”, spontaneo anche per chi non lo fa in condizioni normali.

    Sul mare in generale si possono citare questi, tra i tanti:

    Chi � padrone del mare, � padrone della terra

    il che vuol dire che dal momento che � pi� difficile governare un mezzo navale, piccolo o grande che sia, che muoversi in terra, se si � capaci di andar per mare, a maggiore ragione si sapr� farlo tenendo i piedi per terra.

    Chi scapita in mare, scapita in terra

    che � una esplicitazione del precedente. E andando oltre:

    Il mondo � come il mare: e vi s�affoga chi non sa nuotare

    laddove “nuotare nel mondo” postula il sapersi destreggiare tra difficolt� di ogni genere.

    Chi teme acqua e vento, non si metta in mare

    giacch� si tratta di due elementi pericolosi per chi non li conosce bene.

    I veneti dicono:

    El mar xe �l facchin de la tera

    perch� porta il peso maggiore per quanto riguarda i rifornimenti, gli scambi di merci, il trasporto di materie prime.

    Nel Napoletano:

    Chi va pe� chisti mari, chisti pisci piglia

    In senso lato: si raccoglie ci� che si semina.

    Per mare non ci sono taverne

    che in dialetto sorrentino diventa

    Pe� mmare nu� nce stanne taverne ricette (disse) Pulcenella

    e quindi � difficile rifugiarvisi in caso di necessit�.

    A Sorrento si usa anche questo che ha davvero valore universale:

    �0 marenaro cagna �o cielo ma �o core maje.

    Cio� il marinaio � capace di affrontare le avversit� atmosferiche fin quasi a trasformarle in eventi positivi, ma poich� ha un gran cuore, non c�� nulla che possa alterarlo.

    Spulciando tra i proverbi che hanno attinenza con la navigazione, si trova:

    Chi non ha navigato non sa che sia male.

    Nave senza timon va presto al fondo.

    Non giudicar la nave stando a terra.

    Vecchia nave, ricchezza del padrone.

    In nave persa, tutti son piloti

    perch� stando a terra, quando una nave � affondata, tutti son capaci di emettere giudizi su cosa � stata fatta e non si doveva.

    Nave genovese, mercante fiorentino

    Che a Sorrento diventa

    Marenaro surrentino e mercante sciurentino.

    In dialetto veneto:

    Bastimento non sta senza saorda

    (cio� zavorra)
    Nel Napoletano:

    Varca senza temmone un� po� tenere derezione.

    E altri:

    Ogni nave fa acqua

    Accerta il corso e poi spiega le vele

    con la variante:

    Ognun sa navigar quando � buon vento

    che a Sorrento diventa:

    C� �o viento �mpoppa ogneduno � mastro.

    Vento in poppa, mezzo porto

    Vento in poppa, vele al largo

    Secondo il vento, la vela

    Bisogna navigar secondo il vento

    che viene dal latino: Dum licet et spirant flamina, navis eat (Ovidio).

    Chi ha da navigar guardi il tempo

    che si trovava gi� in Pier delle Vigne, cos�:

    Com�uom ch�� in mare ed ha speme di gire

    quando vede lo tempo ed ello, spanna

    cio� spiega le vele.

    Si pu� concludere questa parte, tornando a Sorrento:

    �Ncagli� rint�a rena cosa bbona nun �, ma rint�e� scuoglie pev��.

    che suona come un monito a chi governa un natante: finire su un bagnasciuga arenoso non e certo degno di un navigante, ma addirittura andare a cozzare contro gli scogli � proprio disonorevole.

    Proverbi specifici riguardanti i marinai:

    L�arte del marinaio, morire in mare;
    l�arte del mercante, fallire.

    Il buon marinaio si conosce al mal tempo

    Si �o mare s�arraggia forte,
    arretirate �a casa toja e chiur�a porta.

    Giuramenti d�amore, giuramenti da marinaio

    che in dialetto veneto � ancora pi� esplicito:

    L�amor del marinaro no dura un�ora
    per tutto do� ch�el va, lu s�inamora;
    e se l�amor del marinar durasse
    no ghe sarave amor che ghe impatasse.

    A Sorrento si usa dire:

    �0 marenaro: �na femmene �nogne puorto.

    Questi altri sono pure sorrentini:

    Nun appena �a tempesta e passata
    �o marenaro �a prumessa s�e gia scurdato

    Santo priato, priculo passato,
    priculo passato, santo scurdato.

    Tanti sono anche i proverbi marinari che hanno attinenza con la pesca, a cominciare da

    Chi dorme non piglia pesci

    e, continuando con questa breve serie, si trova:

    Invan si pesca, se l�uomo non ha l�esca.

    Chi non ha sorte non vada a pescare.

    Per la gola si pigliano i pesci.

    Il beccaio non ama il pescatore.

    Chi pesce vuol mangiare
    le brache s�ha a bagnare.

    ma a Sorrento sono ancora piu espliciti:

    Chi pisce vo� piglia, �o culo a mmare s�ha d�abbagna.

    Non si vende il pesce ch�e ancor in mare

    che tradotto in sorrentino diventa:
    Nun se venne �o pesce primme �e pescarlo

    In acqua senza pesci non gettar rete

    Chi pesca in fretta, spesso piglia dei granchi

    I pesci grossi stanno al fondo.

    A pesce spada non far bere il caff�.

    perch� sarebbe come far del bene a un ingrato.
    Questo � di carattere moraleggiante:

    Fa il bene e buttalo a mare: se non te lo riporta la gente, te lo riporta il pesce.

    E ancora:

    Un occhio al pesce e un altro alla gatta

    L�ospite e il pesce in tre giorni puzza

    che viene dal latino: Post tres saepe dies piscis vilescit et hospes.

    Meglio esser testa di luccio (o d�anguilla)
    che coda di storione

    che in Istria diventa: Megio paron de ca�cio che mozzo di vassel

    a Sorrento: E� meglio cap�e sarda ca cora �e cefaro

    oppure: meglio patrone �e vuzzo, ca �e bastemiento muzzo.

    A lor volta, i genovesi dicono: Megio padron di gotazza che garzon di nave.
    Anche questo viene da molto lontano, Giulio Cesare infatti diceva: Malo in oppidulo esse primus, quam in civitate secundus.

    Per finire:

    Chi lavora mangia un�acciuga, chi non lavora, due.

    Immancabile, da Sorrento arriva questo:

    Chi fatica mangia �na sarda e chi no ne mangia roje.

    Ci sono anche i proverbi legati alla meteorologia, come questi:

    Del mar le pecorelle
    annunzian le procelle

    oppure:

    Cielo a pecorelle acqua a catinelle

    A Sorrento si dice:

    Cielo a pecurelle acqua a carrafelle.

    Aggiungendo che:

    Acqua ca chiove a mmare
    subbeto scumpare.

    Ancora meteorologia:

    Quando le nubi ascendono dal mare
    non uscir di porto.

    Levante chiaro e tramontana scura, b�ttati in mare e non aver paura.

    Nuvola vagante, acqua non porta.

    Arco di sera, buon tempo spera
    Arco in mare, buon tempo vuol fare

    La bonaccia tempesta minaccia

    L�eco sorrentina aggiunge:

    �Ntiempo �e tempesta, ogne pertuse � puorto

    Viento frisco, mare crispo

    Maistrale �a sera, scerocco �a matina

    Se l�iride si vede la mattina badate che il mal tempo s�avvicina

    Il pesce guizza a fior d�acqua: pioggia imminente.

    Montagna chiara e marina scura, sciogli le vele e non aver paura.

    Di Sorrento:

    Luna allerta, marenaro �a cuccato.

    Arba rusata � vela abbagnata

    Russo a punente, tiempo tenente

    Infine, ci sono le similitudini, come queste:

    Donna iraconda mar senza sponda

    Donna in collera mare in burrasca

    Andare innanzi come i gamberi

    E� come l�ancora che sta sempre in mare e non impara mai a nuotare.

    Sta come pesce nell�acqua

    E� come un pesce fuor d�acqua

    E� pi� sano d�un pesce

    Far l�occhio di triglia

    Rosso come un gambero cotto

    Stipati come sardelle

    Muto come un pesce.

    tratti dal sito:www.fondazionemichelagnoli.it/scuola/proverbi/i_proverbi_del_mare.htm

  132. Dai Malavoglia di Verga.

    – Senza pilota barca non cammina. (I, 5)
    – Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura. (Padron ‘N. I, 14)
    – Il sole oggi si coricò insaccato – acqua o vento. (Padron Cipolla – II, 15)
    – Quando il sole si corica insaccato si aspetta il vento di ponente. (P. ‘N. II, 16)
    – Le acciughe sentono il grecale ventiquattro ore prima di arrivare. (P. ‘N. II, 31)
    – Il mare è amaro, ed il marinaio muore in mare. (Mena – V, 61 / P. ‘Ntoni – VI, 73)
    – Chi è nato pesce il mare l’aspetta. (Padron ‘Ntoni – VI, 68)
    – I pesci grossi stanno sott’acqua durante la maretta. (Coro – VII, 81)
    – I pesci del mare son destinati a chi se l’ha da mangiare. (Barbara – IX, 122)
    – Il buon pilota si conosce alle burrasche. (Padron ‘Ntoni – X, 126 e XI, 159)
    – Mare bianco, scirocco in campo. (Padron ‘Ntoni – X, 129)
    – Mare crespo, vento fresco. (Padron ‘Ntoni – X, 130)
    – Quando la luna è rossa fa vento, quando è chiara vuol dire sereno,
    quando è pallida, pioverà (Padron ‘Ntoni – X, 131)
    – Acqua di cielo, e sardelle alle reti. (Padron ‘Ntoni – X, 132)
    – Chi ha roba in mare non ha nulla. (La Vespa – X, 133)
    – Per menare il remo bisogna che le cinque dita della mano
    s’aiutino l’un l’altro. (Padron ‘Ntoni – X, 150)
    – Il buon pilota si prova alle burrasche. (Padron ‘Ntoni – XI, 159)
    – Il pesce puzza dalla testa. (Don Franco lo speziale – XII, 174)
    – Per un pescatore si perde la barca. (Padron ‘Ntoni – XIII, 176).

  133. VEDESSI COM’E’ GRANDE IL PENSIERO DEL MARE

    Vedessi com’è grande il pensiero del mare

    dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare

    vedessi com’è grande la vela del pensiero

    eppure sono sola come un vecchio mistero

    vedessi che coralli ci sono in fondo al mare

    e lui non mi ha pescato perché doveva andare

    vedessi come piango un pianto universale

    un amore così bello non doveva far male.

    Alda Merini

  134. E’ di una dolcezza infinita questo brano musicale e con queste note vi auguro una buona domenica e un buon inizio di settimana.

    I am sailing, I am sailing,
    home again ‘cross the sea.
    I am sailing, stormy waters,
    to be near you, to be free.

    I am flying, I am flying,
    like a bird ‘cross the sky.
    I am flying, passing high clouds,
    to be with you, to be free.

    Can you hear me, can you hear me
    thro’ the dark night, far away,
    I am dying, forever trying,
    to be with you, who can say.

    Can you hear me, can you hear me,
    thro’ the dark night far away.
    I am dying, forever trying,
    to be with you, who can say.

    We are sailing, we are sailing,
    home again ‘cross the sea.
    We are sailing stormy waters,
    to be near you, to be free.

    Oh Lord, to be near you, to be free.
    Oh Lord, to be near you, to be free,
    Oh Lord.

    Sto navigando, sto navigando
    Di nuovo a casa attraverso il mare.
    Sto navigando, acque burrascose,
    Per essere vicino a te, per essere libero.

    Sto volando, sto volando
    Come un uccello attraverso il cielo.
    Sto volando, oltrepassando nuvole alte,
    per essere con te, per essere libero.

    Puoi sentirmi, puoi sentirmi
    Nella notte buia, lontano,
    Sto morendo, per sempre cercando
    di essere con te, chi può dirlo
    ( 2 volte)

    Stiamo navigando, stiamo navigando,
    di nuovo a casa attraverso il mare.
    Stiamo navigando acque burrascose
    Per essere vicino a te, per essere liberi.

    Oh Signore, per essere vicino a te, per essere liberi
    Oh Signore, per essere vicino a te, per essere liberi,

  135. Vedo che qui ci sarebbe tanto da leggere e da visionare e io non amo farlo di sfuggita. Mi piace sostare sulle cose e se possibile meditarci un po’ sopra, piuttosto che piluccare qua e là andando di fretta. In questi giorni (tra l’altro tediati da nuove nevicate e freddo, con previsioni non rassicuranti) ho alcuni impegni professionali e di studio che mi impongono di calibrare il tempo e star lontano da internet, se non strettamente per ricerche attinenti a quel che sto facendo. Questo volevo dirvi, in particolare a Tosca e Daniela che vedo molto produttive. Ho ricevuto un bel link su Dino Borcas e ve lo giro.Buona domenica e buon inizio di settimana anche da parte mia. http://www.youtube.com/watch?v=ZgCup1M6mX8

  136. Caro Raffaele, ho visto quanta neve c’è dalle tue parti e sinceramente non t’invidio più di tanto. Devo dirti che la tua “mancanza” si sente, ma so anche bene che sei sempre a guardia dell’isola sul tuo meraviglioso faro, ciò mi rende più tranquilla e certa che appena puoi sarai presente, come sempre con la tua ineguagliabile gentilezza e raffinatezza.
    A Tosca vorrei dire un grazie perl il brano che hai postato ,molto molto bello.

    Mi affaccio e ti vedo
    al finir del giorno.
    Ricordi di intensi momenti
    eccitano la mia mente.

    Mentre, tu
    amato mare
    rilasci un senso di sublime
    elevazione!!

  137. Grazie Raffaele, che passi con fretta e onestà, disdegnando il fingere interesse per ciò che in realtà non hai avuto tempo di notare.
    Grazie ancora Raffael per video di Dino Borcas. Avevo già letto la “Bambina e il miracolo”, ma il video ne dà il dovuto risalto per la sapiente scelta d’immagini e suoni. Mi è piciuto così tanto che l’ho linkato sul mio profilo di Facebook.

    Daniela è stato molto gradito anche il tuo acrostico e il brano di Baglioni. Anzi, riguardo all’acrostico, devo dire che quest’ultimo ha un’ispirazione eccezionale. Sempre più brava!

    Forza domani si riparte e che la settimana sia lieve per tutti! Buona notte a tutti.

  138. Mi ha catturato (e non è facile in questi giorni di superlavoro). Grazie. Bellissimo, dolce, coinvolgente e pieno di verità.Un saluto a tutta la classe.

  139. Buongiorno amici ritorno dopo breve pausa, dovuta a mia assenza temporanea e non prevista. Come ben dice Raffaele fra queste pagine c’è tanto da leggere e visionare e questo è molto bello, perchè da ciò si evince la positività di questo blog. Proprio oggi l l’editore ilmiolibro.it del Gruppo L’espesso, ha messo in vetrina il mio libro “Poca cosa” che è una raccolta di poesie, pensieri e due racconti brevi. Parte del materiale è a voi noto in quanto i racconti e qualche poesia li ho postati anche su questo blog e su FB. A proposito di libri, ho finito di leggere Nivek di Tosca come al solito non mi resta che complimentarmi con l’autrice. Storia originale, scorrevole e scritta con proprietà di linguaggio non comune.

  140. Ciao amici grazie per il coraggio che mi date; mi sento come quando si facevano le recite in parocchia con la paura della “magra” al debutto. Poi lì le cose andavano bene, speriamo che sia così anche per ” Poca cosa ” . Il freddo avanza, ma credo cche dal pomeriggio di domani dovrebbe un pò scemare. L’isola bianca innevata accolga il mio caloroso saluto.

  141. Ciao a tutti. Fa troppo freddo e non dovrei neanche dirlo visto che dalle altre parti ne fa ancora di più.
    Ho voglia di caldo, d’altre terre, d’altri colori, d’altre luci. Volo con il pensiero, che è il mezzo più immediato e più libero che ci sia. Mi poso in terra d’Africa e respiro tutto d’un fiato l’odore selvaggio mentre sento scottare la mia pelle.
    Ma dai! Girate pagina che apro un nuovo thread!

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