Poeticamente approdati

Vagando tra i flussi del web sono approdate poesie bellissime sull’isola del mio blog. Sono l’eco spirituale di Daniela L.R., Natale Maugeri, Raffaele Russo, Rita Di Vincenzo e Dino Borcas. Si trovano sparpagliate tra le varie pagine dei diversi articoli e ho deciso di rimetterle insieme.

DANIELA L.R.

A Tosca

In una monotona serata
da questa virtuale ragnatela imprigionata
in un bel blog sono per caso capitata.
Era una serata piuttosto fosca
quando ho conosciuto la scrittrice di nome Tosca
e senza perdere un sol momento
scrivo anch’io nel suo blog
senza alcun ripensamento.
La bella famiglia diventa ogni giorno più grande
ospita scrittori, poeti e qualche modesta insegnante
che sfoga nel blog senza timore
ogni suo gelmineo malumore!!!
Un plauso a Tosca,
brava, allegra e immediata
… che questa allegra famiglia da te creata
possa ispirarti per un’altra letteraria trovata!!!

Cchi tirribbili nuttata…

Fu ‘ppi ddaveru ‘na ranni brutta nuttata
‘dda scossa ‘ì tirrimotu accussì inaspittata!
Fu comu ‘na longa pinnillata
di culuri niuru
ca casi, chiesi cu ‘dda si forti annacata
cancillau n’ta dda tirribbili nuttata.
Tutti chianciunu ‘ppi ddi puvireddi morti
e tutti i beni distrutti
ma ammenzu a tuttu ddu ‘ran duluri
Gabriella nasciu supra n’autombulanza
a manu d’un sulu dutturi…
Ma a vita cuntinua,
tra gioia e dispiaciri
e nuautri chi putemu diri?
Na rivulgemu ‘o Signuruzzu
e dicemu ‘na prijera
‘ppi sta sfurtunata

(Che terribile nottata)

(Fu davvero una grande brutta nottata quella scossa di terremoto così inaspettata! Fu come una lunga pennellata di colore nero, che case, chiese con quella sì forte scossa cancellò nella terribile nottata. Tutti piangono per quei poveretti morti e per i beni distrutti ma in mezzo a tutto quel gran dolore Gabriella nacque sopra un’ambulanza per mano di un solo dottore… Ma la vita continua tra gioie e dispiaceri e noi altri cosa possiamo fare? Ci rivolgiamo al Signore e recitamo una preghiera per questa gente sfortunata.)

DIVERSO

“Diverso”

è una parola

ma ancora non un verso.

“Diverso”

non cambiare mai

la tua idea, il tuo sogno,il tuo pensiero non fermarti, sii te stesso e vanne fiero!

La tua bontà e la tua intelligenza

abbatteranno il muro dell’indifferenza!

La diversità

è la tua bellezza, la tua eleganza interiore che non ti fa mai sentire un essere superiore.

E’ nata con te la dolcezza

e la gioia di donare

la tua DIVERSITA’ è la tua grandezza!

La gioia che tu hai,

la voglia tua di vivere

colmerà di speranza

chi, per te, ha abbandonato

stupide gioie effimere.

I sorrisi, il cuore, gli occhi

di chi ti sta accanto

riempirai di speranza

senza fartene un vanto.

Diverso

si è nella propria

grandezza spirituale

capace di amore e perdono

Mamma

“Mamma”, la prima parola
dai bimbi sussurrata,
per indicare te, dolce e adorata.

Mamma, in ogni momento
ti chiediamo aiuto , e tu
non ci lasci nemmeno
per un minuto.

E’ immenso il tuo amore,
ed ogni figlio tu porti
nel tuo grande cuore.

Mamma, il dono della vita
che ci hai dato, non potrà
mai essere del tutto ripagato.

Mamma, amo il tuo dolce sorriso
e la tua insuperabile allegria,
che scaccia subito la mia malinconia.

Mamma, ti stringo forte al mio cuore
per raccontarti il mio grande amore.

Daniela L.R.

P.S. Dedicata alla mia impareggiabile mamma Maria.

senza eguali!

NATALE MAUGERI

Lo specchio del tempo

Un riflesso
spartisce e ricompone
le miserie umane.
La solitudine
dell’essere soli
nel reciproco vagabondare
in un mondo illuso
e palliativo di sè stesso.

…Slogan isolati
e urlati da mille e mille voci
rassegnati alla fame,
non reagiscono più.

Luna
Quante volte
come un amante
cedo al tramonto
nel profondo oblio
dei tuoi riflessi.

Non può la vita

Il rumore
di un alito d’amore
termina in un cestello sporco.
Il tempo corre
e ti accarezza:
ma fin quando?
Il rumore di mille passi
traveste tutto:cancella.
Ma non può la vita
travestire il mondo,
dove un sorriso
ha il valore
solo nell’attesa
che tutto cambi.
Dondolando arriva una foglia,
è stecchita,
passata nel tempo.
s’adagia su un brandello
e mormora qualcosa,
qualcosa che ha già vissuto.
La prende in mano,
la lascia passare
sul sorriso delle sue labbra,
apre un portafoglio di cartone
e la conserva.
Solo i battiti
del suo cuore
gli dà fremiti.
Ma non può la vita
cancellare il sorriso.
Arriva un tempo tempestoso,
e il marciapiede si placa: tace.
I rufoli del vento
penetrano nei vestiti laceri
e si attorciglia, soffre, piange.
Non può pagare,
non ha niente da dare;
ma può dire!
Può dire,”Amo la vita”.
Una mano tremante,
s’affaccia
da una tasca bucata,
le dita sono contorte,
trapassate dai reumatismi tremano.
Riprende la foglia
e le ridà la vita,
la fa volare
dove lui non può andare.
La guarda all’orizzonte
fin dove arriva il suo sguardo,
rimette la mano in tasca
e si stringe.
Domani, forse, sarà una bella giornata;
ma arriverà in lui
il solito rumore.

Ma non può la vita aggrapparsi a lui
per dimostrare al mondo il nostro egoismo.
Non può la vita.
…Non può.

Come l’eroe…

Uno sparo si infranse
nel cielo tiepido d’un mattino.
Nel silenzio tacque:
ma lui rantolò
màdido e pieno di sangue.
Aveva sete,
mal di testa;
tentò di rialzarsi
ma si lasciò ricadere sull’erba.
Si sentì agitato,
aveva voglia di rintanarsi,
ma la sua vita
pareva ritirarsi da lui.
Sorrise,
come l’eroe
che torna ferito,
si asciugò
il sangue coagulato
e sentì il dolore
di mani violente
che infrangevano la sua vita.
Guardò in alto,
ma una stilla di sangue
gli coprì l’orizzonte.
Qualcosa dentro ancora gli parlava,
ma tutta quella bellezza ormai
era inutile.

Amazzonia
Uniti nel silenzio
allungati dalla resa dell’aurora
esili lembi di vita
ancora acerbi
giacevano ritorti e scheletriti
sui detriti sabbiosi.

Morsicati dalla marea,
sorvegliati
da elusivi rigagnoli di vita,
percorrevano
quel correre
da sempre smorzato,
dove l’ignoto e l’imperturbabile
diventano vita.

Amina

La tua vita impigliata
ora sta volando.
Oggi è festa,
finalmente insieme
dalla stessa parte.

Nel tuo colore

Nel tuo colore
i fruscii dell’acqua
i silenzi mistici;
la pace.

Nel tuo colore
un altro domani
un altro dipinto
un’altra vita.

L’amore
Correre verso la vita,
accarezzando
l’espressione dei tuoi occhi.

Nel tuo colore

Nel tuo colore
i fruscii dell’acqua
i silenzi mistici;
la pace.

Nel tuo colore
un altro domani
un altro dipinto
un’altra vita.

Nel tuo colore
l’Amore…
di un nuovo istante
di abbondanza di vita verso di me.

Una ninfea
Una ninfea
che si apre,
deve per forza
accarezzare l’acqua.
Un mio pensiero
che si schiude,
deve per forza
accarezzare la tua anima.

Marciapiedi

Ho visto
un uomo
tramare timori
sul ciglio d’un marciapiede.

Respirava i fruscii della gente
mormorando
storie passate;
ma di lui nessuno sapeva niente.

E fu quel giorno
che affranto
mi chinai ad ascoltare
le vie deserte
della solitudine.

Il muro
Solo i miei passi
si alzano dal silenzio.
In un angolo
la droga sta scegliendo un’altra vittima.
Lei sorride.
Ma no!Non è sorriso:è dolore.
Irrigidisce le mani umide,
non parla.
Il muro l’avvolge
silenzioso e imperturbabile,
solo un gesto con la testa.
Di fronte c’era ancora scelta,
ma lei,pellegrina
del nostro tempo,
alzò i passi verso l’infinito.
Anche lei c’era cascata
adescata senza scrupoli,
ma era una ragazza diversa
da quella che il “Mondo”,
credeva di conoscere tanto bene.

Deserto

I miei pensieri
sono file di cammelli
carichi di speranze
come carovane dirette alla Mecca.
La mia anima attraverso i suoi territori
cerca strade reali,
ma tempeste di sabbia
spazzano tutto.
Dell’oasi che per secoli
sono state stazioni di sosta,
restano solo le testimonianze.
Deserto!
Confini inanimati
che come nomadi
cambiano posizione
per catturare i resti del buio,
perchè il sole
non sciolga le loro ali.

Una mamma s’arrende

Un sorriso
cade nell’alba che nasce,
dov’è celato
il pianto d’un bimbo
che muore alla resa della sua mamma.

a sera

La sera
il desiderio d’amore
strazia la mia anima.

La sera
è solo per te,
straordinaria sensazione.

Libertà

Il silenzio
tra gesti dimendicati
sulle piaghe,
oltrepassa la tua cella.

Dentro gli occhi
la fatica insoddisfatta;
e l’atrio
che dura una vita.

Ti avevano detto
che eri importante,
tanto quando i colori della vita.
Ma tu li istruivi, li mettevi in guardia.

Non facevi domande,
ma davi solo risposte
rubate alla tua vita,
pallida e cicatrizzata.

Poi un cortile
un’aria fredda
e piccoli grandi astuti
figli del potere.

Possiamo sperare

Seduta in silenzio
guardi nel vuoto,
dove tutto sembra fuggire lontano;
dileguarsi nell’etere.
Calcinacci
somigliano a vecchi solitari,
dagli occhi tristi,
ma so

che ancora possiamo sperare.

AIDS
E’li,
con l’amore in mano,
sola;isolata.
Da due anni
ha lasciato il futuro.
Ha un’unica compagnia:l’AIDS.
Piange con l’ultima flebo,
ormai parlano le ultime gocce,
si sentono anche sussurri.
Amare è anche morire.

Al confine della vita

Esistenze nude

vagano ai confini della vita.

Vagano verso l’ignoto

senza lasciarsi vincere

per custodire una verità

prigioniera del loro essere.

Vagano insieme

obbligati alla morte

per non tradire se stessi.

Da un albero che soffre

si stacca l’ultima foglia;

anch’essa è stanca

e insieme oscillano come vecchi timonieri.

Ora sono struttura,

strisce di realtà

che si confondono col passato.

Da una fessura

vedono passare un uomo

che cammina senza fretta,

lo vedono inginocchiarsi

e fare il segno della croce

con la morte nel cuore.

Il vagabondo
Amava la vita,
con momenti pressocchè immutabili.
Amava l’uomo,
ma aveva paura del mondo
agli occhi della gente.
Erano vicini;
ma era un mondo
ormai irreversibile,
amava la vita
anzichè difenderla.
Ascoltava invecchiando
il ritmo invalicabile dei giorni.
Ma per lui
era un lusso restare in vita
e come i vecchi “faraoni”
chinò il capo
per vivere dopo la morte.

RAFFAELE RUSSO

Ultimo papavero.

Vedo in un campo un fiore languente
che tra le stoppie arse e pungenti
si leva esile, sospiro estremo
di una stagione che non c’è più.

Ora, staccato dal suo fragile stelo,
sulla mia mano l’osservo pietoso
mentre rivivo il bel tempo passato,
la primavera che non c’è più.

Quanti ne vidi di quei rossi fiori
allor che in festa la natura era!
Non mi fermai ad ammirarli allora
e or mi dolgo che non sono più.

(Estate 1964)

Meraviglioso fiore di primavera,
desiderio che s’annuncia sulla gemma
e la dilata in esplosione di vita
grido di colore alla natura immensa.
Se non sfiorissi non saresti che
un piccolo cartoccio di plastica,
non biodegradabile.
Forse monnezza.

In questa notte ventosa
le stelle sembrano luci di barche,
miriadi di luci di una fantastica flotta
all’ancora in un golfo immenso.

Ti aspetteresti di vedere salpare al largo
questo infinito naviglio scintillante,
ma l’orizzonte dov’è nell’oceano notturno?
Dove sono le spiagge oltremare?
Come sarà l’aurora ai confini del cosmo?

In questa notte ventosa
rimango a guardare, e il cuore
si dilata come vela che prende il largo.

Il vento ha percorso la notte
come una mandria di bufali oscuri,
ininterrottamente.
Ha parlato con voci sibilanti, strane,
scuotendo imposte, piegando fronde
tra cigolii di rami e di lamiere.
La luce dell’aurora è apparsa stanca
come uno sbadiglio, e ancora
sembrava rigirarsi nelle coltri
la luce imbambolata dell’alba.

E ora piove.
Filamenti sottili
rigano l’aria di Marzo, magicamente
di suggestioni autunnali.
Il cielo grigio accumula nembi riapparsi
dagli anfratti dei ricordi.
Stupefatte, smarrite,
sorprese da lacrime copiose
si piegano le viole
e domandano il sole.

Ci sono giorni in primavera
distesi come su un grigio lenzuolo
buttato là nel cielo tra pieghe di nuvole
indifferenti passaggi, occhi spenti
e attonito silenzio.

Ci sono fiori tra le pagine di un libro o di un quaderno
ai quali si ritorna con il tumulto del cuore e dell’anima
come se fossero tutt’altro che secchi e schiacciati
dalla morsa crudele del tempo.

http://www.raffaelerusso.it/Miscellanea/Nuove_poesie.html

GIOVEDI’ SANTO

Lascia che oggi resti desto il cuore
e con la mente vegli la coscienza,
mentre risuona ancora quel fragore
di terre torturate con violenza.

Qualcuno chiede: “Dove sei Signore?”
Qualcuno vive nell’indifferenza.
Qualcuno va e rapina senza onore,
come rapace nella sua insolenza.

Tanti si fanno palchi di parole
e stanno come attori sulla scena,
cogliendo l’occasione per venire

a disquisir di quanto ci si duole.
Ma c’è un’umanità in tale arena
che nel soccorso vuole intervenire.

GIORNO DI SOLE

I miei occhi si tuffano
nel mare come al mattino
i voli dei gabbiani.
Scintilla l’onda sul golfo
e Capri laggiù mi parla,
m’interroga, mi chiede
di te, Zia Tita.
E io non so. Confuso,
dalla terrazza Mergellina,
le palme, il porticciolo
mi dicono: “Nulla è cambiato.
‘O sole è sempre ‘o stesso.
‘O core vive e nun tramonta maje”.
Ora m’illumino. Respiro
l’aria fina del parco, al Belvedere.
A te sorrido e penso:
“E’ ‘o vero!”

Al mio paese natale,
terra materna
dov’è parte dell’intreccio
delle mie radici.

Alle sue colline, ai calanchi,
ai fiumi e torrenti,
ai cieli di ogni stagione
che sempre si rinnova.

Alle sue antiche e taciturne mura,
alla sua sottile, sempre presente
e inimitabile magia.

COM’E’ “DIVERSA” LA GIORNATA,OGGI!

Piove.Come d’autunno
il cielo pesa piombo di nubi
sulla bilancia del tempo
che ora gronda di pianto
insistente, inconsolabile.
Rimane immobile il cuore
e guarda l’acqua che scende
sulle siepi, sugli aceri,
sulle foglie nuove di quercia,
come quel merlo, stupito,
acquattato tra i rami del bosso,
in attesa del sole,
sotto l’ombrello verde
di ombre amiche.

COME UN PRESAGIO…

Sembra che il tempo voglia volgere al meglio.
C’è bisogno di sole.
La natura vuole distendersi al calore dei raggi
come i bagnanti sulla spiaggia dorata
dopo una prolungata immersione
nelle onde del mare.
L’ho sentito gridare dalle rondini, stamane.
Come un presagio.

TEMPORALE

Limpida sera di maggio
nel tuo azzurro vedevo
palpitare ricordi d’estate.
Rapito nei voli delle rondini
dimenticavo il peso del vivere,
feroce presagio che esangue
regala la mano del tempo.

Ma la notte ha inghiottito la luna
gettando una coltre ululante
sullo sguardo incredulo della terra.
In un attimo scagliando schiaffi
la pioggia è giunta, obliqua e buia.
Chiudendo le finestre,
ai lampi ho chiuso gli occhi,
al turbamento il cuore.

ILLUMINAZIONE

Buongiorno, Ideale!
Ti risvegli all’alba
e con occhi annebbiati
cerchi il sole per definirlo
nella sua maestà, e mestamente
lo vedi distante, irraggiunto.
Quanto più santa e saggia
senza saperlo è quella mosca
che beatamente si liscia le ali
sul filo d’erba, splendida
gemma di luce nel raggio
del nuovo giorno.

IL SOGNO

Sognare come nuotare.
Lasciare la riviera al tramonto
e attraversare il mare.
E al largo vedere allontanarsi
di sera le luci della costa
in un cielo già pieno di luna.

Sognare come nuotare.
Sentire sul viso gli spruzzi
dell’onda notturna e nel cuore
il desiderio di un luogo
al di là del mare, una spiaggia,
un paese sconosciuto, o forse
stranamente familiare.

IL LIBRO

Nel labirinto dei sogni
io cerco un libro.
Un volume sconosciuto
e insieme familiare.
Quando lo vedrò tra i tanti,
là, sugli scaffali sconfinati
della biblioteca della vita,
lo riconoscerò. E’ certo.
Tra le dita ne saggerò la pelle,
ne studierò l’inimitabile sentore,
i polpastrelli sfioreranno pagine
riconosciute come un viso amato
e gli occhi ritroveranno luce
decifrando antichi inchiostri,
voci viventi racchiuse negli scrigni
di tipografiche alchimie.
Là, nell’infinito, atemporale spazio
di una biblioteca, mi attende un libro.
E io lo sto cercando.

UN’ AIUOLA

Vorrei un’aiuola.
Solo una piccola aiuola
fiorita ancora di sogni,
di attese in boccio,
di colori non sbiaditi
dai raggi implacabili del tempo.
Vorrei un’aiuola, una piccola aiuola
che aprisse i cancelli sui viali
di un giardino infinito.
Là certo ti ritroverei
sotto l’ombra dei lecci,
nelle danze lucenti
di una farfalla.

PRIMO MATTINO

Mi sfiora il cuore
questa brezza gentile
e nelle foglie nuove
freme l’antica quercia.

Trattenendo stupita
il respiro degli anni
in un mattino di sole
s’affaccia di nuovo
sull’arcano del tempo.

ULTIMA LUNA DI MAGGIO

Ultima luna di maggio,
falce librante, un sorriso
distratto concedi, lampada
fatua, alle braccia protese
dell’abete. All’imbrunire
tu accendi illusioni.

SERENATA DOLENTE

Accanto a te
il mondo sembra vuoto.
Scialbi i colori
si fanno al tuo passaggio.
Tu che l’omaggio ambisci
e l’attenzione e il plauso
passi con vacuo sguardo
sublime indifferenza.
Se tu sei stella
di certo sei compagna
di un solitario navigante
e in mare ti fai bella
per indicar te stessa
non tanto a lui la via.
Glaciale meraviglia
un giorno ti vedrai
non più unica a rara.
Ti disferai come neve

RITA DI VINCENZO

Argine,
che spezzato vibri a notte…
tranello al cuore
che, sbocciato in pianto,
fa l’ultima corsa accecato..

Io libellula di cielo..
Io libellula di stagno…
foglia di quercia,
frinito acerbo…

Sbriciolii di sole,
mentre erbe soffocanti d’inedia
muoiono pallide…

Nuovi pulviscoli di luce
in sfolgoranti colonne
di sospiri quieti
e rassegnati…

Torna l’età a verdeggiare
avida di calore,
mentre nodi scorsoi di follie
s’agitano al vento
come altalene.

Tutto è rapace

Nell’abisso profondo
di finta quiete, io penso..

Ombre profilate di vetri
taglienti navigano ad intervalli
e poi sordo mormorio
dalle gole di un ruscello
vibra;

Bianca colomba..
bianco essere schizzato
d’inchiostro serpentino.

Tutto è rapace..profondo,
di un male che spezza..
mentre cristalli densi di vita
si raffreddano all’aria….

Alla notte
Zagara notturna,
in ebbri veli ti culli
eccitando la notte.

Solo il battito del silenzio
mentre s’incendia un’altra alba.

Amare,
io sono così…
prego per la luna che si torce,
violento il vento
che impazzisce di nuvole
e corro con l’anima sospesa.

E poi,
quando tutto si trasforma
in pianto,
un marciapiedi su cui dormire
coprendomi con
migliaia di stelle.

La mia poesia

Nasce così,
senza sbocciare di pollini,
nasce così dal cuore…o chissà da cosa…
Io me ne sto qui,
e rido e piango insieme alle parole,
da sola o in compagnia…cosa importa…
L’aria ha un gemito di pianto
e freme sotto quel ponte il gregge
di cupi cirri.
Uno squacio di stelle che si chiude di nebbia,
si stroncano i rami dell’essere e il vento sussulta
sulle imbrunite cime
bisbigliando al crepuscolo.
Volgo gli occhi alla mia Etna
e laggiù le iridi incontrano il mare
cangiante di luci..
L’aria scuote il suo pulviscolo d’oro….
nasce così la mia poesia.

“Ancora corro
per deserti,
sabbia d’oro
sotto i miei passi.
Ho visto tramonti
di cieli infuocati
e lassù…grappoli di
stelle chiacchierine”.

Perchè mai l’aurora dolcissima
si contorce in brevi spasimi di luce
e offre l’oro dei suoi capelli
al giorno…
Le stelle hanno già sciolto le loro trecce
e perle vivide di rugiada
bagnano il ventre della terra.
Il mattino intona la sua risata
mentre le foglie fresche di pioggia
respirano regolari.
E’ il vento che trema,
che vibra le ciglia dell’alba
nei primi lumeggiari di sole.

Ancora sera…
i fiori scivolano
nel colore della notte
e nel mondo,
di un solo colore,
solo il suono del vento…

Laggiù il promontorio
morde l’azzurro cupo
del mare…qualche lacrima
cade dal cielo e attraversa il buio.

Pittore improvvisato
di rapidi schizzi…
mi sono fermata
ai confini del mare
seguendo le orme dei gabbiani
mentre il cuore rotolava
negli abissi….

Piove,
e lo sguardo che spazia fuori
si bagna di
attimi d’argento
mentre scorre i profili
dei monti innevati….

la musica arriva dal cielo
e si stempera nel mare o nei prati
in deliziose assonanze…

Poi la sera
si adagia sul mondo
e mentre chiude il sipario..
accende le luci dei sogni……

LIEVE

Piove stasera
ed il vento arrabbiato
mi spazza la mente e i ricordi
dal cuore.

Lampi improvvisi….splendenti…
saettano nel cielo e nell’anima:
soltanto i miei occhi sono più grande
dell’immensità….

e
suona piano un disco chissà dove,
con la voce
di questo strano vento.

Saluto tutti gli amici di questo blog augurando loro la buonanotte.

Ecco fatto, è stato un bel lavoro ripercorrere gli archivi di questo blog, ma ne è valsa la pena, spero di non averne dimenticate. Adesso via via che le invierete le andrò a sistemare così si arricchirà questa piccola preziosa antologia.

Aggiungo un altro veliero, è un veliero fantasma.

Ancora
riprendo antichi sentieri,
nuvole del cuore passeggere.

Velata d’incoscienza
conto le ore…
e rugge all’apparente sereno
una rapace morsa:

sono, io so..spire inestricabili..

Tutto cancella il tempo
col suo lume di pallido sonno”.

Goccia dopo goccia
si spegne lasperanza,
scoloriscono i colori del sogno..
mentre lo sguardo assente
vaga sulla parete bianca.

Creatura del mondo,
forse ti giungono ancora
l’eco di risa,
frammenti di vita serena
come onde tumultuose…

Posso udire l’urlo tuo silenzioso
che oltrepassa i confini del tempo
per approdare ai lembi dell’infinito”.

Infiniti voli di pensieri
come passeri
nella rugiadosa mattina;

note leggere,
ali di farfalle…zagare..
dimmi….
da quale pregiata essenza,
da quali petali di tempo
è formata la nostra vita”.

RAGAZZA VENTENNE

Il mandorlo si riveste di trine
palpito di un’altra primavera
e la terra ride
complice di un’esistenza che rinnova.
E il tempo scorre
di anno, di giorno
di ora in ora divengo.
E il passero nudo
mette piume e vola
vola alto nell’immenso,
nel suo cielo d’illusione,
nella sua folle precaria giovinezza.
Finchè le ali lo sospingono vola
nel suo sogno d’amore
candida gemma di mandorlo
sbocciata all’alba.

Sole di primavera
travestito da novembre.
Ma le lacrime non piante
nel mio cuore di palude
come s’asciugheranno?
Forse è novembre
non è ancora primavera
ed io mi sono perduta nel tempo.

Dio
illusione realtà
stregoneria divinità
frottola fede.
Dio
oasi tranquilla
del reietto del miserabile
consolazione del morto di fame
giudice del reo
perdono del penitente.
Dio
noi due a tu per tu
ti cerco e non ti trovo.
Dove sei?
Nell’aria?
L’aria scivola tra le dita.
Nell’acqua del fiume?
Il fiume corre a cercare il mare
e in esso si perde.
Nel sole?
Gli occhi mi si abbagliano a guardarlo.
Dio
attimo di speranza del disperato.
Dio
conforto d’immortalità.
Dio
sconosciuto fantasma
ti prego e non ti sento.
Essere vago in me
forse presente
forse sogno
forse realtà.
Dio
mi hanno detto di amarti
ci provo, ma non ci riesco.
Dio
io so amare
chi posso guardare negli occhi
esseri mortali
martoriati dalle mie stesse pene.
Io so amare tutto ciò che vedo,
che vive una sola stagione
e svanisce.

Voglio portarti

un volo di colombo bianco
per liberarlo
nel buio pesto del tuo animo
e lasciarlo lì a cantare
musiche di vento…


DINO BORCAS

Paesaggio

Vedo lepri spuntare

in distesa di neve.

Vedo una volpe bianca

spruzzo di rosso.

Vastità blu

Eterne onde

s’immergono i gabbiani

gocce d’acqua cadono

pesce afferrato

e portato in alto

verso il sole

nel volo mortale.

( da “Piccoli crimini quotidiani” p. 102)

Purificazione

Fuoco,
guizzi di luce
e calore.

Pulviscolo luminoso,
che vola
verso il cielo.

Urla della folla,
frastuono indistinto,

emerge a tratti
quella oscura parola,

come forma che affonda e
riappare dall’acqua.

“Strega !”

Carne che brucia,
purificata dal peccato
non commesso,

dalla trasgressione
non ancora consentita.
Eppure lei,

occhi così chiari,
così dolci,

mantiene nel disgregarsi
della materia,

dell’universo
in quel grido,

il piacere,
di quando aveva sostato

nella tenerezza
di quel corpo,

nell’eternità
di quel sorriso.

in Dino Borcas – Piccoli crimini quotidiani
http://sites.google.com/site/dinoborcas

Vicinanze

Ancora con me
eppur così lontana.

La tua assenza
ti ha resa immortale.

Amata nelle altre

nei silenzi urlati
nelle storie evitate

quanta
paura di perderti.

Incompiuta solitudine.

(nel libro)

Ti avevo cercata

Qualcosa di te era negli incontri
che ti avevano preceduta.
C’è una religiosità profonda
nella leggerezza
con cui passi rasente alle cose e
nella forza selvaggia
con cui vuoi assaporare i momenti
fino a trafiggerli
ed esserne trafitta.
Vedo nei tuoi occhi
altri mondi
così intimi, così puri.
Insieme,
nei sogni condivisi e
nelle carezze alle mie dita
quando sfiorano ciò che è
delicato e intenso.

(in Dino Borcas – Piccoli crimini quotidiani)
http://sites.google.com/site/dinoborcas

Orfeo e Euridice

Gli dei mentivano.

Non potevi tornare,
è certo.

Noi lo sapevamo.

Ma quante volte
tornai a quella carezza e

il tuo ultimo
sguardo.

Null’altro
potevo avere.

Volli assaporarlo
fino in fondo.

Non capirono.

Istante di eternità

che ancora una volta
ci rese complici,

oltre la morte.

(in Dino Borcas- Piccoli Crimini quotidiani)
http://sites.google.com/site/dinoborcas

Storie d’incontri mancati

Minimalismo di un sasso

in sentiero di montagna

bianco, liscio, tondeggiante.

Notte,

abbracciati sotto le stelle

eppur ignorava il suo nome.

Come dimenticare quegli occhi ?

Avrebbe vissuto una vita con lei

solo ce ne fosse stato il tempo o l’occasione.

La rivide,

cambiata dagli anni e nei modi,

appesantita dalle consuetudini inesplorate.

Un breve saluto dettato dalle circostanze, a protezione del mistero intravisto un istante e poi svanito.

Illusione d’incontro,

mai avvenuto

eppur così magico.

Utilizzato avevano quella mancanza

per assetarsi all’esistenza

per avvinghiarsi ad essa

nell’attesa di ulteriori opportunità.

Il caso volle,

o forse era giunto il tempo

dell’oblio.

Minimalismo di un ruscello

che scorre a valle

immerso nel suo suono.

(p. 137 “Piccoli crimini quotidiani”)

TOSCA PAGLIARI

C’è il libro

della preghiera
del canto
del destino
della magia
della meraviglia
del ricordo
della fantasia
del viaggio
del sapere
dell’arte
del canto
del riso
e del pianto.
C’è un libro per dire
e un cuore
e una mente
per ascoltare.
C’è una pagina aperta
una pagina chiusa
una pagina piegata
una pagina sottolineata
una pagina scarabocchiata
una pagina strappata.
Tra una pagina c’è un fiore appassito
una cartolina
un biglietto
una fotografia
un capello
un’impronta
un segnalibro speciale
messo per caso o per intenzione.
C’è una frase che ti segue
un’altra che ti consola
una che ti fa compagnia
un’altra ancora che pretende
di riassumere ogni verità,
ma infine rimane sospesa
a quel punto di domanda
che ti spinge verso un nuovo libro
e un libro ancora
e sai sempre che non basterà.

Piove
una pioggerella fangosa
piove
sabbia rossa di deserto
piove
essenza d’Africa
piove
una goccia sul vetro
vicino alla mia faccia
come un bacio
che arriva
da lontano.

Piove
dai cieli dell’Africa
fin qui
come un viaggio di ritorno.

101 thoughts on “Poeticamente approdati

  1. Grazie Tosca
    Dal tuo cilindro riesci sempre a tirare fuori cose bellissime.E come dice Raffaele è un piacere anche per me far parte di questa nobile flotta.
    Una mia poesia al quale sono molto affezionato
    Deserto

  2. Grazie Rita e Natale delle vostre stupende poesie. Adesso le trasporto nelle vostre rispettive raccolte. Per evitare doppioni le tolgo da qui. Postatele pure negli altri articoli, ci penso io ad organizzarle. Un bacio a tutti quanti.

  3. Ciao Raffaele
    Volevo chiederti se conosci Giovanni Frullini(Firenze)Tanti anni fà mi ha fatto una recensione su alcune mie poesie, che mi hanno portato tanta fortuna.

  4. Eh,no Natale,non lo conosco. Ho frequentato per molti anni Firenze (città che amo moltissimo), per motivi di studio e formazione,ma non l’ambito propriamente storico-letterario. Credo sia stata un’importante recensione per te da come ne parli.
    Da qualche tempo sto contemplando l’idea di scrivere anche un libro di poesie. Chissà se lo farò. Nel frattempo mi alleno e… se saran rose fioriranno.
    Bella la poesia “Dio” della “ragazza ventenne” che naviga sul veliero… fantasma.
    Buona serata a tutti/-e…fantasmi compresi, ovvero anche alla “ragazza ventenne”.

  5. A firenze ci abitano i miei zii.Sono stati insegnanti tutte e due, ora sono in pensione.
    Vuoi vedere che gira e rigira, scopriamo qualche aggangio?

  6. Ciao Raffaele, fra poco è tempo di rose, fioriranno piene di profumo. Un tuo libro di poesie ci vuole davvero. Cogli la rosa e osa, vedrai sarà una stupenda cosa. Mi sono divertita a giocare con le parole, ma il pensiero è serio e veritiero. Mi accorgo che continuo a giocare con le parole. Che mi è preso? Quale magnifico contagio, parlo in rima senza volerlo. Quel che voglio veramente dire è che le tue poesie sono bellissime e ribadisco che debba nutrirsene il mondo intero. Non mi pare che tua abbia bisogno di ulteriori eccessivi allenamenti, credo che tu sia più che pronto. La “canzone di marzo” inviala a qualche concorso, se sono seri la valorizzeranno per quel che si merita.

  7. Anche Rita dovrebbe pubblicare le sue poesia. Natale, per quanto posso capire, più che mai adesso, ma anche da commenti precedenti lo ha già fatto. Sono sicura che ne avrà pronta un’altra raccolta e magari ci farà qualche bella sorpresa. Dai Natale, non mi piace sentirmi dire che mi sbaglio in questo caso.

  8. Bella questa immagine del pupo che frigna finchè la mamma sgomenta non lo preleva dalla sua culla. Mi ha riportata indietro nel tempo. Ne ho fatte di rese nell’alba nascente! E’ un dipinto vero, delicato, domestico, ma non banale. Bene, Natale, complimenti, la vado a mettere al suo posto.

  9. Ciao Raffaele, posso prelevare dal tuo sito “canzone di marzo” e sistemarla al tuo veliero al posto di quel collage che ho fatto io rappezzandolo dai vari invii su questo blog?

  10. Ovviamente,Tosca.
    P.S.: Se vedi ho aggiornato il sito con la pagina della presentazione (Moby Dick) e con altre foto (Foto7). Per me anche la foto è poesia. Ti suggerisco tra le altre quella relativa al Duomo di Ravenna (Verso la luce) perchè mi ha intrigato in modo particolare.
    Terrò conto del tuo invito. Sono dell’avviso che le occasioni quando i tempi sono maturi si manifestano. Vale in un certo senso il detto orientale che quando l’allievo è pronto incontra il Buddha.

    Chissà mai,Natale! Il mondo è piccolo. Ho frequentato negli anni ’80 un training in psicoterapia analitica presso l’I.P.A. in Via De’ Serragli, cioè nell’Oltrarno, zona bellissima di Firenze, tra giardino dei Boboli, Palazzo Pitti, Santo Spirito e altre meraviglie. Ho girato e vissuto parecchio a Firenze, uno scrigno talmente pieno di tesori che mai si finisce di conoscerli e di averne nostalgia.
    Tutte le volte che valicavo l’Appennino col trenino Faenza-Borgo S.Lorenzo- Firenze e scendevo in terra toscana attraverso il Mugello mi sembrava di… tornare a casa. Una strana sensazione, di amore, di benessere, di felicità. Penso sia capitato a tutti di trovarsi un un posto e percepirlo come “familiare”.
    C’è qualcosa di grande, di magnifico nel profondo della psiche.

  11. Ciao Raffaele ho messo direttamente il link del sito alla fine delle tue poesie così chi vuole entra in un clik e trova tutto ben disposto. Il tuo sito è molto bello. Buonanotte.

  12. Ti ringrazio Tosca per queste tue attenzioni. Ora ti saluto e rientro nel tran tran della giornata. A presto.

  13. Ho aggiunto la poesia che aveva scritto tempo fa Daniela.

    Scusa Daniela se ci ho pensato solo adesso. In compenso ti ho messa per prima perchè sei stata la prima, tra tutti quelli che hanno postato poesie personali, ad apparire su queste pagine. Per questo ti metto a capo della flotta anche se fino ad ora hai inviato una sola poesia, ma è simpaticissima e piena di significato per questo blog.

  14. La sera

    La sera
    il desiderio d’amore
    strazia la mia anima.

    La sera
    è solo per te,
    straordinaria sensazione.

  15. Bella la poesia di Natale. Mi evoca qualcosa di simile allo struggimento per una nostalgia senza nome, di una nostalgia dell’infinito, dell’eterno. Cfr. ad es. “Era già l’ora che volge il disio / ai naviganti e ‘ntenerisce il core” (Dante Purgatorio, VIII, 1-2), ma non solo. Si potrebbe anche citare “La mia sera” del Pascoli o la sinfonia “Il nuovo mondo” di Dvorak (2° brano o movimento o “spiritual”)
    Buona giornata a voi.

  16. Piove…piove…continua a piovere
    Mah,cantiamoci sopra:

    E’ la pioggia che va

    The Rokes

    Lind – Mogol

    (1967)

    Sotto una montagna di paure e di ambizioni
    c’è nascosto qualche cosa che non muore
    Se cercate in ogni sguardo, dietro un muro di cartone
    troverete tanta luce e tanto amore

    Il mondo ormai sta cambiando
    e cambierà di più
    Ma non vedete nel cielo
    quelle macchie di azzurro e di blu
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno

    Quante volte ci hanno detto sorridendo tristemente
    le speranze dei ragazzi sono fumo
    Sono stanchi di lottare e non credono più a niente
    proprio adesso che la meta è qui vicina

    Ma noi che stiamo correndo
    avanzeremo di più
    Ma non vedete che il cielo
    ogni giorno diventa più blu
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno

    Non importa se qualcuno sul cammino della vita
    sarà preda dei fantasmi del passato
    Il denaro ed il potere sono trappole mortali
    che per tanto e tanto tempo han funzionato

    Noi non vogliamo cadere
    non possiamo cadere più giù
    Ma non vedete nel cielo
    quelle macchie di azzurro e di blu
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno
    È la pioggia che va, e ritorna il sereno

  17. Ciao Raffaele, qui invece oggi c’è il sole. Un bel sole tiepiedo che scalda fuori e dentro, scioglie la neve sul monte, fa ronzare i primi insetti. In classi un’ape ci ha fatto visita ammaliata da magnifici fiori di pesco realizzati in carta crespa. Poi è fuggita spaventata dal vocio dei bambini spaventati a loro volta dall’ape. La primavera porta anche questi bei momenti di trambusto.

    D’intramontabile suggestione è la famosa “I’m singing in the rain”, grazie per averci fornito il link.
    Io vado a mettere qualcosa sull’articolo “Che fiorisca!”.

  18. Bella l’immagine dell’ape in classe. Mi ricorda i tempi dell’infanzia. Se ti capiterà di leggere il mio ultimo libro c’è un quadretto simile, anche se non è ambientato in una scuola e, invece che un’ape, il protagonista è un calabrone.
    Tornando all’ape che ronza in classe mi sembra una scena anche simbolica. La luce, il calore i colori ritornano; la vita si rinnova e sorprende. Ci si identifica facilmente con quella scolaresca catturata dalla magia della natura.

  19. Questa poesia l’ho dedicata a Nelson Mandela

    Libertà

    Il silenzio
    tra gesti dimendicati
    sulle piaghe,
    oltrepassa la tua cella.

    Dentro gli occhi
    la fatica insoddisfatta;
    e l’atrio
    che dura una vita.

    Ti avevano detto
    che eri importante,
    tanto quando i colori della vita.
    Ma tu li istruivi, li mettevi in guardia.

    Non facevi domande,
    ma davi solo risposte
    rubate alla tua vita,
    pallida e cicatrizzata.

    Poi un cortile
    un’aria fredda
    e piccoli grandi astuti
    figli del potere.
    Buona Notte.

  20. ORE PICCOLE

    Il vasto, profondo silenzio di questa notte
    è percorso da fili invisibili
    tessuti da rare auto che passano
    come orgogliosi fantasmi con sguardi allo iodio,
    da televisori ancora accesi su volti assonnati
    che trattengono la solitudine come farfalla
    posata miracolosamente sul davanzale dei sospiri,
    come la grazia attesa e non concessa.
    Anche la pioggia tace stanotte, timorosa
    forse di sussurrare verità scomode.
    Rintanata nell’umido cavo di alberi secolari
    mormora nel silenzio il suo rimpianto.

    Buona notte..

  21. Mi accorgo che in fondo siamo tutti figli degli stessi momenti, emozioni, pensieri, ricordi. L’umanità è una fratellanza eppure raramente ce ne accorgiamo.
    Quando affermo che la tecnologia non è sbagliata, ma una grande risorsa che dipende dall’uso che ne facciamo ecco, a dimostrazione, come un blog possa diventare un tramite per capire, condividere, confrontare anche a distanza, anche tra sconosciuti, la nostra profonda essenza umana.
    Grazi, per questa altra stupenda poesia, Natale, l’aggiungo al tuo veliero.
    Grazie, per le tue considerazioni, Raffaele.
    Buonanotte a tutti quanti.

  22. Buona domenica a tutti,
    Stamattina ho letto questa poesia e la passo anche a voi.
    Lasciate che…
    Lasciate che…
    i poeti cantino
    la loro gioia,
    il loro dolore,
    la loro agonia.
    Lasciate che…
    i poeti sognino
    prati fioriti
    di rossi papaveri,
    mari colmi
    di rose coralline.
    Lasciate che…
    i poeti piangano
    per gli oppressi,
    per gli eslusi,
    per i torturati,
    per quelli che
    non sanno più
    essere uomini
    perchè hanno
    venduto la loro
    anima.
    Lasciate che…
    i poeti urlino
    la loro libertà
    nelle galere,
    nei lager,
    nei manicomi,
    nelle fogne
    del potere di stato.
    Lasciate che…
    i poeti parlino
    di poesia,
    di quella poesia
    di cui il mondo
    ha bisogno
    per ritrovare
    un motivo di vita.
    Ignazio Privitera

    Un bacio a tutti!

  23. Concordo con il commento di Raffaele riguardo alla poesia inviata da Natale.
    Io, invece, vi passo qualcosa di più prosaico.
    Riporre la roba pesante e tirare fuori quella un po’ più leggera è uno stress sistematico al cambio di stagione, oggi l’ho accettato come un modo simpatico per accogliere la primavera. (Pensiero di casalinga disperata, ma non troppo).
    Buona domenica a tutti.

  24. Cchi tirribbili nuttata…

    Fu ‘ppi ddaveru ‘na ranni brutta nuttata
    ‘dda scossa ‘ì tirrimotu accussì inaspittata!
    Fu comu ‘na longa pinnillata
    di culuri niuru
    ca casi, chiesi cu ‘dda si forti annacata
    cancillau n’ta dda tirribbili nuttata.
    Tutti chianciunu ‘ppi ddi puvireddi morti
    e tutti i beni distrutti
    ma ammenzu a tuttu ddu ‘ran duluri
    Gabriella nasciu supra n’autombulanza
    a manu d’un sulu dutturi…
    Ma a vita cuntinua,
    tra gioia e dispiaciri
    e nuautri chi putemu diri?
    Na rivulgemu ‘o Signuruzzu
    e dicemu ‘na prijera
    ‘ppi sta sfurtunata
    genti d’Abruzzu!!!

    Daniela L. R.

    Dedicata a questa povera gente abruzzese dal più profondo del cuore.

  25. LIEVE

    Piove stasera
    ed il vento arrabbiato
    mi spazza la mente e i ricordi
    dal cuore.

    Lampi improvvisi….splendenti…
    saettano nel cielo e nell’anima:
    soltanto i miei occhi sono più grande
    dell’immensità….

    e
    suona piano un disco chissà dove,
    con la voce
    di questo strano vento.

    Saluto tutti gli amici di questo blog augurando loro la buonanotte.

  26. Mi è molto piaciuta la poesia di Daniela,scritta proprio con la sincerità del cuore, in un momento in cui è difficile parlare degli eventi d’Abruzzo – e anche di qualsiasi cosa – per timore di esprimere qualcosa di stonato, di meno autentico del silenzio attonito. Eppure si deve superare lo choc e non per questo raffreddare i sentimenti. Il cuore deve poter guidare il braccio al lavoro e la mente al pensiero. Mi sembra che pur nella polvere delle macerie l’anima della gente, l’anima delle opere umane mantengano la loro statura, la loro forma. Incrollabili.
    Mi fermo un attimo ad ascoltare il disco che suona, di Rita di Vincenzo. Suona piano, chissà dove. Forse è la somma dei nostri pensieri accorati che viene percepita e tradotta in poesia.
    Avete notato amici e amiche com’è bello il sole che è tornato a splendere, e il cielo azzurro? A volte ci si dimentica della bellezza dei doni della vita. Ci si ricorda più facilmente di loro quando ci vengono sottratti.
    Ieri vedevo al Tg i bambini dell’Aquila nel campo sportivo che giocavano e parlavano della loro esperienza con la stessa naturalezza con cui si parla della scuola, degli amici, dei giochi. Anche in quell’immagine ho visto la vita che si risolleva, ho compreso il senso della speranza e l’idea di futuro.
    Un caro saluto a tutti voi.

  27. Grazie amici miei per tutto quello che avete scritto. Ieri è stata la mia giornata del silenzio. Le immagini televisive di tanta catastrofe mi lasciavano dentro uno scoramento tale che si riversava solo in un profondo silenzio. Quando si dice che spesso non ci sono parole è proprio questa dolente sensazione che produce solo silenzio. Adesso ho trovato le vostre poesie e le vostre considerazioni e qualcosa si è riacceso dentro di me. Adesso metto al loro posto le poesie e traduco quella di Daniela, sono bellissime, grazie ancora di poterle esporre su questo mio blog.
    Mi piace l’immagine dei bambini che mi lascia Raffaele e quella della neonata mensionata nella poesia di Daniela. I bambini vivi e lieti sono la luce del mondo.

  28. Ciao a tutti.
    Il mio silenzio è legato ad un eccesso di lavoro. Ieri sono rientrato alle ore 22, comunque questo non mi ha vietato di leggervi.
    Che dire del sisma. Sono d’accordo con Tosca, che spesso il silenzio ha una grande valenza, ed ha più profondità di parola di quella spesa con frasi di circostanza.
    Raffaele,bella anche la tua immagine di vita sui bambini;sono sempre i più forti. Ieri ascoltando la radio, ho sentito l’intervista ad una vecchietta. Guardava i ruderi seduta, perchè aveva rifiutato di essere trasferita in albergo, e quando la giornalista gli ha chiesto cosa faceva li(era meglio che andasse) lei gli ha riaposto che quella era la sua vita, le sue cose.Bellissima quest’immagine di guardare avanti nonostante l’età. Infatti non ha detto quella era la mia vita, ha detto questa è la mia vita.
    Comunque ancora una volta lo zoccolo duro dell’Italia si tirerà fuori, tra poco finiranno le parole accoppiate alle promesse e saranno queste persone tra mille difficoltà a portare il futuro anche dentro ad ognuno di noi.

  29. Possiamo sperare

    Seduta in silenzio
    guardi nel vuoto,
    dove tutto sembra fuggire lontano;
    dileguarsi nell’etere.
    Calcinacci
    somigliano a vecchi solitari,
    dagli occhi tristi,
    ma sò
    che ancora possiamo sperare.

  30. La speranza è la forza dell’umanità passata attraverso millenni di guerre e sciagure, ma con lo sguardo sempre avanti alle risorse dell’avvenire.
    Adesso c’è tanta gente che si dispera, ma tanti altri che sperano di ricostruire e lo faranno.
    Il grande dolore è per le vite spezzate, specialmente quelle giovani, è il grido di chi perde la speranza dopo che è stato rimosso con cura l’ultimo calcinaccio della liberazione.
    Si va a dormire con tanti sogni e tanti progetti per il giorno dopo, per l’avvenire, e, poi, il buio e il tremito della notte che inghiotte ogni cosa.
    Le cose che prima avevano un senso sembrano perderlo.
    Scrollarsi di dosso la polvere e proseguire è l’eroica impresa di ogni essere umano.

    Grazie Natale per la poesia che hai inviato, dice molto di più dei suoi versi, è un quadro che si stampa nella mente e nel cuore.

  31. Sì,Natale: ancora possiamo sperare. Qualcuno lo diceva ieri in Tv: “Il mondo è andato avanti perchè le opere buone – in tutti i sensi – hanno prevalso su quelle cattive”. A prima vista può sembrare un concetto semplice, magari banale, semplicistico e apodittico,ma osservandolo con l’intelligenza del cuore, specialmente oggi, secondo me è vero,senza bisogno di farci sopra ulteriori considerazioni. Per cui speriamo. Facciamoci semplici in questa certezza, come il sole che sorge – semplicemente – ogni giorno, come l’erba che cresce – semplicemente- dalla terra offesa e sconquassata, come le buone opere che – senza il rumore della “grandeur” di turno – si fanno, agiscono spesso nel silenzio e rimettono a posto le cose e le persone.
    Il cielo ci aiuti e ci consigli in questo impegno di crescita. Gli eventi hanno anche un implicito valore simbolico, per chi li vuole considerare oltre il livello manifesto. E’ giusto,Tosca: “Si va a dormire con tanti sogni e tanti progetti per il giorno dopo, per l’avvenire, e, poi, il buio e il tremito della notte che inghiotte ogni cosa. Le cose che prima avevano un senso sembrano perderlo.” Già. Sembra che tutti si debba vivere,come sta scritto nel Vangelo, “Coi fianchi cinti e le lucerne accese” (Lc. 12,35), cioè pronti a ripartire,anche nel buio (buio come metafora della caduta delle illusioni, delle fragili certezze, della precarietà dei beni materiali). Non intendo qui fare una riflessione religiosa (che ritengo molto privata e intima, per chi ne sente l’esigenza) ma penso che certe “colonne” della nostra cultura spirituale siano molto importanti, a prescindere dalla fede. Buona giornata a tutti.

  32. Ancora una giornata uggiosa…di quelle che ti avvolgono in un bozzolo di malinconia malgrado i peschi siano già fioriti…che fare? Meglio scrivere per liberarsi l’anima attendendo che il lieve pianto del cielo lasci il posto al garrire delle rondini….Un saluto a tutti.

    “Ancora
    riprendo antichi sentieri,
    nuvole del cuore passeggere.

    Velata d’incoscienza
    conto le ore…
    e rugge all’apparente sereno
    una rapace morsa:

    sono, io so..spire inestricabili..

    Tutto cancella il tempo
    col suo lume di pallido sonno”.

  33. GIOVEDI’ SANTO

    Lascia che oggi resti desto il cuore
    e con la mente vegli la coscienza,
    mentre risuona ancora quel fragore
    di terre torturate con violenza.

    Qualcuno chiede: “Dove sei Signore?”
    Qualcuno vive nell’indifferenza.
    Qualcuno va e rapina senza onore,
    come rapace nella sua insolenza.

    Tanti si fanno palchi di parole
    e stanno come attori sulla scena,
    cogliendo l’occasione per venire

    a disquisir di quanto ci si duole.
    Ma c’è un’umanità in tale arena
    che nel soccorso vuole intervenire.

  34. Arrivano sempre più stupende queste poesie.
    Grazie Rita oggi mi sento proprio addosso tanta uggiosità e la tua poesia si specchia dentro di me.
    Grazie Raffaele per quest’altro tuo bel lavoro. Spero che si affaccino in tanti su questo blog per poter leggere queste poesie, perchè meritano veramente la massima divulgazione.

  35. Ciao Raffaele
    E’ molto bello quello che hai scritto.Oggi vedendo nuove scene del sisma, ho visto le persone ancora con la paura intatta dentro gli occhi. Ed ho pensato a quello che mi raccontava la mia nonna paterna. Lei è venuta a mancare poco tempo fà e nonostante la sua lunghissima vita, portava sempre la paura e l’immagine dello sconquasso del terremoto di Linera del 1914;immagini che ha portato fino ai nostri giorni senza il minimo affievolimento.
    Neanche la guerra gli ha messo paura, nonostante ha subito lo sfollamento della sua casa in quando i tedeschi ne hanno fatto il loro quartiere generale. Sarà che la guerra nella sua grudeltà la puoi gestire mentre il sisma ti prende sempre allo scoperto e di sorpresa.
    Comunque pensiamo positivo e se c’è qualche persona del luogo che ci legge, sappi che siamo solidali con loro. E il nostro patrimonio come il loro non scomparirà perchè siamo radici del nostro pensiero, coltivato da chi conosce l’appartenenza del proprio passato.

  36. E’ vero Natale, credo che certe paure non si possano più scrollare di dosso anche se la vita scorre e finiscono in un sottostrato, ma di sicuro non se ne vanno definitivamente.
    Ho spesso sentito dire alla gente di fuori come mai non abbiamo paura della lava del nostro vulcano. Ho sempre risposto che per noi non è un pericolo vitale, è solo un pericolo per i beni materiali che può distruggere, ma dà tutto il tempo per mettersi in salvo e per portare via anche quello che si può. Ho aggiunto che il problema serio sono invece i terremoti, ma che quando il vulcano è in eruzione è meno probabile che avvengano.
    Il terremoto è fatto di pochi istanti e lascia devastazioni che, a volte, non basta una vita.
    Proprio non ci voleva questa sciagura, è difficile accettarla per noi che la viviamo dal di fuori, non riesco ad immaginare, a quantificare del tutto, il dramma di chi ci si trova coinvolto.
    Confido nel coraggio, nella speranza, nella fede, nella forza, nella fortuna e quant’altro possa venire in aiuto di ogni essere umano disperato.

  37. Questa poesia l’ho scritta leggendo “il sole malato”

    AIDS
    E’li,
    con l’amore in mano,
    sola;isolata.
    Da due anni
    ha lasciato il futuro.
    Ha un’unica compagnia:l’AIDS.
    Piange con l’ultima flebo,
    ormai parlano le ultime gocce,
    si sentono anche sussurri.
    Amare è anche morire.
    Sogni dorati a tutti.

  38. Struggente questa poesia sull’ AIDS. La malattia è un’isola infelice dove la solitudine spesso ha per compagnia solo i ricordi. Fortunatamente, spesso si riesce a traghettare verso la vita, drammaticamente, a volte verso la morte

  39. Hai detto bene Tosca, la malattia e la solitudine che l’accompagna incendiano i ricordi più belli ..essi sono scogli a cui ci si aggrappa perchè niente è più bello della vita e dell’esistere…

    “Goccia dopo goccia
    si spegne lasperanza,
    scoloriscono i colori del sogno..
    mentre lo sguardo assente
    vaga sulla parete bianca.

    Creatura del mondo,
    forse ti giungono ancora
    l’eco di risa,
    frammenti di vita serena
    come onde tumultuose…

    Posso udire l’urlo tuo silenzioso
    che oltrepassa i confini del tempo
    per approdare ai lembi dell’infinito”.

  40. Buona Pasqua carissima Rita. Le rondini in cielo oggi non ci sono state, ma voli di serenità e speranza spero non siano mancati a nessuno.

  41. Nella speranza che i vostri sogni siano bellissimi vi lascio con una mia poesia.
    Al confine della vita

    Esistenze nude
    vagano ai confini della vita.
    Vagano verso l’ignoto
    senza lasciarsi vincere
    per custodire una verità
    prigioniera del loro essere.
    Vagano insieme
    obbligati alla morte
    per non tradire se stessi.
    Da un albero che soffre
    si stacca l’ultima foglia;
    anch’essa è stanca
    e insieme oscillano come vecchi timonieri.
    Ora sono struttura,
    strisce di realtà
    che si confondono col passato.
    Da una fessura
    vedono passare un uomo
    che cammina senza fretta,
    lo vedono inginocchiarsi
    e fare il segno della croce
    con la morte nel cuore.

  42. Splendida poesia,Natale. Molto vera. L’altro giorno ero alle esequie di una mia carissima zia e ho ancora nell’anima, nel cuore e nella memoria questo sconvolgente confronto con “sorella morte”.

    GIORNO DI SOLE

    I miei occhi si tuffano
    nel mare come al mattino
    i voli dei gabbiani.
    Scintilla l’onda sul golfo
    e Capri laggiù mi parla,
    m’interroga, mi chiede
    di te, Zia Tita.
    E io non so. Confuso,
    dalla terrazza Mergellina,
    le palme, il porticciolo
    mi dicono: “Nulla è cambiato.
    ‘O sole è sempre ‘o stesso.
    ‘O core vive e nun tramonta maje”.
    Ora m’illumino. Respiro
    l’aria fina del parco, al Belvedere.
    A te sorrido e penso:
    “E’ ‘o vero!”

  43. Grazie Raffaele. La cara zia Tita adesso vive un po’ anche in tutti noi e ribadisco, se già l’avesso detto, che si vive anche nei pensieri degli altri e si resta un po’ vivi finchè siamo nel pensiero di qualcuno. Quando qualcuno ci lascia, l’assenza spesso è un peso insopportabile proprio perchè tutto sembra improvvisamente non voler parlare, ma gridare la presenza di quella persona. E la vita che scorre uguale con le stesse cose e gli stessi ritmi sembra così inopportuna, così mancante di rispetto. Invece la vita scorre, imparziale per tutti, e le persone care rimangono dolcissime nei ricordi che si trasformano a loro volta in linfia vitale. Ciao zia Tita, nella tua nuova essenza, sei giunta anche da gente sconosciuta che pare, invece, d’essere spesso passata sotto la tua terrazza e averti vista sporgere e muovere la mano in segno di saluto.
    Questa poesia mi ha riempito il cuore di un umore nuovo. Oggi è stata una giornata snervante, la tua zia Tita pare avermi fatto una carezza e rasserenata.
    Ti piazzo subito in bella mostra questo capolavoro. Ciao Raffaele.
    E ancora vorrei dire che questa poesia oggi l’ho vissuta in maniera ancora più toccante perchè ho visto tanta tristezza negli occhi di una mia collega che ha perduto da poco una persona a lei carissima. Le auguro che trovi presto la via della consolazione. Un abbraccio a tutte le persone che stanno elaborando un lutto.

  44. Grazie a te,Tosca, per aver condiviso questo momento. Se vuoi vedere la vista dalla terrazza della zia Tita puoi andare al sito: http://www.raffaelerusso.it/Miscellanea/Nuove_poesie.html
    L’idea di un suo saluto e di una carezza rasserenante mi pare molto veritiera e in linea con il carattere della zia, cordiale e affettuoso, talvolta un po’ burbero, ruvido, ma sempre solare, diretto. E’ stata una gran donna. Per la sua figlia maggiore disabile, mia cugina Serenella – un’anima grande, semplice, ma di una saggezza infinita (colgo l’occasione per dirti che condivido col cuore e con l’intelligenza quello che hai scritto sui disabili…ho lavorato per tanti anni con queste persone e le loro famiglie e devo solo ringraziare per quanto mi hanno donato,sia sul piano tecnico che sul piano spirituale). La zia Tita, vera pioniera, ha realizzato già decenni fa a Napoli, poi a Marano (Na) un Centro di Riabilitazione, il Centro “Serena” (dal nome della figlia. cfr. : http://www.serenasas.it/centro.html )
    La zia Tita è morta a 88 anni lo scorso Lunedì Santo e per l’ultima volta io l’ho vista martedì. A Napoli era una bellissima giornata di sole. Credo che l’amore sia come il sole, con la sua forza, con la sua luminosità, con la sua generosità. La zia Tita (Ernestina) ne aveva tanta. Sono orgoglioso di essere suo nipote. Per di più il primo di tanti nipoti. Ho una lunghissima storia da ricordare e i ricordi sono vita.

  45. Avevo spedito un commento,ma vedo che è in attesa di moderazione. Forse si tratta di un sovraccarico,perchè conteneva due link. Provo quindi a spedirtelo in due parti:
    Grazie a te,Tosca, per aver condiviso questo momento. Se vuoi vedere la vista dalla terrazza della zia Tita puoi andare al sito: http://www.raffaelerusso.it/Miscellanea/Nuove_poesie.html
    L’idea di un suo saluto e di una carezza rasserenante mi pare molto veritiera e in linea con il carattere della zia, cordiale e affettuoso, talvolta un po’ burbero, ruvido, ma sempre solare, diretto. E’ stata una gran donna. Per la sua figlia maggiore disabile, mia cugina Serenella – un’anima grande, semplice, ma di una saggezza infinita- ha fatto grandi cose (colgo l’occasione per dirti che condivido col cuore e con l’intelligenza quello che hai scritto sui disabili…ho lavorato per tanti anni con queste persone e le loro famiglie e devo solo ringraziare per quanto mi hanno donato,sia sul piano tecnico che sul piano spirituale).

  46. ( Segue) La zia Tita, vera pioniera, ha realizzato già decenni fa a Napoli, poi a Marano (Na) un Centro di Riabilitazione, il Centro “Serena” (dal nome della figlia. cfr. : http://www.serenasas.it/centro.html )
    La zia Tita è morta a 88 anni lo scorso Lunedì Santo e per l’ultima volta io l’ho vista martedì. A Napoli era una bellissima giornata di sole. Credo che l’amore sia come il sole, con la sua forza, con la sua luminosità, con la sua generosità. La zia Tita (Ernestina) ne aveva tanta. Sono orgoglioso di essere suo nipote. Per di più il primo di tanti nipoti. Ho una lunghissima storia da ricordare e i ricordi sono vita.

  47. Ciao Raffaele
    Grazie per quello che scrivi e per come ci fai vivere quello che ti ha donato la zia Tita.

  48. Ecco Raffaele, ho ripescato il tuo commento che era finito in moderazione, sì, è vero succede quando lo stesso commento contiene due link. Sono passata, virtualmente, dal Centro “Serena” ed ho goduto della magnifica veduta dalla terrazza della zia Tita. Sarà stata una persona eccezionale!
    Sono certa che un giorno la racconterai ai tuoi lettori questa magnifica storia, io l’aspetterò. Avrà le giuste tinte e i giusti accenti, sarà uno specchio di vita unico e simile a chissà quanti altri, ma sentito con l’esclusiva chiave del tuo cuore, col sentimento che rende ogni cosa esclusiva.
    Ho pensato di mettere il link del Centro “Serena” sul thread “Diversi” perchè merita di essere notato con tutto il coraggio, la tenacia e l’amore che reca verso chi vive, non per propria scelta, diverso.

  49. Una mia poesia.
    Il vagabondo
    Amava la vita,
    con momenti pressocchè immutabili.
    Amava l’uomo,
    ma aveva paura del mondo
    agli occhi della gente.
    Erano vicini;
    ma era un mondo
    ormai irreversibile,
    amava la vita
    anzichè difenderla.
    Ascoltava invecchiando
    il ritmo invalicabile dei giorni.
    Ma per lui
    era un lusso restare in vita
    e come i vecchi “faraoni”
    chinò il capo
    per vivere dopo la morte.

  50. TEMPORALE

    Limpida sera di maggio
    nel tuo azzurro vedevo
    palpitare ricordi d’estate.
    Rapito nei voli delle rondini
    dimenticavo il peso del vivere,
    feroce presagio che esangue
    regala la mano del tempo.

    Ma la notte ha inghiottito la luna
    gettando una coltre ululante
    sullo sguardo incredulo della terra.
    In un attimo scagliando schiaffi
    la pioggia è giunta, obliqua e buia.
    Chiudendo le finestre,
    ai lampi ho chiuso gli occhi,
    al turbamento il cuore.

  51. Ciao Raffaele, è piacevolissima poesia che evoca il cambio repentino del tempo
    Anche qui si profila una burrasca, il cielo si è incupito di nuvole scure. Avevo una gran voglia d’andare a passeggiare, ora che avevo finito il mio da fare! Questa stagione è troppo dispettosa, non me ne ricordo di così strambe!
    Mi piace infinitamente l’ultima strofa di questa tua poesia appena inviata. Chiudere le finestre e lasciare che dentro ci sia la pace, la primavera in ogni stanza perchè al di là della temperatura e dei fenomeni atmosferici è il temperamento che salva. Ognuno è signore assoluto del proprio stato d’animo e ciò che ci circonda alla fine è solo un eco da ascoltare come meglio piace.
    Se pioverà chiuderò le finestre e invece di passeggiare troverò altri sollazzi in questa mia casa piena d’affetti. Buona giornata a tutti pioggia o sole che sia.

  52. Ciao Tosca e grazie per il commento, sempre attento e ispirato. Sul mio sito ho trasferito quest’ultima poesia e – nella pagina delle foto – oltre al “colore verde” troverai anche una “gioia di vivere” sicuramente familiare. Inoltre c’è un piccolo documentario sulla cornice ambientale del pranzo di pesce del 25/4 u.s.di cui ho ampiamente parlato giorni fa. Ho un quesito: può essere che “sciddico” e “liscìa” intervengano in combinazioni diverse nell’ispirazione poetica e artistica?

  53. Ciao Raffaele, mi rimandi il link del tuo sito che questa volta me lo metto su preferiti così non devo andarlo a ricercare tra le pagine di questo blog. Grazie mille.
    Al tuo quesito non so rispondere molto bene, ma credo sia possibile che intervengano in combinazioni diverse nell’ispirazione poetica e artistica, soprattutto credo che da una zona all’altra della stessa sicilia le espressioni linguistiche possano differire di significato.
    Certo che tra questo “sciddico” e “liscìa” c’è una linea di demarcazione talmente sottile che tutto dipende, secondo me, più che dal significato intrinseco dal contesto e dall’intonazione della parola stessa.
    Aspetto al più presto il link del tuo sito che sono curiosa di andare a vedere. Vado a fare un giretto con la famiglia, quando torno spero di trovarlo. Ciao a dopo.

  54. Raffaele, sono di una bellezza limpida tutte le tue foto, hanno una luminosità particolare, ma meraviglia delle meraviglie il gattone (o la gattona poichè non si discerne) a pancia all’aria mentre si grogiola al sole. Una voglia irrefrenabile di solleticarle la pelliccia per sentire il combattimento delle zampe sulle mani, con gli artigli appena accennati per non graffiare. Ora chi non lo sapeva lo sa, chi lo sospettava ha la conferma, sono una “gattara” irriducibile.
    Buonanotte a tutti quanti e sogni gatti, matti, manti, mani, umani. Non ci fate caso è l’orario della mia bizzarria.

  55. E’ una gatta. E’ socievolissima, curiosa, golosa, opportunista e accetta carezze con moderazione, altrimenti morde. I gatti ci insegnano in modo perfetto la prossemica e il rispetto reciproco. Sono creature magnifiche. Alcuni esemplari poi raggiungono vertici oserei dire spirituali di straordinaria altezza e poesia.

  56. Buongiorno a Tosca e a tutti voi. Il mattino è sereno e soleggiato. La temperatura è mite. Auguriamoci una nuova giornata di luce e di ispirazione per ogni nostra più vera e profonda necessità.

  57. Ciao Raffaele, concordo pienamente su tutto ciò che dici riguardo ai gatti. Come si chiama la magnifica felina della tua foto?
    Tra poco scappo, devo rientrare al lavoro.
    Adesso anche Dino pare che abbia gli stessi problemi di visualizzazione di questo thread così come Daniela e Rita. Ma che sarà?
    Io non ci capisco proprio.

  58. Il nome della gatta? Non so. E’ la gatta di un vicino di casa, praticamente la sosia della mia gatta che mi è morta qualche anno fa, dopo aver trascorso con noi quattordici indimenticabili anni. La mia gatta si chiamava “Ciccia”. Quando chiamo questa gatta (sosia,ma non replica della “Ciccia”) mi vengono spontanei gli stessi richiami di allora. Tu saprai certo che i gatti avvertono non solo le voci,ma i suoni delle parole per loro sono fondamentali per decifrare l’intenzione comunicativa dell’essere umano. Non solo i suoni delle parole, ma i fruscii, i sibili, i gesti che accompagnano il richiamo. Forse anche l’emozione,l’affetto epidermico. Hanno un sesto senso e risvegliano il nostro sesto senso.Io ho chiamato questa gatta “Cicciàs”. Un nome che mi è venuto spontaneo, attraverso la modulazione del mio richiamo e il feedback espressivo della gatta. Anche stamane Cicciàs si rotolava al sole e io le ho carezzato il muso. Poi le ho dato un bastoncino alimentare per gatti. E’ sempre un momento di comunicazione.E di poesia..
    Circa i problemi di visualizzazione di questo thread non saprei. Io attualmente qui vedo tutto perfettamente.A presto.

  59. Ciao Raffaele
    E’ molto bello tutto quello che hai mandato, compreso le poesie.Anch’io come te e Tosca amo i gatti. La mia “Carlotta” sta nella nostra famiglia da 17 anni, e sono completamente d’accordo con quello che hai detto tu.
    Auguro a tutti una bella settimana.

  60. Ciao Natale, bentornato con la tua Carlotta. Dove l’hai postata la poesia, dimmelo che la trovo e te la metto a posto. Scusami se mi è sfuggita rimedierò appena mi darai le indicazioni.
    Speriamo che sia davvero una buona settimana, io ho un sacco di lavoro mattina e pomeriggio, ma passerà anche questa.
    Buonanotte a tutti quanti e tante belle fusa a Ciccias e Carlotta, alias C&C.

  61. Ecco fatto, ho appena finito di sistemare le poesie di Dino e inserito anche quella di Natale “Il vagabondo” che mi era sfuggita e me ne dispiace, l’ho appena ritrovata e riletta con molto interesse. Grazie a tutti, devo scappare al lavoro. A stasera.

  62. Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marca,
    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
    chi non parla a chi non conosce.
    Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
    Muore lentamente chi evita una passione,
    chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i”
    piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno buttare il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
    chii è infelice sul lavoro,
    chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
    Lentamente muore chi non viaggia,
    chi non legge, chi non ascolta musica,
    chi non trova grazia in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
    chi non si lascia aiutare;
    chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna e della pioggia incessante.
    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
    chi non fà domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivo
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
    Soltando l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
    Neruda
    La voglio dedicare a tutti i miei compagni di classe.
    Buona Notte e fatevi sentire.

  63. Ciao Natale. E’ un po’ tardi (sono le 0.50) e devo andare a dormire. Rinvio ad un orario diverso la lettura di Neruda. Buona notte

  64. Ho letto il tuo Neruda,Natale. E’ uno scritto tremendamente vero. Nel suo assolutismo, schiacciante. Ha qualcosa di lapidario, a suo modo di… evangelico. Nella sua splendida perfezione però un po’ sgomenta. Perchè forse un po’ tutti – chi più chi meno – un po’ “moriamo” nelle nostre imperfezioni, nei nostri limiti e nelle nostre incoerenze. Un po’ tutti siamo obbligati a chinar la fronte consapevole dinanzi alla maestà delle Verità e delle Leggi distillate nei secoli dall’umanità alla quale apparteniamo, e talvolta a batterci il petto mirando all’assoluta, razionale idealità.
    La vita è comunque un’esperienza reale,piaccia o no. Tutti la si vive come in una barca a remi. Tocca al soggetto remare e nessun altro lo può fare per lui. Io credo che questa sia la prima impresa. Poi c’è chi rema pensando prima di tutto a sè e chi rema pensando prima di tutto a come remano gli altri. C’è chi chiama la sua barchetta semplicemente “Carolina” e chi invece la chiama “Eccellenza” e si sente il dio del mare. Buona giornata,compagni di scuola.

  65. ILLUMINAZIONE

    Buongiorno, Ideale!
    Ti risvegli all’alba
    e con occhi annebbiati
    cerchi il sole per definirlo
    nella sua maestà, e mestamente
    lo vedi distante, irraggiunto.
    Quanto più santa e saggia
    senza saperlo è quella mosca
    che beatamente si liscia le ali
    sul filo d’erba, splendida
    gemma di luce nel raggio
    del nuovo giorno.

  66. Ciao Raffaele, le immagini delle tue poesie sono sempre così vive e immediate. In quest’ultima colgo l’ironia della grande ricerca umana dell’ideale assoluto e la noncuranza della mosca che si liscia le ali. Mi piace molto.

  67. Ciao Natale, conoscevo già questo meraviglioso scritto di Neruda, ma è stato un piacere riassaporarlo qui insieme a tutti voi. Grazie quindi per la dedica a tutta la classe.

  68. ciao, la poesia non è di Neruda, comunque è egualmente bella… http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/poesia-neruda-no/poesia-neruda-no.html

    Sto usando firefox della pendrive, perchè con l’explorer non riesco a vedere tutte le pagine e preferisco non rimanere molto, perchè non so se funziona l’antivirus, non appena sistemata la cosa rimarrò più a lungo e leggerò tutte le cose scritte, grazie a Tosca per aver sistemato le mie (“paesaggio” e “vastità blu” sono due poesie diverse), a presto e vista l’ora…, notte
    Dino

  69. Penso alla tua poesia.Natale. (“…Ma per lui era un lusso restare in vita e come i vecchi “faraoni” chinò il capo per vivere dopo la morte.”) E’ dolcemente ambivalente perchè parla di miseria e di regalità, di morte e di sopravvivenza. Il capo reclinato del vagabondo mi fa venire in mente l’ultimo movimento degli uccelli prima della morte: alzano prepotentemente il becco e lo sguardo verso l’alto (come a cercare il sole? come (in una sorta di regressione) ad invocare un’imbeccata salvifica?, poi reclinano il capo per sempre in un ultimo movimento di fremito delle ali (come ad evocare il “volo” estremo, l’estrema migrazione verso il paradiso dei volatili?). Veramente suggestiva e ispirata. Buona giornata a te e a tutta la classe.

  70. Ciao Dino penso di aver finalmente sistemato tutto, caso mai fammi sapere, sono sempre pronta. Ti auguro una stupendagiornata.
    Ciao Natale e Raffaele, è proprio vero come dicono gli inglesi: “Two heads are better than one”. Se la tua poesia Natale era di per sè stupenda, il commento che ne fai tu Raffaele la connota e la rende ancor più suggestiva. Come i pianisti che suonano a quattro mani, due poeti insieme che musica regalano al mondo!

  71. Ciao Raffaele
    Ti ringrazio per quello che scrivi della mia poesia. Io scrivo la realtà che sento e che vivo, e le persone che vivono ciò sicuramente impreziosiscono la mia vita, fatta costantemente di immagini multicolori.
    Grazie anche a te Tosca.

  72. UN’ AIUOLA

    Vorrei un’aiuola.
    Solo una piccola aiuola
    fiorita ancora di sogni,
    di attese in boccio,
    di colori non sbiaditi
    dai raggi implacabili del tempo.
    Vorrei un’aiuola, una piccola aiuola
    che aprisse i cancelli sui viali
    di un giardino infinito.
    Là certo ti ritroverei
    sotto l’ombra dei lecci,
    nelle danze lucenti
    di una farfalla.

  73. ULTIMA LUNA DI MAGGIO

    Ultima luna di maggio,
    falce librante, un sorriso
    distratto concedi, lampada
    fatua, alle braccia protese
    dell’abete. All’imbrunire
    tu accendi illusioni.

  74. Grazie Raffaele per questa tua poesia, stasera qui il cielo è senza luna, coperto dalle nuvole, e questa che tu descrivi mi pare d’intravederla attraverso le tendine della cucina, accento argerteo sulla cima del vulcano.
    Come al solito la poesia ha ritmo e immagini coinvolgenti, così tanto che invita quasi a rispondere in versi. La metto subito ad arricchire la collezione.

  75. SERENATA DOLENTE

    Accanto a te
    il mondo sembra vuoto.
    Scialbi i colori
    si fanno al tuo passaggio.
    Tu che l’omaggio ambisci
    e l’attenzione e il plauso
    passi con vacuo sguardo
    sublime indifferenza.
    Se tu sei stella
    di certo sei compagna
    di un solitario navigante
    e in mare ti fai bella
    per indicar te stessa
    non tanto a lui la via.
    Glaciale meraviglia
    un giorno ti vedrai
    non più unica a rara.
    Ti disferai come neve
    nel tepore delle lacrime.

  76. Ciao Raffaele, sublime come al solito la tua poesia,anche se non ha la solarità delle altre, il suo fascino sta in una solitudine che pare personificarsi. Una solitudine talmente idifferente che fatica persino a palesare il dolore. E’ profonda, molto profonda, ma non voglio commentare altro perchè mi pare di sciupartela, parla troppo bene da se stessa, ogni parola in più ne macchia la primigenia emozione.
    Complimenti.

  77. Ti ringrazio molto per il commento e per l’interpretazione che mi sembra davvero azzeccata. Ho cercato di cogliere un’idea e la sua scia di emozioni. Ho composto una figura virtuale, come un identikit in cui si riflettono diverse immagini, spunti reali.Buon pomeriggio.

  78. IL CAMINETTO

    Conosco un caminetto,
    un focolare acceso
    dove da tempo ardono lingue
    di fiamma crepitante.

    Vive perenne il fuoco
    e s’alimenta come per magia
    grazie alla legna d’alberi diversi,
    di fascine, di rami, di cortecce.
    Ardono essenze fumiganti
    con aromi svariati e differenti.

    A volte il fuoco ha forza
    e illumina vivace la serata
    di molteplici fiamme incoronato.
    A volte appare come brace
    solitaria, pensierosa,mesta
    e nella semioscurità
    quasi dolente invoca l’alimento.

    Il caminetto ha un’anima che arde:
    a volte riflessiva, a volte allegra
    fa crepitar scintille luminose.
    E’ come il porto che accoglie il navigante
    e per un po’ lo fa sentire a casa.

  79. Anche se fa caldo, “Il caminetto” di Raffaele è ben gradito perchè si accende nell’animo dove il depore non guasta mai.
    Ho colto in questo caminetto una metafora del blog, sarà che mi è tanto piaciuto che lo fosse. In ogni caso me lo hanno suggerito i richiami: “legna d’alberi diversi… con aromi svariati e differenti”, “E come il porto che accoglie il navigante e un po’ lo fa sentire a casa”.
    Un altro bel lavoro Raffaele, complimenti! Vado a mettere subito in archivio anche quest’altra poesia.

  80. Era proprio un’ intenzionale metafora del tuo blog per come io personalmente l’ho vissuto, complessivamente e nei dettagli, in questi mesi d’esperienza di condivisione.

  81. Credo che l’importante sia mantenersi liberi nello spirito. Il camino come il computer possono essere mezzi, strumenti, “luoghi” in cui cogliere la poesia, ma anche il senso più autentico delle cose.

  82. Ma lo sai Raffaele che questo camino stasera ci voleva proprio. S’è levato un freschetto così innaturale per il periodo. Roba da non crederci. Se avremo un’estate così matta speriamo d’avere un buon sistema immunitario che si adatti agli sbalzi climatici, altrimenti sarà peggio dell’inverno.

  83. Sì,sono giornate fresche come d’Ottobre. Questa altalena di climi, questo andirivieni di stagioni producono un’esperienza davvero singolare, quasi magica che, tutto sommato può ispirare e suggerire una certa elasticità adattiva. Buona serata a tutti gl’isolani!

  84. POMERIGGIO DI NOVEMBRE

    Il viale di platani, il cielo pesante
    di nembi. S’oscura anzi tempo
    questo breve pomeriggio autunnale.
    Attendono il verde le auto incolonnate,
    svogliatamente, come file di automi.
    Ed ecco nel cielo di ghisa appare un volo.
    Volteggia, s’avvita come un uccello colpito
    dalla mira di un cacciatore. Tra i rami
    danza come una farfalla impazzita.
    Finchè il faro di un’auto impietoso
    illumina una foglia di platano che misera
    va sull’asfalto. E il verde s’accende.

Leave a Reply