LA PAROLA MAMMA ( scritta per gli alunni per la festa della mamma)

MAMMA

Mamma è una parola antica

una parola amica.

Mamma è una parola precoce

che fa dolce la voce.

Mamma è una parola corta

ma che a lungo conforta.

Mamma è una parola grande

come un grembo

e piccola come un sussurro.

E’ come il sole in un cielo azzurro

che illumina la strada della vita

di gioia infinita.

Mamma è una parola tra le tante

ma è la più importante

che ci sia

e oggi che è la tua festa

mi batte nel cuore, mi frulla nella testa

per questo t’abbraccio forte mamma mia.

La maestra

(Tosca Pagliari- maggio 2017)

Altre poesie dedicate alla figura della mamma:

Le mamme del nuovo millennio

http://www.lefotosalvate.com/blog/le-mamme-del-nuovo-millennio/

Parlano le madri

http://www.lefotosalvate.com/blog/parlano-le-madri/

Madre

http://www.lefotosalvate.com/blog/madre/

IO SONO ( quando l’identità è fanciulla)

Mi serviva una poesia per un lavoro sull’identità con i miei alunni, siccome non l’ho trovata ho pensato di scriverla io. Poi si vedrà l’effetto su di loro, intanto eccola.

IO SONO

Io sono me

e un altro uguale non c’è

non lo trovi neanche a girare tutto il mondo

non lo trovi né in cielo né nel mare più profondo.

Io sono il mio viso

il mio sguardo, il mio sorriso.

Io sono i miei pensieri

e tutti i miei desideri.

Io sono le mie paure

i miei sogni e le mie avventure.

Io sono tutte le mie sconfitte e le mie vittorie

io sono una storia tra migliaia di storie.

Io sono la pace e la baruffa

 il mio silenzio e la mia smorfia buffa.

Io sono la quiete e la tempesta

sono io dai miei piedi alla mia testa.

Io sono il bambino che

adesso

guardo  riflesso

nello specchio e quello

ancor più bello

 che riconosco

nel mio animo nascosto

dove tutto il mio amore è riposto.

La maestra

PROPOSITI PER LA MIA TERRA (ecologia in rima)

terra fiorita

Non voglio più sporcare

le acque del mare

voglio acque trasparenti

e pesci lucenti.

Voglio aria pulita

e natura fiorita.

Non voglio più trovare

rifiuti sparsi ad inquinare

la Terra che è madre amorosa

e ci sfama senza posa.

Voglio campi di grano maturo

distese di sano futuro,

voglio sapore di frutta squisita

voglio mordere la vita.

(La maestra)

(Tosca Pagliari-marzo 2017).

TI SALUTO GUARDIANO DEL FARO

Copertina-208x300Ti saluto Raffaele Russo detto guardiano del faro. Ti sei meritato questo appellativo su questo blog molti anni fa. Forse continuerai a fare il guardiano del faro dalla tua nuova dimensione, voglio immaginare così. Ti ritroverò tra le parole delle tue poesie, in particolare nella tua ultima raccolta “Miscellanea” quando mi hai fatto l’onore di chiedere una mia introduzione al tuo libro. Non ti ho mai conosciuto di presenza, solo attraverso i tuoi scritti e questo mondo del web. Ti voglio salutare con una tua stessa poesia, qui nella sezione “poeticamente approdati” ce ne sono tante. La sceglierò e la scriverò qui.

Ecco ho scelto questa

FOGLIE GIALLE

Gialli di foglie volteggianti sciami
tingono il vento che viene dai monti,
dove s’addensano laggiù lontani
nembi d’Autunno, neri e profondi.

Sciamano a frotte oramai i pensieri,
mentre giunge nel cuore soffocante
un affollarsi denso di misteri
che con le foglie viene altalenante.

Quale dunque sarà l’ignota sorte
di nostra vita? Quale scenario
ci verrà aperto oltre le vaghe porte
dell’orizzonte e quale l’inventario?

Volan le foglie, gialle e indifferenti.
Quanto leggere scivolano via
lasciando i rami spogli, parimenti
a congetture di filosofia!

(Raffaele Russo).

Grazie Raffaele per i brani e le poesie che ci hai lasciato, sono una grande ricchezza.

Buon viaggio e che brilli la tua essenza nella nuova dimensione.

Ciao

Tosca Pagliari

 

 

 

http://www.lefotosalvate.com/blog/miscellanea-di-raffaele-russo/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTOINTERVISTA

Chi sono?

Non sono una scrittrice e neache una poetessa.

Sono una scrivente e una giocatrice di parole.

Sono fermamente convinta che l’opera debba precedere l’autore.

Gli scrittori e i poeti sono i grandi della letteratura antica, moderna e contemporanea almeno così ho imparato sui libri di scuola.

I contemporanei di oggigiorno sono diventati una massa indistinta o che si distingue a colpi di continue apparizioni  in tutti i salotti televisivi gestiti dai soliti noti, oppure che fanno i piazzisti, in lungo e in largo per la penisola, per le cosiddette “presentazioni”. Non c’è alcun fondamento logico, se non quello del divismo, dato che si deve prima assolutamente apparire per divulgare la propria opera  riducendola ad un mero prodotto commerciale.

Il tutto nasce dalle migliaia di case editrici sparse sul territorio dove purchè si paghi ogni prodotto è valido per essere contrassegnato dal cartellino editoriale. Le altre case editrici, anzi le poche che gestiscono il grosso del mercato, i colossi irraggiungibili, per modo di dire, perchè si lasciano, più o meno facilmente, raggiungere dai soliti noti, proprio queste non si degnano nemmeno di dare una valutazione agli anonimi. Espressa questa mia modesta opinione confermo che mai e poi mai potrei essere una scrittrice o una poetessa che dir si voglia.

Non mi piace apparire, il mio volto lo conosce solo chi nella vita reale s’incontra con me. Quel che scrivo non necessita minimamente di essere collegato alla mia immagine. Delle case editrici a pagamento, che mi tessono infinite lodi non so che farmene, visto il primo impatto dovuto ad assoluta inesperienza, quelle grandi saranno anche una chimera, ma ammesso che per qualche caso fortuito dovessero darmi retta io non reggerei i loro dettami. Degli agenti letterari, che sono alla ricerca del prodotto con ingredienti dosati ad hoc per ingolosire le masse come viene loro richiesto, ho  compreso che io non faccio per loro e loro non fanno per me.

Allora fermo restando che sono solo una scrivente e una giocatrice di parole, aggiungo che “scrivo perchè così respiro”. Vengo da un passato dove per tanto tempo ho scritto e poi strappato e gettato via o addirittura bruciato. In molti mi hanno convinta a tenere e a divulgare i miei scritti che magari anche qualcun altro poteva coglierne un alito. Così ho fatto e così ho appurato che c’è chi apprezza. Poi la tecnologia ha fatto il resto e  adesso ci sono tanti altri modi di divulgare spassionatamente.

Mi firmo con uno pseudonimo perchè è stato un po’ un gioco affettivo. Tosca perchè mi è cara l’origine toscana, Pagliari per il nome di un quartiere di un paesino siciliano perchè mi è cara anche quest’origine ( in verità avrei dovuto scrivere Pagliara, ma ho preferito Pagliari perchè gli originari cognomi toscani finiscono in “i” e così come l’ho aperto il cerchio l’ho richiuso).

Quindi al di là di un nome e di un volto quel che conta è solo la sostanza. Scrivo per me e se a qualcuno può piacere che ben si accomodi nel mio cerchio.

Non sono nè timida, nè orrida, nè snob, nè frustrata nè qualsiasi altro appellativo la fantasia  possa  a qualcuno suggerire  in merito al mio modo di gestire questa cosa. A qualcun altro sembrerò una che vuol fare il grillo parlante? Può darsi, ma vi assicuro che non ho grilli per la testa. Invece un lavoro che mi dà da vivere ce l’ho già e, nonostante la fatica e le giornate più o meno difficili, mi piace tantissimo; tra tutti i lavori che avrei potuto fare è proprio quello che mi è più congeniale, sono stata molto fortunata anche se ho dovuto lottare a lungo per ottenerlo.

Per tutto il resto sono Tosca Pagliari per scelta, scrivente e giocatrice di parole per respirare.

Perchè ho voluto scrivere tutto questo? Per far conoscere il mio pensiero a chi si avvicina ai miei scritti e poi perchè così … ho preso un altro po’ di fiato.

Buona domenica a tutti.

 

 

NON PENSO

 

NON PENSO PENSIERI LOGICI
PENSIERI IN FILA.
NON PENSO.
HO PERSO IL SENSO.
ERO IN GIRO NELLA GRANDE RETE
CERCAVO CANZONI
PENSIERI DI PACE
E DI AMICI
PER BIMBI FELICI.
HO TROVATO OCCHI APERTI
IMPIETRITI
E LA BOCCA DI GRIDO INCAPACE
DI BIMBI AGGREDITI.
BIMBI INERMI E INESPERTI
OCCHI VITREI
COL FERMO IMMAGINE
DI STUPORE TRAGICO.
E DOMANI CHE DICO
AI MIEI BIMBI CON GLI OCCHI FELICI
CON GLI OCCHI CURIOSI?
CHE CANZONE GLI PORTO
PER NON RENDERLI D’AMORE DUBBIOSI
E PER NON FARE A NESSUNO TORTO?
IN CHE SPECCHIO LI LASCIO GUARDARE?
CANZONI INNOCENTI
SORRISI CONTENTI
PENSIERI OTTIMISTI
SPERANDO CHE IL MONDO S’AGGIUSTI
ANCOR PRIMA CHE POSSAN CAPIRE
L’INGANNO CHE S’È DOVUTO IMBASTIRE
PER LASCIAR LORO ANCORA  NEGLI OCCHI

SCINTILLE

DI STELLE

LEGATE COI FIOCCHI.

(Tosca Pagliari, 5 aprile 2017).

 

A Natale, diversamente insieme (recita scolastica scuola primaria classe terza)

In una notte di Natale, per magia, il presepe si anima e statuine di materiali vari scoprono il valore della diversità.

 presepe-maria-1 presepe-fumettoEcco a voi il copione inedito con le parti “cucite addosso ad ogni alunno” in base alla propria personalità e alle proprie capacità espressive.

“LA MAGICA NOTTE DELLE STATUINE DEL PRESEPE”

Cast:

PASTORE LLA Viola

PASTORE Fabrizio

CONTADINELLA Sofia

CONTADINELLA Dafne

CONTADINELLA- PRESENTATRICE  Helena

PASTORE Thomas

CONTADINO Alfio

CACCIATORE Antonio

PESCATORE Tommaso

PASTORE Riccardo

LEGNAIUOLO Simone

STELLA COMETA Maria

CONTADINO – PRESENTATORE  Enrico

LAVANDAIA –   Doriana

CONTADINELLA- PRESENTATRICE  Marta

CONTADINELLA – PRESENTATRICE (Helena)…  anche  il presepe era spento e silenzioso con le statuine ferme in un’eterna posa finché ….

 

(Inizia la musica e i pastori si animano).

https://www.youtube.com/watch?v=Of9Ym4TMpZU

(CANZONE “ E LA NOTTI DI NATALI” in dialetto siciliano)

 

(Alla fine della canzone ballata, i pastori si stiracchiano sentendosi sgranchiti e commentano)

 

DORIANA: Ah, finalmente! Non ne potevo più è da cent’anni che sto ferma. Da quando mi fece con grande abilità un ceramista di Caltagirone. Sono una statuina preziosa costretta a stare incartata nella carta velina per un anno intero dentro una scatola buia. E poi per diversi giorni a fare bella mostra nel presepe. Tutte le volte che una mano mi si avvicinava sentivo sempre lo stesso strillo: Attenta che si rompe! Stai fermo che si rompe! Uffa però mi rompo tanto anche a stare ferma.

 

RICCARDO: Io sono più fortunato, sono di plastica e ho sempre avuto la fortuna della mano di un bambino che mi spostava di qua e di là per il presepe.

 

SIMONE: Io sono tutto incollato. Ogni anno qualcuno mi faceva cadere e mi si rompeva una volta un braccio, una volta una gamba, c’è stato un momento che ho perso pure la testa. Menomale che hanno sempre rimesso insieme i miei pezzi con una colla resistente.

 

SOFIA: Io sono la più bella di tutti, ho i vestiti di vera stoffa tutti cuciti a mano da una grande sarta.

 

DAFNE: Io invece sono la più delicata, sono fatta di cera e sono fatta così bene che sembro quasi vera.

 

TOMMASO: Io sono fatto di cartone, mi ha ritagliato un bambino da una confezione di panettone e ancora profumo di dolce.

 

VIOLA: Io sono la più originale, sono nata dalla fantasia di una bambina che mi ha disegnata su un foglio di carta, di sicuro le somiglio. Nel ritagliarmi poi mi ha un po’ lacerata la gonna, ma sicuramente non l’ha fatto apposta.

THOMAS: Io ho un meccanismo dentro che mi fa muovere sempre!

 

ENRICO: Io sono di gran valore: pezzo unico intagliato in un legno pregiato!

 

FABRIZIO: Io sono addirittura di bronzo.

 

ALFIO: Io sono d’argento!

 

HELENA: Io sono proprio tutta d’oro.

 

ANTONIO: bum ! Certo che ne sparate di pallonate! Siete solo statuine del presepe.

 

SOFIA: Sì, ma mica siamo tutte uguali!

 

MARTA: Certo, altrimenti che presepe noioso sarebbe? Ma ognuno di noi è importante perché nella sua diversità serve a dare un  valore speciale ad ogni cosa, in questo caso al presepe.

 

SIMONE: Però stanotte che prodigio! Siamo statuine animate, parliamo, ci muoviamo.

 

THOMAS: Se è per questo io mi sono sempre mosso!

 

DAFNE: Lo facevi meccanicamente, come un fantoccio ora invece siamo tutti veri.

 

TUTTI: Evviva! È il miracolo di Natale!

 

ALFIO: Io ho voglia di cantare. E voi?

 

TUTTI: Sì, cantiamo, cantiamo…

 

SOFIA: cantiamo e facciamo un girotondo il GIROTONDO DI NATALE

 

( canzone: “Girotondo ballerino” cantata e ballata)

https://www.youtube.com/watch?v=2-pQHm-F1iw

RICCARDO: Adesso sediamoci un po’ e ci riposiamo.

 

FABRIZIO: Invece pensiamo.

 

ALFIO: Pensiamo all’importanza del Natale.

 

THOMAS: Allora Natale è importante per …

 

HELENA, SOFIA, MARTA: Per i regali!

 

SIMONE,  TOMMASO: Per i panettoni!

 

SOFIA, DAFNE, ENRICO: Per gli addobbi nelle case e nelle strade!

 

THOMAS, VIOLA, ALFIO: Per i giocattoli nuovi!

 

RICCARDO,  FABRIZIO:  Per le vacanze!

 

( Poi tutti insieme litigando)

 

ANTONIO: Basta! Pace! Pace!

 

(silenzio)

 

ANTONIO: Ecco! Il Natale è importante per la  PACE!  PACE NEI CUORI , PACE IN TUTTO IL MONDO.

 

(seguono diverse poesie sul Natale prese dal repertorio per l’infanzia).

FABRIZIO

Ma chi ci guiderà verso il vero Natale?

 

THOMAS

Ci guiderà una cometa

 

 ( Maria, alunna diversamente abile, è la cometa)

Maria, vestita da stella cometa, fa la sua apparizione al centro della scena

https://www.youtube.cohttps://www.youtube.com/watch?v=BQfi3RhJcj0m/watch?v=BQfi3RhJcj0

 

(canzone “Stella cometa” cantata e amimata insieme all’alunna Maria)

DAFNE: Certo che noi siamo le statuine del presepe e sicuramente il presepe a Natale è il simbolo più importante. Anche più importante dell’albero di Natale.

 

ENRICO Adesso non ricominciamo con questi discorsi dato che abbiamo capito che tutti siamo importanti ognuno a modo nostro. E l’albero di Natale è nostro amico.

 

ANTONIO Sapete che vi dico? Gli dedichiamo una bella canzone?

 

TOMMASO  Gliela dedichiamo in inglese

 

OH CHRISTMAS TREE (song)

segue: We wish you a Merry Christmas (canzone anche ballata).

 

HELENA  E adesso torniamo nel nostro presepe, ma prima vogliamo dirvi:

DORIANA – ALFIO- THOMAS – VIOLA : Buon Natale a tutti e felice anno nuovo.

MARTA – SIMONE – RICCARDO:   Merry Christmas and Happy New Year

FABRIZIO – SOFIA-  ENRICO Grazie per averci ascoltato

TUTTI: a lot of Kisses to everyone.

 

Tosca Pagliari

LA FESTA DI HALLOWEEN E LA SICILIANA FESTA DEI MORTI (discorsi fra bambini di mezzo secolo fa).

halloween-1

Gli ultimi giorni d’ottobre, la bambina notò che c’era, in tutti i suoi coetanei, una strana frenesia, un’attesa insolita di qualcosa d’entusiasmante, ma di cui lei ne rabbrividiva, perché non aspettavano altro che il giorno dei morti.

Un ragazzino se ne accorse e prese a dirle:

Babba, di chi ti scanti? Ti pottuno i jucattoli! (Sciocca, di che ti spaventi? Ti portano i giocattoli!).

– Chi, i morti? Quelli morti per davvero?

Allora comu pa’ finta? Tu pirò cià pripari l’altarinu. (Allora come per finta? Tu però gli devi preparare l’altarino).

– Come si fa? No, non me lo dire, tanto non ci provo neanche.

Babbazza, ti dissi ca non t’ha scantari. Ascuta: ci appari na’ mappina janca o ‘n fazzulettu, ma jancu a jessire pi fozza. (Sciocchina, ti dissi che non ti devi spaventare. Ascolta: ci stendi una tovaglietta bianco o un fazzoletto, ma deve essere bianco per forza.)

Ada era allibita, ma l’altro continuava tranquillo:

Ci addumi ‘n luminu, ci dici quattru prijere e cia dumanni chiddu ca voi purtatu.  Appoi, nta nuttata, quannu dormi e mancu i senti, arrivunu cchi riali.( Ci accendi un lumino, ci reciti quattro preghiere e gli chiedi quello che vuoi portato. Poi durante la nottata, quando dormi e neanche li senti, arrivano con i regali).

– I riali me li ha sempre portati la Befana.

Chi Befana e Befana, chidda è na cosa ‘nventata comu Babbo Natale, ca è babbo pi davvero. I morti, ‘nveci, ca pottuno i jucattoli ci sunu di sicuru. Non tu fanu leggiri ‘nti libri di scola picchì è cosa ca succedi sulu in Sicilia. Ma megghiu accussì, ca no sapi nuddu, accussì non su ponu insignare. Tantu jè sicuro: a mo’ patri i cosi pi jucari ci purtavunu i motti e magari a mo’ nannu. Sempri accussì a statu.(Che Befana e Befana, quella è una cosa inventata come Babbo Natale, che è scemo per davvero. I morti, invece, quelli che portano i giocattoli ci sono di sicuro. Non te lo fanno leggere nei libri di scuola perché è una cosa che succede solo in Sicilia. Ma è meglio così, che non lo sappia nessuno, in modo che non lo possono imparare. Tanto è sicuro: a mio padre le cose per giocare gliele portavano i morti e anche a mio nonno. Sempre così è stato.)

– Il mio nonno qualche giorno prima dei morti mi faceva preparare una zucca con la faccia da scheletro per farli spaventare.

Chi cosa bestia! E si i fai scantare chi ci venunu a purtariti i cosi. Tu l’ha prijari invece.  Poi quann’è jornu a gghire u cimiteru pi dirici grazie, s’allura s’affennuno. (Che cosa stupida! E se li fai spaventare non ci vengono a portarti le cose. Tu li devi pregare invece.

– Io non ci vado mai al cimitero, mi  spavento, mi scanto, come dici tu.

Allura sì proprio persa! I morti ca venunu ni tia su cristiani da to famigghia, ca magari canoscevi o iddi conoscevano a tia o a to patri o a to matri. Chi ti scanti di jre o cimiteru, cià jre pi rispettu! (Allora sei proprio persa! I morti che vengono da te sono persone della tua famiglia, che magari conoscevi o loro conoscevano te o tuo padre o tua madre. Ma che di spaventi di andare al cimitero, ci devi andare per rispetto!).

– Vale anche se erano morti picciriddi? Conosco una morta bambina, magari se venisse lei mi scanterei di meno.

Tu si propriu chiusa i testa. I picciriddi i jucattoli si tenuno pì iddi, chi ti portuno a tia! Ti piacissi esseri motta e per di chiù senza potiri jucari? I megghiu motti pì fare i riali su i motti vecchi. Chiddi anu campatu accussì assai ca poi su cuntenti di moriri e nun anu ‘mmiria di cu è vivu e si voli addivettiri. Poi, a propositu du cimiteru, di chi ti scanti? Ha visto chi  beddu u giornu di motti tuttu ciurutu ca pari ‘n  jardinu? I tombi tutti janche e puliziate, i lumini addumati, tutti i cristiani ca furriunu tunni. Ju m’addivettu, u cimiteru mi pari na festa! (Tu hai proprio la testa chiusa. I bambini i giocattoli se li tengono per loro, non li portano a te! Ti piacerebbe essere morta e per di più senza potere giocare? I migliori morti per fare i regali sono i morti vecchi. Quelli che hanno campato così assai che poi sono contenti di morire e non hanno invidia di chi è vivo e si vuole divertire. Poi, a proposito del cimitero, di che ti spaventi? Hai visto com’è bello il giorno dei morti tutto fiorito che sembra un giardino? Le tombe sono tutte bianche e pulite, i lumini accesi, tutte le persone che girano intorno. Io mi diverto, il cimitero mi sembra una festa!).

 

Così le raccontò quel ragazzino sulla strada mentre si faceva buio e lei alla fine se ne andò poco convinta e in tutta fretta.

Tratto da “Le foto salvate” (Tosca Pagliari)