BUONGIORNO OTTOBRE

 

Buongiorno ottobre

portaci un cesto di cose buone.

Portaci un cesto di cose gentili.

Portaci un cesto pieno di quiete.

Portaci un cesto

intrecciato di risa

di luce

di pace.

Facci scordare

il domani opaco,

regalaci il gusto

di sognare ancora

un mondo migliore

magari ancora imperfetto

ma con la meta

dell’aggiustamento.

Buongiorno ottobre

portaci un cesto

pieno di futuro.

 

(Tosca Pagliari – ottobre 2013)

 

 

24 thoughts on “BUONGIORNO OTTOBRE

  1. Viviamo in un mondo di paradossi: falchi sedicenti moderati che prima volano in picchiata sulla preda, poi si tramutano in colombe…senza perdere gli artigli. Se Esopo e Fedro oggi fossero tra noi potrebbero trarne ispirazione per scrivere nuove divertenti e istruttive favole.

    Pensierino della sera:
    Umore instabile ed incoerenza sono le maggiori debolezze della natura umana.
    (Joseph Addison)

  2. Ottobre

    Un tempo, era d’estate,
    era a quel fuoco, a quegli ardori,
    che si destava la mia fantasia.
    Inclino adesso all’autunno
    dal colore che inebria;
    amo la stanca stagione
    che ha già vendemmiato.
    Niente più mi somiglia,
    nulla più mi consola,
    di quest’aria che odora
    di mosto e di vino
    di questo vecchio sole ottobrino
    che splende nelle vigne saccheggiate.

    (V. Cardarelli)

  3. Ottobre siciliano
    ostaggio estivo
    d’una stagione che non molla.

    Ottobre siciliano
    foglie al vento di scirocco
    sussuri di pensiri
    ancora incapricciati di vacanza.

    Tosca Pagliari

  4. MI RICORDERO’ DI QUESTO AUTUNNO

    Mi ricorderò di questo autunno
    splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
    curva al vento sul dorso delle canne.
    La piena dei canali è salita alla cintura
    e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
    Quando sarò con gli amici nelle notti di città
    farò la storia di questi giorni di ventura,
    di mio padre che a pestar l’uva
    s’era fatto i piedi rossi,
    di mia madre timorosa
    che porta un uovo caldo nella mano
    ed è più felice d’una sposa.
    Mio padre parlava di quel ciliegio
    piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
    quest’anno non ha avuto fioritura,
    e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
    Il vento di tramontana apriva il cielo
    al quarto di luna. La luna coi corni
    rosei, appena spuntati, di una vitella!
    Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
    Sul palmo aperto della mano guardavo
    i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
    scoppiare il seme nel suo cuore,
    io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
    la conca spigata.

    (Leonardo Sinisgalli)

  5. OTTOBRE SULL’AMIATA

    …La stagione vera dell’Amiata non è quella degli ardori estivi, è anzi questa
    riposata e calante, è l’autunno.
    L’Amiata è montagna di larga groppa, fatta piuttosto per accogliere il sole che per sfuggirgli.
    Castagni dappertutto; a ciuffi solitari dove il monte è più brullo, a selvette dove un’acqua appena pullula, a grandi distese nei pianori, nelle spiagge a solatio.
    E tra le chiome dei castagni e il sole d’ottobre c’è un’intesa segreta, per cui le tinte, le variazioni e le sfumature del verde, del giallo, dell’oro, tra terra e cielo, fanno quest’accordo, questa pace che si chiama l’autunno.
    Borgate e paesi si rigirano al sole, si crogiolano, si indorano come cardi.
    Castelli di pannocchie, spighe gialle fanno cornice a finestre e a balconi.
    In questo mese poi la vita è piena, la stagione delle castagne è anche quella del vino, e le due opere s’incrociano. Gran faccende dappertutto.
    La vendemmia montanina, parca e agretta com’è, è più cara al cuore delle opulente vendemmie del piano.
    Un grappolo quando è arrivato quassù è un dono; i ragazzi, ad acino ad acino, mangiano l’uva col pane.
    Dalla valle lontana, nelle ceste, nei bigonci, nelle paniere, l’uva sale quassù a groppa d’asino.
    E’ un tapino, d’ottobre, chi non ha l’asino!
    All’ingresso del paese, la fila degli asini carica si smista da sé, ogni asino imbocca il chiassolo. il vico, la ruga, che lo condurrà alla sua tinaia.
    E che prudenza, a ma’ passi, che garbo alle voltate, agli incroci. Quando la testa dell’asino si affaccia in cantina pare che chieda ancora: “Dove scarico? Qual è il mio tino? la botte? ».

    (di Pietro Pancrazi)

    http://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-ottobre/ottobre-sullamiata-di-pietro-pancrazi.html

  6. RICORDO DI SCUOLA (acrostico)

    Odoroso d’inchiostro
    Torna un ricordo di scuola.
    Tra banchi di legno intagliati
    Ottobre ci riportava in aula,
    Ben attrezzati di cartelle,
    Robusti astucci, quaderni
    E sussidiari ancora intatti…

    (R.R., 8/10/2013)

  7. OTTOBRE

    Velati gli occhi di foschia,
    mesto questo mattino d’Ottobre
    non ha voci, né suoni, né voli
    nel parco madido di pioggia
    che ancora lacrima dai rami
    umidi di muschi misteriosi.

    Un’attesa s’avverte, aleggia
    un desiderio di sole, di colore,
    in questo freddo grigiore
    come azzurre ali di farfalla.

    (R.R., 9/10/2013)

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