Benvenuti se siete migliori di noi.

Intendo non migliori in termini di fredda tecnologia, ma migliori in sentimenti d’affetto e fraternità, spirito di giustizia, solidarietà, organizzazione economico – sociale, risorse mediche e scientifiche e  tutto ciò che di buono siate in grado di offrire a questo mondo insieme a tutti gli altri possibili mondi.

Benvenuti non umani se vi siete evoluti oltre le debolezze e le cattiverie umane e se la vostra intelligenza sia in grado di porre rimedio ai nostri sfaceli, ma se siete come noi o peggiori di noi mi auguro che siano tutte delle grosse bufale gli strani racconti sul vostro esistere.

Il tread è aperto amici miei frequentatori del blog, aspetto i vostri interventi.

Ma intendo aperto anche a voi alieni, benvenuti! Sono un’umana matta, ma ne troverete anche di peggio.

100 thoughts on “Benvenuti se siete migliori di noi.

  1. E’ il giusto “incipit”,Tosca, la canzone di Finardi.
    L’argomento è molto stimolante.
    In una lettura olistica del fenomeno non possiamo non riconoscere che l’alieno rappresenta l’Altro che è in noi, soggetti individuali, e nella umanità stessa come immaginario e inconscio collettivo.
    La vita, essendo un progressivo riconoscimento della nostra totalità, sia sul piano individuale, sia sul piano collettivo, impone sempre più incontri con l’Altro, a tutti i livelli e in itinere. Alcuni di questi incontri avvengono nella quotidianità, nella normale vita di tutti i giorni, nelle cose di casa, nel lavoro, nelle situazioni più comuni o più imprevedibili. L’Altro può essere percepito nello sguardo di un familiare, di una persona amica, di un aspetto della vita quotidiana: una realtà che s’accende di luce insolita, che viene colto in uno spessore mai considerato prima, oggetto di insight o illuminazione talvolta folgorante.
    Talvolta questi incontri muovono nella nostra mente facoltà immaginative e simboliche, talvolta al limite dell’onirico, o addirittura avvengono nei sogni. Tutto naturalmente parla dell’Altro e interpella sul riconoscimento di parti dell’esperienza del nostro vivere che cercano di essere integrate in una visione globale e naturalmente armonica.
    Se posso dire la mia sul titolo (“Benvenuti se siete migliori di noi”) io – sarà per deformazione professionale – non metterei queste condizioni. Direi piuttosto: “Benvenuto sia, o Altro, il nostro incontro ravvicinato, quando saremo pronti”. L’insight viene quando le condizioni sono mature per l’incontro con l’Altro (con la nostra parte rimossa, o negata, ma necessaria alla vita e all’impegno che richiede, con il riconoscimento di aspetti dell’esistenza tenuti sul margine della consapevolezza e poco considerati, con le nostre risorse, con le nostre radici, con le nostre potenzialità,ecc.)
    Mi fermo qui, anche se l’argomento è vastissimo e, mentre scrivo, ogni idea ne apre altre, in ramificazioni potenzialmente interessanti.

  2. Bene Raffaele, saranno queste susseguenti ramificazioni ad aprire o ampliare o completare i nuovi commenti. Mi piace questa idea dell’alieno come rappresentazione dell’Altro che è in noi. Nel mio io cerco un altro me migliore visto che aspetto un alieno migliore? Forse sì, mi convince sempre più l’introspezione dell’alieno.

  3. Tosca,se aspetti un “alieno migliore” evidentemente intuisci che l’Altro rappresenta simbolicamente una potenzialità di miglioramento. Buona cosa, insomma, ben rappresentata anche dal video You Tube.
    Interessante il fatto che l’alieno del video sia di color ciclamino, un colore che fonde e smorza gli opposti, e spesso antagonisti, rosso e blu.
    Significante quindi di armonia, sensibilità e creatività, oltre che un po’ “magico”, secondo la teoria dei colori di Max Lüscher che io trovo da molti anni sempre geniale e interessante.

  4. Quando guardai ET la prima volta mi piacque non tanto per la storia in se stessa che in fondo lanciava nel suo semplice un messaggio positivo ma per la possibilità che dà in chiave di lettura. L’ho visto immaginandomi di nuovo bambino e l’ho trovato fantasticamente bello; l’ho rivisto con gli occhi dell’adulto e la storia si è spogliata improvvisamente della sua magia per ripropormi il grande dilemma: siamo soli nell’universo? Io sono stato sempre un assertore del no poichè sono convinto che fra l’immensità delle galassie qulache forma di vita ci deve essere. Come potrebbero essere i non umani se sopraggiungessero sul nostro pianeta ? Io credo che ognuno di noi li plasmi ad immagine delle proprie speranze… Buona sera amici a domani.

  5. Non so, amici, se abbiate mai visto il film “Mission to Mars”. Io l’ho trovato molto bello, ben fatto e affascinante a proposito di “alieni” (e di Altro, se vogliamo).
    Da dove viene l’Altro, da dove veniamo noi, quali sono i nessi originari che ci hanno unito e che possono essere ritrovati?
    Questa è la metafora del film che tra l’altro è una magnifica storia di amicizia e di eroismo.
    Vi lascio in visione il finale, dove compare l’Alieno e si svela l’origine della nostra storia.
    Tra l’altro il soundtrack è del grandissimo Ennio Morricone.

    Buona serata a tutti voi.

  6. Fantastico! No, non conoscevo questo film, ma adesso farò in modo di prenderne visione. Grazie Raffaele.

    Di grande effetto la tua frase Giuseppe riferita ai non umani e all’idea che “ognuno li plasmi ad immagine delle proprie speranze”. Non può essere immaginabile quel che esula da reale vissuto ed ogni interpretazione fantastica altro non è che una proiezione e al tempo stesso un assemblamento delle proprie conoscenze e dei propri desideri.

    A proposito di extraterresti io da bambina non ne ho mai subita alcuna suggestione, erano impensabili con la luna ancora inviolata e nessuna fonte dove attingere l’argomento. Poi da madre ne ho subito tutte le conseguenze. Ci sono stati un paio d’anni in cui ogni notte sbarcava un alieno ed aveva dei connotati ben precisi che io non vedevo, ma che mio figlio terrorizzato descriveva alla precisione. Erano per lo più dei cloni di ET che giravano per tutta la casa, tranne nel lettone dove il rifugio era sicuro. Accidenti quanto li ho detestati quegli strani esseri che scombussolavano le nottate! Allora ammattivo, oggi sono matta e penso: e se i bambini avessero una sensibilità particolare che li rende in grado di percepire cose che non siamo più in grado di percepire? Se con l’avanzare dell’età si va perdendo la vista e l’udito non si potrebbe perdere anche quest’altro senso che travalica i tangibili confini degli altri cinque?
    Lo sapete come si chiamavano quegli strani esseri delle nottate di quasi vent’anni fa? Si chiamavano “icchiterresti”! Quasi quasi sento un po’ di nostalgia.
    Buonanotte.

  7. Se volete fare seriamente un test, qualsiasi test, diffidate di queste o simili “divulgazioni” on line. Un test come quello di Max Lüscher, ad esempio, sicuramente più di altri si presta ad essere avvicinato con superficialità, come un gioco di società o magari come una nuova versione di cartomanzia. Forse perchè i colori affascinano da un punto di vista estetico, perchè hanno una parvenza di semplicità o chissà per quante altre ragioni soggettive. Io posso darvi un parere professionale su questo test (di cui, tra l’altro esistono diverse versioni): in effetti è un buon test,se somministrato ed interpretato con competenza ed equilibrio da psicologi che abbiano una solida formazione ed esperienza sul Lüscher, Il computer non è né uno psicologo, né uno studio professionale, né un interlocutore definito.E’ piuttosto un immenso archivio, dove si trova un po’ di tutto,ma raramente l’umiltà. Io credo che si debba stare attenti perchè questi strumenti, il PC e la rete, paradossalmente non finiscano per incantare i loro utenti come il pifferaio magico. Quindi: parlare della teoria e della cultura dei colori è sicuramente giusto e interessante. Come lo sarebbe in uno studio o laboratorio artistico. Anche forse condividere impressioni, emozioni e idee. Ma le valutazioni psicologiche lasciamole agli psicologi e,per la precisione,non on line,ma sempre vis a vis, e nel setting specifico.
    Buona notte,amici. Vi auguro di far sogni d’oro o colorati come più vi piacciono. La metafora dell’alieno possa servirci a rendere sempre più integrata,”illuminata” ed armonica la nostra lettura del reale. L’incontro ravvicinato più impegnativo, arricchente e decisivo è forse quello con la propria realtà più vera e globale. Io credo che la vita sia il tempo e lo spazio di questa avventura.

  8. Torniamo all’alieno.
    Come ho già scritto questo essere, o creatura che dir si voglia, ha come prima caratteristica quella essere “altra”, di venire da “altrove”, rappresentando pertanto l’Altro, la parte ignota, rimossa, non assimilata, non riconosciuta, non elaborata del soggetto individuale,ma anche della collettività nelle sue specifiche situazioni storiche, ideologiche e culturali. Nel dopoguerra fiorì un filone fantascientifico che,guarda caso, vedeva nel “marziano” il pericoloso persecutore del pianeta “rosso” che tramava per invadere il “mondo libero” (cfr. ad es. la prima “Guerra dei mondi”, dove nella seconda “War of Worlds” invece si fanno riferimenti abbastanza espliciti all’11 settembre e al terrorismo islamico). In questo caso l’alieno rappresenta la scissione degli aspetti allarmanti e non integrati del Sè, proiettati paranoicamente sul “nemico” e pensati come un provenienti da un “altrove” persecutorio e onnipotente,raffigurabile spesso come qualcosa di demoniaco.Inevitabilmente questa situazione scissa è il preludio di un conflitto (“la guerra dei mondi” appunto) dove, dopo alterne vicende e apocalittiche distruzioni, emerge sempre una nuova e più “umana” visione delle cose e del mondo. Noi psicologi potremmo leggere la cosa come il passaggio, non certo facile, da una lettura della realtà di tipo arcaico, con connotazioni schizo-paranoidi, ad una più matura, più capace di “assumere”, riconoscere depressivamente la propria “ombra”, nella comprensione/compassione di sè e dell’altro, come soggetti non ideali, ma semplicemente “umani” (Esemplare in questo senso è il significato del film “Ultimatum alla terra” nella prima edizione degli anni ’50). Concludo questa riflessione sulla versione persecutoria dell’alieno proponendovi in trailer del film “Alien” (1979) dove questa versione “altra” appare in una forma molto arcaica, come una sorta di embrione parassitario e distruttivo. Come dire: l’ “alieno” è un persecutore che s’annida all’interno dell’essere umano e lo distrugge senza pietà. Il massimo della paranoia!

  9. L’INCONSCIO (acrostico)

    Abbiamo tutti
    l’Altro, presenza
    interiore,
    e non possiamo
    negarne certo
    opere e segnali.

  10. Ne “Il pianeta proibito” (“Forbidden planet”) del 1956, l’alieno viene presentato esplicitamente come uno dei “mostri dell’Id” (L’Id è la dizione anglosassone dell’Es freudiano), contenuti – direi edipici – rimossi dalla coscienza dello scienziato che vengono scatenati quando il rapporto con la figlia viene minacciato dall’arrivo di un’astronave terrestre sul pianeta. Il film è un vero capolavoro,tuttora godibile. A voi la scena dell’attacco dell’alieno (dicasi: gelosia edipica paterna): http://www.youtube.com/watch?v=_0P9Hn_ZZRw

  11. Hai ragione Raffaele, io per prima il test dei colori l’ho preso come un gioco, come una di quelle “alienazioni” da facebook dove si fanno i quiz su tutto. Chiedo venia per la leggerezza e mi dispiace anche perchè da tempo ho smesso di farli su facebook e sono venuta, più o meno inconsapevolmente, a proporli qui. Mi dispiace davvero.
    Trovo straordinario l’acrostico sull’alieno inconscio e di grande competenza psicologica, sociale ed anche un po’ filosofica tutti quanti i tuoi commenti, che per altro approvo pienamente.
    Inquietante è il trailer di “Alien”, mentre la scena del pianeta proibito, passata la sequenza militaresca, assume i toni della tensione fino alle imprevedibili scene finali.
    Grazie a te Raffaele si sta raccogliendo una interessante videoteca sul tema degli alieni.
    Aspetto curiosa i prossimi tuoi invii.
    Buona serata a te e a tutti quanti.

  12. In “Incontri ravvicinati del terzo tipo” Spielberg descrive magnificamente il contatto con gli alieni mettendone in evidenza l’immensa grandezza e l’eccezionale sviluppo tecnologico. A mio avviso, sul piano simbolico, ciò significa come nel contatto con l’Altro il nostro Io debba riconoscere la sua limitatezza. L’Io, e in particolare la sua parte cosciente, è una struttura e funzione psichica davvero limitata in relazione alla totalità del Sè, alla totalità del soggetto, alle sue risorse e alle sue potenzialità. L’immensa astronave che atterra sulla montagna secondo me rappresenta proprio questa “altra” dimensione. Eppure – chi conosce il film lo può ricordare bene – tra i “piccoli” umani e la “grandezza” aliena esiste un canale comunicativo, rappresentato molto opportunamente dalle note musicali. Come dire: nell’armonia, rappresentata dalla musica, è possibile ricomporre e integrare la complessità del soggetto umano. In questo film l’alieno rappresenta l’Altro con cui è possibile entrare in comunicazione, attraverso lo studio dell’armonia. A voi la scena spettacolare della discesa dell’astronave sulla montagna.

  13. Buon pomeriggio amici. Raffaele ha citato dei film – capolavori ed ha messo in risalto l’essenza stessa dei film evincendone (con molta professionalità) la tematica fulcrale:il rapporto alieno – coscienza . E’ proprio nella pische dell’uomo o nella parte più recondita che nasce l’altro, l’alieno che da’ forma, come scrivevo in un post precedente alle nostre speranze ma di contro alle nostre paure, ai nostri dubbi. Da questo credo che dipenda, la bontà o la cattiveria dell’alieno. Io ho legato le mie speranze ad una teoria, che francamente non ricordo se è opera di qualcuno ma io l’ho elaborata vedendo 2001 nello spazio. Proviamo ad immaginare che milioni di anni fa sul nostro pianeta si fosse sviluppata una civiltà tanto ma tanto evoluta; tanto evoluta che l’abuso di essa in maniera negativa, finì per portare il pianeta alla distruzione quasi totale (un pò quello che sta per accadere adesso se non ci si ferma in tempo).I potenti della terra allora, si riuniscono e resosi conto non dell’impotenza di rimediare , decidono di mandare una missione nello spazio alla ricerca di un altro pianeta vivibile. Mettono su di una nave spaziale tutti gli elementi che possono salvare la razza umana e li spediscono in una galassia non precisata. Passano milioni di anni e sulla terra ricomincia lentamente il ciclo vitale ; i nostri antenati che nel frattempo si sono evoluti sempre di più e ci hanno seguito sempre, ogni tanto lasciano segni sulla terra per impedirci di commettere i loro stessi errori. Ma la nuova generazione no! Non ascolta, non capisce e inesorabilmente è destinata all’autodistruzione anch’essa. Guerre, inquinamento, rifiuti tossici, ecc. stanno per far soccombere il pianeta ma ecco che un giorno….. dal cielo scesero gli anziani erano belissimi e già il loro sorriso infondeva nei cuori pace e saggezza ; vennero dal cielo e con la loro bontà e conoscenza il mondo conobbe il periodo dell’oro…. il finale l’ho tratto da un passo del Popol vuh dei Maya … ma la mia “speranza” potrebbe essere questa. Non fateci caso amici ogni tanto mi lascio andare ….A domani

  14. Trovo che l’argomento sia molto stimolante e coinvolgente e anche questa sottolineatura di Giuseppe lo conferma, oltre naturalmente alla scelta di Tosca di proporci queste riflessioni.
    In “Ultimatum alla Terra” (1951) che recentemente ha avuto un remake davvero poco suggestivo e non all’altezza del precedente, l’alieno rappresenta ancora la potenza dell’Altro (e questo direi che è una costante, tranne forse che in E.T. dove l’Altro si presenta come un cucciolo indifeso). Questa volta però la potenza è associata ad un elemento che definirei “superegoico”, ovvero rappresentativo di una coscienza morale, di un’etica funzionale al bene dell’umanità e alla sua sopravvivenza, ivi compreso il concetto di reato e la conseguente punizione. Il visitatore che giunge sulla Terra con il disco volante porta con sé un inquietante robot-guardiano (Gort) che potremmo definire una sorta di “castigamatti”. Gort si anima quando l’alieno viene minacciato e risponde “punitivamente” con la sua potenza. La metafora è chiara: l’Altro cacciato come un nemico e aggredito risponde punitivamente. Ci dà un ultimatum molto categorico: o ci impegnamo per comprendere, tutelare, armonizzare e sviluppare la nostra più profonda umanità o finiremo per autodistruggerci.

  15. Ciao Giuseppe e Raffaele, state andando fortissimo con i vostri commenti! Mi è venuto in mente di suggerirvi di non vanificarli soltanto su questo blog, riafferrateli, rimetteteli insieme, scrivete una monografia, o qualcosa del genere, anche a quattro mani, sarebbe fantastica.

  16. ANALISI DEL PROFONDO (acrostico)

    Accade che scoprendo
    la nostra umanità
    in forme ignote
    e mirabili, questa, svelata,
    non cessi di stupirci
    ogni volta più.

  17. In “2001- Odissea nello spazio” di Kubrick l’alieno è rappresentato dal misterioso monolìte, una figura astratta, ermetica e geometrica per rappresentare la potenza creatrice, generatrice, trasformatrice che agisce e si rivela nel macrocosmo (lo spazio siderale, l’universo) e nel microcosmo (l’essere umano, il singolo soggetto). Raggiungendo questa “illuminazione” si comprende come la vita individuale sia un rinnovamento continuo, sotto l’egida dell’Altro, una continua rinascita del Sè, fino alla confluenza, al termine dell’ “odissea”, dell’Io nell’Altro. Meravigliosamente rappresentatq questa tesi nel finale del film che qui ripropongo, aggiungendo la mia nuona notte a tutta la classe.

  18. “A volte mi viene da pensare che forse, se Socrate fosse vissuto oggi, invece di “Conosci te stesso” avrebbe detto: “Conosci l’alieno che è in te”.”

    Tratto dal romanzo di LUCE D’ERAMO “IO SONO UN’ALIENA”, della stessa autrice ” L’ALIENO E IL DIVERSO A PARTIRE DALLA MIA VITA”.

    E con questo vi do la buona notte anch’io.

  19. Penso che Socrate oggi, con gli strumenti di conoscenza e con le conoscenze che abbiamo acquisito,subito si sentirebbe per molti aspetti in un mondo migliore, in un mondo di illuminati o di “alieni” assai evoluti. Salvo poi ben presto verificare, anche da un semplice telegiornale, che i “mostri dell’Id” nel frattempo si sono altrettanto evoluti e il loro governo non è affatto facile. “Homo hominis lupus” è un concetto che vale ancora. “Conosci te stesso” oggi potrebbe essere tradotto nel seguente modo: “Avvicina la tua complessità, senza dimenticare che il lavoro della conoscenza è anche un’integrazione di elementi che facilmente per molte ragioni (psichiche, culturali, storiche, etniche, ideologiche, relicgiose, ecc.) potrebbero disaggregarsi, disconoscersi, entrare in conflitto, nell’illusione primordiale che “mors tua” equivalga a “vita mea”.In realtà non è possibile sfuggire ad un destino di condivisione, o di morte (distruzione, annullamento dell’Altro) o di vita (riconoscimento dell’Altro). Quindi l’unica via d’uscita è “Vita tua,vita mea”. E nel frattempo?

    “How many roads must a man walk down
    Before you call him a man?
    Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
    Before she sleeps in the sand?
    Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
    Before they’re forever banned?
    The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
    The answer is blowin’ in the wind…”

    Bob Dylan – “Blowin’ in the Wind”

  20. Dino Buzzati in questo racconto mette in evidenza un aspetto dell’alieno che davvero fa riflettere. Una versione “incontaminata” dell’Altro, rappresentativa forse di un Ideale dell’Io che alberga, come aspirazione irrealizzata, in ogni essere umano. In questo caso l’Altro non è davvero raggiunto nella sua alterità,ma è solo il simulacro di quel che il soggetto idealizza di sè, per effetto di condizionamenti ideologici, educativi e dottrinali di ogni genere.
    In questo racconto Don Pietro rappresenta l’umanità “reale”, illuminata,ma con “i piedi per terra”, che si ribella – più che ad un alieno – ad un fantasma, ad una caricatura dell’Altro, qui rappresentata dalla perfezione del disco volante e dei suoi piloti. Racconto pensoso, paradossale, meditativo sulla condizione umana. Un punto di vista che merita di essere considerato, tra i tanti in tema di alieni.
    Buona lettura e buona giornata a tutti voi.

    IL DISCO SI POSÒ

    Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette levandosi lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (l’ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpido, l’inspiegabile serenità del mondo, l’odor di fumo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand’ecco il disco volante si posò sul tetto della chiesa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.
    All’insaputa degli uomini che erano già rientrati nelle case, l’ordigno si calò verticalmente giù dagli spazi, esitò qualche istante, mandando una specie di ronzio, poi toccò il tetto senza strepito, come colomba. Era grande, lucido, compatto, simile a una lenticchia mastodontica; e da certi sfiatatoi continuò a uscire zufolando un soffio. Poi tacque e restò fermo, come morto.
    Lassù nella sua camera che dà sul tetto della chiesa, il parroco, don Pietro, stava leggendo, col suo toscano in bocca. All’udire l’insolito ronzio, si alzò dalla poltrona e andò ad affacciarsi al davanzale. Vide allora quel coso straordinario, colore azzurro chiaro, diametro circa dieci metri.
    Non gli venne paura, né gridò, neppure rimase sbalordito. Si è mai meravigliato di qualcosa il fragoroso e imperterrito don Pietro? Rimase là, col toscano, ad osservare. E quando vide aprirsi uno sportello, gli bastò allungare un braccio: là al muro c’era appesa la doppietta.
    Ora sui connotati dei due strani esseri che uscirono dal disco non si ha nessun affidamento. È un tale confusionario, don Pietro. Nei successivi suoi racconti ha continuato a contraddirsi. Di sicuro si sa solo questo: ch’erano smilzi e di statura piccola, un metro un metro e dieci. Però lui dice anche che si allungavano e si accorciavano come fossero di elastico. Circa la forma, non si è capito molto: «Sembravano due zampilli di fontana, più grossi in cima e stretti in basso» così don Pietro «sembravano due spiritelli, sembravano due insetti, sembravano scopette, sembravano due grandi fiammiferi.» «E avevano due occhi come noi?» «Certo, uno per parte, però piccoli.» E la bocca? e le braccia? e le gambe? Don Pietro non sapeva decidersi: «In certi momenti vedevo due gambette e un secondo dopo non le vedevo più… Insomma, che ne so io? Lasciatemi una buona volta in pace!».
    Zitto, il prete li lasciò armeggiare col disco. Parlottavano tra loro a bassa voce, un dialogo che assomigliava a un cigolio. Poi si arrampicarono sul tetto, che ha una moderatissima pendenza, e raggiunsero la croce, quella che è in cima alla facciata. Ci girarono intorno, la toccarono, sembrava prendessero misure. Per un pezzo don Pietro lasciò fare, sempre imbracciando la doppietta. Ma all’improvviso cambiò idea.
    «Ehi!» gridò con la sua voce rimbombante. «Giù di là, giovanotti. Chi siete?»
    I due si voltarono a guardarlo e sembravano poco emozionati. Però scesero subito, avvicinandosi alla finestra del prevosto. Poi il più alto cominciò a parlare.
    Don Pietro – ce lo ha lui stesso confessato – rimase male: il marziano (perché fin dal primo istante, chissà perché, il prete si era convinto che il disco venisse da Marte; né pensò di chiedere conferma), il marziano parlava una lingua sconosciuta. Ma era poi una vera lingua? Dei suoni, erano, per la verità non sgradevoli, tutti attaccati senza mai una pausa. Eppure il parroco capì subito tutto, come se fosse stato il suo dialetto. Trasmissione del pensiero? Oppure una specie di lingua universale automaticamente comprensibile?
    «Calmo, calmo» lo straniero disse «tra poco ce n’andiamo. Sai? Da molto tempo noi vi giriamo intorno, e vi osserviamo, ascoltiamo le vostre radio, abbiamo imparato quasi tutto. Tu parli, per esempio, e io capisco. Solo una cosa non abbiamo decifrato. E proprio per questo siamo scesi. Che cosa sono queste antenne? (e faceva segno alla croce). Ne avete dappertutto, in cima alle torri e ai campanili, in vetta alle montagne, e poi ne tenete degli eserciti qua e là, chiusi da muri, come se fossero vivai. Puoi dirmi, uomo, a cosa servono?»
    «Ma sono croci!» fece don Pietro. E allora si accorse che quei due portavano sulla testa un ciuffo, come una tenue spazzola, alta una ventina di centimetri. No, non erano capelli, piuttosto assomigliavano a sottili steli vegetali, tremuli, estremamente vivi, che continuavano a vibrare. O invece erano dei piccoli raggi, o una corona di emanazioni elettriche?
    «Croci» ripeté, compitando il forestiero. «E a che cosa servono?»
    Don Pietro posò il calcio della doppietta a terra, che gli restasse però sempre a portata di mano. Si drizzò quindi in tutta la statura, cercò di essere solenne:
    «Servono alle nostre anime» rispose. «Sono il simbolo di Nostro Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, che per noi è morto in croce.»
    Sul capo dei marziani all’improvviso gli evanescenti ciuffi vibrarono. Era un segno di interesse o di emozione? O era quello il loro modo di ridere?
    «E dove, dove questo sarebbe successo?» chiese sempre il più grandetto, con quel suo squittio che ricordava le trasmissioni Morse; e c’era dentro un vago accento di ironia.
    «Dio, vuoi dire, sarebbe venuto qui, tra voi?»
    «Qui, sulla Terra, in Palestina.»
    Il tono incredulo irritò don Pietro.
    «Sarebbe una storia lunga» disse «una storia forse troppo lunga per dei sapienti come voi.»
    In capo allo straniero la leggiadra indefinibile corona oscillò due tre volte. Pareva che la muovesse il vento.
    «Oh, dev’essere una storia magnifica» fece con condiscendenza. «Uomo, vorrei proprio sentirla.»
    Balenò nel cuore di don Pietro la speranza di convertire l’abitatore di un altro pianeta? Sarebbe stato un fatto storico, lui ne avrebbe avuto gloria eterna.
    «Se non vuoi altro» disse, rude. «Ma fatevi vicini, venite pure qui nella mia stanza.»
    Fu certo una scena straordinaria, nella camera del parroco, lui seduto allo scrittoio alla luce di una vecchia lampada, con la Bibbia tra le mani, e i due marziani in piedi sul letto perché don Pietro li aveva invitati ad accomodarsi, che si sedessero sul materasso, e insisteva, ma quelli a sedere non riuscivano, si vede che non ne erano capaci e tanto per non dir di no alla fine vi erano saliti, standovi ritti, il ciuffo più che mai irto e ondeggiante.
    «Ascoltate, spazzolini!» disse il prete, brusco, aprendo il libro, e lesse: “…l’Eterno Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden… e diede questo comandamento: Mangia pure liberamente del frutto di ogni albero del giardino, ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare: perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo sarà la tua morte. Poi l’Eterno Iddio…”
    Levò gli sguardi dalla pagina e vide che i due ciuffi erano in estrema agitazione. «C’è qualcosa che non va?».
    Chiese il marziano: «E, dimmi, l’avete mangiato, invece? Non avete saputo resistere? È andata così, vero?».
    «Già. Ne mangiarono» ammise il prete, e la voce gli si riempì di collera. «Avrei voluto veder voi! È forse cresciuto in casa vostra l’albero del bene e del male?»
    «Certo. È cresciuto anche da noi. Milioni e milioni di anni fa. Adesso è ancora verde…»
    «E voi?… I frutti, dico, non li avete mai assaggiati?».
    «Mai» disse lo straniero. «La legge lo proibisce.»
    Don Pietro ansimò, umiliato. Allora quei due erano puri, simili agli angeli del cielo, non conoscevano peccato, non sapevano che cosa fosse cattiveria, odio, menzogna? Si guardò intorno come cercando aiuto, finché scorse nella penombra, sopra il letto, il crocefisso nero.
    Si rianimò: «Sì, per quel frutto ci siamo rovinati… Ma il figlio di Dio» tuonò, e sentiva un groppo in gola «il figlio di Dio si è fatto uomo. Ed è sceso qui tra noi!»
    L’altro stava impassibile. Solo il suo ciuffo dondolava da una parte e dall’altra, simile a una beffarda fiamma.
    « È venuto qui in Terra, dici? E voi, che ne avete fatto? Lo avete proclamato vostro re?… Se non sbaglio, tu dicevi ch’era morto in croce… Lo avete ucciso, dunque?»
    Don Pietro lottava fieramente: «Da allora sono passati quasi duemila anni! Purtroppo per noi è morto, per la nostra vita eterna!».
    Tacque, non sapeva più che dire. E nell’angolo scuro le misteriose capigliature dei due ardevano, veramente ardevano di una straordinaria luce. Ci fu silenzio e allora di fuori si udì il canto dei grilli.
    «E tutto questo» domandò allora il marziano con la pazienza di un maestro «tutto questo è poi servito?»
    Don Pietro non parlò. Si limitò a fare un gesto con la destra, sconsolato, come per dire: che vuoi? siamo fatti così, peccatori siamo, poveri vermi peccatori che hanno bisogno della pietà di Dio. E qui cadde in ginocchio, coprendosi la faccia con le mani.
    Quanto tempo passò? Ore, minuti? Don Pietro fu riscosso dalla voce degli ospiti. Alzò gli occhi e li scorse già sul davanzale, in procinto, si sarebbe detto, di partire. Contro il cielo della notte i due ciuffi tremolavano con affascinante grazia.
    «Uomo» domandò il solito dei due. «Che stai facendo?»
    «Che sto facendo? Prego!… Voi no? Voi non pregate?»
    «Pregare, noi? E perché pregare?»
    «Neanche Dio non lo pregate mai?»
    «Ma no!» disse la strana creatura e, chissà come, la sua corona vivida cessò all’improvviso di tremare, facendosi floscia e scolorita.
    «Oh, poveretti» mormorò don Pietro, ma in maniera che i due non lo udissero come si fa con i malati gravi. Si levò in piedi, il sangue riprese a correre con forza su e giù per le sue vene. Si era sentito un bruco, poco fa. E adesso era felice. “Eh, eh” ridacchiava dentro di sé “voi non avete il peccato originale con tutte le sue complicazioni. Galantuomini, sapienti, incensurati. Il demonio non lo avete mai incontrato. Quando però scende la sera, vorrei sapere come vi sentite! Maledettamente soli, presumo, morti di inutilità e di tedio.” (I due intanto si erano già infilati dentro allo sportello, lo avevano chiuso, e il motore già girava con un sordo e armoniosissimo ronzio. Piano piano, quasi per miracolo, il disco si staccò dal tetto, alzandosi come fosse un palloncino: poi prese a girare su se stesso, partì a velocità incredibile, su, su in direzione dei Gemelli.) «Oh» continuava a brontolare il prete «Dio preferisce noi di certo! Meglio dei porci come noi, dopo tutto, avidi, turpi, mentitori, piuttosto che quei primi della classe che mai gli rivolgon la parola. Che soddisfazione può avere Dio da gente simile? E che significa la vita se non c’è il male, e il rimorso, e il pianto?»
    Per la gioia, imbracciò lo schioppo, mirò al disco volante che era ormai un puntolino pallido in mezzo al firmamento, lasciò partire un colpo. E dai remoti colli rispose l’ululio dei cani.

    da: Dino Buzzati
    “La boutique del mistero”
    Ediz. Mondadori, 1968.
    Pagg. 138-143

  21. Buongiorno amici. In effetti il tema proposto da Tosca è tanto affiscinante quanto stimolante. Raffaele ha citato Dylan e Buzzati e per questo lo ringrazio sono questi tra gli autori che io “visito di più ” addirittura a Buzzati mi rifaccio nella stesura di qualche mio breve romanzo. Quando lessi per la prima volta ” Il disco si posò ” trovai una similitudine fra il Don Pietro dell’autore e il Don Camillo di Guareschi e credo che Raffaele abbia dato la giusta dimensione e considerazione al racconto . Dalle “analisi del profondo ” che hanno contribuito alla creazione di autentici capolavori della letteratura e del cinema, non possiamo non citare ” Solaris” che molti indicarono allora come la risposta sovietica a “2001 Odissea nello spazio” . La prima edizione che uscì in Italia subì delle “mutilazioni” dovute a tagli ai tempi e all’infelice doppiaggio ed adattatura che oltraggiarono l’opera. La versione integrale e riadattata che uscì qualche anno dopo è a parer mio, di rara bellezza Non vorrei di nuovo oltraggiare l’opera con una mia recensione ( non ne sono all’altezza fra l’altro) ma per capire la bellezza del film voglio riportarvi come definì il regista stesso il suo lavoro:

    “Per mezzo dell’arte l’uomo si appropria della realtà attraverso un’esperienza soggettiva. Nella scienza la conoscenza umana del mondo procede lungo i gradini di una scala senza fine, venendo successivamente rimpiazzata da sempre nuove conoscenze su di esso che sovente si confutano a vicenda, in nome di verità oggettive particolari. La scoperta artistica, invece, nasce ogni volta come un’immagine nuova e irripetibile del mondo, come un geroglifico della verità assoluta. Essa si presenta come una rivelazione, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. L’artista le esprime creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis per cogliere l’assoluto. Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: lo spirituale attraverso il materiale, lo sconfinato grazie ai confini”. L’arte e la scienza, dunque, costituiscono “un mezzo per appropriarsi del mondo, uno strumento per conoscerlo, sul cammino del movimento dell’uomo verso la cosiddetta “verità assoluta”. Ma “la somiglianza tra queste due forme di incarnazione dello spirito creativo dell’uomo” ha termine nel punto in cui “l’arte non è scoperta, ma creazione”. Così, la verità nell’“attività positivistica, pragmatica, rimane a noi celata”, per rivelarsi invece nell’arte, in quanto “simbolo universale”.
    “ E’ erronea la via per la quale si è avviata l’arte contemporanea, rinunciando alla ricerca del significato della vita in nome dell’affermazione del valore autonomo della persona. La cosiddetta creazione comincia ad apparire una sorta di eccentrica occupazione a cui attendono personalità sospette che affermano il valore intrinseco di qualsiasi atto personalizzato. Ma nella creazione la personalità non si afferma, bensì è al servizio di un’altra idea generale e di ordine superiore. L’artista è sempre un servitore che si sforza per così dire di sdebitarsi per il dono che gli è stato concesso come una grazia.”

    Andrej Tarkovskij

  22. Ne “La Cosa” di Carpenter l’alieno esprime la sua distruttività attraverso una abnorme capacità di imitazione delle forme viventi parassitate, comprese le umane. In questa versione l’Altro viene identificato come un nemico subdolo, un ingannatore (qualità decisamente e tradizionalmente “diabolica”), un predatore che esprime quindi l’arcaica paura umana di essere assalito dal Male e dai suoi emissari (cfr. l’invocazione “libera nos a malo”). “La Cosa” è uno dei film di fantascienza più inquietanti. Si tratta di un fortunato remake di una versione del 1951, “The Thing from Another World” di Nyby:

  23. Se arriveranno diremo che li stavamo aspettando.
    Se non si presenteranno diremo che non ci avevamo creduto.
    Se saranno come noi non li riconosceremo.
    Se saranno diversi da noi non li considereremo.
    Se verranno in pace dovranno servirci.
    Se verranno a farci guerra allora noi li serviremo.
    Se parleranno non li intederemo.
    Se taceranno non avranno capito
    che invece avrebbero dovuto spiegarci
    l’altra faccia del nostro animo
    quell’animo inquieto e contradditorio
    che forse appartiene solo agli umani,
    ma non ne conoscono le ragioni.

  24. LAMENTAZIONE DELL’ALIENO ALIENATO

    Disse un alieno, alquanto preoccupato,
    “Una nevrosi m’han diagnosticato.
    Grazie ai terrestri- oh,maledizione! –
    mi sento addosso la loro alienazione.

    C’è chi mi vede verde con le antenne,
    oppure con tre gambe e con le penne,
    chi mi ritien del ciel l’ambasciatore,
    chi pensa a me con ansia e con terrore.

    Leggo sul blog di Tosca il disquisire
    di chi sopra l’alieno intende dire
    che il sottoscritto…beh, sarebbe l’Altro,
    e trova il suo pensiero proprio scaltro.

    Ma , vivaddio!, se l’Altro io sono ora,
    dove mai troverò me stesso, alla buon’ora?
    Meglio tornare a casa, tra le stelle!
    Qui sulla Terra si senton delle belle

    teorie, su Ufo, alieni e via dicendo,
    che il mal di testa fan venir tremendo.
    Come se non bastasse, oltre alle teorie,
    scrivono acrostici, versi e poesie,

    componimenti alquanto sibillini
    dove gli alieni fanno a pezzettini.”
    Così dicendo l’alieno sconsolato
    lasciò la Terra e più non è tornato.

  25. Buongiorno amici, nell’ ironia e nella simpaticità dei versi di Tosca e Raffaele ci sta tanta verità. La presunzione, l’arroganza ma sopratutto l’egoismo di noi umani, hanno fatto si che la strada scelta sia quella sbagliata; l’uomo si sta autodistruggendo e in questa fase di autodistruzione scade miseramente in una mediocrità che ormai si impone nel nostro modo di vivere divenendo di fatto ordinaria amministazione. Quando qualcuno si eleva al di fuori di questa condizione o più semplicemente esce fuori dal livello di mediocrità comune, allora si ha l’alieno; l’essere nornale diventa essere ” alieno” ed in proiezione di quella normalità assoluta che si guarda al cielo sperando che un’evento prodigioso riporti non all’eccezionalità ma al semplice normale stato delle cose . Qui viene da sorridere perchè se l’uomo provasse a fare autocritica, a stimolare la fantasia e sopratutto ad aprire la mente ed a far tesoro del passato, della storia, dell’ arte, usando a modo le “intelligenze” di cui dispone allora gli alieni non sarebbero desiderati come panacea dei nostri mali ma per uno scopo diverso ed anche più nobile; il superare i confini del noto per azzardare l’ignoto, lo sviluppo della conoscenza, il placar la sete del sapere. Sempre per restare in tema e vergognandomi non poco, vi propongo un passo del mio racconto breve “albert” Raffaele lo conosce già . Ciao amici duon fine settimana.
    Da “Albert”
    D’improvviso una luce bianchissima lo avvolse e di colpo Albert tastò l’universo. Un cielo immenso nero in cui fluttuavano astri brillanti, gli si parò davanti. Egli vide le costellazioni scorrergli accanto e un suono limpido e soave, a poco a poco, fu padrone della sua mente. La massa infuocata ed enorme del sole si allontanava nel buio cosmico. Albert, era come se vi fosse dentro. La musica che percepiva diventò sempre più dolce ed il bambino immaginò il canto delle sirene o forse erano delle fate che volevano portarlo via? Questo pensò.
    Gli occhi erano d’un colore indescrivibile fra il turchese e lo smeraldo ed Albert li fissava attonito senza muoversi; si scosse e cercò di parlare ma una sensazione di gioia lo impediva; istintivamente protese la mano come per ripararsi e fu a quel punto che Albert credette di vedere Dio.
    La creatura era bellissima, alta, le mani non avevano dita così come i piedi i quali non poggiavano a terra ed il corpo era sospeso in aria mentre dalla schiena lateralmente venivano fuori due protuberanze come piccole ali; la bocca era piccola ed immobile eppure sembrava sorridesse. I lunghi capelli erano chiari, la pelle bianchissima irradiava luce. Si avvicinò al bambino con far sicuro ed egli non provò più la paura; poggiò la mano o quella che poteva essere una mano, sul suo capo e misteriosamente il cielo diventò azzurro terso e la notte come d’incanto sparì ed il sole divenne splendente. Tutto diventava sublime. La mano cominciò a vibrare sul capo di Albert trasmettendogli qualcosa mentre il bambino si donava magicamente a quelle miriadi d’informazioni telepatiche. Ogni cognizione corporale era svanita, la mente di Albert riceveva imput e nozioni sconosciute mentre le porte dello spazio e del tempo assumevano forme nuove. Numeri, visioni, proiezioni ancestrali si accumulavano liberamente senza scompensi nella mente del bambino.

  26. Raffaele, simpaticissima poesia, densa di significato e divertente al tempo stesso.

    Giuseppe, da come credo d’aver compreso attraverso i commenti tra te e Raffaele, “Albert” deve essere una tua produzione. Affascinante narrazione e affascinante descrizione di quel che sembra proprio un incontro ravvicinato del terzo tipo. Magari sarà anche molto di più, bisognerebbe poter leggere anche tutto il resto. A quando la pubblicazione? In bocca al lupo!

  27. Amici,qui piove e l’Autunno ha il suo volto più cupo e uggioso. Normale in questa stagione,no? Nulla di …”alieno”,quindi. Tutto normale. Per ogni cosa c’è un tempo (Qoélet). A questo proposito ho trovato un video meritevole, insolito anche se amatoriale e e alla fine un po’ tronco. Ve lo propongo e buona domenica!

  28. Gli alieni esistono, e la NASA li nasconde (dice l’astronauta)

    L’astronauta americano Edgar Mitchell, che nel 1971 fece una lunga passeggiata sulla superficie lunare, ha dichiarato in un’intervista radiofonica che gli extraterrestri esistono, e sono entrati svariate volte in contatto con noi, ma la NASA fa di tutto per tenere nascosti i contatti.

    L’articolo, pubblicato su un sito australiano insieme alla notizia di numerosi avvistamenti di UFO sulle coste meridionali del New South Wales, è accompagnato da un sondaggio online, in cui sta vincendo a mani basse l’idea del complotto per coprire tutto.

    Notizie dal web

  29. Ecco quanto afferma un utente del forum Sentistoria (naturalmente potrebbe essere un burlone o un perditempo), il quale afferma d’essere un alieno. Di seguito riporto quanto ha scritto:
    Io vengo da lontano. Da molto lontano. Appartengo alla razza che voi chiamate Orange o Nordici. Sono uguale a qualsiasi essere umano dall’esterno. Ma ho due cuori e un diverso DNA. Sono stato mandato in missione sul vostro pianeta, insieme a migliaia di altri Orange come me, per contattare più gente possibile in preparazione della più grande guerra che il genere umano abbia mai visto. Ho scelto questo forum perché è l’unico modo di contattare i media.

    Premessa

    Conosco la storia di NGC6093 su questo forum. E’ stato richiamato ma presto tornerà. Fa parte della federazione. Loro non possono aiutarvi ma noi lo abbiamo già fatto. Negli anni 50-60 vi abbiamo aiutato, ma ora sembra proprio che siate decisi alla guerra nucleare. Entro aprile, ma potrebbe essere domani mattina succederanno queste cose:

    – Israele attaccherà l’Iran
    – L’Iran attaccherà Israele
    – La Siria attaccherà Israele che risponderà

    Poi nei mesi successivi succederanno queste cose:
    – Gli Stati Uniti attacheranno la Siria in difesa di Israele
    – La Federazione Russa attaccherà Israele, 2 portaerei americane e le basi da cui partono i bombardieri B1 ef F111.
    Il resto ve lo lascio immaginare…

    Tutto questo avverrà con l’uso di armi atomiche tattiche: da 0,5 a 50 Kilotoni. Questo provocherà in sequenza:

    – Panico tra la gente. Il fratello ammazzerà il fratello
    – Crollo delle borse
    – Crollo del vostro sistema economico e bancario
    – Penuria di carburante e gas
    – Crisi economica totale

    Quindi si scateneranno altre due guerre ben più devastanti:
    – la prima per queste risorse tra Europa e Federazione Russa
    – la seconda fra CINA e Stati Uniti

    Epidemie si scateneranno.
    – Entro la fine del 2029 sarà morto il 75% della popolazione mondiale.

    Fase 1

    Fatta questa premessa, vi voglio spiegare che succede veramente sulla vostra terra e qual’è l’agenda aliena.

    Gli esseri che voi chiamate grigi (alti e bassi) sono sul vostro pianeta da 450 anni. Li chiamavate demoni appena arrivarono. Sono residenti in basi sotterranee e sottomarine profondissime ed enormi. I grigi, grandi e piccoli, sono solo due razze fra quelle ostili alla vostra gente. Le razze ostili sono in tutto nove. Le razze benevole due.
    In passato le razze dei grigi hanno fatto un “patto scellerato” con i vostri governanti. Tecnologia in cambio di materiale biologico vivo. Ma poi il patto è stato violato e i vostri governanti hanno iniziato a combatterli. Altre razze ostili sono i rettiloidi, i mantidi e gli stessi orange. Io faccio parte della resistenza che combatte a fianco dei pleiadiani e dei nordici, uniche due razze a voi benevole. La nostra è una quinta colonna che combatte e sabota le strutture rettiliane e dei grigi.
    L’agenda aliena prevede la distruzione totale della popolazione e la conquista del vostro pianeta. A tal fine sono stati introdotti alcuni ibridi per assumere il controllo agli alti vertici della politica e dell’apparato militare industriale.
    Per tale motivo l’infiltrazione è capillare e precisa. Persone vengono sostituite con cloni ibridati dal loro stesso tessuto. E’ indispensabile che nei centri di potere, nessuno escluso, vengano effettuali continuamente test del DNA al fine di distinguere i cloni dagli originali. Ovviamente una volta sostituitosi alla persona il clone fa eliminare l’originale. I grigi guardano ai terrestri come una riserva di cibo, ma non come voi potreste pensare. Infatti i grigi usano le vostre secrezioni ghiandolari come uno stimolante allucinogeno. Inoltre sempre i grigi si nutrono di parti che voi definireste “di scarto” delle vostre cellule. Tutti gli esseri hanno da tre a 6 dita, pollice opponibile o analogo, visione binoculare e postura bipede.
    I pleiadiani da tempo hanno contattato la vostra gente indicando la strada da seguire. Ummo, Meyer, Adamski, Siragusa sono solo alcuni degli eventi e delle persone contattate. Ma molte di più ce ne sono state fino ai più alti livelli di potere.
    Dagli anni ’80 la vostra gente ha iniziato un programma di contenimento della infiltrazione aliena sulla terra. Lo scudo spaziale e il progetto haarp servono proprio a questo. Ma non basta. Gli alieni si sono rivolti ad altri paesi in lotta perenne con l’occidente e con la promessa di aiutarli stanno compiendo le stesse cose che facevano sul vostro pianeta negli anni 60-70. Da dieci anni l’occidente su nostra indicazione sta spargendo nell’aria un composto a base di silicio in grado di uccidere queste razze. Il composto è istantaneamente velenoso per alcune di queste razze. A voi invece fa solo alcuni danni collaterali come malattie incurabili a lungo termine. Ma in questo momento i vostri governanti stanno scegliendo il male minore. Per cui è stato scelto di usarlo. Sotto terra e nei mari si sta combattendo una furiosa battaglia fra queste razze ed il genere umano. Sappiate che una delle razze che vi aiutano è già essa stessa sotto attacco dai rettili. Alcuni di loro sono venuti sul vostro pianeta per scampare al genocidio in atto nella loro area. Ricordate che l’agenda aliena prevede la distruzione del genere umano entro il 2029.

  30. Fase 2

    Fate bene a dubitare. Nessuno sa chi sia suo amico o suo nemico. Ma potete controllare le affermazioni che dico. Nel vostro dopo guerra ad oggi sono spariti diversi sottomarini sovietici in un luogo chiamato il “triangolo del drago”, una specie di “triangolo delle Bermuda” al largo della Cina. Questi sommergibili nucleari e le loro testate sono state donate dagli alieni di tipo grigio ai paesi islamici: Iran e Siria con cui è stato sottoscritto un patto di cooperazione. Inoltre dovete sapere che le armi di distruzione di massa irachene sono finite in Iran per il tradimento di alcuni generali iracheni. Ecco perché nessuno le ha trovate. Tutti credono che queste armi non esistano o siano distrutte e invece ci sono e sono in ottima efficienza. Ma sono in Iran. Stiamo parlando complessivamente di almeno 200 testate nucleari da 50 kilotoni cadauna. C’è di che dare un “primo colpo” definitivo anche agli Stati Uniti.

    Noi non vogliamo le vostre anime. Vogliamo il Vostro pianeta. O meglio vi vogliamo tutti all’aldilà. Così potremo fare della vostra Terra un punto di ristoro per la nostra gente.

    La Fase 2 prevede una guerra su larga scala fratricida in modo che poi i grigi abbiano il sopravvento sul genere umano. I grigi hanno forti poteri psichici. Riescono pertanto a controllare le persone deboli ed insicure. Ma influenzano anche le persone di alti ceti sociali donando loro oro e preziosi ed eliminando i loro nemici. Dando quindi loro soldi e potere. Molti terrestri si sono asserviti a questa nuova religione che viene chiamata satanismo sul vostro pianeta. La fase uno prevede di creare molti adepti sulla terra, la fase 2 di usarli. Persone insospettabili, uomini di affari, generali, politici, semplici insegnanti. Tutti contribuiscono alla causa della conquista del pianeta. Alcuni di voi li chiamano anche illuminati. Ma i veri illuminati sono altri. Loro sono solo schiavi e traditori della propria razza.

    Poveri illusi. Credete proprio che al telegionale vi dicano tutto ? O solo una parte distorta della realtà ? Sappiate che una battaglia furibonda sottomarina diventa un test atomico a Mururoa. Una battaglia sotto terra diventa un rovinoso terremoto in Messico. Un cadavere di un alieno diventa la carcassa di un grosso cinghiale. Una battaglia nei cieli, diventa un dirottamento aereo. I vostri militari ad alti livelli non sanno più come fare. Sapete che la nostra tecnologia è superiore e cercate in tutti i modi di studiarla. E la cosa divertente e’ che non possono nemmeno dirlo alla loro gente, altrimenti li lapiderebbero per strada. Negli anni 50 i vostri governanti vi hanno venduto. Lo sapete vero ?

    Quando ci saranno sufficienti persone pronte nei punti chiave sul pianeta, la fase 2 scatterà. L’Iran e la Siria useranno le 200 testate donate dai grigi e attaccheranno Stati Uniti ed Europa nel tentativo di decapitare le strutture economiche, finanziarie e politiche di questi paesi. Alcune testate sono state già portate in posizione. Altre sono in agguato nei sottomarini russi spariti nel triangolo del drago. Una volta che le vostre strutture di comando controllo comunicazione ed intelligence saranno state azzerate, e voi non sarete più in grado di rispondere, partirà un massiccio attacco missilistico congiunto da questi paesi: Iran, Siria, Pakistan, Russia e Cina.

    Nei primi tre giorni moriranno 500 milioni di persone. Nel primi sei mesi, 2 miliardi di persone. Gli Stati Uniti verranno distrutti completamente. La guerra durerà 5 anni. Verrà combattuta con ogni mezzo ed in ogni luogo. Per la prima volta verranno usate anche armi robotiche: navi, aerei ed androidi pesantemente armati che svolgeranno un ruolo chiave nella successiva conquista del pianeta. Acqua e aria saranno avvelenati. Pochi potranno sopravvivere. Questo aprirà la strada alla fase 3, la conquista del pianeta.

  31. Prove

    A suffragio delle mie affermazioni vi posto alcune informazioni sul triangolo del drago, che penso voi ben conosciate.

    http://www.unexplainedstuff.com/Places-of-Mystery-and-Power/Japan-s-Dragon-s-Triangle.html

    http://www.alienvideo.net/ufo-files-dragons-triangle-pacific-bermuda.php

    Qui sotto la lista che voi conoscete dei sottomarini scomparsi. Ma ve ne sono altri 3 sovietici, 5 americani, 2 cinesi e 1 inglese. Molti di questi sottomarini sono a propulsione nucleare e portano a loro volta missili e testate basate su vettori SSBN.

    aprile del 1968…: classe Golf
    1970…………..: classe Alfa
    1971…………..: classe Yankee
    settembre del 1974: classe Golf 2
    novembre del 1976.: classe Foxtrot
    1977…………..: non identificato
    agosto del 1980…: classe Echo 1
    ottobre del 1981..: classe Whiskey
    settembre del 1983: classe Charlie
    marzo del 1984….: classe Victor 1
    settembre del 1984: classe Echo 2
    settembre del 1984: classe Golf 2
    gennaio del 1986..: classe Echo 2

    Mi dispiace che le mie informazioni vi turbino, ma io sto dalla vostra parte. Noi della resistenza abbiamo deciso di tradire la nostra gente perché vogliamo tornare nella nostra galassia e trovare una soluzione pacifica al male che ci affligge.

    Voi credete di sapere tutto. Invece non sapete proprio nulla. La realtà è molto più sconvolgente della più irreale delle fantasie. Ecco perchè i vostri governi non vi dicono nulla.

    Eventi

    L’attacco agli Stati Uniti partirà da una serie di esplosioni di testate atomiche portate nelle maggiori città. Quando la capacità di comando controllo comunicazione e intelligence sarà azzerata, partirà l’attacco missilistico da parte di forze russe. Venti sottomarini russi classe Borei, Delta III e Typhoon arrivati in immersione presso le coste americane lanceranno in una notte nuvolosa 1000 missili ipersonici Bulava-M, Bulava-30 e Bulava-47 dotati di testate multiple MIRV. 5000 bersagli negli USA saranno azzerati nel giro di 5 minuti dal lancio. Poi verranno lanciati gli ICBM, Topol-M anch’essi a testate multiple MIRV che finiranno il lavoro. Più di un milione di obbiettivi stretegici verranno neutralizzati, senza alcuna capacità di reazione. Entro mezz’ora dalle prime esplosioni sul suolo USA, non resterà che cenere. Le flotte del pacifico e dell’atlantico verranno attaccate e distrutte sui mari dai bombardieri strategici SU-32, SU-27, SU-34 e SU-35. Poi verrà il turno dell’Europa.
    _________________

  32. io dico….” sarà vero, sarà falso?”
    Mah, replico solo un no comment !!! Non amo molto questo argomento per cui non interverrò più su questo thread ma prima voglio fare i complimenti a Raffaele:sei mitico!!!
    Baci a tutta la classe

  33. Cara Daniela. Ho letto con interesse i testi che hai riportato. Il quadro della situazione che viene descritto è decisamente catastrofico, anzi direi apocalittico.
    Credo che l’analisi interpretativa delle teorie apocalittiche possa essere sempre utile, come altrettanto possa essere utile l’analisi di un testo da decifrare, di un sogno,di un film o di un’opera d’arte, come pure di eventi storici di ogni epoca.
    In questi testi, così ricchi di elementi “strutturati”, ritrovo una serie di contenuti che in qualche modo corrispondono all’immaginario collettivo di diverse epoche storiche e di diverse culture. L’idea cioè che la vita quotidiana sia il teatro di vicende occulte, sommerse, “aliene”. Pensate per esempio alla mitologia greca e all’Iliade di Omero. Una questione di interesse storico come i conflitti per il controllo della navigazione commerciale nel Mare Egeo e nello stretto dei Dardanelli è diventata un poema dove l’ “alieno” interviene sotto forma di divinità che partecipa alle vicende umane e le condiziona.
    Io sono dell’avviso che certe cose che si scrivono sull’argomento che stiamo trattando abbiano lo stesso valore e direi anche dignità dei sogni. Questo non lo dico per sminuirne l’importanza,ma per coglierne l’essenza. Direi che si deve fare con queste cose quel che si fa nella distillazione della grappa: scartare la testa e la coda e tenere il cuore. Io penso che il “cuore” di queste questioni abbia a che fare con l’angoscia esistenziale, con la percezione che ogni tanto l’essere umano ha della propria finitezza, con lo smarrimento per la mancanza di punti di riferimento veramente sicuri circa il futuro della propria esistenza, angoscia che viene proiettata sul mondo intero e generalizzata come situazione cosmica. Ci sono sempre stati e purtroppo ancora ci sono tanti motivi reali per vivere sentimenti di ansia, di insicurezza: economici, sociali, sanitari, politici, ecc. e ogni volta la nostra psiche individuale e collettiva ha cercato di “farsene una ragione” (una teoria, una mitologia e – perchè no? – un delirio). Una “ragione” (anche se discutibile) è sempre più tollerabile di un’angoscia senza definizione, senza forma e senza nome.
    Una buona serata a tutti.

  34. Buongiorno amici, io cerco di sorridere alla vita e cerco di trarne il meglio, mi confronto sempre costantemente con quello che essa mi pone e molte, tante volte mi domando se alla fine non sia tutto, come annota Raffaele citando il libro di Qoélet ,Vanitas vanitatum (vanità delle vanità), intendendo che tutto non sia altro che cosa fatua, vana.Se dovessi tenere conto di come si sta evolvendo oggi la nostra civiltà e se dovessi tener conto di predizioni, profezie ecc. allora dovrei dire si! E’ vero alla fine tutto è vano. Ma io credo invece che uno spiraglio, un barlume di speranza esista e che l’uomo possa ancora farcela. La ricerca dell’alieno, dell’altro dovrebbe rafforzare questa speranza per questo siamo alla costante ricerca dell’ignoto presupponendo che se entità superiori esistono, sicuramente sono essere più evoluti ed in questa evoluzione noi ipotizziamo l’ordine e la saggezza. Intanto però sono convinto che ognuno di noi come può, dovrebbe contribuire al cambiamento ed al miglioramento dello stato attuale delle cose; tante volte invece ci abbandoniamo al già citato “Vanitas vanitatum” ed aspettiamo asettici e passivi che l’evento si determini.

  35. Mi permetto di pubblicare, su invito di Tosca, un mio racconto breve ” Albert”. Vi chiedo scusa anticipatamente per qualche errore e per l’impostazione.

    ALBERT

    Princeton (USA) Aprile 1955

    Albert era stanco quella sera la luna, splendeva chiara in quel cielo così immenso e scuro. Una strana sensazione pervadeva il suo corpo ed era come se qualcosa di invisibile ma di certamente presente era dentro di lui. Guardò fuori dalla finestra e quando vide gli alberi illuminati dall’astro, di colpo capì … l’ora era vicina. Si dice che quando la morte si presenta, tutta la vita passa davanti gli occhi come in un film; solo che quando questo accade, tutto succede in attimi che cancellando le regole del tempo, restano solo attimi ma che allo stesso momento sono infinitamente immensi.
    Albert anticipò, come sempre gli era capitato nella vita, l’evento: si sdraiò sulla vecchia sedia a dondolo sul terrazzo, socchiuse gli occhi e pacatamente fece scorrere i fotogrammi della pellicola della sua esistenza. Rivide i suoi cari, i genitori, la sua donna. i suoi figli, la fuga e la rinuncia della patria natìa, le delusioni, i successi il nobel …. Aprì gli occhi e fissando la luna, quasi ammaliato dal suo candore sussultò: un ricordo con prepotenza si impose alla sua mente, il ricordo andò indietro, a quella sera dell’ aprile del 1889. Quello che accadde allora Albert non ebbe mai modo di dimenticarlo.
    La primavera ad Ulma(1), era da poco iniziata e l’aria frizzante e pungente della sera si stampava sulla pelle arrossandone tutto ciò che trovava scoperto. Albert tornava a casa a passo spedito, si era intrattenuto a giocare con i suoi amichetti ed aveva fatto tardi: “magari i miei saranno in pensiero“ pensava. L’imbrunire dipingeva un paesaggio magico ed il cielo si colorava a tinte che si confondevano fra il rosa e l’arancione mentre la luce filtrava fra le fronde degli alberi quasi a darne un tocco di vita ed un leggero venticello li scuoteva tanto che sembrava si animassero prendendo forma. Tutto era così bello ma per i dieci anni di un bambino le sensazioni erano altre. Le sensazioni cominciarono a mutarsi in paura per il piccolo che affrettò il passo. La casa era distante e poi c’era quella stradina che costeggiava la campagna da attraversare ed il buio stava per scendere; meno male che c’era la luna a rischiarare il cammino. Man mano che la sera calava, aumentava lo sgomento tanto che Albert prese a correre; gli alberi si allungavano in lunghe ombre nere assumendo le forme più fantasiose nella mente del bambino. Lo spavento cedette il passo al terrore .
    (1) piccolo paese della Germania meridionale

    Un‘ansia improvvisa si impadronì di lui tanto da indurlo al pianto. Come desiderava Albert, essere a casa in quel momento, fra le mura amiche della sua stanza o fra le braccia di papà Hermann o meglio ancora a tavola a gustare le focacce di mamma Pauline .
    Ma ora era lì terrorizzato, infreddolito e stanco. Quando si è bambini e si pone una scelta, una subitanea scelta, non si ha la capacità analitica delle cose ed il razionale è soprafatto dall’istinto e l’istinto guida l’azione del momento: Albert seguendo l’istinto prese una decisione immediata ……
    Sul bordo della strada c’era un canalone, uno di quelli che servono per portare l’acqua ai campi e quindi pensò, se c’erano i campi ci doveva essere necessariamente un’abitazione e se c’era, lì avrebbe chiesto aiuto e conforto .
    Si avviò con far deciso, attraversò il breve ponte di legno che superava il canalone e passò dall’altra parte. Più che ad una casa si trovò davanti ad un rudere, un qualcosa che doveva essere stata una stalla. Le mura diroccate ed annerite dal fumo, tenevano a stento quello che aveva la parvenza di un tetto. Albert ormai aveva deciso che quello sarebbe stato il suo rifugio; si fece largo fra cumuli di pietre e legna e ne varcò la soglia. Un misto fra lo stupore ed il terrore provò Albert, quando si trovò all’interno: gli occhi si sgranarono ed i muscoli non rispondevano più al cervello. Il sudore cominciò a colare giù dalla fronte copioso, mischiandosi alle lacrime che incontrollate sgorgavano. Si sentiva svuotato da ogni energia e fece per fuggire ma il corpo era come paralizzato e niente o parte di esso rispondeva al suo volere.
    D’improvviso una luce bianchissima lo avvolse e di colpo Albert tastò l’universo. Un cielo immenso e nero in cui fluttuavano astri brillanti, gli si parò davanti. Egli vide le costellazioni scorrergli accanto ed un suono limpido e soave, a poco a poco, fu padrone della sua mente. La massa infuocata ed enorme del sole si allontanava nel buio cosmico. Albert, era come se vi fosse dentro. La musica che percepiva diventò sempre più dolce ed il bambino immaginò il canto delle sirene o forse erano delle fate che volevano portarlo via? Questo pensò.
    Gli occhi erano d’un colore indescrivibile fra il turchese e lo smeraldo ed Albert li fissava attonito senza muoversi; si scosse e cercò di parlare ma una sensazione di gioia lo impediva; istintivamente protese la mano come per ripararsi e fu a quel punto che Albert credette di vedere Dio.
    La creatura era bellissima, alta, le mani non avevano dita così come i piedi i quali non poggiavano a terra ed il corpo era sospeso in aria mentre dalla schiena lateralmente venivano fuori due protuberanze come piccole ali; la bocca era piccola ed immobile eppure sembrava sorridesse. I lunghi capelli erano chiari, la pelle bianchissima irradiava luce. Si avvicinò al bambino con far sicuro ed egli non provò più la paura; poggiò la mano o quella che poteva essere una mano, sul suo capo e misteriosamente il cielo diventò azzurro terso e la notte come d’incanto sparì ed il sole divenne splendente. Tutto diventava sublime. La mano cominciò a vibrare sul capo di Albert trasmettendogli qualcosa mentre il bambino si donava magicamente a quelle miriadi d’informazioni telepatiche. Ogni cognizione corporale era svanita, la mente di Albert riceveva imput e nozioni sconosciute mentre le porte dello spazio e del tempo assumevano forme nuove. Numeri, visioni, proiezioni ancestrali si accumulavano liberamente senza scompensi nella mente del bambino.
    Quando tutto finì, quello che poteva essere stato un attimo o un’infinità di ore, si improntò fermamente nella mente di Albert. Lettere, simboli e numeri E=mc2: che cos’era? Forse un messaggio oppure una di quelle formule che si studiavano a scuola, ma a cosa serviva? La creatura abbassandosi accarezzò Albert e sussurrò:-besaenfty sie an da anwenden. (usala per la pace)-. Poi lentamente cominciò a dissolversi. Dopo lo smarrimento iniziale, Albert serenamente si addormentò ….

    La signora Pauline insieme al marito erano in preda all’ansia ed avevano vagato insieme agli amici tutta la notte in cerca del figlio. La donna si preoccupava ancor di più, perché sapeva che il suo bambino era fragile , affetto da dislessia che lo portava a uno stato eccessivo di timidezza; i dottori poi dicevano che la lentezza del suo sviluppo mentale era forse dovuta ad una malattia. Tempo dopo si diede anche un nome alla patologia: sindrome di Asperger.
    Il casolare abbandonato vicino al canalone era l’ultima meta ma un po’ tutti erano restii ad visitarlo, perché si diceva fosse abitato dagli spettri. Papà Hermann scattò di corsa con il cuore in gola quando, vide Albert sull’uscio del vecchio rudere. L’uomo avrebbe voluto gridare dalla gioia ma un groppo alla gola gli impediva di emettere qualsiasi tipo di suono; abbracciò il figlio in lacrime, il volto era provato stanco. La mano di Pauline accarezzò il capo riccioluto ed il bambino la guardò con viso disteso, sorridendo rassicurò la donna che colse in lui un senso di strana felicità.
    Sul calesse che li riportava a casa, il bambino cercò di spiegare perchè si era attardato e quindi avesse scelto un riparo per la notte. Non parlò mai con nessuno di ciò accaduto forse, pensava “è stato tutto un sogno“. Al padre raccontò invece, che la stanchezza l’aveva sfiancato e che si era semplicemente addormentato e nel sonno aveva visto gli angeli. Il padre tirò fuori dalla tasca qualcosa mostrandola al figlio. – Sai cos’è questa? E’ una bussola ed indica sempre il nord: te ne regalerò una così se ti smarrisci sai come devi fare…. – Albert fissò il padre e gli domandò : – Sai come e perché funziona ? –
    Il padre sorpreso, cercò di spiegare con parole semplici, che tutto dipendeva dal magnetismo; al che, il bambino con naturalezza sorprendente, rivolgendosi al padre replicò che era vero ed in modo estremamente elementare a sua volta spiegò al genitore che qualsiasi energia magnetica nell’universo, era regolata dalla combinazione fra la massa e la velocità della luce e l’energia in relazione ad essa. . Hermann fissava sconcertato il figlio ma non osò continuare, pensava che tutto fosse dovuto a quella maledetta malattia .
    Chissà se papà Hermann la pensasse ancora così nel 1921, quando Albert fu insignito del nobel. In quell’occasione egli riportò alla mente l’episodio del casolare abbandonato e si domandò se non fosse stato davvero solo e semplicemente un sogno….. .

    Princeton (USA) Aprile 1955

    La sedia scricchiolava al dondolare lento di Albert ed il fumo bianco della pipa si alzava al cielo confondendosi col chiaro della luna nel contempo una pace interiore arcaica era in lui ed il sorriso ne sposava la consapevolezza. Il tempo d’improvviso sembrò fermarsi, tutto apparve come sospeso e la luna si colorò di diamante; una musica, quella musica, ritornò alle orecchie come tantissimi anni fa e la creatura bella più che mai tendendogli la mano gli sussurrò: – Ciao Albert sei pronto? –
    – Si certo …andiamo -……

    Giuseppe Castorina

  36. Caro Giuseppe, su “Albert” ti ho già detto il mio pensiero e il miuo apprezzamento.
    Vorrei invece riprendere il discorso del Qoèlet. Il “vanitas vanitatum” a mio avviso non va interpretato come un invito alla passività e al fatalismo. Diciamo che è, in una dialettica esistenziale, la parte dell'”antitesi”, che prelude alla “sintesi”. Tante cose di questo nostro tempo e di questa nostra “civiltà” vanno opportunamente passate al setaccio critico perchè sono esattamente “vuote”, vuote di senso, di etica e di valore. Inutile fare esempi: li abbiamo attorno dalla mattina alla sera. Quello che rimane, vivaddio, è la voglia di reagire, di cercare ciò che vale, la parola “piena” (direbbe J.Lacan) al posto di quella vuota. La conclusione del libro del Qoèlet va letta come un invito al superamento delle futilità, al disincanto e alla fede in una visione delle cose che trascenda il limite esistenziale.

  37. IL SILENZIO DI TOSCA

    Un silenzio s’aggira nel blog.
    Non si può non notarlo.

    E’ come quando in una galleria
    percorrendo i quadri alle pareti
    t’aspetti di vedere il capolavoro
    che dà il nome alla mostra,
    la anima, la colora, le dà voce,
    eppure non lo trovi. Svanito forse?

    Un silenzio s’aggira nel blog.
    Non si può non notarlo:
    è il silenzio di Tosca.

  38. Scusa Raffaele in effetti mi sono espresso male. Io mi riferivo alla parte iniziale del testo; infatti nella parte conclusiva del testo si esprime chiaramente il concetto che malgrado l’analisi fatta e le conclusione tratta(tutto è vano) , ciò non deve impedire al saggio il riconìoscimento del Creatore. Proprio a questo concetto ed al superare l’effimero del materiale, mi aggrappo io in chiusura finale del post anzi il mio vuole essere un incitamento a valorizzare di più la nostra spiritualità e le nostre potenzialità. Chiedo scusa se sono stato Frainteso.

  39. Raffaele finalmente Sabato ho ricevuto uno dei tuoi libri( Una manciata di bristulini) l’altro è introvabile. Ho letto il libro ed ammirato i disegni non è retorica se ti dico bravo. La cosa che mi ha colpito invece è che leggendo il libro, una miriade di ricordi simili si affacciavano al balcone della mia memoria con piacevole nostalgia. E’ strano ma è vero ; le similitudini di luoghi e ricordi possono esserci anche a distanza di tanti kilometri. Rivedevo nella descrizione posti e situazioni simili che anch’io, magari in altra maniera ed intensità, ho vissuto da bambino. Una bella pubblicazione ; bella, garbata ed elegante. Spero di poter reperire “Tra la Pietramora e monte Mauro” al più presto. Buona sera amici a domani.

  40. Caro Giuseppe, ti ringrazio molto per il gentile e molto gradito feedback su “Una manciata di bristulini”. Devo dirti sinceramente che il testo l’ho curato abbastanza anche se l’ho scritto in tempi molto difficili per me, quasi per reagire con i luminosi ricordi del passato ad un presente oscuro e doloroso. Le illustrazioni (i disegni) secondo me sono venute alcune decentemente, altre meno. Da questo punto di vista “Tra la Pietramora e Monte Mauro” è certamente migliore, perchè ogni capitoletto è preceduto da una mia foto. Grazie ancora, anche per la precisazione su Qoèlet che vedo corrispondere alla mia lettura del testo biblico. Non mi resta che augurarti, e augurare a tutti i compagni di classe, la buona notte.

  41. Il tempo qui è piovoso, grigio e freddo, ma è questa la stagione ormai. Con le foglie che cadono copiose, con gli alberi che alzano già i loro rami spogli al cielo come invocazioni d’aiuto, con le nubi che s’ammassano grigie e gonfie di pioggia a striare il cielo tra rari squarci di luce pallida e irreale, l’Autunno avanza. Stagione che, terminati i fasti dei colori sgargianti e delle sagre paesane, ora s’avvia verso la coscienza della perdita, del riconoscimento che nel ciclo della vita esistono anche il declino e la morte. La voce profonda dello spirito ci indica che la morte è un passaggio e la vita sempre rifiorisce in una nuova e migliore stagione,ma questa è l’ora del turbamento, della tristezza e del cordoglio.
    A tutti voi una buona giornata.

  42. Certo che siete fantastici, Raffaele in particolare. Non mi sono fatta sentire e invece di lamentele trovo le poesie. Una stupenda poesia sul mio silenzio che è stato più rumoroso di tutti i miei, a volte, lunghissimi commenti. Questa cosa mi commuove.

    Io a dire il vero sono stata rapita dagli alieni. Parola mia. Infatti mi sono alienata alquanto. Gli alieni sono tutte le cose “altre”, diverse da quelle che vorrei. I grattacapi, l’ansia, lo stress, i malesseri sono gli alieni cattivi. La mia famiglia, il mio lavoro, gli amici sono gli alieni buoni. Tutte e due le specie quando mi rapiscono dalla mia creatività mi “alienano”, mi svuotano o meglio mi risvoltano e quando mi ricompongono o lasciano che mi “autoricomponga” mi accorgo che, in fondo, ho aggiunto qualcosa in più alla mia umana dimensione.

    Adesso sono qui e, un po’ in fretta e furia, perdonatemi, mi riserverò di rifarlo con più calma, ho letto i vostri piacevolissimi interventi. Le visioni apocalittiche inviate da Daniela, la magnifica poesia sull’autunno inviata da Raffaele in “poeticamente approdati”, il piacere di Giuseppe di aver ricevuto il libro tanto atteso e un’altro intenso brano del suo racconto.

    Ora scappo, gli alieni stanno per atterrare, chiedo solo che mi diano il tempo di mettere nell’archivio del blog le tre ultime poesie inviate da Raffaele.

    A presto, non appena mi sganceranno dalla loro implacabile presa.

    Buona giornata a tutti quanti.

  43. Buona sera amici, nel quasi silenzio che regna sull’isola mentre forse riposano pure gli alieni, vi porgo il mio fugace saluto. Anche qui da noi l’autunno si fa sentire e ne cogliamo le sfumature ed umori.

  44. SCENA NOVEMBRINA

    La pioggia sui rami scorrendo
    distacca le ultime foglie e i colori
    scivolano al suolo come acquerelli
    in calde lacrime di rimpianto.

    Un saluto e una buona giornata a tutti

  45. Buongiorno amici un saluto a tutti voi faccio una pausa mattutina in mezzo al tran tran della vita quotidiana. Come al solito devo complimentarmi con Raffaele per come riesce ad suscitare emozioni anche in poche righe…sto apprendendo molto da te Raffaele e ne sono orgoglioso; te ne sono grato. Ora lascerò qualche rima anch’io, consapevole di non reggere il confronto ma ognuno di noi deve essere se stesso e poter far conoscere ad altri il mio “essere” mi stimola. Ciao a domani

    AUTUNNO

    Volano le foglie secche sul viale
    spinte d’un leggiadro maestrale
    mentre lesto ruba al meriggio i colori
    il tramonto dipinto di rosso come l’ardore
    dell’ultime rondini che lasciano la magione
    salutando nell’imbrunir d’ autunno la stagione
    ….

  46. Giuseppe ti ringrazio per le tue lodi che ricambio dopo aver letto la tua poesia. Ti incoraggio a continuare e a sviluppare questa ispirazione. Trovo che questo spazio di espressione anche poetica sia molto positivo. In fondo la poesia è comunicazione oltre che ispirazione e creatività. Come sai mi piace anche la fotografia e trovo che vi siano diverse analogie tra l’espressione poetica e quella fotografica. In questi giorni frequento le Terme di Riolo, poco distanti da Faenza, per il mio annuale ciclo di cure termali. Per me è anche l’occasione per vedere luoghi, dettagli e panorami molto fotogenici, splendidi in questa stagione. Ho fatto già alcune foto che puoi vedere in Panoramio e altre ne inserirò.Un saluto a te e a tutta la classe. Ovviamente un saluto speciale per Tosca.

  47. Qui si posano poesie, altro che astronavi aliene! E che poesie! “Ragazzi” ( non era Pascoli che asseriva l’esistenza di un fanciullino in ogni poeta? Certo che sì, allora “ragazzi” è perfetto qualunque età cronologica voi abbiate). Dicevo, ragazzi siete una ricchezza per questo mio blog e per il mondo intero. Chissà forse anche per gli altri mondi. Se è vero che gli alieni ci spiano, leggeranno pure quel che si produce sulla Terra. Nel frattempo che alita il dubbio, la certezza è che io le ho lette e le trovo straordinarie, così vado subito a sistemarle nella loro sempre più corposa antologia informatica.
    Una buona serata.

  48. Grazie Tosca per l’apprezzamento credo che anche la creatività sia un mezzo per “volare” oltre le “regole” del quotidiano e per me è anche divertente. Buon pomeriggio amici a domani.

  49. PENTOLE

    Bollendo alcune pentole borbottano,
    alcune cuociono “pipiando”
    alla maniera del ragù napoletano,
    alcune sono fracassone e sbattono
    (che musica!) allegramente il coperchio,
    alcune infine sono silenziose…mistero!
    E per tutte vale la fatidica domanda:
    “Che cosa sta bollendo in pentola?”

  50. “Sparito tutto!” dice il nonno smarrito nella nebbia nell’ “Amarcord” di Fellini.
    E voi ci siete o siete spariti?

  51. ALLA MIA CLASSE

    Entro nell’aula
    e la trovo vuota.
    I banchi, la lavagna,
    i quadri alle pareti,
    la luce alle finestre,
    tutto parla il linguaggio
    silenzioso e struggente
    dei ricordi.

  52. Buongiorno amici. Scusate la momentanea assenza di ieri ma l’impianto elettrico della mia “vetusta casa” è saltato ed io sono stato un giorno intero a cercare di rimediare; Raffaele mi pare che la nebbia sull’isola si stia infittendo ed hai ragione sta scomparendo tutto speriamo che all’uscita d’un pallido sole qualcuno si farà vedere. Che bel film Amacord! Una delle scene che mi piace di più è la scena del pazzo…. comunque questo è un altro argomento. Complimenti per la poesie ma le hai già raccolte in qualche libro? Buona domenica

  53. Eilà gente, non vi perdete d’animo, soffia il vento del sabato e strapazzando un po’ di nebbia da questo blog eccomi qui. Certo che da un po’ di tempo transita meno gente da queste parti, sarà colpa, anche per loro, del da fare, o sarà la noia sopravvenuta, o gli argomenti poco interessanti?
    Vallo a sapere! Forse sarà un calo fisiologico dovuto al passare del tempo.
    In ogni caso, grazie a chi resiste, a chi tollera pure le mie imperdonabili assenze.
    Accidenti però, altro che nebbia! Guardando adesso un po’ meglio anche i commenti di sopra mi accorgo che ne è sparito davvero uno! Era quello relativo alla risposta della poesia sulle “pentole” di Raffaele. Che caspiterina succede? Vado a dare una controllatina altrove e vi faccio sapere.

  54. Allora, il mio commento è svanito, non si sa perchè. In compenso ho trovato “in attesa di approvazione” un commento di Daniela inviato il 9 di novembre, andate a vedere sopra perchè è piuttosto interessante. Daniela scusami tanto, non me ne ero proprio accorta.
    poesia “PENTOLE” di Raffaele l’ho trovata nell’archivio di “Poeticamente approdati” dove l’avevo sistemata. Tutto risolto tranne il mio commento. Cercherò di ricordare quello che avevo scritto. Non mi viene bene, i commenti a caldo sono una cosa, quelli riscaldati non sanno di nulla.
    Vi dico quel che mi viene in mente ora. Prima cosa come giustificazione sul mio libretto d’assenze scrivo: causa laurea figlio due giorni fa. ( Ieri avevo scritto il commento sparito. Mi viene il dubbio, ripensandoci che forse ho spento troppo presto il PC. Mah!) Poi aggiungo per la cronaca la mia grande soddisfazione e sono lieta di poterla condividere con tutti voi.

    laurea champagne

  55. Adesso vado a vedere le nuove foto di Raffaele. Anzi mi piace scrivere la frase alla maniera dei miei alunni: “mi vado a vedere” perchè nella non correttezza linguistica c’è un bisogno interiore di fare qualcosa tutta per se stessi.

  56. Posso rinominare questa foto :Terme di Riolo (Ra) – I colori autunnali del parco? Se è sì la chiamerei: ” Trionfo in giallo”. Che solarità nell’agonia vegetale!

    Per altre sensazioni autunnali vi lascio all’ascolto di questo brano.

  57. Cara Tosca, voglio fare i miei complimenti al tuo carissimo figliolo per la sua laurea, con l’augurio che al più presto possiamo vedere il suo nome nell’albo dei grandi genii dell’infprmatica.
    Posso dirti un’altra cosa? Perchè non apri qualche altro interessante thread su cui poter intervenire? Dai largo al tuo estro, e vedrai che senz’altro qualcosa di magico apparirà sull’isola!!
    Questa canzone è per il tuo neolaureato:

  58. Caspiterina! Si è levata la nebbia e il sole è sceso sull’isola. Grazie del commento,Giuseppe. Complimenti a tuo figlio,Tosca. Bentrovate,Tosca e Daniela.
    Ora vi saluto. Sono piuttosto stanco. E’ stata una giornata di quelle che spezzano le ossa. Spero che il sonno mi porti ristoro e nuova energia.

  59. Una domenica nebbiosa,ma mi concederò un giretto in bicicletta. L’atmosfera nella nebbia è particolarmente ovattata e suggestiva. Strade, viali, campi e la città stessa assumono un risalto particolare,magico.

  60. Ciao Raffaele, parli di nebbia ed a me viene in mente la bella poesia “San Martino” del grande G. Carducci anzi, te la voglio regalare in musica, magari l’ascolterai con il tuo walkman, durante le tue belle e salutari passeggiate!
    Buona domenica a te e a tutta l’isola

  61. PENSIERO

    Il dolore come la gioia
    sono come fiumi sotterranei.
    Non subito vengono scoperti,
    ma se se sente l’influsso
    e quando sgorgano all’aperto
    rivelano la vitalità della corrente
    che percorre gli abissi
    del mondo interiore.

  62. Curiosa e insolita,Daniela, la versione di Fiorello per “S.Martino”. Comunque conferma la grandezza senza tempo di tante poesie del Carducci.Grazie per la proposta.
    Bella canzone, piena di colore e di calore, “l’Autunno” di Guccini, Grazie,Tosca, della proposta musicale.

  63. Pensierino della sera:
    “Ccà nun ce sta nisciuno…” (da “A luna rossa”)
    Beh…ascoltiamoci un po’ di musica e poi…buona notte a tutti!

  64. Pensierino del mattino:
    Oggi la nebbia è ancora più fitta e il paesaggio tutt’attorno sembra uscito da un sogno.
    Sapete,amici? Mi sembra di essere il guardiano del faro in questo blogo così silenzioso..

  65. Buongiorno amici, bentornati. Bella Tosca la proposta d’autunno di Guccini, uno dei miei “miti” ho avuto la fortuna d’incontrare Francesco personalmente, in un momento magari non molto nobile, ma molto socializzante al ristorante ” da vito” a Bologna alle prese con un piatto di mortadella alla piastra. E’ un grande Guccini l’ultimo concerto l’ho visto al teatro greco di Taormina qualche estate fa. Ritornando a noi , mi sembra di aver capito che Tosca ha un nuovo laureato in famiglia auguri e complimential neo dottore. Ieri ho dedicato la domenica interamente ai miei vecchi e ne ho tratto un immenso piacere la strada per loro si accorcia e quando si ha l’occasione per riunire tutta la famiglia è sempre una grande gioia. mi vien da pensare come è strana la vita; diventano belli certi momenti che magari sono i più semplici i più scontati ed i meno impegnativi. Un saluto al nuovo “guardiano del faro” Raffaele Shomer ma ni- llailah?

  66. Ma che bello! Abbiamo il guardiano del faro! Meno male Raffaele che sei tu. Io chiedo venia, ma ieri di mattina ho messo sotto soltipra la casa per pulizie arretrate e nel pomeriggio me ne sono andata a zonzo fino a tarda sera. Per farmi perdonare di questo abbandono non so che fare, spero siate magnanimi di cuore. Intanto ringrazio Daniela per la canzone di Fiorello. Lo sapevate che c’è stato un periodo in cui questa canzone era in voga che ha fatto mugugnare il Ministro della Pubblica Istruzione, gioire gli insegnanti perchè finalmente gli alunni la imparavano volentieri e rivoltare Carducci nella tomba visto che le nuove generazioni attribuivano la paternità dell’opera al cantante?
    E ora i miei complimenti a Raffaele per la sua “ultima nata” che subito vado a mettere in archivio.
    I miei ringraziamenti anche a Giuseppe con il quale condivido pienamente la filosofia d’apprezzare i momenti semplici, veri e profondi della vita.
    Un abbraccio a tutti quanti e che questo faro resti sempre acceso.

  67. Popeye, alias Braccio di Ferro, è sempre un simpatico personaggio che non stanca mai. Questa sera, cari isolani, c’è la riunione per l’ organizzazione & regia della presentazione del 28/11 e mi vedo alle 21.00 con gli altri protagonisti dell’evento. Ergo per cui vi lascio il faro in gestione. Mi raccomando, tenetelo acceso!

  68. Buongiorno amici, oggi c’è una magnifica giornata una di quelle che se si potesse, si scapperebbe via dalla scrivania per starsene a godere le bellezze della natura ma non si può almeno per la mattinata, rimandiamo alla pausa pranzo che io (finchè dura) ho la fortuna di poterne usufruire per un paio d’ore. L’isola in questo periodo è semi deserta e la classe di conseguenza è semi vuota: forse sarà l’effetto della A/H1N1?

  69. Oggi giornata lunga, da stamattina alle otto torno adesso. Meno male che questo blog mi rilassa e mentre guidavo verso casa pensavo al piacere di raggiungerlo. Mi sono venute in mente anche alle bellissime definizioni che ha preso via via nel tempo: la classe, l’isola, il caminetto e, ora, il faro.
    Giuseppe, la giornata oggi era davvero stupenda, una giornata così doveva essere vissuta nei boschi in cerca di funghi e castagna, nei campi per raccogliere verdura selvatica, su una barca in mezzo al mare. L’unica cosa di cui ho potuto godere, all’andata, è stato il panorama. Che colori e che luci dalla montagna al mare! Al ritorno faceva già buio.
    Raffaele, sono certa che l’organizzazione dell’evento stia procedendo bene, vedrai sarà un bel successo. Ieri sera, quando ho trovato un po’ di tempo ero cotta di sonno, cosa insolita per me che so essere una buona nottambula, penso che, anche se non ho l’influenza, i malesseri passati mi abbiano debilitata, o lo stress mi sta massacrando, è un po’ di tempo che ho solo voglia di dormire. O forse è solo una trasformazione, sto diventando uno di quegli animaletti che vanno in letargo e mi sto predisponendo visto che la stagione è quella giusta.
    Vi auguro una buona serata e vi aspetto sempre.

  70. Ciao Tosca, ho appena finito di guardare il tuo video:meraviglioso!Io amo la natura in tutte le sue espressioni e questo video mi ha nutrito tanto.Raffaele grazie a Giuseppe ho letto il tuo libro”Una mangiata di “bristulini” ” Bello e soprattutto per noi che abbiamo qualche annetto in più ci fa rivivere tante cose che ormai il tempo ha cambiato.
    Buona serata a tutti.

  71. Ciao Natale, felice di risentirti. Volevo precisare che il video non è mio, l’ho preso da Internet. Sono contenta che anche tu abbia letto il libro di Raffaele, merita ogni attenzione.
    Buona notte a tutti quanti.

  72. Ah-ah, Natale! Che lapsus interessante! Una “mangiata” invece che una “manciata”. In effetti i “bristulini”, o semi di zucca tostati, finiscono per essere mangiati. Grazie per il tuo gradito parere sul libro. Ciao Tosca. Sto per spegnere il PC. Buona notte a te,a Natale e a tutta la classe. Il faro rimane acceso.

  73. PASSEGGIANDO NEL PARCO DELLE TERME DI RIOLO

    Stamane la nebbia
    svapora pigra
    tra i rami dei platani.
    L’Autunno non ha fretta
    di spogliare il parco
    e lente le foglie cadono
    con fruscio di cartocci.

    Passa una giovane donna
    con marcia decisa,
    chiusa nel suo giaccone,
    mani nelle tasche, jeans,
    cuffia di lana calzata sulla fronte,
    lunghi capelli color delle foglie.

    E io stupefatto ammiro
    l’Anima che si rivela
    così, per pochi attimi.

  74. Buongiorno amici. La lirica “termale” di Raffaele come al solito garbata e “visivamente” bella, ci ricorda di questa stagione piacevolmente volubile; da noi si ha l’impressione che sia arrivata primavera. Giornate calde, solatie e voglia di natura ma forse autunno e primavera non sono altro che facce di una stessa medaglia nella loro mitezza sempre pronta a cedere agli eccessi: il caldo d’estate ed il freddo d’inverno. Chissà se in quei mondi lontanissimi, che noi agognati, i nostri amici alieni in questo momento discutono su clima e stagioni…..Un saluto al resto dell’isola.

  75. Carissimo Raffaele, ti invidio!!! Almeno tu puoi goderti l’autunno, qua ,ahimè, è ritornata l’estate!!! Abbiamo rimesso le maniche corte e stiamo per ritornare al mare!!! Chissà, se continua così passeremo il natale come in Australia, altro che col freddo!!!
    A dire il vero, io non ne gioisco, e mi dispiace non poter godere appieno dell’autunno classico, e la voglia di stare chiusi in una classe viene sempre meno. Non mi piace proprio un autunno così!!!
    Voglio l’inverno , la neve ed un natale così!!!

  76. Ciao a tutti.

    Carissima Daniela io invece di questo caldo autunno ne godo, mi dispiace solo di non potermene andare a zonzo. Oggi però mi sono concessa il lusso di un giretto al lungomare. Stupendo l’odore salmastro degli spruzzi tra gli scogli, il solo cocente e l’illusione della mia amata estate. Io un natale in Australia lo passerei volentieri, anzi se potessi i sei mesi invernali me li andrei volentieri a trascorrere lì, è un mio grande sogno.
    Comunque vedrai che il tempo atmosferico a turno accontenta tutti e arriverà anche la neve prima o poi, spero proprio poi anche perchè andando a scuola su per il monte la neve non mi sorride proprio. Tuttavia anch’io invidio Raffaele perchè ha tempo di godersi la natura e perchè trova ispirazione, io in questo periodo, che ormai dura anche da tanto, mi sento come risucchiata in uno sterile vortice di prosaica quotidianità. Vado sempre di fretta, sono sempre indaffarata e spesso ansiosa. Rivoglio la mia parte quieta, meditativa, sognante, creativa! Me la regalerà il Natale?
    Speriamo bene.

    Complimenti Raffaele per la tua ultima poesia. E’ suggestivo l’apparire della giovane donna tra i vapori nebbiosi.

    Giuseppe chissà che il pianeta più bello e più vario non ce l’abbiamo proprio noi e gli alieni non ci invidino pure il trascorrere delle stagioni.

    Infine: “Con la pioggia e col sereno anche oggi un giorno in meno”. O un giorno in più? Dipende da dove si guarda, in avanti o indietro. Intanto il tempo va e fa gli sberleffi alle nostre filosofie.

    Buona notte gente, vado prima che mi la prendere dalle mie solite filosoficherie.

    A domani con l’augurio che la giornata sia come più vi piaccia.

  77. L’importante è avvicinare questi argomenti con l’intento di comprendere meglio la realtà attuale e la loro (eventuale) ricaduta sulla migliore conoscenza della storia umana e dell’ambiente in cui viviamo. C’è sempre il rischio di inflazionare eventuali aspetti oggettivi con proiezioni massicce di fantasie individuali, interpretazioni mitologiche e sogni ad occhi aperti (Alcuni programmi televisivi letteralmente “sguazzano” in questi argomenti, spesso e volentieri in modo dozzinale e “fieristico”, da baraccone).
    Per il resto rimane certamente grande il margine di mistero che avvolge la vita umana e la stessa coscienza.
    Buona giornata a tutta la classe e felice Autunno, in ogni forma solita o insolita che vorrà presentare di sé.

  78. Buongiorno amici. Ho visionato il video postato da Tosca che sicuramente potrebbe aprire un nuovo thread, l’argomento sarebbe interessante. Per la verità è da tanto tempo che seguo il genere , ho cominciato con Kolosimo; Asimov, Fort , Biergier, Zinnemmarn ecc, e poi più semplicemente ho anche tastato il filone fumettistico “dell’Archeo Mistero” con le eccellenti pubblicazioni di Castelli con il suo Martin Mystere. Dicevo che forse bisogna affrontare l’argomento a parte perchè tanto è vasto il suo campo d’investitura. Fra i misteri delle civiltà precolombiane ad esempio non possiamo non citare ” La pietra di Palenque” ritrovata in un sito Maya nello stato Messicano del Chiapas, in cui c’è rappresentato un personaggio molto simile ad un astronauta al comanndo di un qualcosa molto simile ad un astronave: la pietra è vecchia di circa diecimila anni prima cioè, dell’insidiamento nella zona ,dei Maya stessi. E che dire dei Dogon un popolo africano del Mali e delle loro conoscenze astronomiche? Sirio A e Sirio B furono “scoperti” negli anni 70 ebbene i Dogon ne conoscevano l’esistenza e ne descrissero l’orbita almeno cento anni prima. E stonehenge, le piramidi e tutti i centinaia di misteri che ci propone questo nostro vecchio pianeta e che ci coinvolgono così tanto? Come vedete la tematica è affascinante oltre che di vivo interesse ;però concordo pienamente col pensieo di Raffaele questi argomenti dovrebbero essere mezzo di traino per la miglior conoscenza della storia dell’umanità mentre spesso tutto viene spettacolarizzato a scopo puramente commerciale. A domani

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