ROMANZO BREVE: Anch’io sono un libro

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ANCH’IO SONO UN LIBRO.

Un libro racconta la sua storia in un diario segreto.

15 giugno 2005

Sono l’essenza di un libro, sto cercando una mente per insidiarmi ed evolvere come una larva nella crisalide. Ne ho adocchiata una, ma è ancora troppo chiusa, non trovo alcun spiraglio tra i tanti pensieri che fanno da muro al mio essere. Potrei cambiare rotta, sono ancora in tempo, invece sono sempre più attratto da quella mente. Aspetto.

1 luglio 2005

I pensieri si fanno più leggeri, sarà l’aria di vacanza. Il muro diviene una massa elastica e gelatinosa, facendo pressione invado una zona perfettamente libera. Lì inizio a vivere con sembianze di sparute idee.

7 luglio 2005

La mente s’accorge d’avermi concepito e passa il messaggio alla materia. Comincia la mia gestazione.

9 luglio 2005

Adesso nuoto tra gli svariati pensieri di chi mi alloggia, cerco di manovrare le mie idee, ma vedo solo con i suoi occhi. Conosco lei e  mi spavento! Negli archivi della mia essenza ci sono tutte le informazioni. Come ho fatto a sbagliare? La mia realizzatrice non mi darà mai alla luce, ha ucciso da sempre quelli hanno cercato di nascere prima di me. Non mi resta che sperare.

16 luglio 2005

La sento. Ha preso un taccuino. Poteva trovare qualcosa di meglio. Invece proprio quello. Ha iniziato a dar forma alle idee.

26 luglio 2005

Ha scritto già tanto, sta per finire il taccuino. L’inchiostro ha cambiato tre volte il colore, non trova mai la stessa penna. Finora mi piaccio. Lei non mi giudica, va avanti e basta, non considera neanche quel che ne viene fuori. Piacerò anche a lei quando mi guarderà? E’ una donna con tante incombenze, indecisa, scontenta, rincorre un lavoro che non si consolida. Che ne sarà di me?

30 luglio

Dal taccuino è passata ad un’agenda dalla copertina rossa. Mi sviluppo, sovrapponendomi a date stampate, con una grafia minuta e poco comprensibile. Sarà capace lei stessa di decifrarla?

5 agosto 2005

Sto crescendo velocemente tra scarabocchi, asterischi, richiami, rimandi. A volte mi sviluppo a zone, altre volte a castello su un’idea che cresce addosso ad un’altra e c’è tutto un rincorrersi di freccette e annotazioni. Ho paura che non ci capisca più.

15 agosto 2005

E’ finita l’agenda dalla copertina rossa. Ne ha trovata un’altra dalla copertina verde, ha strappato le pagine precedentemente usate e mi distende su quelle rimaste. Amo la sua mano che mi plasma. Sono terrorizzato dalla sua mano così lesta a strappare. Che fine farò?

27 agosto 2005

Adesso ho più potere, riesco a controllarla meglio, conosco le sue abitudini. Mi scrive prevalentemente al mare. Lo iodio e il sole stimolano la mia crescita.

30 agosto 2005

Cresco, cresco, cresco felicemente senza tregua. E’ finita anche l’agenda dalla copertina verde. Sono passato su una serie di fogli riciclati con una facciata già stampata di cose a me ignote, una  molletta li tiene tutti insieme. Se ci desse un colpo di pinzatrice starei più tranquillo.

31 agosto 2005

Finalmente si è decisa a recuperare un quadernone. E’ a righe di classe prima. Mi rendo conto che ricicla tutto ciò che le è avanzato. Non so se per me è un onore o un disonore.  Oppure paura. Non spreca la carta nuova perché tanto mi getterà. Eppure adesso sembra non volermi mai mollare. Ha preso a scrivermi  anche di notte. La notte è una grande occasione, solo io riesco a regnare nei suoi pensieri, non c’è nient’altro in quelle ore.

6 settembre 2005

Sono sconvolto. Si è messa a riempire il quadernone di post it gialli con su strane indicazioni che rimandano a fogli volanti. Le sue idee si allargano e non c’è posto abbastanza tra le righe già riempite, così ha sperimentato questo lavoro, ma ci si raccapezzerà? O le sembrerà tutto un gran pasticcio da eliminare? Tremo.

13 settembre 2005

Lo spazio nella sua mente torna a farsi stretto, mi trovo sempre più rincantucciato, non fa che spingermi indietro presa da qualcos’altro. Ormai sento d’avere i giorni contati.

18 settembre 2005.

E’ finita! Ha preso tutto il mio corpo informe fatto di agende, fogli e quadernone strano invaso da post it e lo ha scaraventato in un cassetto al buio. Buio ormai nella sua mente. Mi ha dimenticato, ma non mi ha ancora distrutto. Nella foga di togliermi di torno mi ha lasciato anche la penna incastrata. Una biro nera senza tappo che, dopo avermi a lungo solleticato nel crearmi, adesso mi sta come un peso sullo stomaco. Sto qui inquieto. Un giorno riaprirà il cassetto e toglierà le cartacce per fare piazza pulita. E tutti i miei pensieri che non avrò potuto gridare al mondo? E le emozioni? E le immagini dipinte a parole? Chiuso in un cassetto, in attesa di chissà quale funesto giudizio, dormo in attesa di morire.

20 giugno 2006

Mi sono destato perché ho sentito la sua inquietudine, anzi la sua malinconia. Sembra sia sempre lì in procinto di un pianto nascosto. Ha aperto il cassetto. Mi ha preso. Ha iniziato a leggermi come se mi scoprisse per la prima volta. Faccio compagnia alla sua tristezza, forse per questo può ancora tenermi.

23 giugno 2006

Gran giorno. Mi regala una nuova dimensione, mi trasforma, mi cuce il vestito nuovo, mi eleva quasi alla mia futura aspirazione di libro già nato. Mi trascrive al computer. E’ lesta sui tasti. Prende un pezzo di me e lo chiama capitolo, lo intitola, mette i numeri alle pagine, mette persino le note a piè di pagina. Gran giubilo! Assaporo la mia prima stampa. Ma ora che fa? Mi legge e mi rilegge. Sento più che mai la sua irrequietezza. Se potessi griderei aiuto. Tra poco mi appallottola, mi strappa, mi butta via, mi brucia addirittura. Stupisco! Mi porta al telefono. Al telefono? Mi legge. Mi legge a chi? Non lo so. Mi legge e questo mi basta. E’ l’onore più grande per un libro, per un quasi libro, un aspirante libro.

Ora ascolta e sorride. Ha un’aria estasiata. Magari mi ama. Mi ama? Comincia ad amarmi. Ovvìa, comincio di sicuro a starle simpatico.

16 luglio 2006

Accidenti, come divento lungo! Batte e ribatte sulla tastiera. E’ sempre lì appena può. Il taccuino è stato tutto trascritto ed anche l’agenda rossa. Ho già un corpo di dieci capitoli! Sono quasi un giovanotto e le piaccio.

10 agosto 2006

Adesso rallenta. Lo sapevo. Con tutti i garbugli che ha combinato non si ritrova. Traccia linee a solchi profondi sulle pagine già scritte. Ho paura ancora più paura. Tra poco mi vedrò massacrato nella pattumiera o nel water, in passato ha avuto anche di queste idee poco gentili con i miei fratelli non nati. E’ inutile che avanzi illusioni. Invece sì! Invece sì! Sta crescendo un bel plico sulla scrivania ed è tenuto in buon ordine.

21 agosto 2006

Buona parte della sua malinconia è sfumata. Non mi legge più al telefono, ma parla di me. Sono il suo eroe, magari mi tiene.

5 settembre 2006

La sua malinconia è sparita del tutto, ma mi dispiace perché quand’era malinconica si rifugiava in me. Adesso è ancor più irrequieta dello scorso anno in questo periodo ed è tornata a non tenermi in considerazione.

13 settembre 2006

Non conto più nulla per lei. Mi ha agguantato mezzo stampato e mezzo ancora scritto a penna per scaraventarmi nel solito cassetto. Dovrei sperare o rassegnarmi? Per quanto mi toccherà attendere il risveglio o la distruzione?

21 dicembre 2006

Chi poteva mai aspettarselo, in pieno inverno si è ricordata di me. La notte le sue dita sono più leste che mai, la stampante partorisce pagine e pagine.

6 gennaio 2007

Non è andata a letto per tutta la notte, s’è fatto giorno ed ancora è lì con me e l’aria viziata dalla stufa tenuta tutto il tempo accesa. Ho venti capitoli, compresi tra la prefazione e l’epilogo. Mentre in casa cominciava a crearsi il trambusto, svelta svelta ha preparato anche l’indice. E il titolo? Oh, sì, è arrivato anche quello. Semplice e incisivo. Lei non ama i preamboli e io mi accontento. Adesso sono tutto intero, alto così,  con un malloppo di fogli stampati. Che farà ancora?

8 gennaio 2007

Mi duplica, anzi mi triplica! Perché? Perché mi sparge in tre diverse case. Non case editrici, mi sarei già montato la testa, case di gente comune. Mani mi sfogliano, occhi mi frugano e sento, come l’inizio di un battito d’ali di farfalla, la loro approvazione. Sono salvo? Vivrò?

11 febbraio 2007

Lei non mi ha più toccato, ma mi ha molto pensato ed ha perso tempo al telefono parlando di me. Sembrava molto soddisfatta. Cercavano di convincerla a pubblicarmi, ma non mi pare decisa a farlo, dice che non mi ha creato per questo scopo. E’ mai possibile? Come si fa a concepire una creatura, a portare avanti una gestazione con lo scopo di non farla nascere? E’ strana questa mente,stolto io che mi ci sono intrufolato.

22 febbraio 2007

Sembrava soddisfatta, invece no, non era soddisfatta. Sta manipolando il mio quarto io nascente. Cambia pezzi, taglia pezzi, aggiunge pezzi, si allungano le note a piè di pagina.

5 marzo 2007

Adesso sono tutto orecchie quando parla di me al telefono. E quel sempre più insistente “Lo devi pubblicare, lo devi fare” mi manda in visibilio. Ma lei non sa come muoversi. Ha sempre distrutto ogni sua creatura ancor prima di preoccuparsi dell’ultimo stadio della nascita. Adesso è impreparata e senza appoggi. Povero me! Povero illuso!

16 marzo 2007

Coraggio, si sta interessando. In mancanza d’altro s’appoggia ad Internet. Si entusiasma per un concorso. Scade il 31 di marzo deve decidersi. E’ un concorso per romanzi inediti indetto da una casa editrice. Se dovesse vincere magari pagheranno e mi pubblicheranno? Sarebbe la mia grande occasione di nascere al mondo dei lettori. Aspetto gli eventi, effervescente.

28 marzo 2007

Una quinta copia di me è pronta, stampata sulla carta migliore e ad alta qualità. Ho pure una copertina graziosa ed una rilegatura ad anelli. Farò un figurone, sono un bel malloppo, un bel fustacchiotto. Vincerò la gara. Dimenticavo, ho anche un bel biglietto di presentazione, una sinossi d’effetto. Già mi vedo trionfante.

29 marzo 2007

Avvolto amorevolmente in cellophane a bolle e deposto con cura in un pacco postale color giallo canarino, viaggio. Lei mi ha lasciato andare con un palpito al cuore, sa che l’aspetta un’attesa di tre mesi. Decide di dimenticarmi per tutto quel tempo. Un po’ offeso, smarrito e anche speranzoso vado verso il mio destino, vado nell’anticamera della casa editrice.

24 giugno 2008

Arriva una lettera che parla di me. Sono piaciuto e tanto anche! Complimenti! Complimenti di qua e di là, però, siccome per garanzia, autore sconosciuto, a scopo precauzionale, dovrebbe versare una cifra pari a… (Ma come aveva vinto! Allora che aveva vinto? Non la pagano, vogliono essere pagati loro!) Pari a quanto? Accipicchia e chi ce li ha tutti quei soldi da spendere così? Sono stato concepito da una madre di poche risorse economiche. Povero me! Non ha di che mantenermi, scoraggiata mi butterà via.

Le solite voci al telfono “Ma lascia perdere con queste case editrici, mandalo a una importante, ne vale la pena” “Figuriamoci, chissà quanti soldi vorrà una casa editrice importante”. Oddio com’è ignorante, non lo sa che le case editrici importanti o non pubblicano o se lo fanno pagano com’è giusto gli scrittori, non si fanno pagare. Ma lei è ignorante e io sono un libro non ancora nato e senza alcuna voce in capitolo, tanto per giocare con le parole. “Lascio perdere”, la sento dire. Sono finito! C’è poco da fare gli spiritosi, lo so che sono compiuto, intendevo finito nel senso di morto.

1 luglio 2007

“Conosco un editore, se vuoi te lo presento”. Santa voce al telefono che mi fa tornare a respirare.

3 luglio 2007

Accordo accettabile se la valutazione dovesse andare bene. Mi lascia lì tra la speranza e lo sgomento. Sono nel limbo dei libri non ancora nati. E lì mi dimentica per mesi presa da altri pensieri, da altre risorse, dalla gioia di partire per un lavoro che si concretizza, dalla pena di lasciare la famiglia per un bel po’.

23 settembre 2007

E’ lontana da casa, molto lontana da casa. Dall’altra parte del telefono la voce dell’editor è compiaciuta. Sono venuto fuori bene, piaccio eccome se piaccio. Si aspetta copia contratto per firma. Comincio ad avere un futuro anche se ancora stento a crederci.

28 novembre 2007

Arriva il contratto, lo firma, lo rispedisce. L’ha firmato! L’ha firmato e sono salvo! Non può più uccidermi manca solo la data del parto. In quest’attesa svanisco dai suoi pensieri. Chissà se può ancora fermarmi? E’ meglio non cantar vittoria troppo presto. Sono nel fondo, anche troppo in fondo alla sua mente. Non ha più niente a che fare con me. Morirò di tristezza. No, c’è qualcun altro che ha preso interesse per me. E’ un ragazzo fiero di contribuire al lieto evento della mia nascita e mi prepara la copertina. Ma che avete capito? Non è una copertina di lana fatta ai ferri, non una “little blanket” ma una “cover”, benedetti gli Inglesi che hanno parole diverse per definire le cose, noi Italiani abbiamo troppi omonimi che ingenerano confusione. Tornando alla copertina, il ragazzo sottrae ore allo studio e mi prepara una cosa di lusso, una cosa particolare. Poi manda una mail  e, lei che la riceve, vedendo ciò che mi coprirà mi ripensa gioiosa.   M’immagina già nato e vestito.

27 dicembre 2007

Lei torna a casa per le vacanze di Natale, va dall’editore e ritira la bozza del mio lay out per correggerla. La mia impaginazione è cambiata, da fogli formato A4 sono passato a formato pagina di libro. Pagina di libro! Ci pensate? Sembro rimpicciolito invece ho ben altro “spessore”. Con la copertina farò un figurone. L’editore però è perplesso. Per la collana di cui farò parte usa mettere riproduzioni di quadri d’autore. Ma poi la guarda, la riguarda, si convince. Avrò la mia bellissima copertina.

6 gennaio 2008

Lei non ha dormito tutta la notte. Ha corretto le bozze al computer riscaldandosi con la stufa a gas che ha reso l’aria viziata nella stanza, un anno esatto dalla precedente nottata insonne. Strana ricorrenza di notte bianca, che sia capitato in casa di una Befana?

Fine gennaio 2008

Eccomi sono un LIBRO! Sono nato, non resterò in coma nel buio di un cassetto, non morirò!

Febbraio 2009

E’ un anno che cerca di crescermi, d’inserirmi nel mondo. Non è facile, è una madre sconosciuta con un figlio sconosciuto, anzi no qualcuno comincia a conoscerci e poi ci presenta a qualcun altro. Pian piano, sommerso in un mondo sovrappopolato di fratelli libri di svariate menti, vado a passetti per la mia strada. Fin dove arriverò? Non lo so e non mi faccio illusioni, ma mi piace sognare con la consapevolezza di sognare. E siccome sogno gratis lo faccio alla grande. Lei mi sente e mi sorride.  Ad occhi aperti sogniamo insieme, ci facciamo compagnia e siamo felici. Lei soprattutto è felice perché è tornata a casa ed ha un lavoro sicuro. In fondo, anche se con me non diverrà una scrittrice affermata, in qualche modo le ho portato fortuna.

Tosca Pagliari

Questo racconto breve è stato pubblicato il 19/08/09 sul sito di Bartolomeo Di Monaco

http://www.bartolomeodimonaco.it

e ne sono scaturiti i seguenti commenti:

  1. Commento di Carlo Capone — 19 agosto 2009 @ 10:46

    Una bellissima idea, l’equivalenza ‘libro che si fa’ e figlio che cresce nella pancia della mamma è evidente. Le ansie di questo bimbo, i suoi dubbi sul destino di vita riconducono a temi importanti.
    Brava

    Carlo Capone

  2. Commento di Raffaele Russo — 19 agosto 2009 @ 12:33

    Simbolicamente molto giusto. Ogni artista, creativo, scrittore, poeta può condividere questa bella rappresentazione, degna di un libro, “Le foto salvate”, davvero meritevole di attenzione.
    Molti complimenti.

    Raffaele Russo

  3. Commento di Gian Gabriele Benedetti — 19 agosto 2009 @ 18:46

    Pagina molto originale, che lascia un’impronta di metodo e di strumento, ma soprattutto di emozioni. L’elemento inventivo si manifesta con grande naturalezza, seppur con tensione e implacabile ricerca. Il tempo è scandito con movimento essenziale ed il desiderio di vedere la “luce” si traduce in suggestioni ben calibrate ed in segni sapienti, che si esternano in genuine sensazioni fino all’ultima parola. Merito di una “smaliziata”, abile, elegante creatività.
    Mi piace qui riportare un pensiero scritto da Heine: “Un libro, come un bambino, ha bisogno di tempo per nascere. I libri scritti in fretta […] mi ispirano diffidenza nei confronti dell’autore. Una donna per bene non dà alla luce un figlio prima dei mesi di rito”
    Gian Gabriele Benedetti

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